Come investire in litio e vivere felici

Dell’andamento del mercato del litio ho parlato quasi un mese fa. Da allora molti visitatori sono approdati su questo blog cercando su google “investire in litio”.

Far quattrini è un argomento di quelli interessanti, per cui val la pena spendere un post sui concetti base per investire in litio.

La domanda di litio è aumentata molto negli ultimi anni, da quando Apple ha introdotto sul mercato gli smartphone e tutti le sono andati dietro. Apple ora punta sulle tablet, con batterie ancora più grandi, e tutti le stanno andando dietro di nuovo. Inoltre, l’auto elettrica ha fatto il suo esordio sul mercato americano, il che significa ulteriore litio per le batterie.

Il litio è abbondante in natura ma si trova normalmente legato ad altri elementi. Il costo di estrazione del litio dipende essenzialmente dalla sua concentrazione e dalla quantità di contaminanti presenti. I depositi migliori di litio sono le salamoie naturali, che generalmente hanno un’elevata concentrazione di litio. In Cile, nel deserto di Atacama, si trovano le salamoie con 2.000 parti per milione (ppm) di litio, ed è il top del mercato. Concentrazioni di 800 ppm sono considerate molto buone, ma bisogna avere anche livelli bassi di contaminanti come magnesio e solfati, altrimenti il costo sale molto.

I grandi produttori di litio sono quattro. Tre di loro hanno due cose in comune: la prima è che operano in Sud America, dove si trovano le salamoie naturali di laghi salati oggi prosciugati, e la seconda è che il valore delle loro azioni è quasi triplicato negli ultimi tre anni.

Essi sono la Sociedad Quimica y Minera de Chile (SQM), che è la compagnia nazionale cilena, la FMC Lithium (FMC), che fa parte di FMC Corporation e Chemetall, affiliata di Rockwood Holdings, Inc. (ROC); il quarto grande produttore è Talison Lithium che opera in Australia ed estrae il litio dalle rocce per fabbricare vetro e ceramiche, mercato che essenzialmente domina. Vendono anche un po’ di litio ad aziende cinesi che producono batterie, anche se a prezzi più alti degli altri tre.

Chiariamo una cosa essenziale: il litio estratto oggi non viene ancora utilizzato nella produzione di massa di veicoli elettrici. Le batterie di auto come Honda Insight e Toyota Prius sono infatti batterie al nichel-metallo-idrato. Per il mercato dell’auto si parte allora essenzialmente da zero.

Per le batterie di una Nissan Leaf servono circa 4 chili di litio metallico, equivalenti a 20 chili di carbonato di litio. Nelle statistiche solitamente ci si riferisci alla quantità di carbonato di litio anziché al litio metallico perché è un composto inerte e facile da maneggiare.

L’anno scorso, la domanda di litio è stata di circa 100mila tonnellate. Qualora Nissan Leaf avesse lo stesso successo in America della Toyota Prius, le vendite del primo anno saranno di 6mila unità. Siccome ogni veicolo richiede 20 kg di carbonato di litio per la batteria, per produrre 6mila Nissan Leaf ci vogliono 120 tonnellate. Volendo aggiungere 10mila Chevrolet Volt – obbiettivo di vendite per il 2011 di General Motors, quasi il doppio della Prius – sono altre 200 tonnellate. In totale, 320 tonnellate. Una gocciolina nell’oceano della produzione mondiale. Un milione di auto elettriche all’anno farebbero aumentare la domanda di litio del 20%. Lì si comincerebbe a giocare un gioco diverso ma siamo ancora lontani dall’arrivarci.

I quattro maggiori fornitori di litio vogliono tenere le mani libere e nessuno vuole stipulare contratti esclusivi con le case automobilistiche. Il litio non è quotato nel London Metals Exchange (LME): il suo prezzo è determinato solamente dalle transazioni tra acquirenti e venditori ed può aumentare senza problemi. Le case automobilistiche devono arrangiarsi e comprano il litio negoziando il prezzo di volta in volta con contratti singoli, come accade per tutti gli altri acquirenti.

Ovviamente i costruttori d’auto non possono rischiare di restare senza litio da un giorno all’altro. Un’interruzione nella fornitura potrebbe letteralmente costringerli allo stop della produzione, causando danni per milioni di euro. Le case automobilistiche hanno bisogno di forniture sicure e molte di loro stanno stringendo accordi con compagnie minerarie emergenti.

Alcuni esempi sono Orocobre Limited che ha un accordo con Toyota per lo sfruttamento delle nuove miniere in Argentina, Lithium Americas Corp. che lavora con Mitsubishi sempre in Argentina e Lithium One Inc., che ha un accordo con Korea Resources, anche loro con un progetto in Argentina.

Infine, val la pena citare Western Lithium, compagnia mineraria che opera nella King’s Valley del Nevada, in Nord America, dove probabilmente si trova una grossa quantità di litio che però è complicato da estrarre.

Nello studio di fattibilità preliminare, Western Lithium ha dichiarato di poter produrre estrarre litio per la produzione di batterie ad un costo ragionevole. Il processo che Western Lithium vuole usare per recuperare il litio dalle argille di hectorite è molto simile a quello normalmente usato per trattare il vanadio, ma non è mai stato tentato su scala commerciale. E’ un metodo nuovo per la produzione di litio, ed è un rischio che chi si appresta a investire in litio deve tenere a mente.

Concludendo, alcune note interessanti per investire.

Primo, è molto probabile che la domanda di litio salirà ancora, se non altro per la diffusione di iPad e tablet varie.

Secondo, se l’auto elettrica dovesse aver successo sul mercato – per il momento non ci siamo – la domanda salirà molto ma molto di più. Occhi puntati sulle vendite di Nissan Leaf e Chevrolet Volt, diciamo, ad oggi le uniche due auto elettriche in commercio.

Terzo, il prezzo del litio salirà fintanto che l’offerta non supererà la domanda. Qui bisogna tenere d’occhio gli emergenti, soprattutto gli americani di Western Lithium. Se i nuovi progetti esplorativi dovessero riversare sul mercato migliaia di tonnellate del minerale i prezzi si abbasseranno di sicuro. E’ improbabile che tali progetti arrivino in fondo prima di un paio d’anni, però.

Quarto, volendo investire la cosa più facile è lanciarsi su uno dei tre big che operano in Sud America. La mia preferenza andrebbe sulla Sociedad Quimica y Minera de Chile (SQM), perchè sta in un paese civilissimo (il Cile) al riparo da instabilità politiche. Chi vuole giocare d’azzardo può invece puntare su uno degli emergenti, che potrebbero fondersi e dar luce ad un nuovo big di mercato (Lithium Americas e Orocobre sono praticamente fianco a fianco).

Bon, ora sapete tutto. Cosa ci fate ancora qui?

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Disclaimer: il sottoscritto autore del blog non ha alcuna relazione con le aziende sopracitate.

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3 Responses to Come investire in litio e vivere felici

  1. enrico scrive:

    Interessante. Molto.

  2. Paolo Mazza scrive:

    L’idrogeno potrà competere con il litio come si dice in questo articolo di wired http://gadget.wired.it/news/accessori/2012/08/20/power-trekk-caricabatterie-idrogeno-09876.html?utm_source=facebook&utm_medium=marketing&utm_content=

    Complimenti per il blog

  3. Pingback: Fusione nucleare | Filippo Zuliani

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