Inaudito: Google è una grande impresa

Al Corriere della Sera hanno scoperto che Google è una grande impresa, e che le grandi imprese consumano molta energia. Pazzesco, vero? L’articolo del Corriere lo trovate qui, ed è scritto coi tipici toni scandalistici della stampa ambientalista italiana, citando numeri a caso senza cognizione di causa. Un rapido commento, da tenere buono per altri articoli simili (e ce ne sono tanti).

Il titolo:

Google consuma energia elettrica quanto 41 grattacieli.

Già fa capire che aria tira. Probabilmente non serve leggere oltre, ma andiamo avanti.


Nel 2010, si scopre, Google ha consumato 2.3 miliardi di kilowattora, l’equivalente dell’energia necessaria a 207 mila abitazioni e all’elettricità usata da 41 Empire State Building nell’arco di un anno.

Ecco, confrontare l’energia consumata da una grande impresa con quella della singola abitazione privata è la classica baggianata con cui ingigantire (apparentemente) qualsiasi consumo. I 2.3 TWh (terawattora, ossia miliardi di kWh) consumati da Google in un anno sono tanti o pochi? Google è una grande impresa, e i suoi consumi vanno confrontati con quelli di altre grandi imprese. Vediamo ad esempio il settore dell’acciaio. Secondo SwedishSteel, per ogni tonnellata di acciaio prodotto si impiegano 700 kWh di energia. I 2.3 TWh consumati da Google nel 2010 equivalgono dunque al consumo di energia per produrre circa tre milioni di tonnellate di acciaio. I dieci maggiori produttori mondiali di acciaio, tutte grandi imprese, producono (e consumano) singolarmente ogni anno almeno dieci volte tanto.

Il vicepresidente dell’azienda Urs Hölzle, rivela anche come, nel 2010, Google abbia emesso 1.46 milioni di tonnellate di anidride carbonica, equivalenti a quelle di 70 mila individui.

Stesso trucco, usato ora per la diabolica anidride carbonica e pesata sulla produzione individuale. La produzione annuale di ogni singolo grande produttore di acciaio è di almeno 30 milioni di tonnellate all’anno, equivalenti a 50 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Trenta volte più di Google.

si tratta pur sempre di livelli di consumo paragonabili a quelli impiegati da inquinatori storici, quali le compagnie chimiche.

La più classica delle sperequazioni ambientaliste: consumo uguale inquinamento, qui sapientamente impastata con il mito delle compagnie chimiche (che inquinano fiumi e territorio con gli scarichi alla diossina, lo sanno tutti).

La notizia è che Google è una grande impresa, e non certo da ieri. Il fatto che una grande impresa abbia grandi consumi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Ma mi rendo conto di quanto il concetto di “grande impresa” possa sembrare alieno ai giornalisti ambientalisti italiani.

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10 Responses to Inaudito: Google è una grande impresa

  1. jestercap72 scrive:

    E poi Google non produce niente… :)

    Chi glielo dice al Corriere che gli anni ’50 sono finiti?

    J

  2. Laura Lenardon scrive:

    Questo articolo del Corriere mi era sfuggito… La capacità di fare disinformazione propria delle principali testate italiane è sempre tristemente affascinante…

    P.s.: bel blog ;)

  3. ziomaul scrive:

    Peccato che la Google è anche un grosso produttore di energia alternativa!
    :-D
    Grazie al FV sui suoi capannoni (280milioni$) e l’acquisto e messa in opera (tutt’ora in completamento) di un grosso parco eolico NON emetterà (per ora una parte) CO2, ma neanche altri inquinanti!!!
    .
    Insomma per essere pignoli ci sarebbe il CO2 di “costruzione”. Ma viene sempre detto “emissioni zero” che poi è l’arrivo che si è prefissato Google per il 2015.
    .
    Anzi l’obiettivo è produrne di più e riutilizzare il calore prodotto dai data-center che è enorme dato che ora usa lo 0,1% dell’elettricità “mondiale” dei soli Paesi industriali. La Google inoltre sponsorizza varie iniziative sempre ambientaliste e aziende ambientaliste.
    .
    Per essere informato gli bastava digitare http://www.Google.it e scrivere poi “Google rinnovabili”
    .
    Ciao

  4. ziomaul scrive:

    Dimenticavo che è meglio che si rimangi tutto quello stupido giornalista visto che la Google investe soldi in Italia anche nel settore rinnovabili!

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-06-10/google-rinnovabili-italia-080800.shtml

    Ciao

  5. Marco scrive:

    “Google consuma energia elettrica quanto 41 grattacieli”

    Filippo,

    non sapevo fosse stata introdotta una nuova unità di misura chiamata ‘grattacielo’ ;-)

  6. Defcon70 scrive:

    @ Ziomaul
    come fa Google a “riutilizzare il calore dei datacenter” se l’unico datacenter in cui Google ha i server in Italia è di proprietà dell’operatore di telecomunicazioni per cui lavoro? Non ho letto nell’ultimo contratto di colocation che ci ha firmato Google un obbligo per noi a recuperare il calore delle motocondensanti dei sistemi di raffreddamento delle sale… Hanno però voluto sapere la percentuale di energia da FER che i due nostri fornitori elettrici ci erogano e quando l’hanno saputo, ci hanno invitato a migliorare…

    L’energia che consuma Google nell’headquarter e nelle varie sedi “regionali”, dove sicuramente hanno dei piccoli datacenter privati con una certa quantità di server e apparati di rete utilizzati per lo sviluppo e i test di nuovi servizi e applicazioni, è una percentuale molto modesta rispetto all’aggregato mondiale dei consumi a loro attribuibili in tutti i datacenter del mondo dove hanno i server di produzione.

    Non fraintendetemi, però: ritengo sia estremamente importante che le grandi Corporate siano sempre più attente alla loro impronta ecologica, perché fanno da traino per tutte le altre. E Google lo fa in modo ancor più incisivo, investendo direttamente nella produzione di energia elettrica da FER. Ci avevano provato anche con il Kitegen, lo ricordate?

  7. ziomaul scrive:

    Google non opera solo in Italia anzi il suo centro operativo è in America.
    Come dissi questo è un piano per arrivare e non che sia già arrivato anche perchè modificare un comparto multinazionale ci vuole tempo.

    Recuperare il calore dai datacenter è già una pratica comune per i grossi datacenter, mi dispiace che voi non lo fate dato che è anche un risparmio quasi 80%. Un grosso risparmio dato che i datacenter dei Paesi freddi (vedi Islanda) propongono “prezzi stracciati” proprio grazie al risparmio d’energia per raffreddarli.

    Potete chiedere qui dato che hanno già sviluppato:

    http://www.ticinomanagement.ch/ShowArticle.aspx?ParentCatID=0&CatID=1&PageID=637

    Ciao e buon aumento di stipendio

  8. Defcon70 scrive:

    Ziomaul,

    al mio stipendio ci tengo, ti rispondo solo per cortesia:

    1) grazie per averci ricordato che il corporate headquarter di Google è il Googleplex di Mountain View…
    2) dicci qual è un grosso datacenter in Italia, in Europa o nel mondo che recupera il calore del condizionamento. Ho detto grosso, non da 200mq.
    3) leggi meglio i pessimi articoli che citi (come se Zuliani non ci avesse avvertito pochi post fa della media infima degli articoli “ambientalisti” della stampa generalista), e dicci come si fa a recuperare 20MW di potenza termica altrimenti rilasciata in atmosfera 24h/365gg all’anno e soprattutto per farci cosa: anche se convincessi il capo a investire in una piscina in via Caldera 21 a Milano, prendendo spunto dal tuo link, con 20MW più che una piscina riscaldata ci faccio un enorme bollitore…
    4) Il segreto del successo dei datacenter islandesi doveva essere il basso costo della superficie di territorio, il basso costo del kWh elettrico grazie al geotermoelettrico abbondante e sovvenzionato, il personale molto preparato e – infine – l’uso del free-cooling nel raffreddamento per 10 mesi all’anno al posto dei condizionatori. Hanno sicuramente una bolletta energetica molto favorevole e ampi spazi a disposizione, ciononostante il grande business e il livello occupazionale che aveva in mente il governo islandese non decolla più di tanto e non abbiamo chiuso i nostri datacenter nel resto d’Europa. Anzi il nostro fatturato di settore aumenta dell’8% all’anno, quello islandese cala a causa del dumping sui prezzi che sono costretti a fare per tenere in piedi la baracca. La spiegazione del perché sarebbe molto OT.

    • ziomaul scrive:

      Caro defcon
      1) Lasciamo stare.

      2) Messo link di una situazione Svizzera che poi è IBM assieme ad un ente svizzero (specializzato in questi progetti) che vede questa soluzione per un privato. Basta vedere il link, chiedere alla IBM o all’ente svizzero (nell’articolo c’è il link) che però è in lingua tedesca.

      3) L’articolista non è di stampa ambientalista ed è abbastanza ben fatto. La cosa è stata scritta anche in stampa specializzata ma questa si paga per vedere. Comunque cosa costa ad chiedere sopra? Sappi che in altri casi si è fatto teleriscaldamento. Nota che se l’Italia è indietro di 50anni il mondo è avanti di 50anni, dunque se non c’è in Italia non ti devi impuntare che non esiste per forza o che è impossibile e NON leggere l’articolo bene.

      4) Stai dicendo quello che io scrissi. Solo aggiungi che esistono anche altri elementi. Bene. Te stesso dici che esistono altri problemi per l’Islanda che avvantaggia l’Italia. Bene. Ma risparmiare è sempre possibile => Questo è il punto.

      Ciao

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