L’eta dell’oro del gas

Questa settimana si è tenuta a Parigi la 26a Conferenza Europea del gas. L’evento è di quelli prestigiosi, ma l’umore tra i rappresentati del settore del gas non è stato dei migliori. Il che suona strano, dato che solo pochi mesi fa la IEA e un po’ tutti prevedevano un ritorno all’età dell’oro del gas. Dunque?

I motivi sono spiegati nelle dichiarazioni riportate su European Energy Review e sono riassumibili in essenzialmente due punti:
– “il futuro ruolo di gas è messo in discussione dagli obiettivi decarbonizzazione europea.” I combustibili fossili sono sotto pressione in Europa, specialmente in Germania, dopo la decisioni di abbandonare il nucleare e promuovere le rinnovabili. “Il gas è considerato da molti come un combustibile marginale”. I virgolettati sono di Hans-Peter Floren, membro del consiglio di amministrazione di Eon Ruhrgas.
– l’attuale incertezza normativa in Europa. La Commissione Europea sta esaminando diversi modelli per il mercato del gas europeo del futuro. L’Europa diventerà un hub del gas con un grande punto di scambio? Oppure ci saranno più hub per diverse regioni? O avremo 27 hub nazionali, uno per paese europeo? Ancora non è chiaro cosa ne verrà fuori, e questo rende nervosa l’industria del gas.

Ora, questi due timori ci dicono altrettante cose interessanti:
– l’industria del gas teme la decarbonizzazione europea. Il che vuol dire ammettere implicitamente che non credono nella cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) – i maggiori player europei stanno infatti smantellando le loro attività a riguardo – ma reputano invece credibile l’aumento della carbon tax o l’ascesa delle rinnovabili. O tutti e due.
– l’ammontare delle riserve di gas non desta preoccupazioni, almeno nel medio termine. Il business infatti si fa su midstream e downstream (pipelines e hub). Non fosse cosi’, si sarebbero già spostati sull’upstream, come Shell&co per il petrolio. Con buona pace dei picchisti.

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3 Responses to L’eta dell’oro del gas

  1. michele ravanelli scrive:

    Io come sempre spingo nella direzione dell’atomo, daltronde mi pare che anche il nuovo ministro dell’ambiente italiano abbia espresso un parere positivo in tale direzione anche se ha dovuto ritrattare subito per ovvi motivi di ottusita’ italiana.
    Vedremo come andra’ a finire, comunque o troviamo una soluzione in fretta o finiremo tutti a fare i pastori con il clima distrutto.

    • Filippo Zuliani scrive:

      Clini puo’ dire quello che vuole, tanto quello che prende le decisioni sul nucleare e’ il ministero dello sviluppo economico, infrastrutture e trasporto, cioe’ Passera. In piu’, il nucleare non puo’ essere la soluzione al global warming. La IEA ha avvertito che il termine ultimo per cambiare l’infrastruttura energetica e ridurre le emissioni per contenere il riscalmento globale sotto i 2 gradi e’ il 2017. Il che vuol dire che o cominciamo ieri a costruire le centrali nucleari, oppure non ce la facciamo. Dopo Fukushima, il mondo ha semplicemente messo il nucleare in stand-by. Per cui ci tocca pensare a qualcos’altro.

  2. Defcon70 scrive:

    Certo, avranno avuto un calo di fatturato in questo mite autunno e inverno di caldaie spente, ma secondo me son lamenti preventivi, tipo “I’m a man of constant sorrow” dei Soggy Bottom Boys…

    Dal punto di vista del mix termoelettrico in Europa, c’è spazio abbondante per entrambi. Il ruolo delle turbogas – con le sue rampe di produzione molto ripide – è importantissimo come garanzia per la stabilità della griglia quando le rinnovabili intermittenti raggiungono percentuali importanti nel mix; l’esempio italiano è lampante: cosa pensate sarebbe accaduto negli ultimi 6 mesi alla nostra griglia con 20GWp tra FV e eolico senza l’apporto delle turbogas e dell’idroelettrico (quest’ultimo, però, in calo)?
    Il fatto ulteriore è che le nuove turbogas a ciclo combinato, coi loro rendimenti al 60%, il gas naturale comincia a diventare concorrenziale col carbone e col nucleare anche nel fornire il baseload. E’ molto probabile che molti in Europa, puntando su rinnovabili e super griglia paneuropea che abiliterà il mercato continentale dell’energia elettrica, seguiranno il modello di mix di produzione italiano: cosa te ne fai di tanta produzione nucleare non modulabile se è costoso e difficile stoccarla?

    Certo, con un 20% di termonucleare staremmo più tranquilli, anche solo per calmierare i prezzi del gas naturale, ma credo che in Italia non si farà e non ci sarà stretto bisogno di farlo, proprio grazie al mercato elettrico che diventerà europeo.

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