Punto, punto e virgola, due punti

Questo blog è nato un anno fa, con uno scopo in mente: mettere un po’ d’ordine nel difficile mondo dell’energia e dei trasporti, due dei più grandi business del mondo e due dei pilastri della civiltà moderna, quotidianamente massacrati da catastrofisti, complottisti e cialtroni assortiti.

In questi dodici mesi sono accadute tante cose: Fukushima e il referendum italiano sul nucleare, l’auto elettrica, il fallimento dell’industria verde americana, la Cina, la crisi dei debiti sovrani europei, il governo Monti, solo per citarne alcuni rigorosamente in ordine sparso. In ognuno di questi eventi, energia e trasporto hanno avuto la loro parte. Da ognuno di questi eventi abbiamo imparato qualcosa sul mondo che prima non sapevamo, il padrone di casa qui per primo.

Su un articolo di European Energy Review apparso pochi giorni fa si sottolineava lo spettacolare fallimento del capitalismo americano di Silicon Valley nell’energia verde. Oltre 500 *miliardi* di dollari di venture capital investiti alla ricerca del Google, dell’Amazon e del Facebook dell’energia verde. Risultati: oltre 500 *miliardi* di dollari di perdite. Non uno dei progetti è sopravvissuto. Questo perché, al contrario del business dell’IT da cui Silicon Valley trae la sua ispirazione, il mondo dell’energia è costituito di tecnologie rese affidabili da standard diffusi e ipertestati che si appoggiano a infrastrutture enormi e costose, con tempi di vita e di rientro di investimento misurabili nell’arco di decenni. Le nuove tecnologie, quelle verdi in testa, nascono dopo lunghi anni di ricerche e altrettanti lunghi anni di upscaling e test industriali prima di commercializzazione e messa in posa.

Insomma, l’energia non è l’IT dove in due anni tutti hanno lo smartphone. Il mondo dell’energia è un colosso che si muove con un’inerzia enorme. Tempi e modi dei cambiamenti nel mondo dell’energia non si misurano in termini di Google o Facebook o Amazon quanto in termini di introduzione di Internet o del PC o del telefonino. Insomma, il mondo dell’energia non è un mondo per chi cerca emozioni forti o cambiamenti repentini. Quel che sarà tra dieci o vent’anni molto probabilmente lo vedete già in fasce oggi: gas e carbone, petrolio sempre più in via di rarefazione, rinnovabili in espansione, forse il nucleare, con i suoi molti punti di domanda.

Soprattutto sostenibilità, con i relativi desideri e interrogativi.

Ora, la crisi economica dei debiti sovrani europei in cui siamo immersi ha evidenziato un fatto importate ma spesso lasciato ai margini della discussione, e cioè che il termine sostenibilità non ha un significato univoco e condiviso. Chi ha una formazione scientifica/tecnica parla di sostenibilità in termini di EROEI e di esaurimento delle risorse. Chi ha una formazione economica parla di sostenibilità in termini di PIL e crescita economica. E’ impossibile non notare come dibattiti e linguaggi divergano proprio qui. Purtroppo, invece di convergere verso un terreno comune, per uno scambio di conoscenze proficuo, scienziati/tecnici e economisti continuano separati per la loro strada, e ognuno tira la coperta dove gli fa comodo – perchè generalmente gli scienziati di economia non ne sanno quasi nulla e con l’EROEI si spiega tutto, e perchè gli economisti non distinguono un chilowattora da un chilo di rame e l’EROEI non ha nemmeno uno standard.

Intanto la crisi economica continua implacabile, nonostante i fondi salva-stati, le enormi e infruttuose iniezioni di denaro pubblico, in barba a modelli e pareri di tanti illustri luminari. Magari sarà un caso, e ha sicuramente ragione chi su questo blog mi fa notare che la mia idea delle scienze economiche è rozza e oltremodo semplificata. Mi sono laureato in fisica e non in scienze economiche. Tuttavia, da peone, non è possibile non interrogarsi sul tempismo sospetto tra la crisi delle economie avanzate e l’esaurimento delle risorse finibili a buon mercato. Non per nulla, come giustamente fa notare Luca Pardi, neo-presidente di ASPO-Italia, l’intensità energetica per ogni punto di PIL è stata in diminuzione fino al 2005, prima del picco del petrolio convenzionale. Insomma, tutto questo casino finanzario è cominciato proprio mentre il prezzo del petrolio è volato a cinque/sei volte il prezzo storico di riferimento, quando di light crude facile s’è cominciato a trovarne sempre meno.

Personalmente non so se ci sia un nesso. Può essere di no, può essere di sì. Il bello della scienza è fare le domande e cercare la risposta. Risposta che giace in quella zona che connette fisica ed economia dell’energia. Purtroppo, devo amaramente constatare come tra gli economisti l’interesse per la divulgazione sia molto raro. Al contrario degli scienziati, che di divulgazione scientifica ne fanno molta, con alterne fortune. Ad oggi, il provocatorio articolo su economia e risorse fisiche ha raccolto pochissime risposte dagli addetti ai lavori, nelle più disparate sedi. Quelle poche risposte, inoltre, si possono riassumere così: il problema dell’esaurimento delle risorse è già stato trattato nella teoria ABC e risolto nel modello XYZ. Fine. Cosa concluda il modello XYZ e da quali premesse parte la teoria ABC non è dato sapere.

Alzando lo sguardo dai libri, non si può non notare che se non avessimo scoperto la tecnica della frattura idraulica – e ci sono voluti vent’anni – con cui sfruttare shale gas e CBM, rendendo accessibili riserve prima inaccessibili, oggi saremmo in guai energetici (ed economici) molto più grossi di quelli in cui siamo a causa del picco del petrolio. Insomma, ci è andata bene, ancora, ma non è per nulla scontato che il progresso tecnologico ci consegnerà sempre energia a sufficienza per tutto, a cominciare dalla crescita economica.

A margine, la tecnica della frattura idraulica (fracking) non è esente da ricadute ambientali e nemmeno trivellare petrolio nell’artico lo è. Ho sempre sperato che qualche economista mi spiegasse cosa succederebbe al sistema economico se proibissimo sia il fracking che l’artic drilling per insostenibilità ambientale, e non avessimo più abbastanza gas, petrolio o qualsiasi altra cosa che produca energia per soddisfare una domanda minimale. Non lo dico per provocare o essere antipatico. Lo dico perché sinceramente non lo so, e mi piacerebbe discuterne con chi ne capisce di economia più del sottoscritto.

Anyway, se Maometto non va alla montagna la montagna va da Maometto. Dopo un anno di attività, questo blog ha deciso di cominciare uno studio il più serio possibile, nei limiti di tempo di un hobby personale, sull’Energy Economics, campo nuovo e in piena evoluzione, cominciando dal mega-manuale di Subhes C. Bhattacharyya (750 pagine reperibili a prezzo scontato su Amazon). Il che non vuol dire che qui si smetterà di parlare di FIAT, Gas Naturale, rinnovabili, iniezione stratificata e numero di cilindri dei motori turbodiesel, né che verranno dismesse le braghette di tela e lo stile giornalistico-colloquiale della divulgazione scientifica in favore della toga professorale. Vuol dire che la speranza è di riuscire ad acquisire una dimensione economica che purtroppo manca al mondo scientifico, rendendolo quella torre d’avorio dove tutto è possibile perchè l’aspetto economico reale non viene considerato.

Insomma, all’alba del suo secondo anno di vita, questo blog prova a saltare quel baratro che spaventa (quasi) tutti gli scienziati, e a immergersi più in profondità nella macro-economia dell’energia e del trasporto. Non so dove porterà questa strada. Sicuramente a saperne di più del complicato mondo che ci circonda. Sarà un bel vedere, diciamo. Benvenuti a bordo.

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11 Responses to Punto, punto e virgola, due punti

  1. ziomaul scrive:

    Quella del 500miliardi è una bufalata (guarda gli sponsor dell’articolo ) in quanto è il guadagno della Silicon Valley annuale che (era sede dell’elettronica e computer) ora è totalmente verso le energie verdi. Hanno smesso d’investire in quanto ora bisogna capitalizzare gli investimenti. Storie d’ordinario successo mentre petrolifero enucleare sono al palo. Il vero dramma è la concorrenza Cinese sulle rinnovabili che poi contraddice quell’articolo. Le stesse ditte che investirono infatti (vedi le loro news) continuano nel programma specie Google, Amazon e Facebook!!!

    Ciao

    • Filippo Zuliani scrive:

      Quali sarebbero gli sponsor dell’articolo? L’autore e’ un analista indipendente con 35 anni di esperienza nell’energia.

    • Defcon70 scrive:

      ziomaul,

      l’articolista riporta i fatti e le opinioni che un protagonista delle green technologies della Silicon Valley negli ultimi 10 anni, tale Nathan Myhrvold chief technology officer in Microsoft Corporation, ha pubblicato in un articolo su Bloomberg.
      E, in un articolo successivo, lo stesso Myhrvold afferma che l’amministrazione americana dovrebbe fare come la Cina, ossia finanziare direttamente la ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie americane delle rinnovabili, abolendo prima le tariffe feed-in dell’upstream.

      • ziomaul scrive:

        Lo so … Lo letto l’articolo. Per questo dico guarda gli sponsor.

        Ciao

      • Filippo Zuliani scrive:

        Ancora non hai risposto: chi sono gli sponsor?

      • ziomaul scrive:

        Perché dovrei confessare io???
        Sono una dozzina sul fianco destro della newsletter MVI (società petrolifere, nucleari, elettriche e simili) dove è presente l’articolo. Questo perchè pagano gli autori in quanto l’articolo è visibile solo dietro pagamento. Poi il “riporto” della notizia è un’altra storia = Si guardi i riferimenti.

        Ciao

      • Filippo Zuliani scrive:

        Allora, questo e’ un post su Energia e Economia, e non sui finanziatori di European Energy Review. Desiderei che i commenti restino in tema, e i metodi investigativi del giornalismo alla Travaglio possono restare fuori. Fuori da questo blog, intendo. Grazie.

  2. ijk_ijk scrive:

    Per capire il mondo mi fido 1000 volte di piu di un laureato in fisica di un’economista. Concetti come i principi di conservazione dell’energia,i rendimenti delle macchine,l’ entropia o altro sembrano completamente sconosciuti agli economisti.
    Se siamo arrivati alla vera crisi lo dobbiamo anche gli economisti ed ai politici che li hanno ascoltati.

  3. Defcon70 scrive:

    Buona lettura e… tienici informato sui progressi!

  4. elio scrive:

    Ho letto mi piaciuto.

  5. elio scrive:

    Hoi letto l’articolo mi È piaciuto : )

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