Facciamo luce sui conti del sole

Il mio articolo per iMille-magazine.

Il mercato del solare fotovoltaico italiano è in fermento. Nel 2011, all’Italia spetta il primato mondiale per impianti fotovoltaici (FV) entrati in esercizio: oltre 9 GW di potenza installata, corrispodenti a un terzo della potenza fotovoltaica mondiale e quasi la metà di quella europea installate nello stesso periodo.

Guardando a questi numeri e considerando che nel 2007, solo cinque anni fa, il nostro paese aveva una base installata di appena 70 MW, verrebbe spostaneo concludere che l’avventura del FV fin qui è stata un successo completo. Peccato che le cose non siano così semplici.

La crescita improvvisa e abnorme della potenza FV installata in Italia – quei quasi 14 GW che gli ambientalisti ostentano con orgoglio, con inviti a installare ieri altri GW di solare FV a manciatone – ha causato e sta ancora causando non pochi problemi al paese. Al netto dei problemi di stabilità della fornitura della rete elettrica italiana descritti da Domenico Coiante su imille-magazine, paradossalmente proprio i risultati straordinari di cui sopra hanno reso evidente la fragilità del mercato del solare FV italiano.

Tornando al fermento di cui sopra. Da una parte, negli ultimi 18 mesi si è registrata una notevole incertezza legislativa. Il 3 marzo 2011, ad esempio, è stato approvato il Decreto Rinnovabili che ha di fatto sospeso gli incentivi feed-in del Terzo Conto Energia, causando un conseguente blocco delle attività degli operatori del settore. Si è dovuta attendere l’approvazione del Quarto Conto Energia con Decreto Ministeriale del 05/05/2011 per far ripartire il settore, al quale ha però fatto seguito una folle corsa a connettere gli impianti già installati ma non ancora allacciati alla rete entro Giugno 2011, sfruttando il regime “Salva Alcoa” o cercando di anticipare i tempi di entrata in vigore del Registro dei Grandi Impianti del Settembre 2011. Nei primi mesi del 2012, poi, sono inziate a circolare voci sulle intenzioni del Ministro Passera di sospendere il Quarto Conto Energia già dal secondo semestre del 2012 per raggiungimento (anticipato) del limite di 6 miliardi di spesa per gli incentivi e per raggiungimento (sempre anticipato) degli obbiettivi di decarbonizzazione concordati in sede europea per il nostro paese fin qui. Venendo ai giorni nostri, il Quinto Conto Energia licenziato poche settimane fa, oltre a rivedere gli incentivi al ribasso, fissa un limite alla potenza rinnovabili installabile in Italia, per tipologia di impianti. Delle immancabili polemiche sul Quinto Conto Energia abbiamo già parlato a suo tempo su imille-magazine.

La fragilità della filiera fotovoltaica italiana emerge però in tutta la sua evidenza per la diminuzione dei prezzi al kW installato degli impianti “chiavi in mano”. Se si considerano solamente le nuove installazioni di solare fotovoltaico, al netto degli impianti del “Salva Alcoa” dunque, il mercato italiano ha prodotto nel 2011 5.65 GW di nuove potenza fotovoltaica installata, in calo del 7% circa rispetto ad un anno prima, ma comunque in volume ragguardevole. Il volume d’affari del settore FV italiano, però, complice la diminuzione dei prezzi di cui sopra, è calato di oltre il 30% nello stesso periodo. Il motivo è semplice: abbassamento della marginalità della filiera fotovoltaica. In pratica, la filiera italiana è fortemente sbilanciata su progettazione e distribuzione (75%) rispetto alle attività più a monte come la produzione di celle e moduli (10%). L’abbassamento dei costi del FV ha sì avvicinato la grid parity – il momento in cui produrre energia dal sole costerà quanto farlo dalle fonti convenzionali – ma ha colpito la parte a valle della filiera del FV, quella su cui l’Italia è esposta, rendendola meno profittevole e mandando in crisi gli operatori. Non sorprende allora osservare come a una tale abbondanza di potenza fotovoltaica installata in Italia nel 2011 abbia fatto seguito un calo dell’occupazione del 3% rispetto a un anno prima.

Cosa attendersi dunque per il futuro del fotovoltaico in Italia?

Per rispondere alla domanda bisogna rifarsi al Quinto Conto Energia, licenziato di recente dal Ministro Passera. Le tariffe incentivanti sono ovviamente il punto chiave. A riguardo, il Quinto Conto Energia prevede un taglio che va da un minimo del 10% ad un massimo del 50% rispetto agli incentivi del Quarto Conto Energia. Secondo gli analisti, un tale taglio delle tariffe renderebbe di fatto scarsamente o nulla conveniente l’investimento in grandi impianti fotovoltaici, che in Italia costituiscono una grossa porzione della potenza FV installata. Semplicemente, le nuove tariffe non basterebbero più a ripagare l’investimento fatto, anche considerando 20 anni di incentivi. Gli impianti di piccole e medie dimensioni rimarrebbero discretamente profittevoli ma il blocco degli impianti medio-grandi non potrà che riportare le dimensioni del mercato fotovoltaico italiano ai piccoli numeri di quattro o cinque anni fa.

Va inoltre notato il diverso peso in termini entrate per lo Stato a seconda della taglia degli impianti. Nel 2011, considerando l’intera vita utile degli impianti, sono stati erogati circa 74 miliardi di euro di incentivi a fronte di 21 miliardi di euro di entrate per imposte dirette (IRAP e IRES) e indirette (IVA e ICI/IMU) sugli impianti. Altrimenti detto, considerati i 20 anni di incentivazione, circa un quarto della spesa per gli incentivi è coperta dalle entrate derivanti dalla tassazione corrente. Purtroppo, gli impianti di medie-grandi dimensioni sono anche quelli che garantiscono le maggiori entrate allo stato (circa il 30% degli incentivi) mentre i piccoli impianti fanno registrre entrate molto minori per lo Stato (circa il 5%) nonostante i vantaggi dati dalla Generazione Distribuita. Non sorprende dunque che, complice anche il tetto alle installazioni voluto dal Ministro Passera, le stime per il futuro del mercato fotovoltaico in Italia parlino di solo 2.7 GW di nuove potenza installata nel 2012, meno della metà rispetto al 2011. Il 2013 si prevede anche meno generoso, con solamente 1.5 GW di nuova potenza installata.

Tuttavia, ci sono buone ragioni per restare ottimisti sullo sviluppo del fotovoltaico in Italia. Quella maggiore è sicuramente l’approssimarsi della grid parity. Già oggi nel Sud Italia, per alcune applicazioni specifiche, la grid parity può dirsi raggiunta. Questo significa che, se anche gli incentivi feed-in venissero completamente eliminati, un mercato minimale del fotovoltaico in Italia continuerebbe comunque a esistere. Certo, si tratterebbe comunque di un mercato fortemente ridimensionato rispetto a quello odierno, essenzialmente per l’immaturità degli ambiti di applicazione immediata del solare FV, ma le cose non potrebbero che migliorare al migliorare della tecnologia solare. I segmenti di mercato degli impianti residenziali e industriali, in virtù dei benefici dello scambio sul posto, probabilmente non rimarrebbero bloccati a lungo, soprattutto nelle regioni del Sud Italia dove la produttività annua del FV è molto alta. Forse si è ancora in tempo per affiancare al Quinto Conto Energia altri strumenti incentivanti più vicini alla realtà dell’energia, quali il premio di mercato, sull’esempio della Germania.

Il mercato del fotovoltaico italiano pare però destinato a divenire meno importante e dinamico degli ultimi anni, probabilmente ridimensionato rispetto ai numeri attuali, a meno di cambiamenti nell’assetto della filiera fotovoltaica italiano, oggi pesamente sbilanciata su distribuzione e installazione. Il terreno di mercato del FV su cui gli operatori si troveranno ad operare, per forza di corse, diverrà internazionale. E sarà decisivo saper capitalizzare nei mercati esteri l’esperienza ottenuta sul mercato domestico. Per gli operatori, sarà soprattutto essenziale potersi (e sapersi) aggregare e proporre sul mercato tecnologie e conoscenze originali e competitive a monte della filiera del mercato fotovoltaico, investendo in ricerca e sviluppo tecnologico.

Ci vuole grande equilibrio e senso della misura per gestire questo lungo capitolo della decarbonizzazione dei nostri sistemi produttivi. Non si può costruire un sistema energetico solo per decreto o per accondiscendere nuovi interessi costituiti. A chi interessa tenere in piedi la nostra economia, non può che augurarsi un mercato del FV italiano più sostenibile nel tempo.

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