Privatizzare, privatizzare, privatizzare

In questi giorni di quiete agostana con bufera finanziaria, si possono leggere molte ricette per uscire dalla crisi che attanaglia l’Europa e l’Italia in particolare. Principalmente si parla di debito e costo del lavoro, qualche volta anche d’energia. Qualche giorno fa, Giavazzi e Alesina sul Corriere hanno proposto la niente meno che la privatizzazione totale del settore:

Per ridurre stabilmente il debito dovremmo prima ridurre le spese. [..] Ciò significa che lo Stato deve cominciare a ridurre il debito vendendo. Ma vendere davvero, non offrire agli investitori quote di improbabili polpettoni (qualche azione dell’ENI, un po’ di Enel, qualche caserma, qualche azione di Finmeccanica) il tutto costruito in modo che la politica non perda il controllo di queste aziende. Vendere simili quote a investitori veri sarebbe praticamente impossibile. [..] Vendere vuol dire, ad esempio, collocare in Borsa tutta Terna (l’azienda che possiede la rete di trasmissione elettrica), tutta Snam Rete Gas, le Poste. L’argomento che sono aziende strategiche è risibile: davvero temiamo che qualcuno smonti i pali dell’alta tensione, i tubi del gas o gli sportelli postali, e li porti in Cina?

Ora, il sottoscritto autore di questo blog è favorevole al libero mercato e alla competizione, come volano per l’innovazione – su progettazione, design, tecniche di produzione, servizi, affidabilità, eccetera – e per la ricerca di un maggior valore aggiunto. Se ne era scritto qualche giorno fa su questo blog. Tuttavia, la proposta di Giavazzi e Alesina suscita non pochi pensieri.

Per quel che concerne la rete elettrica nazionale, Terna è quotata alla Borsa Italiana dal 2004. Il 65% del capitale sociale è in mani italiane, mentre il 35% è detenuto da fondi esteri. L’azionista di riferimento è la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), società per azioni a controllo pubblico con un pacchetto azionario del 30%. Enel ne possedeva il 5% fino a qualche anno fa ma ora è in altre mani. Il restante 65% è suddiviso tra investitori istituzionali e privati.

Diverso il caso Snam Rete Gas. Il capitale di Snam è detenuto al 52% da ENI, il 5% sono azioni proprie interne di Snam mentre il restante 42% è detenuto da altri azionisti. In altri termini, ENI possiede Snam. Per anni in Italia si è cercato di implementare una vera concorrenza nel mercato del Gas Naturale, senza però riuscire a strappare dalle mani del monopolista lo strumento del monopolio. Sugli effetti deleteri di questa anomalia per il mercato del Gas in Italia sono stati scritti fiumi di parole. Senza volerne disquisire oltre, è di poche settimane fa l’annuncio della cessione del 30% del capitale azionario di ENI a Cassa Depositi e Prestiti (CDP), la stessa CDP di Terna, cioè lo Stato italiano. Le modalità di separazione di Snam da ENI soffrono tuttavia ancora di perniciosi conati di monopolismo statale e conflitto di interessi, per cui Snam controllerebbe rigassificatori e terminali, e sarebbe di fatto un attore sul mercato, come ben scrive Carlo Stagnaro.

Ora, al netto dei vantaggi di cassa, il punto dubbio è però quale sia il vantaggio strategico (e monetario) per lo Stato nel collocare Terna (o Snam) completamente nella Borsa Italiana, cedendo a privati quel 30% di azioni possedute CDP. Insomma, la straw-man-fallacy di Giavazzi e Alesina sulla impossibilità a delocalizzare i pali dell’alta tensione è solo cortina fumogena. La proposta economica di Giavazzi e Alesina (e probabilmente anche degli economisti di Fermare il Declino) si rifà al modello dell’ownership unbundling: grandi aziende a partecipazione privata con azionariato diffuso, presenza dello Stato ridotta al minimo e politiche industriali perseguite attraverso decreti, incentivi e tassazioni all’uopo. L’interesse pubblico, quello per cui non si possono cedere le infrastrutture, resterebbe garantito dalla regolazione. E’ evidente che CDP è la holding attraverso la quale il Tesoro guida le politiche industriali, con una perniciosa commistione di ruoli (arbitro e attore) sul mercato libero-ma-non-troppo. Ma siccome il timone è in mano al regolatore e non al proprietario di Terna o Snam, a vendere non si rischierebbe nulla.

A un primo esame, il settore dell’energia ben si presta a questo approccio. L’espansione o contrazione delle rinnovabili italiane incanalata quasi totalmente dal valore degli incentivi e dal registro nazionale ne sarebbe la dimostrazione plastica.

Dunque, privatizzare completamente Terna e Snam è l’opzione migliore per tutti?

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5 Responses to Privatizzare, privatizzare, privatizzare

  1. Defcon70 scrive:

    Mi ero perso l’articolo di Stagnaro e – soprattutto – mi ero perso l’articolo del decreto “liberalizzazioni” che vuol far realizzare e gestire a SNAM i rigassificatori. Il rischio è che diventi una paraculata mostruosa, una virata di 180°, una anti-liberalizzazione su uno degli aspetti più importanti – forse il più importante – per limitare il prezzo del gas in Italia nel prossimo decennio. Certo, se non trovano buoni compratori per SNAM neppure con i rigassificatori nell’asset, siamo rovinati…

    • Filippo Zuliani scrive:

      Quindi anche tu concordi col fatto che la cessione a privati delle quote di Terna e Snam detenute da CDP sia la soluzioni migliore?

      • Defcon70 scrive:

        Sì, anche se per la verità adesso si sta discutendo della cessione delle quote del Tesoro e anche perché la Commissione Europea non vede affatto di buon occhio ogni genere di “Golden Share”: sul tema va avanti da anni un braccio di ferro con l’Italia.

        Per il gas naturale – che nei fatti energetici italiani è di gran lunga il tema più importante – chi trasporta e fa il grosso dello stoccaggio non può essere contemporaneamente anche il soggetto che immette sul mercato wholesale il metano rigassificato. Siamo punto e accapo come con l’ENI. Spero sia solo una tattica temporanea che nasconde una strategia di medio-lungo periodo.

        Più in generale la Commissione Europea sta forzando per vere liberalizzazioni del mercato del gas (specie con la Germania che abbandona progressivamente il nucleare e per il ruolo fondamentale e strategico delle turbogas in un sistema elettrico a preponderanza di rinnovabili intermittenti) anche e soprattutto per far arrivare quote importanti di gas americano, qatarino e di chiunque altro ce lo voglia vendere a prezzi più contenuti.

  2. Randolph Carter scrive:

    Gente che pontifica:
    “. L’argomento che sono aziende strategiche è risibile: davvero temiamo che qualcuno smonti i pali dell’alta tensione, i tubi del gas o gli sportelli postali, e li porti in Cina?”
    è semplicemente folle.
    O non sa di cosa parla o è in malafede.
    è OVVIO che la questione strategica di ENEL o di ENI non sono i tralicci o i tubi, ma le scelte POLITICHE di approvvigionamento delle risorse (Libia? Russia? Vi dicono nulla cialtroni del Corriere? Si sono fatte GUERRE per le risorse della Libia….) e la partecipazione allo sviluppo economico del paese.
    Giavazzi e Alesina, se fingete di non sapere questo e fate i giornalisti, fra poco inizia la vendemmia, fatemi il favore di reimpiegarvi in agricoltura!!!

  3. Pingback: Acciaio | Filippo Zuliani

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