Edilizia. Fonti rinnovabili o efficienza energetica?

il mio articolo per iMille-magazine.

In questi giorni sta circolando molto la bozza della nuova Strategia Energetica Nazionale del Ministero per lo Sviluppo Economico. Al netto delle polemiche sul rilancio della produzione nazionale di idrocarburi, già analizzate su queste pagine da Terenzio Longobardi, molta importanza è affidata al rilancio dell’efficienza energetica degli edifici.

Qualche numero: nel nostro paese, il consumo annuo di energia per gli edifici ammonta a poco più di un terzo (36%) del consumo energetico totale italiano (133 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, Mtep). Sebbene la spesa energetica italiana sia poco inferiore alla media europea del 40%, l’Italia è comunque saldamente al primo posto per quanto riguarda la percentuale di emissioni di anidride carbonica del comparto abitativo: 96 Mton di CO2 emesse annualmente, quando l’intera Unione Europea ne emette 550. Detto altrimenti, il parco edilizio residenziale italiano è un colabrodo, a causa di una urbanizzazione scelleratamente frammentata e di una età media degli edifici elevata.  Dei circa 14 milioni di edifici esistenti in Italia, 12 milioni sono ad uso residenziale di cui quasi il 70% è stato costruito prima del 1976, anno in cui vide la luce la prima norma sull’efficienza energetica per l’edilizia, e un buon 25% non ha mai subito interventi di manutenzione o riqualificazione. Non sorprende, allora, che sugli edifici una larghissima parte del potenziale di intervento. Purtroppo, l’attenzione per l’efficienza energetica degli edifici nei legislatori in Italia è ancora generalmente bassa.  Sono solo quattro le Regioni che oggi prevedono obblighi specifici per la prestazione energetica degli edifici residenziali (Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte), più le Province autonome di Trento e Bolzano. Per quanto riguarda gli edifici pubblici, la mancanza di provvedimenti attuativi all’obbligo di soddisfarne il fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili proposto pochi anni fa ha di fatto bloccato ogni attività.

Nel 2007, L’italia si è dotata di un Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE), con obbiettivo di 10,8 Mtep di energia risparmiata tramite efficienza degli edifici per il 2016. Nel luglio 2011 è stato presentato un nuovo PAEE con un obbiettivo di 16 Mtep al 2020. Il potenziale teorico di risparmio in Italia tramite efficienza energetica è stato recentemente stimato dall’Energy& Strategy Group in circa 150 TWh elettrici e 650 TWh termici [1], dove gli edifici residenziali contribuiscono rispettivamente per il 75% e il 90% circa dei due obbiettivi. Trasformando i TWh elettrici e termici sopra indicati in Mtep, il potenziale teorico derivante dall’efficienza energetica in Italia da qui al 2016 è dunque stimabile in circa 44 Mtep, ovvero circa 3 volte più dei 16 Mtep che l’Italia si è posta come obbiettivo nel 2016. E’ dunque ovvia allora l’arretratezza energetica del nostro parco edilizio e gli enormi margini di miglioramento.

Guardando alle stime di penetrazione, tuttavia, la situazione dipinta sopra cambia notevolmente. Da qui al 2016 si stima infatti che un risparmio energetico in Italia solamente tra il 14% e il 18% del potenziale teorico, sufficiente a raggiungere gli obbiettivi del PAEE ma poco altro. Una visione disaggregata del totale si trova nella tabella sotto [1].

Balza subito all’occhio il valore atteso percentualmente molto basso del fotovoltaico, soprattutto alla luce della crescita esponenziale degli ultimi anni della potenza installata nel nostro Paese (e dei generosi incentivi erogati). Il motivo è facilmente spiegabile guardando ai dati statistici del Gestore Servizi Elettrici (GSE) sullo stato del solare fotovoltaico italiano. La figura sotto mostra il disaggregato cumulativo degli oltre 12 MW di potenza fotovoltaico installata in Italia nel 2011, suddivisi per classi di potenza degli impianti (indicate in kW).

Della elefantiaca potenza fotovoltaica installata in Italia, gli impianti domestici (in blu, potenze inferiori ai 20 kW) corrispondono infatti solamente al 14% della potenza totale installata. Il rimanente 86% viene principalmenta da impianti da 200 e 1000 kW di potenza che fa riferimento a società, non a privati, come da dati GSE per il 2011. Questo solare fotovoltaico costa allo Stato italiano circa 5 miliardi di euro l’anno di incentivi, per la produzione di 10,8 TWh l’anno di energia elettrica [2]. Con il mix tecnologico attuale, ad ogni tep corrisponde un’emissione di 2,4 tonnellate di CO2 [3]. In termini di pura equivalenza fisica si ha 1 TWh = 0,086 Mtep, come da statistiche internazionali, intendendo che ogni TWh prodotto da fonti carbon-free consente il risparmio di 0,22 Mtep di combustibili fossili nelle centrali termoelettriche convenzionali. Tuttavia, nel caso della produzione elettrica, potrebbe essere adottata un’equivalenza meno ufficiale ma più generosa, similarmente alle centrali nucleari, dove si assume che 1 TWh = 0,22 Mtep. La tabella sotto riporta la riduzione delle emissioni per ogni miliardo di euro investito dal Governo per solare fotovoltaico e efficienza energetica, dove i valori dell’efficienza energetica sono apparsi tempo fa su queste pagine, e riferiti a un tempo di vita medio degli interventi tra i 10 e i 20 anni.

E’ immediato osservare come gli interventi di efficienza energetica consentano un riduzione delle emissioni dalle due alle quattro volte migliore della stima più favorevole per il solare fotovoltaico. Intendiamoci, qui nessuno sostiene di abbandonare il solare fotovoltaico per l’efficienza energetica. Efficienza energetica e rinnovabili non sono due strategie alternative ma complementari. La prima serve a ottimizzare l’uso dell’energia, le seconde a sostituire i combustibili fossili. Tuttavia, non si può non notare come l’industria solare mondiale boccheggia alla grande, in Italia e un po’ ovunque, Cina inclusa [4]. Al contrario del fotovoltaico, affondato dalla concorrenza cinese e dal sospettato dumping di Pechino sui prezzi, l’indotto generato dall’efficienza energetica può ritornare in gran parte a beneficio dell’industria italiana per edilizia e materiali per l’edilizia, illuminotecnica, impiantistica termica per l’industria, inverter  per motori e altro.

Insomma, l’entrata in vigore del Quinto Conto Energia e del Decreto Rinnovabili – che pongono un tetto alla quantità di rinnovabili installabili – voluti dal Ministero dello Sviluppo Economico al fine di diversificare gli incentivi e dirottarne una parte in efficienza energetica appare dunque la strategia più conveniente, sia per l’ambiente che per l’economia.

*****

Note a piè pagina:

[1] Energy Efficiency Report  – Energy&Strategy Group (2011).

[2] Dati GSE (2011).

[3] Key World Energy Statistics – IEA (2010).

[4] Debt Cloud Hangs Over Chinese Solar Industry – Wall Street Journal (2012).

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5 Responses to Edilizia. Fonti rinnovabili o efficienza energetica?

  1. L'energisauro scrive:

    Articolo molto bello, complimenti. Dati chiari da fonti attendibili e risultati finalmente evidenziati in modo trasparente. Sono assolutamente d’accordo con te e sottolineo inoltre che l’efficienza energetica interviene principalmente in un settore, il termico, dove le fonti tradizionali sono difficilmente sostituibili dalle rinnovabili. Difficile ad oggi infatti pensare alla sostituzione “economica” di caldaie a gas con solare termico ad alta temperatura o pompe geotermiche a bassa entalpia.
    Quindi è un settore assolutamente da incentivare.

  2. Defcon70 scrive:

    La Commissione Europea fa sul serio (http://tinyurl.com/c8yk9dm), aumentando il suo già notevole taglio dirigista. Quasi 500 mld€ all’anno di sbilancio commerciale per gli import energetici dei 27 stanno diventando un peso ingestibile.
    Dove troveranno i soldi da investire in efficienza i Paesi membri? Vedete traccia di queste azioni nei programmi dei candidati a premier in Italia?

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