Jevons, i blogger, l’energia e tutto il resto

Questo blog è rimasto silente per qualche giorno. Un po’ per impegni di (super)lavoro, che hanno ridotto il tempo da dedicare al blogging, un po’ perchè questo blog si appresta ad entrare nel suo terzo anno di vita e, come sempre in occasione delle dati importanti, ci si ferma a fare il punto della situazione.

Il primo anno è stato l’anno della matematica di base dell’energia. Quanti pannelli fotovoltaici, quante torri eoliche, quante biomasse – alcuni economisti li chiamano modelli additivi – per fissare le idee e sgomberare il campo dalle cialtronate più evidenti. In breve, per soddisfare il fabbisogno energetico mondiale un mini-ventilatore sul tetto di casa non basta.

Il secondo anno è stato l’anno della energy economics, con particolare accento sulla macro-economia. In sunto, quando si parla di energia non si può prescindere dalla trattazione economica della stessa. A parte poche eccezioni, oggi il kWh fotovoltaico costa ancora più di gas e carbone. In un mondo dalla competizione globale, chi pensasse di sostituire ieri le fonti fossili per le rinnovabili senza scassare l’economia – e dunque stato sociale, pensioni, sanità eccetera – si sbaglia. Fa piacere che finalmente i geologi di ASPO, dopo millemila studi sulla fisica della rarefazione delle risorse petrolifere, abbiano deciso di colmare la lucuna sulla parte economica.

A novembre questo blog entrerà nel suo terzo anno di vita. Contrariamente agli anni precedenti, stavolta ho molte idee sparse ma non una riflessione precisa. Le butto giù qui, sperando di chiarire le idee, ai lettori di questo blog (grazie ancora) e a chi lo scrive.

Capito primo: il paradosso di Jevons e il peso della scienza. William Stanley Jevons era un economista inglese del diciannovesimo secolo. Jevons sostenne che “più efficiente è l’uso che si fa di un materiale che scarseggia, maggiore sarà la sua domanda finale”. Questa affermazione è ancora oggi nota come il “paradosso di Jevons” ed è uno di quegli argomenti tabù tra molti sostenitori della rarefazione delle risorse naturali. Il motivo è semplice: se ad una maggiore efficienza nell’uso delle risorse corrisponde un maggiore sfruttamento delle stesse, ne consegue che risparmio ed eficienza energetiche sono inutili, almeno per ciò che concerne la salvaguardia delle risorse naturali rimaste. Semplicemente, quel che si risparmia con l’efficienza viene speso per l’aumento del “benessere” e conseguentemente in un aumento del consumo, per lo meno nell’economia produttivista moderna.

Ora, a personale opinione di chi scrive, la logica di Jevons non regge. Se domani sostituiste le lampadine di casa con bulbi a risparmio energetico dai consumi dimezzati, secondo il paradosso di Jevons il numero delle lampadine dovrebbe raddoppiare, trasformando la vostra casa in un night club. Analogamente, se cambiaste la vecchia auto divora benzina per una moderna ad efficienza doppia, la percorrenza media giornaliera dovrebbe raddoppiare. Ovviamente le cose non stanno così, ed il motivo è facilmente spiegabile. L’uso delle risorse naturali è regolato dall’economia. Il risparmio energetico – ma vale anche per lavoro, tasse, materiali risparmiati -è dunque tradotto nel mondo moderno in *denaro* marginale da spendere. Per capire come i quattrini risparmiati (e indi le risorse) verranno impiegati nel futuro prossimo è buona pratica guardare al passato recente. E il passato recente dice che il mondo spende mediamente il 10% dei suoi quattrini in energia, il restante 90% in altro. Non v’è alcun argomento fattuale per sostenere che i quattrini risparmiati in energia finiranno interamente utilizzati in altra energia. L’effetto “rimbalzo” del paradosso di Jevons, per lo meno per quel che concerne l’energia, è dunque stimabile in un 10%. Non zero, certo, ma certamente non abbastanza da vanifare i propositi dell’efficienza energetica. Le percentuali di cui sopra danno anche una indicazione sommaria dei pesi relativi di fisica ed economia nelle dinamiche di sfruttamento delle risorse naturali: 10 e 90 per cento, appunto. Quote, incentivi, tasse, permessi, regolamenti, accesso al capitale: moltissimi dei fattori che regolano lo sfruttamento delle risorse naturali *non* sono osservabili fisiche. Con buona pace di chi dice che l’economia non serve a nulla.

Capito secondo: i blogger, internet e la vil pecunia. I blogger fanno solo opinione e non vanno pagati. La frase è di Lucia Annunziata, neo-direttrice dell’Huffigton Post Italia. Al netto delle polemiche sollevate ad arte per trainare visitatori al sito, la frase dell’Annunziata non può non suscitare riflessione sull’affidabilità generale di quel che si legge in rete in materia d’energia. Ora, i lettori più attenti avranno certamente notato che questo blog non possiede un blogroll. Le ragioni sono semplici: la stragrande maggioranza di quel che leggete in rete – non tutto, ci mancherebbe – sono baggianate, spesso per ignoranza, meno spesso in malafede. Più in specifico sull’energia, molti dei blog che offrono commenti in materia si limitano alla ri-pubblicazione rigida o con commenti minimi di notizie apparse altrove, spesso in press-release rilasciate ad hoc per cui il verde è una grande opportunità economica da manciatone di quattrini ieri (ehm). Largo spazio trovano in rete anche i blog di opininisti dai commenti a senso unico. Lo scopo spesso anche palesemente dichiarato in cima ad ogni post è puntare il dito contro le multinazionali cattive, i governi corrotti, gli economisti cialtroni, la massa di pecore e tutto il marcio del dio denario contro l’ambiente. Se poi le cose dovessero essere diverse, beh, tutta gente che se lo meritava per un motivo o per l’altro. Infine vi sono i blog degli esperti, quelli che lavorano nel campo dell’energia, forse gli unici affidabili. Spiace dirlo, ma per parlare con senno di energia e energy economics certe cose o le fate di mestiere o, come il sottoscritto, siete disposti a investire tonnellate di tempo e materia grigia per mettere insieme numeri e interpretazione compiute. Peccato che le analisi degli esperti non di rado siano funzionali agli interessi in materia o alle esposizioni politiche dei nostri, anche grazie al fatto che molti dei numeri cruciali del business dell’energia sono appunto noti solo a chi certe cose le fa di mestiere.

Capitolo terzo: l’energia, la vita e tutto il resto. Ecco, a questo punto probabilmente lo avete capito, il problema è che non solo parlare di energia non è di per sè facile, perchè richiede competenze tecniche variegate e specifiche, ma anche che parlarne con senno spesso non è proprio nemmeno possibile perchè gli elementi fattuali necessari a tirare le somme non sono disponibili al pubblico. Intendiamoci, questo non vuol dire che tutto quel che si legge sia fuffa. Vuol invece dire che spesso sulla rete si finisce per fare più propaganda informazione generalista che altro, di orientamento per il grande pubblico se volete, ma che, privi di numeri e elementuali fattuali, si riduce a opinione sui massimi sistemi – spesso una gara a chi scrive post con maggiore frequenza – con ben poca connessione alla specificità oggettiva dei problemi reali. Insomma, magari interessante ma col problema specifico c’azzecca poco o niente.

Ora, il proposito di questo blog era (è) quello di essere un diario work-in-progress, per discutere e approfondire le tematiche dell’energia senza ideologie precotte o antipatie preconcette, spinto dalla passione per il mondo dell’energia che, a parere di chi scrive, ha caratterizzato fortemente l’ultimo secolo e propone sfide formidabili ma fondamentali per il futuro. A monte, la personale passione per la comunicazione e la discussione, unita alla volontà di offrire a chi segue questo blog spunti di discussione basati su dati concreti, a largo di chiacchiere da bar e scontri tra tifoserie che troppo spesso contraddisinguono gli opinionisti italiani. Il punto è che gli argomenti di discussione, dopo due anni di blogging, stanno diventando sempre più specialistici e, senza conoscere numeri e elementi fattuali “nascosti” della specifica problematica, tirare conclusioni assennate diventa davvero arduo (ovviamente questo non è un problema per chi volesse far propaganda o puntare il dito). Cosa riserva il futuro per questo blog, dunque? Francamente, devo essere sincero, non lo so. Voi cosa ne pensate?

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10 Responses to Jevons, i blogger, l’energia e tutto il resto

  1. Giak scrive:

    Tre anni fa non avevamo idea di come sarebbe cambiato lo scenario energetico. In realtà abbiamo speso più parole sul cambiamento, mi sembra, piuttosto che cambiare veramente. Parlarne, discuterne e farlo così come hai scritto qui sopra è una cosa importantissima e molto utile. Almeno … per me ! Quindi avanti così, e vediamo se magari si innesca qualche cambiamento sociale, oltre che teconologico. Vediamo se prima o poi vedremo treni pieni di gente che va al mare nel weekend ed autostrade vuote.

  2. Defcon70 scrive:

    Ammetto che la tentazione è forte per tutti, ma forse non dovresti cercare di tirare conclusioni. C’è tanto da osservare e interpretare in giro e tutto cambia più velocemente di prima: sono convinto che tutto ciò, a valle di questi tre anni, ha una luce diversa.

  3. Franco scrive:

    sul “paradosso” di Jevons.
    Naturalmente l’osservazione che faccio ti sarà più che nota, ma non mi paiono tanto convincenti i due esempi: con le lampade a basso consumo viene meno voglia di spegnere uscendo da una stanza, per le auto non si faranno più chilometri (forse) ma sicuramente si fanno auto più performanti. Poi non è detto che questi due effetti siano nocivi: l’alloggio tutto illuminato è più allegro, l’auto può avere dei pregi, tipo più sicura, più condizionata ecc. Ma Jevons mi pare non smentito dai tuoi esempi.
    L’altra considerazioni, difficile andare oltre l’informazione generalista, mi pare vera: difficile scriverne e difficile leggerne!

    • Filippo Zuliani scrive:

      l’auto può avere dei pregi, tipo più sicura, più condizionata. Ma Jevons mi pare non smentito dai tuoi esempi.
      Sull’auto condizionatore, internet, Subwoofer, quelchetipare hanno intensita’ energetiche diverse rispetto al motore. Lo stesso vale per tutti gli altri esempi. Il punto e’ che si risparmia energia ma si reinveste il denaro marginale rispamiato in attivita’ diverse. Attivita’ dall’intensita’ energetica appunto diversa. Insomma, il paradosso di Jevons va bene come regola generale. Altro non e’ infatti che un modo per dire che l’umanita’ anela “andare sempre al massimo” con le risorse a lei disponibili, con buona pace dei decrescisti. Ma eviterei di tradurre il paradosso di Jevons in numeri puri e proporzioni esatte come spesso si legge.

      • Franco scrive:

        sicuramente l’esempio sull’auto era deboluccio, ma volevo evitare di cascare nel solito “si comprano il SUV e così hai voglia il risparmio”: se non si fosse capito non amo molto il decrescismo :). Comunque mi pare che dopo di me, Silvio abbia detto bene.
        Il punto che mi preme è che l’efficienza, ovviamente da ricercare, non risolve né il problema dell’impatto ambientale del consumo di energia fossile, né compensa a sufficienza la riduzione del rendimento energetico dell’estrazione delle risorse.

  4. Silvio scrive:

    Jevons: sono d’accordo, è molto difficile, se non impossibile, valutare la portata dell’effetto sostituzione tra energia risparmiata e maggior consumo indotto dal maggior reddito disponibile, anche perchè è un effetto a cascata. I soldi che risparmio con lampadine più efficienti (o andando al lavoro in bicicletta o isolando meglio la casa…) effettivamente possono poi essere spesi (a parità di cifra) in attività energivore (una settimana bianca?) o non energivore (vado al cinema tutte le sere), ma il fatto è che anche questi maggiori introiti di chi mi vende beni o servizi, aumentano il reddito del fornitore e hanno delle conseguenze sul fabbisogno totale energetico. Resta il fatto che i paesi virtuosi dal punto di vista dell’efficienza, sono anche quelli i cui consumi procapite (e i relativi redditi) sono molto alti.
    PS sono un lettore abituale del blog e sono fiducioso che gli argomenti non mancheranno!

  5. Defcon70 scrive:

    “Se domani sostituiste le lampadine di casa con bulbi a risparmio energetico dai consumi dimezzati, secondo il paradosso di Jevons il numero delle lampadine dovrebbe raddoppiare.”.

    Infatti raddoppiano: vanno a illuminare le vetrine delle boutique di Luis Vuitton e delle concessionarie Ferrari a Shenzhen.

    • fausto scrive:

      Troppo facile! Sarebbe come dire che è colpa del vicino se è andata storta. Probabilmente l’elettricità risparmiata viene dirottata alle attività industriali richieste per ottenere altra energia; un fenomeno in larga misura inconoscibile.

      • Defcon70 scrive:

        Andata storta? Semplicemente i consumi di energia primaria si stanno spostando nei paesi dove c’è crescita economica. L’assennata ricerca di efficienza nei paesi occidentali è funzionale a diminuire l’impatto sulle loro economie e consumatori degli aumentati costi per l’energia. I costi per l’energia aumentano perché non siamo più i soli ad abbeverarsi agli stessi (o quasi) pozzi di petrolio.

  6. Nonsonoio Liuc scrive:

    “E il passato recente dice che il mondo spende mediamente il 10% dei suoi quattrini in energia, il restante 90% in altro”
    Hai una fonte per questa affermazione? non per criticare, anzi, l’ho trovata molto interessante e vorrei capire come é stata ottenuta.
    Se é il metodo spannometrico, mi interessa la fonte comunque, magari é in un post precedente che non trovo :) !

    “gli argomenti di discussione” … se sei ad un punto di eccessiva specificitá degli argomenti, cambia argomento … agricoltura? Del resto di energia e motori possiamo farne a meno, ma di mangiare no. Peró paradossalmente ora se non abbiamo energia e motori, non abbiamo neanche agricoltura … perché?

    Transizione da “energia e motori” a “perché usiamo energia e motori” :)

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