Energie rinnovabili e metalli strategici

il mio articolo per iMille-Magazine

William Stanley Jevons era un economista inglese. Nel diciannovesimo secolo, Jevons sostenne che “più efficiente è l’uso che si fa di un materiale che scarseggia, maggiore sarà la sua domanda finale”. Oggi, questa affermazione è nota come il “paradosso di Jevons”, le cui implicazioni sono quantomai importanti in un mondo che guarda con sempre maggior speranza alle fonti rinnovabili per la produzione di energia.

Ma andiamo con ordine. Cosa sono i metalli strategici? E cos’hanno a vedere con le energie rinnovabili? I metalli strategici sono materiali secondari nella finitura di un determinato prodotto di cui però garantiscono la funzionalità finale. Ad esempio, i tubi in acciaio non sono fatti di molibdeno, ma il molibdeno, pur costituendo solo lo 0,5 per cento della lega, conferisce all’acciaio forza e resistenza alla corrosione. Il che rende il molibdeno un metallo strategico per l’industria dei gasdotti.

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Terre e metalli rari

Dell’importanza delle terre rare per le rinnovabili abbiamo parlato pochi giorni fa. L’articolo è stato ripreso anche da Il Post. Il problema delle terre rare è di quelli importanti e val la pena dare un occhio al mercato alla ricerca di movimenti interessanti.

In poche parole: Molycorp Inc. (MCP). E’ il nome dell’azienda americana che sta rapidamente diventando la stella polare di terre e metalli rare. Nell’ultimo mese le azioni di Molycorp sono quasi raddoppiate in valore e continuano a salire.

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Il problema con le energie rinnovabili

scritto a quattro mani con il sempre ottimo Corrado Truffi

Ricorrere all’energia nucleare non fa diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero. Quante volte avete sentito questa frase? Tante, e altrettante la sentirete da qui al prossimo referendum sul nucleare. Il motivo è semplice: l’uranio per le centrali nucleari lo dobbiamo importare, e quindi dipenderemo dai paesi importatori così come oggi dipendiamo dai paesi da cui importiamo petrolio e gas. Con le fonti rinnovabili invece siamo più contenti, perché il problema della dipendenza non sussiste proprio, dal momento che sole e vento non ce li toglie nessuno. Sarebbe bello, ma le cose non stanno proprio così.

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La pericolosità del plutonio

il mio articolo per iMille

La novità del giorno è che a Fukushima hanno scoperta tracce di plutonio nei campioni di terreno. Novità che in Italia abbiamo già prontamente trasformato nel giudizio universale. Un paio di commenti sull’argomento.

Il plutonio è prodotto in tutti i reattori nucleari. Alcuni reattori giapponesi (tra cui uno dei reattori di Fukushima) usano “ossidi misti” (MOX) come combustibile, dalla cui fissione hanno origine sia plutonio che uranio. Domenico Coiante di ASPO Italia ha scritto un bell’articolo sui combustibili nucleari. Va tuttavia notato che ci sono tracce di plutonio nella maggior parte dei terreni nell’emisfero settentrionale, causati dai test delle armi nucleari degli anni 50 e 60. Inoltre, in natura si trovano minuscole quantità di plutonio presente in molti dei più grossi giacimenti di uranio – ma veramente minuscole – e quantità ancora più microscopiche di Pu-244 vengono depositate sulla Terra dalle esplosioni delle vicine supernove.

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Un mondo di vetro

Poesia pura.

Al salvataggio dell’auto elettrica

E anche gennaio è andato: tempo di bilanci per le vendite dell’auto elettrica.

Questo mese, le vendite di Chevrolet Volt e Nissan Leaf negli USA ammontano rispettivamente a 321 e 87 unità. Un altro buco nell’acqua, dopo i 326 e 10 veicoli venduti a dicembre.

Nei mesi precedenti, gli esperti del settore sono stati quasi monoliticamente concordi nel sostenere che il potenziale di vendita dell’auto elettrica era pesantemente sopravvalutato. Le vendite dei primi due mesi dal lancio, quelli in cui solitamente si concentrano le vendite del primo anno, trainate dall’attesa, sembrano una conferma plastica della previsione.

Per riflettere sulle ragioni di questo flop, lasciando da parte dietrologie e sterili complottismi, bisogna fare un passo indietro, e ripensare alla realtà dell’auto elettrica.

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Cento chilometri con un litro


Volkswagen ha presentato al recente Motor Show in Qatar il prototipo della nuova XL1, ibrida diesel-elettrico che percorre 100Km con 0.9 litri.

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Come investire in litio e vivere felici

Dell’andamento del mercato del litio ho parlato quasi un mese fa. Da allora molti visitatori sono approdati su questo blog cercando su google “investire in litio”.

Far quattrini è un argomento di quelli interessanti, per cui val la pena spendere un post sui concetti base per investire in litio.

La domanda di litio è aumentata molto negli ultimi anni, da quando Apple ha introdotto sul mercato gli smartphone e tutti le sono andati dietro. Apple ora punta sulle tablet, con batterie ancora più grandi, e tutti le stanno andando dietro di nuovo. Inoltre, l’auto elettrica ha fatto il suo esordio sul mercato americano, il che significa ulteriore litio per le batterie.

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Investire in litio e guadagnarci il 300%

Prima o poi doveva succedere.

Renault entra nel mercato delle batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici.

Il litio si sta diventando sempre più la commodity su cui investire.

Il 42% del litio viene prodotto in Cile. Sempre in Cile, nelle Salar de Atacama, si trova il 75% delle riserve mondiali accertate di litio. In Cile il litio è considerato una risorsa strategica per il paese e la sua produzione è regolamentata dalla Chilean Nuclear Energy Commission.

Dal 2007 ad oggi, le azioni della Sociedad Quimica y Minera (SQM) de Chile hanno triplicato il loro valore. Solo negli ultimi 6 mesi il titolo ha incassato un incremento del 30%, mentre l’economia mondiale langue, gli interessi sui titoli di stato sono bassi e pure Burger King non se la passa troppo bene.

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