Guerra di dazi

Delle convulsioni dell’industria fotovoltaica occidentale si era già scritto su questo blog. Per farla breve, la causa delle sopracitate convulsioni è fondamentalmente una sola: la concorrenza dei prodotti cinesi che, semplicemente, costano meno, forti dei sussidi governativi elargiti all’uopo da Pechino.

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Il vento soffia in Cina

La notizia non è nuovissima, ma è passata quasi inosservata: Vestas, il più grande produttore mondiale di turbine eoliche, ha annunciato il taglio del 10% dell’intera forza lavoro in America. Solo un anno fa, Vestas annunciava il licenziamento di 3.000 persone in Danimarca (il 40% dell’intera forza lavorativa danese).

I motivi? La solita concorrenza cinese, agguerrita più che mai, che ha abbattuto prezzi e margini del mercato delle turbine eoliche forte dei soliti aiuti di stato finanziamenti statali, erogati allo scopo da Pechino.

Poi non dite che qui non lo si era già scritto. Ah, la prossima volta parliamo del picco del petrolio e dell’articolo su Nature, promesso.

Terre rare, solare e ora eolico

Farsi fregare succede a tutti. Quando succede una volta niente di male, tutta esperienza per il futuro. Può accedere due volte. Anche in tal caso poco male, repetita juvant dicevano i latini, e non sempre si impara al primo tentativo. Quando però ci si fa fregare tre volte nello stesso modo bisognerebbe fermarsi a pensare, seriamente.

Di che si parla? Del mercato delle rinnovabili, in cui Stati Uniti e le economia avanzate in generale continuano a farsi fregare dalla Cina, imperturbabili.

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Il libero mercato del monopolio cinese

Che l’industria fotovoltaica americana non se la passi troppo bene non è una novità. Il recente fallimento di Solyndra, nonostante corposi sussidi governativi, è la dimostrazione plastica che qualcosa non va nel mercato del fotovoltaico d’oltreoceano. La ragione è fondamentalmente una sola: la concorrenza dei prodotti cinesi che, semplicemente, costano meno.

I costruttori di pannelli solari americani si sono recentemente lamentati con Washington per la concorrenza cinese nel settore, definendola niente meno che una truffa ben orchestrata.

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Buone nuove cattive nuove

La buona notizia è che in Germania e in Italia si sta installando un sacco di solare fotovoltaico.

La cattiva notizia è che i prodotti cinesi hanno sottratto alla Germania una grossa fetta del mercato mondiale fotovoltaico – e coi proventi dell’industria i tedeschi si ripagavano gli incentivi.

Cina, Africa e biocarburanti

Fino ad oggi, l’interesse della Cina nei biocarburanti è rimasto molto modesto. Ma cosa succede se PetroChina, la più grande compagnia petrolifera cinese, decide di aumentare la produzione di biocarburanti da quasi nulla a circa 1 milione di tonnellate entro il 2015, importando ulteriori 470mila tonnellate? La prima cosa interessante da notare è che PetroChina è una società che tratta idrocarburi tradizionali. Il che significa che molto probabilmente non riuscire a produrre così tanto biocarburante da sola e dovrà andare a prenderlo altrove. Orbene, dove?

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Professionisti

La Cina abbassa il limite dell’export di terre rare per l’Europa. L’Unione Europea reagisce esprimendo disappunto.

Energie rinnovabili e metalli strategici

il mio articolo per iMille-Magazine

William Stanley Jevons era un economista inglese. Nel diciannovesimo secolo, Jevons sostenne che “più efficiente è l’uso che si fa di un materiale che scarseggia, maggiore sarà la sua domanda finale”. Oggi, questa affermazione è nota come il “paradosso di Jevons”, le cui implicazioni sono quantomai importanti in un mondo che guarda con sempre maggior speranza alle fonti rinnovabili per la produzione di energia.

Ma andiamo con ordine. Cosa sono i metalli strategici? E cos’hanno a vedere con le energie rinnovabili? I metalli strategici sono materiali secondari nella finitura di un determinato prodotto di cui però garantiscono la funzionalità finale. Ad esempio, i tubi in acciaio non sono fatti di molibdeno, ma il molibdeno, pur costituendo solo lo 0,5 per cento della lega, conferisce all’acciaio forza e resistenza alla corrosione. Il che rende il molibdeno un metallo strategico per l’industria dei gasdotti.

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Il problema con le energie rinnovabili

scritto a quattro mani con il sempre ottimo Corrado Truffi

Ricorrere all’energia nucleare non fa diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero. Quante volte avete sentito questa frase? Tante, e altrettante la sentirete da qui al prossimo referendum sul nucleare. Il motivo è semplice: l’uranio per le centrali nucleari lo dobbiamo importare, e quindi dipenderemo dai paesi importatori così come oggi dipendiamo dai paesi da cui importiamo petrolio e gas. Con le fonti rinnovabili invece siamo più contenti, perché il problema della dipendenza non sussiste proprio, dal momento che sole e vento non ce li toglie nessuno. Sarebbe bello, ma le cose non stanno proprio così.

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Il flop dell’auto elettrica

Nel mondo circolano 600 milioni di veicoli. Il 99% va a benzina/diesel.

In Italia circolano 34 milioni di veicoli, il 98% va a benzina/diesel. L’1% di differenza rispetto alla media mondiale è l’effetto della pressocchè totale dipendenza dal gas del nostro paese per la produzione di energia elettrica. Poca cosa.

Il mercato dell’auto mondiale è oggi dominio quasi esclusivo delle vetture a combustibili fossili.

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