Energia e Movimento 5 Stelle

Oggi iMille analizzano e commentano la parte Energia del programma del Movimento 5 Stelle.

Come personal giudizio, credo che la valutazione puntuale della parte Energia del programma del M5S non abbia molto senso. Rileggendo i singoli punti, infatti, emerge chiaramente come il programma del M5S sull’Energia sia una serie di soluzioni “tecnologiche” per il miglioramento della vita a livello locale, pensate prevalentemente per piccole e medie città, preferibilmente del nord. Non v’è una strategia nazionale unitaria, ma tante piccole cose per aiutare l’efficienza energetica a livello locale. Cose utili per carità ma nessuna risposta globale alla questione energetica – non v’è alcuna integrazione tra la politica energetica italiana e quella europea, ad esempio. Insomma, al M5S sono (forse) pronti a governare piccole e medie città del nord, come sta avvenendo, ma non di più.

hat tip: il sempre ottimo Corrado Truffi.

Petrolio, energia ed economia

Pochi giorni fa su questo blog si è parlato di economia del petrolio e delle risorse finibili. La teoria economica dello sfruttamento delle risorse naturali si basa essenzialmente sulla teoria marginalista. In sunto, essa prevede che, in una situazione di scarsità delle risorse conviene limitare l’estrazione ad un valore minimale, conservando l’eccesso per venderlo in futuro, ad un prezzo più alto. Come già scritto.

Dal punto di vista economico, questa situazione prende il nome di razionamento speculativo. Tecnicamente, si verifica quando il prezzo di mercato sale in modo tale da far crescere la rendita ad un saggio maggiore del tasso di interesse corrente. In termini più concreti e di maggior interesse comune, vuol dire che il picco del petrolio è reale ma il plateau attuale della produzione di greggio potrebbe durare molto a lungo, con buona pace dei catastrofisti.

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Obiettivo riduzione emissioni

Il nostro Paese ha un’agenda ambientale molto stretta e sarà difficile rispettare i tempi degli obiettivi richiesti dall’Ue. L’obiettivo è il taglio delle emissioni di gas serra. Da raggiungere mettendo insieme politiche in campo energetico, dei trasporti e delle infrastrutture.

[Corrado Clini, neo-ministro per l’Ambiente]

Dal 1990, l’Italia ha aumentato le sue emissioni del 9% circa. L’obbiettivo è ridurle del 20% per il 2020. I settori maggiormente responsabili sono quello della produzione di energia e del trasporto. L’industria la si lasci in pace. L’analisi di Clini è ottima. Fa piacere avere di nuovo un governo.

[Fonte: EU Energy in Figures, Commissione Europea (2010)]

Punto, punto e virgola, due punti

Questo blog è nato un anno fa, con uno scopo in mente: mettere un po’ d’ordine nel difficile mondo dell’energia e dei trasporti, due dei più grandi business del mondo e due dei pilastri della civiltà moderna, quotidianamente massacrati da catastrofisti, complottisti e cialtroni assortiti.

In questi dodici mesi sono accadute tante cose: Fukushima e il referendum italiano sul nucleare, l’auto elettrica, il fallimento dell’industria verde americana, la Cina, la crisi dei debiti sovrani europei, il governo Monti, solo per citarne alcuni rigorosamente in ordine sparso. In ognuno di questi eventi, energia e trasporto hanno avuto la loro parte. Da ognuno di questi eventi abbiamo imparato qualcosa sul mondo che prima non sapevamo, il padrone di casa qui per primo.

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Economia e risorse fisiche

il mio articolo per iMille-magazine

Cos’è una risorsa? Se nell’antichità erano considerare risorse naturali le terre da arare, con l’industrializzazione il concetto si è spostato verso le materie prime necessarie ai processi produttivi. Oggi le conosciamo coi nomi di risorse minerarie e risorse energetiche. Vi risparmio la definizione astratta di risorsa che viene dall’economia, perché la conoscete tutti. Ora, qualcuno potrebbe giustamente chiedersi a quanto ammontano queste risorse, e quando finiranno. La risposta è: dipende. Dipende a chi lo chiedete, se a un fisico o a un economista, diciamo.

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Renzi, Italia e energia

Delle 100 proposte di Renzi alla Leopolda di Firenze, alcune sono sull’energia:
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Chi uccide l’auto elettrica

Il mio articolo per iMille-magazine

Tutte le case automobilistiche mondiali sono impegnate in percorsi ecologici, molti dei quali includono lo sviluppo dell’auto elettrica. L’assente probabilmente più noto in materia è FIAT, come più volte chiarito da Marchionne, ma anche altri.

A parole, tutti concordano che l’auto elettrica è una di quelle cose che farebbe bene all’ambiente. Nei fatti, pochissimi ne comprano una. Nonostante gli incentivi, infatti, dall’inizio dell’anno infatti le vendite di Nissan Leaf e Chevrolet Volt – campioni della categoria – negli Stati Uniti si sono fermate a solamente circa 10mila unità, in Italia i veicoli elettrici immatricolati nel 2011 sono stati 103. Per darvi un paragone, negli USA si vendono circa 10 milioni di veicoli all’anno mentre solo in Italia si vendono quasi 200mila FIAT Punto all’anno (1).

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Quello che la stampa non dice

Anche questa settimana, una rapida carrellata sulle notizie sull’energia dei maggiori quotidiani italiani con annesso commento su balle e cialtronerie degli articoli. Spero possa essere d’aiuto per farsi un’idea sul mondo dell’energia. A margine, degno di nota il fatto che su Il Giornale e Il Secolo XIX la categoria “Ambiente” non compaia nemmeno. Buona lettura.

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Quello che la stampa non dice

La qualità degli articoli sull’energia dei maggiori quotidiani italiani è generalmente scadente. Solitamente gli articoli si limitano al copia/incolla di lanci d’agenzia, corredati da numeri citati a caso o senza cognizione di causa. Va meglio sulla stampa specializzata, se non fosse le notizie che ivi leggete molto spesso sono biased, cioè riflettono l’orientamento di chi quelle notizie le pubblica, spesso per fini politici e/o propagandistici. Se un settimanale sostiene le rinnovabili aspettatevi solamente articoli in favore delle rinnovabili e contro il nucleare, e viceversa. Il risultato è che chi vuole farsi un’idea di come stiano davvero le cose nel mondo dell’energia, separando ciò che auspicabile da ciò che è ragionevole attendersi, lontano da propaganda elettorale e guitti arruffapopolo, generalmente non sa che pesci pigliare. Qui di seguito un breve commento alle notizie sull’energia apparse sui maggiori quotidiani italiani questa settimana. Spero possa esservi d’aiuto.

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Cosa succede se aumenta il prezzo del petrolio

Alti costi di estrazione -> alti costi energetici -> indebitamento sovrano – > crescita massa monetaria -> minore fiducia negli asset tradizionali come azioni e dollari -> afflusso dei soldi nelle commodities -> ancora più indebitamento sovrano -> crescita massa monetaria … kaboom

[dal blog di Anna Ryden, una che pensa]

Oggi a che punto stiamo? Stiamo al punto che i prezzi delle commodities più importanti – energia, metalli, minerali, agricoltura e cibo – sono in salita costante già dall’estate 2009 e che alcune economie europee hanno problemi a sostenere il peso del loro debito pubblico. Per cui ci siamo in pieno. Come se ne esce? Già da qualche anno l’Unione Europea si muove secondo le direttive del progetto “Europa 2020″, per assicurarsi una crescita sostenibile, con cui, in pratica, si sta tentando di separare il prezzo delle commodity fisiche da quello dei rispettivi derivati finanziari per mettersi al riparo, tra l’altro, da speculazione e similari. Incrociamo le dita, sennò … kaboom.

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