Simboli e retoriche della decrescita
20 marzo 2012 62 commenti
Il TAV è il primo caso in cui una classica sindrome Nimby si trasforma nella condivisione e teorizzazione di massa della teoria della decrescita felice. [..] L’idea che hanno in testa i NO TAV, sopratutto quelli del movimento di solidarietà ai valligiani, ovunque abitino in Italia, è quello di un mondo esplicitamente, dichiaratamente in decrescita. L’opera è inutile perché il fabbisogno di trasporto cala. E, nelle parole del più conseguente e maturo NO TAV della Val di Susa, Luca Mercalli, è bene che il fabbisogno di trasporto cali, perché bisogna ricentrare il mondo sulle produzioni locali, sul Km zero, e comunque ridurre la quantità di cose trasportate (ad esempio riducendo gli imballi, ecc.).
[Corrado Truffi su iMille-magazine, oggi]
Peccato che le cose non siano semplici come la fanno i decrescisti à la Mercalli.
E’ da un po’ che volevo scrivere qualcosa sulla decrescita, ma per mancanza di tempo non ci sono mai riuscito. Questo non vuol essere un post esaustivo sull’argomento, quanto un work-in-progress per districarsi in quel crogiuolo di opinioni e cialtronerie che è diventata la decrescita sui media italiani.





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