Simboli e retoriche della decrescita

Il TAV è il primo caso in cui una classica sindrome Nimby si trasforma nella condivisione e teorizzazione di massa della teoria della decrescita felice. [..] L’idea che hanno in testa i NO TAV, sopratutto quelli del movimento di solidarietà ai valligiani, ovunque abitino in Italia, è quello di un mondo esplicitamente, dichiaratamente in decrescita. L’opera è inutile perché il fabbisogno di trasporto cala. E, nelle parole del più conseguente e maturo NO TAV della Val di Susa, Luca Mercalli, è bene che il fabbisogno di trasporto cali, perché bisogna ricentrare il mondo sulle produzioni locali, sul Km zero, e comunque ridurre la quantità di cose trasportate (ad esempio riducendo gli imballi, ecc.).

[Corrado Truffi su iMille-magazine, oggi]

Peccato che le cose non siano semplici come la fanno i decrescisti à la Mercalli.

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Pensieri sulla decrescita

E’ da un po’ che volevo scrivere qualcosa sulla decrescita, ma per mancanza di tempo non ci sono mai riuscito. Questo non vuol essere un post esaustivo sull’argomento, quanto un work-in-progress per districarsi in quel crogiuolo di opinioni e cialtronerie che è diventata la decrescita sui media italiani.

Cominciamo dall’inizio: cos’è la decrescita? Decrescita è un termine che abbraccia tante discipline – economia, ecologia, eccetera – e parte dall’assunto che le risorse naturali sono limitate. Di conseguenza, non si può immaginare un sistema a crescita infinita. Sulla decrescita è cresciuto negli anni un coacervo di idee e movimenti anti-produttivisti, anti-consumisti, anti-capitalisti ed ecologisti, in conflitto con (quasi) tutto, spesso anche tra di loro. In Italia, i decrescisti più famosi sono certamente Maurizio Pallante e Luca Mercalli, anche se sulla decrescita si sono espressi di recente Serena Dandini, Carlo Petrini e Sandro Veronesi.

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