Marchionne va in America

Chrysler ha quadruplicato i profitti rispetto a un anno fa. E’ il miglior risultato del gruppo dal 1998. Mica bubbole.

Quanto guadagna Marchionne

Sergio Marchionne, ad di Fiat spa, ha incassato 2,45 milioni di stipendio nel 2011 più 12 milioni di fair value delle azioni gratuite maturate; altri 2,55 milioni gli sono arrivati in qualità di presidente di Fiat Industrial, la società di camion e trattori scoporata da Fiat all’inizio del 2011. Per il manager italo-canadese fanno in totale circa 17 milioni di euro di cui 5 di stipendio; la somma dei due stipendi rappresenta un aumento consistente (+42%) rispetto ai circa 3,5 milioni incassati nel 2010.

[Da Il Sole 24 Ore]

FIAT e la 500 in America

Secondo il World Street Journal, la 500 in America è stato uno dei peggiori flop commerciali del 2011. Peccato, perchè quella della 500 in USA era una sfida imprenditoriale coraggiosa. Sui siti specializzati e non si leggono le solite accuse su Marchionne e sull’imminente crollo di FIAT. Ora, un paio di considerazioni.

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Non sarà un grande anno

Durante una conferenza stampa, Marchionne ha rilasciato alcune dichiarazioni relative alla situazione del mercato italiano ed alle prospettive per il 2012. Senza troppo giri di parole, Marchionne si è dichiarato estremante preoccupato.

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A Sergio quel che è di Sergio

Le motivazioni con le quali Sergio Marchionne ha annunciato, con un certo clamore, di voler uscire dalla Confindustria sono comprensibili. La competizione globale non fa sconti a nessuno e vendere automobili nelle settimane in cui i mercati si muovono con l’incubo del double dip , della doppia recessione, è un autentico mal di testa. Il manager che guida la Fiat teme che quelle che sono le difficoltà del suo progetto, legate al dispiegarsi dell’avventura americana e all’attesa dei nuovi modelli, vengano acuite da un contenzioso giuridico-sindacale fitto di cause e di ricorsi che giudica insostenibile. Ma riconosciuto a Sergio quel che è di Sergio, va detto che la divisione del fronte imprenditoriale è un errore. Non è il momento. Viviamo una fase delicata della storia nazionale, da due mesi scrutiamo con angoscia l’andamento dello spread tra i nostri titoli e i bund tedeschi, la BCE ci ha scritto una lettera alla quale nessuno ha risposto, la politica attraversa uno dei momenti più bassi della sua credibilità, il governo un giorno annuncia provvedimenti per la crescita e il giorno dopo se li dimentica, le imprese si trovano a far fronte a un serissimo rischio di stretta creditizia che rischia di pregiudicare gli investimenti dei prossimi dieci anni.

[Da Il Corriere della Sera]

Marchionne veste Prada

In Italia si è generalmente sempre poco teneri con Fiat. Un po’ perchè in passato sono state prese decisioni discutibili un po’ perchè parlar male di Fiat è uno sport nazionale. Il presente tuttavia non è cosí brutto come lo si dipinge. Anzi. Una giuria composta da giornalisti ed esperti di 36 paesi a recentemente assegnato il titolo di International Engine of the year 2011 e ben quattro premi al motore TwinAir, la tecnologia di punta di Fiat, più un altro paio di premi al motore V8 della Ferrari 458. Ah, e Marchionne è pure finito nella lista delle 100 personalità che secondo il Time hanno cambiato il mondo.

Marchionne e il futuro dell’auto

il mio articolo per iMille

Diciamolo, Marchionne non è probabilmente una tra le persone più amate in italia. Sono molte le scelte dell’amministratore delegato di Fiat che hanno fatto discutere: il referendum di Mirafiori, la partecipazione in Chrysler, i SUV, solo per citare i più recenti. Ma la scelta che da sempre rende perplessi, e fa generalmente inalberare, gli ambientalisti italiani è la sua visione sul futuro dell’auto, quando il petrolio sarà scarsamente reperibile o troppo costoso. Mentre il mondo dell’auto guarda all’elettrico con sempre maggiore interesse e i Motor Show mondiali sono invasi da concept car di veicoli elettrici, Marchionne non perde occasione per esprimere dubbi sul presente e il futuro dell’auto elettrica.

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FIAT, referendum e il mercato globale

Una bella e addolorata analisi di Ezio Mauro, su Repubblica:

Il significato della partita di Mirafiori è [..] la ridefinizione, dopo tanti anni, del rapporto tra capitale e lavoro.

Se devo vendere nel mercato globale – dice Marchionne all’operaio – devo produrre al costo e alle condizioni di quel mercato, e se in Italia le condizioni e i costi sono diversi devono adeguarsi: solo così io investirò a Mirafiori, altrimenti andrò in Canada.

Dammi dunque il tuo lavoro secondo le mie necessità, in cambio ti darò più salario e il posto. Non c’è altro perché il posto, in tempi di crisi e di esclusione sociale, diventa la suprema garanzia e ne assorbe ogni altra. Anzi, perché l’investimento sia redditizio, ho bisogno di un controllo totale della produzione, via dunque i diritti (lo sciopero, la rappresentanza) perché sono una variabile indipendente, che rompe il modello di controllo: questo è il nuovo diritto-dovere in cui si esercita la libertà d’impresa. Le ragioni di Marchionne sono quelle della globalizzazione. Ma ci sono anche le ragioni degli altri, che sono le ragioni di tutti, perché chiamano in causa addirittura la democrazia.

Noi vediamo che in questo schema il rapporto tra capitale e lavoro si semplifica perché perde ogni cornice, si rinchiude nella fabbrica, smarrisce ogni valenza nazionale, dunque simbolica, quindi politica. Separato dai diritti, il lavoro torna ad essere semplice prestazione, merce. Ma insieme con i diritti, il lavoro diventava un elemento di dignità e di emancipazione (concetti più ampi del solo, indispensabile salario), dunque di cittadinanza, dando un senso alla Costituzione che lo pone a fondamento della Repubblica proprio per queste ragioni, intendendo in sostanza che senza libertà materiale – nel senso più largo ma anche più concreto del termine – non c’è libertà politica.

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