I problemi col nuovo Conto Energia

il mio articolo per iMille-magazine

Di recente sono circolate le bozze del nuovo Conto Energia, il quinto, e del decreto per le altre rinnovabili elettriche. Su tali bozze è montata una valanga di proteste dagli addetti ai lavori, assieme agli immancabili complottismi. Che succede?

Ma andiamo con ordine. Per prima cosa i fatti: il nuovo Conto Energia e il decreto elettrico riducono gli incentivi alle rinnovabili e istituiscono dei registri nazionali per le rinnovabili. I registri stabiliscono volumi massimali predefiniti, per anno e per tecnologia, e creano graduatorie seguendo criteri di priorità, con l’obbligo di iscrizione ai registri nazionali per avere accesso agli incentivi.

Leggi il resto dell’articolo

Come se la passa il mercato dell’auto

Senza mezzi termini, male. Gli esperti stimano che quest’anno le vendite di auto in Europa dovrebbero diminuire del 5-7% circa. Tuttavia, le vendite registrate nei primi due mesi del 2012 evidenziano numeri anche peggiori. Nel mese di febbraio 2012, le vendite di UE più Svizzera, Norvegia e Islanda sono diminuite del 10% circa rispetto a un anno fa. Una domanda lecita è se la crisi dell’euro-zona stia creado in Europa un mercato dell’auto dove vendono solo i modelli economici. Beh, non proprio.

Leggi il resto dell’articolo

Simboli e retoriche della decrescita

Il TAV è il primo caso in cui una classica sindrome Nimby si trasforma nella condivisione e teorizzazione di massa della teoria della decrescita felice. [..] L’idea che hanno in testa i NO TAV, sopratutto quelli del movimento di solidarietà ai valligiani, ovunque abitino in Italia, è quello di un mondo esplicitamente, dichiaratamente in decrescita. L’opera è inutile perché il fabbisogno di trasporto cala. E, nelle parole del più conseguente e maturo NO TAV della Val di Susa, Luca Mercalli, è bene che il fabbisogno di trasporto cali, perché bisogna ricentrare il mondo sulle produzioni locali, sul Km zero, e comunque ridurre la quantità di cose trasportate (ad esempio riducendo gli imballi, ecc.).

[Corrado Truffi su iMille-magazine, oggi]

Peccato che le cose non siano semplici come la fanno i decrescisti à la Mercalli.

Leggi il resto dell’articolo

Ottanta milioni di auto

Vendute nel 2011. Erano poco più di 60 milioni nel 2008, l’anno della crisi. La metà di quegli ottanta milioni di auto vanno in Asia.

Un mondo senza petrolio

il mio articolo per iMille-magazine.

Il prezzo del petrolio è in aumento. Da tempo economisti, esperti, opinionisti e un po’ tutti si scapicollano alla ricerca di spiegazioni e previsioni degli effetti del caro-petrolio sui mercati finanziari e sulla crescita economica.

Nell’attuale civiltà dei trasporti, il petrolio è un attore fondamentale che influenza la performance economica dei singoli paesi e dell’economia mondiale in molti modi. Secondo la teoria economica standard, infatti, l’aumento del prezzo del petrolio origina infatti:
- trasferimento di reddito dai paesi consumatori ai paesi produttori, dato che i primi devono pagare di più i secondi per le importazioni di greggio;
- aumento generalizzato dei costi di produzione di beni e servizi;
- aumento dei prezzi e dell’inflazione;
- riduzione dei profitti aziendali sui mercati finanziari (settore petrolifero escluso);
- compressione degli investimenti di aziende e privati, per la scarsa fiducia nella crescita futura;
- compressione della spesa privata, e conseguente impatto sulle finanze pubbliche.

Leggi il resto dell’articolo

Dove il mercato non arriva

Che l’era del picco del petrolio o, meglio, del petrolio a caro prezzo sia qui per restare è un dato di fatto ormai accettato dal mondo intero, fatta eccezione per qualche raro ottimista comunque in via d’estinzione. Gran parte della produzione mondiale di petrolio viene da pochi giacimenti petroliferi giganti che stanno rapidamente invecchiando: Ghawar (Arabia Saudita), Kirkuk (Iraq), Cantarell (Messico) e Burgan Maggiore (Kuwait). I nuovi giacimenti scoperti negli ultimi dieci anni non vanno nemmeno vicini a quelli vecchi. La produzione petrolifera di Norvegia, Messico e Regno Unito, inoltre, è in diminuzione da tempo. Per limiti geologi o economici poco importa: quel che importa è che l’era del petrolio “facile” è finita.

Leggi il resto dell’articolo

Pensieri sulla decrescita

E’ da un po’ che volevo scrivere qualcosa sulla decrescita, ma per mancanza di tempo non ci sono mai riuscito. Questo non vuol essere un post esaustivo sull’argomento, quanto un work-in-progress per districarsi in quel crogiuolo di opinioni e cialtronerie che è diventata la decrescita sui media italiani.

Cominciamo dall’inizio: cos’è la decrescita? Decrescita è un termine che abbraccia tante discipline – economia, ecologia, eccetera – e parte dall’assunto che le risorse naturali sono limitate. Di conseguenza, non si può immaginare un sistema a crescita infinita. Sulla decrescita è cresciuto negli anni un coacervo di idee e movimenti anti-produttivisti, anti-consumisti, anti-capitalisti ed ecologisti, in conflitto con (quasi) tutto, spesso anche tra di loro. In Italia, i decrescisti più famosi sono certamente Maurizio Pallante e Luca Mercalli, anche se sulla decrescita si sono espressi di recente Serena Dandini, Carlo Petrini e Sandro Veronesi.

Leggi il resto dell’articolo

Il picco del petrolio rivelato

il mio articolo per iMille-magazine

Last Shot in the Life of a LensIl picco del petrolio, sintetizzando brutalmente, è il momento in cui la domanda di petrolio raggiunge (e supera) l’offerta. Altrimenti detto, è il momento in cui non c’è abbastanza petrolio per tutti.

La discussione sul picco del petrolio risale al 1956, quando il geologo Hubbert predisse un picco nella produzione del petrolio in America intorno al 1970. Nel 1998, quasi 15 anni fa, Colin Campbell scrisse l’articolo The end of cheap oil, rifacendosi ad Hubbert. Campbell sosteneva che le riserve petrolifere mondiali si stavano impoverendo a causa del crescente e eccessivo sfruttamento. Sostenuto da dati empirici, Campbell prevedeva l’imminenza di un picco mondiale della produzione di petrolio, cercando di capire e quantificarne l’impatto sulla società, l’economia, e le vite della gente comune. Da allora, sul picco del petriolio sono stati scritti centinaia di articoli, alcuni intelligenti altri meno, oltre ai tre film della serie di Mad Max, che più di tutti hanno lasciato un segno nell’immaginario comune sulle conseguenze della scarsità di petrolio.

Leggi il resto dell’articolo

Il vento soffia in Cina

La notizia non è nuovissima, ma è passata quasi inosservata: Vestas, il più grande produttore mondiale di turbine eoliche, ha annunciato il taglio del 10% dell’intera forza lavoro in America. Solo un anno fa, Vestas annunciava il licenziamento di 3.000 persone in Danimarca (il 40% dell’intera forza lavorativa danese).

I motivi? La solita concorrenza cinese, agguerrita più che mai, che ha abbattuto prezzi e margini del mercato delle turbine eoliche forte dei soliti aiuti di stato finanziamenti statali, erogati allo scopo da Pechino.

Poi non dite che qui non lo si era già scritto. Ah, la prossima volta parliamo del picco del petrolio e dell’articolo su Nature, promesso.

Cento chilometri con un litro, in vendita

Probabilmente pochi ricordano la XL1. Ibrida diesel-elettrica di Volkswagen, il cui prototipo fu presentato l’anno scorso al Motor Show in Qatar. La XL1 percorre 100 chilometri con 0.9 litri ma, come molti dei prototipi visti ai Motor Show pareva destinata all’oblio. Beh, parrebbe che questa volta sarà diverso: VW ha annunciato la commercializzazione della XL1 a partire dal 2013, sperabilmente con prezzo al di sotto della stratosfera. Vedremo.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 42 other followers