Trasporto urbano intelligente

Da molti anni, quasi tutte le città mondiali sono impegnate coi problemi del trasporto urbano ben noti a tutti: crescente congestione per aumento dei veicoli privati, problemi di sicurezza, inadeguatezza delle infrastrutture per mancanza di fondi e aumento dell’impatto ambientale (emissioni, energia, materiali). In breve, le grandi città sono fortemente dipendenti dal trasporto. Il trasporto, a sua volta è fortemente dipendente dal petrolio. Se poi nevica, come in questioni giorni, è un casino. Spero di non far offesa a nessuno se scrivo che agli ambientalisti le grandi città generalmente piacciono poco. Aggiungete il picco del petrolio, con un combustibile sempre più raro e costoso, e avete il mix perfetto per gli ambientalisti catastrofisti che prevedono (o sperano) il collasso delle città nel futuro prossimo.

Uno dei dibattiti più feroci e longevi è proprio quello sul tema del trasporto nelle grandi città che, in parole semplici, si riassume così: è possibile una città dove il trasporto avviene senza o con pochissime auto, tramite una rete di trasporto pubblico efficace e economicamente sostenibile?

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Petrolio, energia ed economia

Pochi giorni fa su questo blog si è parlato di economia del petrolio e delle risorse finibili. La teoria economica dello sfruttamento delle risorse naturali si basa essenzialmente sulla teoria marginalista. In sunto, essa prevede che, in una situazione di scarsità delle risorse conviene limitare l’estrazione ad un valore minimale, conservando l’eccesso per venderlo in futuro, ad un prezzo più alto. Come già scritto.

Dal punto di vista economico, questa situazione prende il nome di razionamento speculativo. Tecnicamente, si verifica quando il prezzo di mercato sale in modo tale da far crescere la rendita ad un saggio maggiore del tasso di interesse corrente. In termini più concreti e di maggior interesse comune, vuol dire che il picco del petrolio è reale ma il plateau attuale della produzione di greggio potrebbe durare molto a lungo, con buona pace dei catastrofisti.

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Cosa succede se aumenta il prezzo del petrolio

Alti costi di estrazione -> alti costi energetici -> indebitamento sovrano – > crescita massa monetaria -> minore fiducia negli asset tradizionali come azioni e dollari -> afflusso dei soldi nelle commodities -> ancora più indebitamento sovrano -> crescita massa monetaria … kaboom

[dal blog di Anna Ryden, una che pensa]

Oggi a che punto stiamo? Stiamo al punto che i prezzi delle commodities più importanti – energia, metalli, minerali, agricoltura e cibo – sono in salita costante già dall’estate 2009 e che alcune economie europee hanno problemi a sostenere il peso del loro debito pubblico. Per cui ci siamo in pieno. Come se ne esce? Già da qualche anno l’Unione Europea si muove secondo le direttive del progetto “Europa 2020″, per assicurarsi una crescita sostenibile, con cui, in pratica, si sta tentando di separare il prezzo delle commodity fisiche da quello dei rispettivi derivati finanziari per mettersi al riparo, tra l’altro, da speculazione e similari. Incrociamo le dita, sennò … kaboom.

Numeri, non aria fritta

E’ possibile vivere di energia rinnovabile? Probabilmente sì. Certamente non sarà facile. Nel libro Sustainable Energy without the hot air, David MacKay dà i numeri dell’energia sostenibile – quante pale eoliche, quanti pannelli, quanto uranio, quanto petrolio? – per un reality check senza preconcetti sull’energia. Avviso: il libro è discorsivo, ma sono 400 pagine di numeri (e qualche formula fisica). Sconsigliato a filosofi e laureati in lettere antiche. Un must per fisici, ingegneri e a chi ne ha le tasche piene di ideologie spesso puramente elettorali. La trovate nella solita Torre di Babele.

Come ti sconfiggo il picco /2

La Spagna dipende dalla Libia per il 13% delle sue importazioni di petrolio. Date le recenti turbolenze, il governo spagnolo ha deciso di abbassare la velocità massima consentita in autostrada da 120 a 110 Km/h, per limitare il consumo di carburante, e probabilmente incassare qualche multa (salata) in più.

Teoria e pratica del trasporto sostenibile

Il settore del trasporto – auto, merci ed aviazione – oggi rappresenta circa il 20% del consumo di energia mondiale e il 23% delle emissioni di CO2. In futuro ci si attende che cresca ancora, proporzionalmente alla crescita economica dei paesi emergenti.

In tempi di picco del petrolio, il trend è chiaramente non sostenibile, tanto che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha chiesto un taglio delle emissioni, e proporzionalmente dei consumi, del 50% entro il 2050.

Circa un anno fa, l’International Transport Forum (ITF), think tank strategico per il settore dei trasporti che si occupa dei problemi di trasporto di importanza strategica, ha reso noti i risultati di uno studio sul trasporto sostenibile – Moving toward sustainability – necessari a raggiungere gli obbiettivi di cui sopra.

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Ops

Un pannello di esperti presidenziali ha concluso che l’incidente che ha causato la gigantesca fuoriscita di petrolio nel Golfo del Messico l’anno scorso era evitabile.

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