La Russia e la battaglia del gas

La relazione tra Europa e Russia non è mai stata facile. Alcuni osservatori sostengono che la preoccupazione per la fornitura di gas dalla Russia è fuori luogo. n fondo, perfino durante la Guerra Fredda, la Russia – allora Unione Sovietica – è stato un fornitore affidabile e, contrariamente a quanto si pensi, a quel tempo la Russia riforniva l’Europa con più gas di quanto non faccia oggi.

Un’analisi più realistica, però, non può non notare che la relazione Europa-Russia negli ultimi anni si è fatta negli ultimi anni, per vari motivi. In pratica, le tensioni e le irritazioni tra i due partner sono all’ordine del giorno.

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Piano energetico europeo

A Bruxelles ci stanno finalmente provando. La proposta è che i progetti sull’energia di “interesse comune” ricevano trattamenti prioritari rispetto agli altri. Il cambiamento, nell’Europa Unita delle nazioni Indipendenti, sarebbe di vasta portata. La ragione per cui Bruxelles vuole introdurre tale sistema è perché teme che, senza di esso, lo sviluppo delle infrastrutture energetiche essenziali non sarà adeguato allo scopo. Il che, a sua volta, metterebbe in pericolo la realizzazione dei tre obiettivi principali della politica energetica europea: sostenibilità, competitività e sicurezza dell’approvvigionamento. Incrociate le dita, questa potrebbe la volta buona.

Questa è la lista delle 12 infrastrutture europee prioritarie:

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Cosa succede se aumenta il prezzo del petrolio

Alti costi di estrazione -> alti costi energetici -> indebitamento sovrano – > crescita massa monetaria -> minore fiducia negli asset tradizionali come azioni e dollari -> afflusso dei soldi nelle commodities -> ancora più indebitamento sovrano -> crescita massa monetaria … kaboom

[dal blog di Anna Ryden, una che pensa]

Oggi a che punto stiamo? Stiamo al punto che i prezzi delle commodities più importanti – energia, metalli, minerali, agricoltura e cibo – sono in salita costante già dall’estate 2009 e che alcune economie europee hanno problemi a sostenere il peso del loro debito pubblico. Per cui ci siamo in pieno. Come se ne esce? Già da qualche anno l’Unione Europea si muove secondo le direttive del progetto “Europa 2020″, per assicurarsi una crescita sostenibile, con cui, in pratica, si sta tentando di separare il prezzo delle commodity fisiche da quello dei rispettivi derivati finanziari per mettersi al riparo, tra l’altro, da speculazione e similari. Incrociamo le dita, sennò … kaboom.

Europei uniti

Pare che finalmente a Bruxelles abbiano capito la necessità di un piano energetico europeo e stiano cominciando a muoversi.

Crisi economica ed energia

In queste ultime settimane abbiamo assistito a crisi economiche sparse. Le polemiche sono state all’ordine del giorno per i declassamenti operati o minacciati dalle agenzie di rating internazionali, per le responsabilità nei crolli di borsa e per la bontà delle manovre finanziarie o degli interventi straordinari di stimolo economico. Il tutto è riassumibile in poche parole: le economie avanzate, quelle dei paesi occidentali per intenderci, non crescono più in fretta come dovrebbero, come quelle dei paesi emergenti Cina in testa, oppure non crescono affatto, come l’Italia da oltre un decennio. Le iniezioni di cospicuo denaro pubblico degli ultimi anni non hanno ottenuto gli effetti sperati.

Già un paio di anni fa, dopo la crisi dei mutui sub-prime americani, il crollo verticale delle borse mondiali e l’apertura della stagione dei licenziamenti di massa, assieme al sempre ottimo Corrado Truffi scrissi sulle ragioni sottostanti dell’affanno delle economie avanzate: l’aumento dei costi dell’energia e il sempre minor rendimento energetico (EROEI) delle fonti.

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