Buona Pasqua, diciamo

La vera storia delle uova pasquali, raccontata per intero su Il Post. C’entrano la religione, la tecnologia e le risorse naturali.

Dopo l’incidente a Fukushima

Il Giappone ha deciso di spegnere i reattori e sostituirli con le rinnovabili, no con il gas liquefatto, no riaccendono i reattori, no il carbone è meglio. Uff.

Cambio di paradigma

Anche quando ne parlano i liberisti fa comunque venire l’itterizia.

Il nesso tra sisma e petrolio

L’estrazione di petrolio potrebbe aver scatenato il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna due anni fa? Altamente improbabile.

Su I Limiti della Crescita

Da tempo volevo scrivere qualcosa sul rapporto del Club di Roma. Quello che negli anni ’70 ha plasmato indelebilmente l’ambientalismo moderno. Due settimane dopo aver provato a scrivere un articolo esaustivo sull’argomento, mi sono reso conto che non basterebbe una riga di libri per trattare tutto in dettaglio. Scrivo allora qui un primo post sull’argomento, semplificando al massimo, per fermare le idee e procedere oltre. I lettori mi scuseranno per lo stato di semi-apnea di questo blog nelle ultime due settimane.

Capitolo Primo. Quelli del Club di Roma. Fondato nel 1968, il Club prese il nome della città in cui si riunì per la prima volta (Roma) e divenne famoso per il successivo rapporto del 1972 sui limiti della crescita (The Limits to Growth). Grazie all’uso di un modello matematico, il rapporto conteneva una predizione del trend mondiale futuro per alcune macrovariabili (popolazione, produzione, cibo, inquinamento e risorse naturali) concludendo che la crescita economica del modello produttivista non potesse continuare indefinitamente. Al contrario, essa avrebbe trovato una soglia insormontabile nella limitata disponibilità di risorse naturali. In sunto: la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite non è possibile. Di più, si prevedeva che il collasso del sistema economico e sociale della civiltà moderna dovesse avvenire nel 21o secolo, ridimensionando bruscamente il numero degli abitanti sul pianeta.

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Duro, diffuso e irreversibile

Il nuovo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici.

Il fallimento della decarbonizzazione dell’economia globale

Il mio articolo per iMille-magazine

Il 21 marzo è stata celebrata la ricorrenza dell’entrata in vigore della convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. Sono numerose (e spesso fallimentari) le tappe e le conferenze susseguitesi nel corso degli anni: il Protocollo di Kyoto –  riduzione delle emissioni del 20 per cento entro il 2020, 20 per cento dell’energia da rinnovabili – e la fallimentare conferenza di Copenhagen del 2009 sono solo due esempi. Se da Parigi 2015 è lecito attendersi l’ennesimo vuoto spinto preannunciato, va segnalato come, negli ultimi 20 anni, le emissioni di CO2 sono aumentate da 350 a 400 ppm e le temperature globali non accennano a diminuire. In sostanza, l’obiettivo della decarbonizzazione dell’economia mondiale risulta fallito, per lo meno fin qui. In questo frangente l’UE ha deciso di puntare più in alto. La Commissione Europea ha recentemente varato un nuovo piano più ambizioso di Kyoto, sempre con l’obiettivo della decarbonizzazione dell’economia. La proposta è una riduzione delle emissioni del 40 per cento entro il 2030 assieme a un 27 per cento di rinnovabili.

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