Un passo avanti

Sul nucleare, solitamente i giornali riportano in prima pagina solamente le cattive notizie. Val la pena segnalare questa, anche se non è recentissima – la completa rimozione del combustibile dalla piscina del reattore numero 4 dopo l’incidente di Fukushima. Questo elimina uno dei rischi principali, la seria contaminazione atmosferica che, se una nuova scossa sismica avesse collassato l’edificio già danneggiato dall’esplosione nel reattore numero 3 adiacente, avrebbe potuto coinvolgere anche Tokyo. Probabilmente la migliore notizia da Fukushima che premia il difficile lavoro svolto in questi anni dagli operatori.

[hat tip: Enrico C.]

Economia del petrolio for dummies

La discussione su picco del petrolio e costo marginale si sposta su Il Post.

Quant F

La nuova supercar elettrica alimentata da un propulsore a cella elettrolita è dotata di due serbatoi da 250 litri di capacità che, pur con 250 litri di elettrolita, non sono pochi. Per i veicoli commerciali elettrici, lo sviluppo della tecnologia della cella a flusso potrebbe essere interessante per la facilità di rifornimento e per i potenziali minori problemi rispetto alla batteria e alla ben nota range anxiety. Finora sistemi di questo tipo si erano visti solo per sistemi statici per l’accumulo di energia. Come si dice in questi casi, attendiamo sviluppi.

[hat tip, segnalazione e contributo: Enrico C.]

Picco del petrolio e costo marginale

Il mio articolo per iMille-magazine

Decenni di discussioni sul picco del petrolio hanno prodotto fiumi di parole sull’entità delle riserve (e/o risorse) in rapporto alla produzione mondiale, ossia quanti anni di petrolio restano al mondo – il cosiddetto rapporto R/P (reserves-to-production ratio). Su questo magico numero, e sulle sue implicazioni per il futuro dell’economia moderna, sono cresciuti nel tempo un coacervo di movimenti e opinioni, alcune assennate altre meno. Economisti per cui le riserve di petrolio aumentano sempre, chi cerca trova e domani è un giorno nuovo, o geologi per cui l’aumento esponenziale della produzione prosciugherà le risorse petrolifere ieri, neanche il tempo di addormentarsi. Il problema è che ridurre la dinamica di sfruttamento del petrolio alla bruta quantità di greggio rimasto in rapporto alla produzione è spesso fuori bersaglio. Come ebbe a dire Morris Adelman [1], con poche parole ma molta saggezza:

Risorse finite è uno slogan vuoto; conta solo il costo marginale.

Esaminando le teorie del picco del petrolio attraverso la lente dell’economia molti elementi fattuali appaiono evidenti, comprese le recenti turbolenze del mercato petrolifero. Ma andiamo con ordine.

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Collasso!

Dopo la carta igienica, in Venezuela scarseggiano i preservativi.

Pronti via

La prima colonnina Fast Recharge Plus per auto elettriche è operativa a Pomezia.

Chi vince chi perde

Assoelettrica sulle conseguenze della caduta del prezzo del petrolio:

Per quanto riguarda i momentanei benefici per il settore dei trasporti (in particolare dell’autotrazione) che si registrano in Europa (prezzi dei combustibili di circa mezzo euro più bassi dello scorso anno) c’è chi vorrebbe colmare il ‘vuoto’ lasciato dal prezzo del barile sul costo dei carburanti con una carbon tax, cosa che si tradurrebbe in un prezzo stabile per i consumatori ed in una sostanziale sterilizzazione delle dinamiche di mercato ‘diretta’ dall’alto, un prezzo basso del petrolio non si tradurrebbe più in una maggiore domanda di carburanti. Le dinamiche di mercato sono comunque piuttosto rigide, negli Stati Uniti, dove il prezzo dei carburanti è gravato di pochissime tasse (17% per la benzina, 14% per il gasolio) il prezzo medio del gallone di benzina è oggi a 2,14 $, quasi la metà rispetto ai massimi di due anni fa ma si prevede per il 2015 un aumento dei consumi solamente dell’ 1,4% (fonte EIA). Chi ha più da pensare sono i produttori di auto elettriche o ibride plug-in, il gallone a 2$ non favorisce certo la sostituzione di un’auto tradizionale con una elettrica.

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