Ce la possiamo fare col riscaldamento globale?

Probabilmente no. O meglio, riusciremo sicuramente un giorno a promuovere politiche climatiche globali, ma non nei prossimi anni. [..] Tre sono i punti fondamentali dietro il pessimismo generale. (i) La grande crescita dei consumi energetici è prevista nei Paesi in via di sviluppo che, nei prossimi 20 anni conteranno per più di 3/4 delle emissioni mondiali. È altamente improbabile che molti di questi siano disposti a rinunciare a qualcosa. (ii) Gli effetti dei cambiamenti climatici variano molto da regione a regione, non sono sempre negativi e, soprattutto, sono molto difficili da stimare. Trovare un accordo globale, equo e condiviso, non è semplice. (iii) Per limitare il riscaldamento ai noti 2°C, circa 3/4 delle riserve mondiali già scoperte oggi di fonti fossili dovrebbero restare sottoterra. Significherebbe di fatto rinunciare ad estrarre petrolio, gas e carbone dai giacimenti già ritrovati a seguito di investimenti miliardari. Scenario difficile, visto l’indotto economico e occupazionale che ruota intorno a tali business.

[Energisauro su iMille-magazine, oggi]

Buona Pasqua, diciamo

La vera storia delle uova pasquali, raccontata per intero su Il Post. C’entrano la religione, la tecnologia e le risorse naturali.

Dopo l’incidente a Fukushima

Il Giappone ha deciso di spegnere i reattori e sostituirli con le rinnovabili, no con il gas liquefatto, no riaccendono i reattori, no il carbone è meglio. Uff.

Cambio di paradigma

Anche quando ne parlano i liberisti fa comunque venire l’itterizia.

Il nesso tra sisma e petrolio

L’estrazione di petrolio potrebbe aver scatenato il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna due anni fa? Altamente improbabile.

Su I Limiti della Crescita

Da tempo volevo scrivere qualcosa sul rapporto del Club di Roma. Quello che negli anni ’70 ha plasmato indelebilmente l’ambientalismo moderno. Due settimane dopo aver provato a scrivere un articolo esaustivo sull’argomento, mi sono reso conto che non basterebbe una riga di libri per trattare tutto in dettaglio. Scrivo allora qui un primo post sull’argomento, semplificando al massimo, per fermare le idee e procedere oltre. I lettori mi scuseranno per lo stato di semi-apnea di questo blog nelle ultime due settimane.

Capitolo Primo. Quelli del Club di Roma. Fondato nel 1968, il Club prese il nome della città in cui si riunì per la prima volta (Roma) e divenne famoso per il successivo rapporto del 1972 sui limiti della crescita (The Limits to Growth). Grazie all’uso di un modello matematico, il rapporto conteneva una predizione del trend mondiale futuro per alcune macrovariabili (popolazione, produzione, cibo, inquinamento e risorse naturali) concludendo che la crescita economica del modello produttivista non potesse continuare indefinitamente. Al contrario, essa avrebbe trovato una soglia insormontabile nella limitata disponibilità di risorse naturali. In sunto: la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite non è possibile. Di più, si prevedeva che il collasso del sistema economico e sociale della civiltà moderna dovesse avvenire nel 21o secolo, ridimensionando bruscamente il numero degli abitanti sul pianeta.

Leggi il resto dell’articolo

Duro, diffuso e irreversibile

Il nuovo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 146 follower