Nano e giganti

E’ di pochi giorni fa la notizia che FIAT molto probabilmente bucherà il target di auto vendute per il 2010 in India. Si parla di solamente 24mila veicoli proditti contro i 46mila previsti. Il CEO di FIAT-India si giustifica dicendo che è colpa della competitività del mercato. Eppure negli ultimi due anni il marchio aveva fatto segnare il maggiore incremento percentuale. A cosa si deve questa improvvisa frenata?

La posizione di FIAT in terra indiana è quantomeno peculiare. Il mercato indiano è succulento ma estrememente orientato al consumo interno. Il governo, infatti, impone pesanti dazi sui beni importati (quasi il 100% del valore del prodotto). Ovvio che, per vendere in India, i costruttori d’auto siano di fatto costretti a produrre in India le auto da vendere in loco. Per quanto riguarda FIAT-India, però, spulciandone i listini, emerge la disponibilità di pochissimi modelli: Grande Punto, Palio e Linea. E costicchiano pure, a dirla tutta.

La Palio, la più economica delle tre, viene 5000euro circa. Nemmeno esageramente costosa ma, a guardar meglio, lo diventa se paragonata alla Tata Nano. L’auto più economica del mondo, così come l’ha definita la stampa di mezzo mondo, è infatti disponibile sul mercato da un anno e mezzo, mese più, mese meno, e costa meno di 1700euro, un terzo della FIAT più economica. Nell’anno del debutto (2009) Tata Motors aveva dichiarato di aver ricevuto prenotazioni per qualcosa come mezzo milione di pezzi. Fate voi le proporzioni col venduto FIAT in India. FIAT e Tata hanno pure una joint-venture in India, tramite cui FIAT è entrata nel mercato indiano. E’ dunque spiegabile la strategia di FIAT di non produrre auto supereconomiche, per non entrare in concorrenza con Tata sul mercato low cost.

A FIAT-India allora che resta? Due strade, fondamentalmente. O aggredire il mercato di fascia alta, dominato dai modelli tedeschi oppure farsi rivenditore della Tata Nano in America, sfruttando la recente acquisizione di Chrysler. La prima è un’opzione che l’azienda di Marchionne ha dimostrato fin qui di non voler perseguire con decisione. La seconda invece è ostacolata da problemi di natura economico-legislativa. L’omologazione di una Tata Nano agli standard di sicurezza del mercato americano, infatti, ne potrebbe portare il prezzo sugli 8000euro, togliendole la sua arma migliore (il prezzo) e rendendola un fallimento annunciato. In questa situazione è possibile che Marchionne decida di giocare d’attesa, monitorando l’evoluzione degli incentivi per veicoli elettrici negli USA per poter piazzare sul mercato una versione ibrida della Tata Nano. Vedremo.

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