Carburanti: ragioniamo

E’ fatto oramai noto a tutti che quantità e qualità di petrolio estratto si stanno abbassando. C’è sempre meno petrolio e sempre più difficile da raffinare.

Nell’immediato futuro, il costo della benzina non può che aumentare.

Il diesel è un sottoprodotto della raffinazione della benzina, che è più leggera e consente ai costruttori una migliore ottimizzazione delle prestazioni del motore. Dato che il greggio estratto sta diventando sempre più pesante, la benzina prodotta diventa quindi sempre più rara e costosa e il diesel – generalmente prodotto dalla distillazione frazionata o da cracking – ne esce avvantaggiato.

I greggi di partenza non sono mai uguali, ragion per cui diesel diversi vengono miscelati tra loro e con altri prodotti per smussarne le differenze e aumentare la compatibilità con motori diversi. I produttori possono garantire il motore ma non possono garantirne il rendimento con combustibili troppo diversi tra loro. La mia Hyundai, per esempio, non digerisce benissimo il diesel Shell ma zompa come un fringuello con quello della Total. Certo, il motore non si rompe ma la differenza in prestazioni è comunque palpabile.

Negli USA, per la miscelazione col diesel convenzionale, è omologato anche l’uso di un 5% massimo di biodiesel, combustibile ottenuto da fonti rinnovabili quali oli vegetali e grassi animali. Il limite del 5% è una misura di massima sicurezza temporanea. Mancano infatti ancora gli standard per testare maggiori percentuali percentuali di biodiesel e si preferisce andare sul sicuro.

C’è però da scommettere che il limite di biodiesel utilizzabile nella miscelazione col diesel convenzionale si alzerà velocemente, per ovviare alla mancanza di benzina sul mercato. Non è un caso che Neste Oil ha appena inaugurato un impianto di produzione di biodiesel a Singapore. Costato 550 milioni di dollari e capace di produrre 800mila tonnellate di combustibile all’anno, stando alle dichiarazioni l’impianto promette “carburanti eccellenti che possono essere miscelati col diesel convenzionale”, “compatibili con l’attuale tecnologia diesel senza apportare alcuna modifica”.

Sono allora chiare due cose. La prima è il business dell’automobile resterà forte e saldo ancora per lungo tempo. Impianti come quello della Neste Oil hanno tempi di ritorno di investimento di 10-15 anni. Uno non li costruisce se pensa che il business finirà dall’oggi al domani.

La seconda cosa è che, nel breve-medio termine, per le nostre auto useremo sempre più una tecnologia funzionante e già nota da tempo: il motore diesel, alimentato con (crescente) aggiunta di biodiesel.

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