L’esercito senza petrolio

Rand Corporation è think tank di politica globale con sede a Santa Monica (California). Fondato 60 anni fa per consigliare il governo americano sulle questioni militari, Rand Corporation ha recentemente pubblicato uno studio dal titolo Alternative Fuels for Military Applications (carburanti alternativi per uso militare) con una conclusione semplice e diretta: il Dipartimento della Difesa americano sta sprecando il suo tempo con i carburanti alternativi. Non ne vale la pena.

Dal punto di vista tecnico, una serie di combustibili alternativi sono in grado di soddisfare le esigenze militari, ma non è sicuro quanto costeranno questi combustibili e quale effetto possono avere sull’ambiente, in particolare in termini di emissioni di gas serra.

Pressati dall’aumento del prezzo del petrolio e dalla previsione della scarsità dello stesso, i militari americani si stanno spendendo molto nella riconversione verde del settore bellico, in particolare sull’uso di biocarburanti ricavati dalle alghe in sostituzione dei combustibili fossili.

Con il suo studio, Rand Corporation tocca un nervo scoperto, sollevando il problema spesso taciuto della reale possibilità d’utilizzo nel breve termine dei biocombustibili ricavati dalle alghe, che gli autori dello studio considerano più o meno roba da laboratorio, e quindi non idonei per alcuna applicazione commerciale per ancora almeno 10 anni.

Se da un parte ci sono ancora molti investitori – e decine di laboratori – impegnati nella promessa di ottenere olio dalle alghe in quantità sufficiente da costituire un’alternativa solida all’uso di carburanti fossili, dall’altra è anche vero che quel sogno continua a rimanere tale nonostante anni ed anni di studi, ricerche e cospicui investimenti. Gli esperti di Rand Corporation sono scettici sul fatto che la tecnologia sarà pronta per il debutto entro il prossimo decennio, come invece sostiene l’esercito americano.

Lo studio però non riporta alcuna alternativa in sostituzione del biocombustibile ad alghe per il settore militare, anche il campo è limitato a due possibilità. La prima è dismettere l’esercito, per sopravvenuto picco del petrolio in assenza di alternative concrete. Considerato che stiamo parlando dell’America, la cosa assume proporzioni quasi bibliche. La seconda possibilità è riservare una quota del petrolio rimanente per operazioni belliche, possibilmente al fine di invadere i paesi che il petrolio ce l’hanno in casa ma non lo vogliono vendere ad un prezzo congruo. Questa opzione avrebbe l’effetto collaterale di generare in un sol colpo domanda e offerta – serve petrolio per andare a prenderlo e serve prenderlo per avere petrolio. Un mercato perfetto, se fosse che stiamo parlando di guerra.

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2 Responses to L’esercito senza petrolio

  1. Corrado says:

    Rand Corporation è anche una delle tante organizzazioni che ha guadagnato (e sponsorizzato) la guerra in Irak e che ha tutto l’interesse a propagandare il business as usal petrolifero….

    (sto pensando al problema degli early adopters nell’energia, prima o poi te ne parlo…)

    • Puo’ essere. In effetti la loro ricerca e’ piuttosto sgangherata. Pero’ su una cosa hanno ragione: il biocarburante dalle alghe a prezzi competitivi sul mercato tarda a materializzarsi. E da diversi anni. Restera’ una chimera?

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