Mobilità ibrida, trasporto italiano

il mio post per iMille

Trasporto e Italia sono da sempre un binomio difficile. Abbiamo il più alto numero di veicoli per abitante in tutta Europa – a Roma, ad esempio, l’80% dei residenti tra i 18 e gli 80 anni possiede un’automobile – quote ferroviarie molto modeste e un trasporto pubblico spesso inadeguato o inefficiente. In Italia si scontano oggi inedie ed errori accumulati negli anni passati.

Una soluzione unica al problema della mobilità italiana non c’è. Se da un lato le nuove tecnologie possono venire in aiuto, il primato spetta comunque alla politica. Sono necessari interventi strutturali per pianificare la domanda di mobilità e l’uso del territorio e per ridurre l’uso dei veicoli privati.

L’Italia ha però un vincolo di risorse: il debito pubblico oramai a quota 120% del PIL, che impedisce di fatto l’allocazione dei capitali necessari alle politiche di efficienza energetica e di trasporto.

I soldi ci sarebbero, se si recuperasse seriamente l’evasione fiscale, ma non è serio fondare politiche di spesa pensando di finanziarle con il recupero dell’evasione. Come giustamente scrive Marco Simoni su Italia Futura, ogni euro di evasione recuperato dovrebbe andare in riduzione delle aliquote.

Tocca quindi trovare un altro modo per finanziarle, quelle politiche.

L’incentivo per l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale deve allora essere finanziato in larga misura con una tassazione di scopo nello stesso settore dei trasporti. Ad esempio, facendo pagare tasse di circolazione molto più alte a seconde, terze e quarte auto di famiglia e/o introducendo pedaggi di ingresso nei centri urbani e/o tariffando la sosta nei centri urbani in modo molto più deciso di quanto non si faccia oggi. Si tratta di politiche per nulla facili nell’Italia del diritto divino al possesso dell’auto, ma appunto sono politiche innovative, che è quel che cerchiamo, mi pare.

C’è un ulteriore motivo che rende auspicabili politiche di incentivo di questo genere, ed è quello di sostenere l’occupazione nel settore industriale del trasporto italiano, trainandolo verso la riconversione verde.

Gli incentivi vanno concessi per l’acquisto di auto ibride o elettriche ma non solo. In ambito cittadino, infatti, gli incentivi vanno usati per l’acquisto di scooter ibridi/elettrici, assieme alla costruzione di punti ricarica in luoghi strategici (nei parcheggi, nei normali distributori di benzina, nei parcheggi di uffici e università, etc) analogamente a quanto effettuato a Firenze di recente.

Gli scooter ibridi/elettrici sono infatti l’elemento chiave. In città, ma non solo, seconde e terze auto vengono utilizzate monopassaggero principalmente per andare al lavoro percorrendo non più di 20-30Km al giorno, per i soliti motivi – perché i mezzi pubblici fanno schifo, perché l’auto concede più flessibilità, eccetera.

I moderni scooter ibridi/elettrici hanno una batteria elettrica con autonomia di 20-30Km e un serbatoio di benzina complementare.

Il mattino si esce di casa, se la batteria è scarica la si ricarica al distributore, si va al lavoro, dopo lavoro si va a scuola a prendere il pupo o al supermercato a far spese e si ritorna a casa. Tutto in 30Km, completamente a elettricità. I possessori di un garage privato o condominiale possono ricaricare lo scooter privatamente durante la notte.

Se la batteria si scarica prima di arrivare a destinazione entra in gioco il serbatoio di benzina – è uno scooter ibrido elettrico-benzina, ricordate? – con autonomia di oltre 100Km. A piedi dunque non si resta e, nel 90% dei casi, lo scooter sarà alimentato puramente ad elettricità. Con tanti saluti al caro-benzina, alla dipendenza dal petrolio, all’inquinamento e anche all’estenuante ricerca di un parcheggio.

Incentivare l’uso di scooter ibridi-elettrici per il trasporto cittadino ha molteplici vantaggi rispetto alle auto ibride o elettriche – spazio, materiali, parcheggio – ma ve n’è uno su tutti: il costo.

Il tallone d’Achille dei veicoli ibridi/elettrici è infatti l’alto costo iniziale che grava sulle spalle dell’utente e che serve a pagare le batterie. Gli scooter hanno una batteria più piccola delle auto elettriche e costano quindi molto meno. Per rendere la spesa iniziale sostenibile all’utenza, basta allora usare una nota soluzione alla francese compatibile con la mentalità italiana: il leasing.

Gli incentivi ai veicoli ibridi/elettrici non spiazzerebbero eventuali (e prioritarie) politiche per il trasporto pubblico, più corpose e che richiedono tempi più lunghi, e che potrebbero essere finanziate con il tempo necessario.

L’utilizzo di energie rinnovabili non sempre è un buon affare. Spesso il costo è alto, a volte proibitivo. Tuttavia, l’aumento del prezzo del petrolio, prossimo ai 100$ al barile, sta chiaramente minando la sostenibilità di un’economia basata su di esso. Perseguire strategie alternative darà un ampio vantaggio su chi invece preferisce stare alla finestra a guardare e attendere.

(un ringraziamento a Massimo De Carlo ed ASPO-Italia per il fruttuoso scambio di idee)

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