La pericolosità del plutonio

il mio articolo per iMille

La novità del giorno è che a Fukushima hanno scoperta tracce di plutonio nei campioni di terreno. Novità che in Italia abbiamo già prontamente trasformato nel giudizio universale. Un paio di commenti sull’argomento.

Il plutonio è prodotto in tutti i reattori nucleari. Alcuni reattori giapponesi (tra cui uno dei reattori di Fukushima) usano “ossidi misti” (MOX) come combustibile, dalla cui fissione hanno origine sia plutonio che uranio. Domenico Coiante di ASPO Italia ha scritto un bell’articolo sui combustibili nucleari. Va tuttavia notato che ci sono tracce di plutonio nella maggior parte dei terreni nell’emisfero settentrionale, causati dai test delle armi nucleari degli anni 50 e 60. Inoltre, in natura si trovano minuscole quantità di plutonio presente in molti dei più grossi giacimenti di uranio – ma veramente minuscole – e quantità ancora più microscopiche di Pu-244 vengono depositate sulla Terra dalle esplosioni delle vicine supernove.

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Il castigo divino di De Mattei

Le recenti dichiarazioni di Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) secondo cui il recente terremoto in giappone sarebbe un “castigo divino” per le “nostre colpe personali e collettive ” ha avuto un duplice effetto. Il primo è stato ricordare che in Italia esiste il CNR. Il secondo che era meglio lasciarlo nel dimenticatoio.

Il fatto che una persona con un incarico pubblico di responsabilità sulla ricerca nazionale quale il vicepresidente del CNR, all’indomani di una catastrofe che ha ucciso migliaia di persone, si senta in dovere di farci partecipi delle sue personali credenze anziché, come dovrebbe, fare scienza e/o aiutare i soccorsi è, senza tanti giri di parole, dimostrazione plastica di un duplice bisogno: spianare il CNR e riformare la ricerca italiana.

Troppo zolfo nella benzina

Obama non ha mai fatto mistero che uno degli obbiettivi principali del suo governo è ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio. Oltre a sponsorizzare lo sviluppo dell’auto elettrica, lo scorso maggio l’amministrazione Obama ha incaricato l’EPA (Environmental Protection Agency) di considerare l’impatto del livello di zolfo nella benzina per la riduzione delle emissioni di gas serra. Tale revisione è tuttora in corso.

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Come investire in uranio e vivere felici

C’è molto movimento nel mercato dell’uranio, dopo il terremoto di magnitudo 9,0 e lo tsunami in Giappone. Le notizie di chiusure di centrali, accantonamento dei programmi nucleari e referendum infuocati stanno spingendo le quotazioni verso il basso. Il che apre interessanti opportunità d’investimento sul mercato dell’uranio. Ma conviene? Quanto del calo delle valutazioni dell’uranio sul mercato è dovuto a panic selling e quanto a motivi più strutturali?

Personalmente penso che molto del movimento attuale sia più emotivo che fondamentale per una semplice ragione: l’80% dell’uranio venduto ogni anno avviene con contratti generalmente lunghi (term market) mentre solo l’8% -12% avviene a pronta consegna (spot market). Il prezzo a lungo termine non è cambiato ed è fisso a 73 $/lb. E’ il prezzo spot, a breve termine, che è sceso a 60$/lb.

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Un mondo di vetro

Poesia pura.

E’ viva l’Italia

Quello che riporto di seguito lo ha scritto Luca Sofri, scrivendo di politica e processi decisionali. Si può applicare benissimo nel caso del “dibattito” sul nucleare in Italia – dibattito rigorosamente tra virgolette, perchè con pro- e anti-nuclearisti a prescindere già schierati a fianco di esperti dalle tesi visibilmente preconcette dubito si possa considerarlo tale. Buon compleanno, Italia. E scusa il ritardo.

L’Italia era una democrazia ed è diventata una demagogia: l’idea che alcuni scelti e preparati prendano delle decisioni competenti e sagge a nome di coloro che li hanno delegati – la democrazia rappresentativa – è stata rimpiazzata dall’idea del referendum permanente per cui l’unico ruolo dei leader politici è di ascoltare i cittadini e obbedire alle loro richieste. Abbiamo sostituito persone straordinarie con persone normali, abbiamo rimpiazzato la dote di capire la gente con quella di essere la gente. E chi cerca di ricostruire un dibattito su questo – negli Stati Uniti è assai avanzato – viene accusato di volta in volta di presunzione, snobismo, classismo, distanza dal paese reale. La demagogia è un sistema molto efficace e autoconservativo, che ha in se stessa la sua arma più efficace contro i critici: se critichi un demagogo è perché non te ne frega niente della gente. Ma come ha scritto ieri Massimo Gramellini: “sono le minoranze di entusiasti a fare la storia, per poi imporla ai pigri e agli scettici come epica collettiva”.

Poi bon. E’ tempo di tornare di energia e motori, su questo blog.

La ricerca, vista dalla parte dell’industria

Il mio articolo per Il Post

Come molti, ho letto l’articolo di Massimo Sandal a proposito della ricerca scientifica, recentemente pubblicato sul Post. L’autore racconta come la ricerca scientifica sia in mano alle agenzie che distribuiscono i fondi – nazionali e internazionali – che a loro volta sono concessi in base al potenziale ritorno economico della ricerca. A complicare le cose, il sistema accademico è organizzato sul principio “scala o muori”, per cui o scali il sistema – pubblicando articoli su articoli, lavorando otto giorni alla settimana e polverizzando la tua vita privata – e diventi professore o ti ritrovi in mezzo alla strada a 35-40 anni, dopo una vita spesa a fare ricerca, da dottorando a “PostDoc” (ricercatore post-dottorale, che ha un titolo di dottorato ma è non ancora indipendente). Come spiegava Sandal.

Sono stato dentro quel sistema fino a pochi anni fa: ne sono uscito per le ragioni brillantemente elencate da Sandal e sono entrato nel mondo della ricerca industriale. Ovvero oggi sono l’organo che crea la funzione, e definisce l’allocazione dei fondi per la ricerca accademica in funzione del ritorno economico. Detto altrimenti, sono il partner industriale. Uno di quelli grossi, il cui nome si trova anche sui cartelli stradali e che dovrebbe beneficiare al massimo di questo sistema confezionato su misura.

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