Terrore nucleare

Oramai non passa giorno senza che il mio account facebook non venga spammato da inviti a votare quattro SÌ al referendum di giugno. Le motivazioni sono sempre le stesse: SÌ per abolire il nucleare assassino di Chernobyl e SÌ per impedire al privato di specula sull’acqua pubblica. Basta. Punto. Corri a votare e stop, non c’è tempo da perdere. Ora, io il tempo da perdere ce l’ho e vorrei anche ragionare. Stiamo andando a votare per un referendum, per diamine, non al televoto del Grande Fratello per decidere se vince Jonathan o DJ Francesco.

Sull’acqua mi dichiaro ignorante, non ho le basi di economia necessarie e sono tutt’orecchi. Suggerisco questo articolo del sempre ottimo Corrado Truffi su iMille. Sul nucleare e sull’energia invece le basi le ho eccome.

Ad oggi, tolta l’emotività che una catastrofe naturale può suscitare e la conseguente deriva sulle decisioni di pancia, di elementi fattuali a favore del SÌ o del NO ne ho letti pochi, oserei dire proprio nessuno. Perchè la catastrofe giapponese ha avuto un duplice effetto. Da una parte ci sono i nuclearisti in precipitosa ritirata. Dall’altra blogger, attivisti e politici dal tempismo perfetto attaccano senza sosta, martellando sulle emozioni suscitate dagli eventi di Fukushima. In mezzo, una marea di opinioni di accademici in conflitto di interessi, opinionisti sull’energia laureati in letteratura cinese e noglobal in ritardo di dieci anni.

Personalmente non guardo con favore all’uso della catastrofe di Fukushima come argomento antinucleare: oltre a ritenerlo eticamente scorretto lo trovo un argomento debole. Con la propaganda della paura si ottengono forse piccoli successi nel corto periodo a prezzo di scatafasci nel lungo. Posso capire che rivoltare la strategia della paura contro un governo che ne ha abusato fino a ieri per approvare nefandezze di ogni tipo possa fare gola a molti, ma come diceva quello là “siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo”. Non mi piace nemmeno la propaganda dei sostenitori delle rinnovabili dietro l’angolo, secondo cui solare ed eolico sarebbero la pietra filosofale del nuovo millennio dell’energia infinita. Semplicemente non è così.

Altri argomenti dei referendari del SÌ, in ordine sparso: i) l’incapacità del governo in carica nel gestire anche l’ordinaria amministrazione; per cui, anzichè votarne un altro di cui fidarsi si abolisce il nucleare, ii) le infiltrazioni mafiose; per cui, anzichè combattere la mafia e/o predisporre misure di massima sicurezza si abolisce il nucleare, iii) l’incapacità degli italiani a far funzionare qualcosa di complesso; per cui, anzichè formare una generazione di tecnici ed esperti – il tempo non mancherebbe – si abolisce il nucleare e non ci pensiamo più. Questi, permettetemi, sono alibi da conservatori.

A monte di tutto, l’aspetto più enigmatico del rapporto tra gli italiani e l’energia nucleare: in Italia il nucleare è tabù. Out. Fuori. Non c’e’ numero o ragionamento che tenga. La paura è palpabile. Provate a discuterne: un paio di frasi e partono urla, accuse, sdegno. Semplicemente, nucleare è una parole che non puoi dire nemmeno per scherzo. Eppure ci sarebbero paesi che avrebbero molte più ragioni di noi per temere il nucleare. Mi vengono in mente Russia e Giappone, ovviamente, i paesi baltici invasi dalla nube di Chernobyl a loro insaputa, la Francia delle centinaia di reattori installati e funzionanti. Invece, terrorizzati e in prima fila contro l’energia dell’atomo ci siamo noi italiani, nonostante da noi non sia mai scoppiato nulla e la nube radioattiva di Chernobyl non ci abbia preso nemmeno di striscio. Perchè?

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8 Responses to Terrore nucleare

  1. pgc says:

    ciao Filippo,

    sono paolo, quello de I Mille Energia, groupp mi sembra morto e defunto. Mi sono ritrovato a tentare la strada del ragionamento in molti contesti, trovando la stessa chiusura che hai riscontrato te. Io lo faccio da antinuclearista, ma parziale e non dogmatico. Questo vuol dire che sarei pronto a cambiare idea se qualcuno mi mostrasse che il nucleare OGGI e IN ITALIA, conviene. Sono contrario al nucleare non per ragioni di sicurezza (chi si ricorda dove e’ accaduto l’incidente piu’ grave ad un impianto per la produzione di energia? Quanti morti in quel caso? Quanti i morti di Chernobyl e quelli di Fukushima? Chi sa dire qual’e’ la mortalita’ complessiva per ogni fonte di energia? I dati esistono ma interessano a pochi, gli altri si accontenano di presumere) ma per una serie di motivi. Vediamoli.

    1. L’incidente nucleare ha una portata teoricamente piu’ vasta e diffusa di altre fonti di energia e in grado di invalidare l’uso di una regione per un periodo estremamente piu’ lungo. In un Paese come l’Italia mi sembra che sebbene il rischio nucleare sia molto basso, se succedesse dovremmo rinunciare ad un pezzo di territorio per decenni.

    2. Penso che il rischio sia pianificabile fino ad un certo punto. Poi conta l’esperienza pratica. Quindi il margine di errore nella pianificazione del rischio e’ grande e se il danno e’ potenzialmente enorme, penso che si debba considerare anche questo aspetto. Per esempio: fino all’incidente del Challenger lo Space Shuttle era in teoria il vettore piu’ sicuro del mondo. Il giorno dopo era diventato il meno sicuro. Al contrario un incidente d’auto in piu’ non modifica il rischio statistico dell’auto, nonostante questa sia piu’ pericolosa. E tutto per un solo incidente dovuto all’incapacita’ di gestire le cose caratteristiche dell’essere umano. Detto questo, restano le vittime quotidiane del carbone e del petrolio (161 e 36, contro le… 0.04 del nucleare. Per TeraWatt, intendo…).

    2. Non sono convinto che il nucleare sia economicamente piu’ conveniente oggi. Ho letto ovunque dati, ma non mi pare di vedere questa convincente differenza.

    3. Vero: non mi fido di una gestione italiana del nucleare. Non perche’ gli italiani non sanno gestire (in fondo l’Alitalia non e’ meno sicura della Lufthansa o dell’Airfrance) ma perche’ nel settore costruzione e grandi impianti la mafia ha un impatto enorme e il lobbismo e’ stato spesso vincente a dispetto di ogni tentativo di controllo. Stime, budget, deadlines, saltano sempre e comunque e alla fine le scelte vengono fatte sempre in base a principi politici e mai di contenuto.

    4. Non mi piace l’idea che cresca il commercio di materiali radioattivi. Sai com’e’. Non si puo’ chiedere agli altri di rinunciare al nucleare civile sulla base di vari pretesti e poi fare diversamente.

    5. Hai ragione che non c’e’ ancora un modello economico che faccia uso prevalentemente di energie alternative in grado di rispondere a tutte le esigenze (autotrasporto incluso). Pero’ ci si puo’ puntare, almeno in prospettiva. E puntare sul nucleare sposterebbe una quantita’ enorme di risorse verso quel settore ritardando l’avvento di una soluzione definitiva, ovvero facente uso di energia rinnovabile.

    In conclusione: 2L8 per il nucleare. Troppe incertezze.

    un saluto

    • filippozuliani says:

      Ciao Paolo, che piacere leggerti. E’ tanto tempo che non ci sentiamo. Sui tuoi punti:

      1) hai ovviamente ragione. Questo a mio avviso e’ il problema maggiore del nucleare: il costo in caso di disastro. Diciamolo, a Fukushima probabilmente ci vivranno solo vecchi e poveri che non possono andarsene. Chi aveva comperato una casa ha visto l’investimento polverizzato, le aziende che avevano sede e capannoni nella zona se ne andranno. Insomma, e’ un danno economico incalcolabile, oltre che ambientale, che nemmeno uno stato puo’ garantire economicamente.

      2a) la statistica sulla mortalita’ da incidenti d’auto vanta una casistica di milioni di elementi all’anno. Al contrario, le centrali nucleari attive nel mondo sono solo 400. Il numero esiguo – come successo per il Challenger – rende aleatoria la valutazione delle code della distribuzione di probabilita’. In altri termini: si cerca di prevedere l’imprevedibile. Con i risultati prevedibili.

      2b) sto scrivendo un articolo sui numeri con Corrado. Anticipazione: il nucleare e’ piu’ conveniente, a patto di tenertelo pero’ per 60 anni, ma i numeri del confronto sono assai interessanti. L’articolo apparira’ tra un paio di settimane sul sito dei mille. Stay tuned.

      3) Come ho scritto nel pezzo, questi sono alibi da conservatori. Scusa, ma non credo alla fola che noi italiani siamo cazzari e gli altri no. Cosa siamo, geneticamente modificati?

      4) In linea di principio concordo con te. Ma le dimensioni del problema sono piu’ ridotte di quel che si pensa. Vedi il commento che ho dato a Marco nel seguito. Oltretutto la tossina butolinica e’ piu’ tossica del plutonio. Nessuno pero’ solleva casi di coscienza sul commercio del botulino.

      5) Vedi Paolo, qui le differenze tra i nostri approcci al problema energetico si fanno profonde. Per me fare una gara tra nucleare e rinnovabili e misurare chi ce l’ha piu’ lungo e’ sterile. Per un motivo semplice: stiamo al picco del petrolio. Questa sara’ la prima transizione energetica della storia da una fonte ad alto EROEI (petrolio) a una a EROEI minore (nucleare, rinnovabili, quel che vuoi). In passato era sempre successo il contrario (legna -> carbone -> petrolio). Ecco, la scelta che probabilmente saremo portati a fare non sara’ se nucleare o rinnovabili, ma se riempirsi di CO2 (gas/carbone) o sfruttare tutto lo sfruttabile (nucleare e rinnovabili). Quantitativamente parlandom l’energia del petrolio e’ semplicemente troppa per pensare di sostituirla con qualcos’altro che non sia tutto il resto. E probabilmente non bastera’ nemmeno, motivo per cui val la pena capire come utlizzare ogni fonte energetica al meglio, rischi inclusi.

      PS Si’, il fu gruppo de iMille-Energia ha visto tempi migliori.

  2. Marco says:

    Ciao Filippo, ho letto con grande interesse i tuoi articoli sulle terre rare e ti faccio i miei complimenti.
    Come Paolo (sopra) sono un “antinuclearista” ma “moderato” e concordo in tutto e per tutto su quello che ha scritto, aggiungendo che io veramente non mi fido della “gestione Italia”, motivo che (personalmente) ritengo abbastanza valido.
    Non ho le tue competenze e non posso neanche lontanamente discutere con te sul nucleare, ma volevo farti un paio di domande che potrebbero anche sembrare delle obbiezioni, ma non sono tali.

    1. l’indipendenza energetica è una chimera (stronzata) e ci sarà sempre qualcuno che ci guadagnerà (citavi al Molycorp e aggiungo che qui in Veneto negli ultimi anni parecchie aziende che facevano ricerche sul rinnovabile sono state comprate da aziende americane), questo è poco, ma sicuro.

    Ma come mai tutti parlano sempre e solo di NUCLEARE e la tecnologia è sempre la stessa da 50 anni (?), mentre il rinnovabile con molti meno investimenti ha fatto passi da gigante negli ultimi 10?
    Non è che quando tutti avremmo il nucleare chi produce uranio ti farà il prezzo e noi tutti c’è la mangiamo senza dire “A”?

    Piccolo esempio per il DIESEL ai nostri giorni o l’aumento spropositato che ha avuto negli ultimi 10 anni un minerale “povero” come il rame.

    Non potremmo provare a investire sulla ricerca e soprattutto sul RISPARMIO energetico di cui nessuno parla?
    Mi sembra di capire che non c’è alcuna proposta seria al riguardo; ho il nucleare o la fantomatica DIPENDENZA energetica dalla Francia o chicchessia.

    2. lo stoccaggio delle scorie? altro argomento di cui si parla poco. Saprai meglio di me quanti problemi creano e che nessuno ha ancora trovato una soluzione DEFINITIVA.
    Vedi il problemino delle miniere di Asse in Germania, che ogni giorno sono a rischio contaminazione.

    Non penso di essere una persona chiusa, ma sono alla ricerca di risposte e al momento questi due punti mi sembrano sempre un po “nebulosi”, tutti ci girano un po attorno.

    Spero che tu riesca a trovare 10 minuti del tuo tempo per darmi la tua opinione su queste mie riflessioni da ignorante in materie.
    Grazie e a presto
    Marco

    • filippozuliani says:

      Ciao Marco. Prima di tutto grazie dei complimenti. Poi vediamo se riesco a soddisfare i tuoi dubbi. Per punti:

      1) la tecnologia del nucleare non e’ affatto la stessa da 50 anni. Al contrario. Negli anni 50 e 60 c’erano le centrali di prima generazione, che erano reattori perlopiu’ sperimentali, oggi spenti. Le centrali attualmente in uso in tutto il mondo sono quelle di seconda generazione. Nel tempo sono stati sviluppati diversi tipi di reattori quali PWR, BWR, RMBK, CANDU oltre al FBR francese (Superphenix) oggi chiuso.

      Sul prezzo dell’uranio, se non v’e’ monopolio, non trovo ragione di preoccuparsi. Attualmente il 50% del materiale viene da due paesi civilissimi come Canada e Austrialia.

      Risparmio energetico: questione delicata. Risparmiare energia si puo’, certo, ma poi non comincerai a usarne di piú perche’ “te lo puoi permettere”? Si chiama paradosso di Jevons ed e’ una bestia ben nota a chi si occupa di risparmio energetico. In pratica, se con una casa ad alta efficienza puoi tenere 20 gradi spendendo poca energia, finisce che di gradi in casa ne tieni 25 perche’ “me lo posso permettere, tanto prima consumavo uguale”. Insomma, non e’ cosi’ facile come la si dipinge. Pero’ lo spazio c’e’, perche’ l’ottimizzazione energetica degli edifici della pubblica amministrazione consente di aggirare il problema (non alzi la temperatura perche’ e’ fissata dal custode secondo parametri fissi e bon).

      2) stoccaggio scorie. Questione su cui la disinformazione tocca i massimi storici. Qualche numero. Quante scorie produrrebbero u reattori che Berlusconi vorrebbe installare in Italia? Numeri: sono circa 80 tonnellate di scorie “high radiationi” all’anno. Da confrontare con i 5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno che produciamo con tutto il resto (processi chimici, industriali, etc). Fai te. In termini di volume sono 60 metri cubi all’anno. In 50 anni fa 3000 m3. E’ il volume di una piscina olimpica. In 50 anni. Non dico che le scorie non siano un problema, ma i freddi numeri danno una dimensione del problema molto ma molto meno apocalittica di quel che generalmente passa sui media.

      • Marco says:

        Ciao Filippo.
        Grazie 1000 per i chiarimenti. Concordo sul discorso del risparmio energetico, infatti più si produce e anche più si consuma, se costa meno poi…
        Solo che non sarei così drastico nella sensibilizzazione della gente, volendo si può cambiare un po la situazione… forse non tutti gli italiani (parlando di petrolio, vedi i SUV che per me gli farei pagare la benzina 5€ al litro…) ma almeno una parte.
        Anche partendo dai comuni visto che nella mia zona ci sono dei passanti nuovi con 1 lampione ogni 7 metri, non scherzo.
        Per quanto riguarda le scorie grazie per il chiarimento, però un po di dubbi rimangono sempre vista la pericolosità.

        Ho letto del libro di David MacKay, se non sbaglio avevano parlato anche su radio 2 di una ricerca simile, forse non da soluzioni ma almeno prova ad analizzare il problema.
        Aspetto l’articolo sui numeri che stai scrivendo.
        A presto!

  3. Pasquale says:

    Buonasera, sto leggendo da un poco di tempo questo blog e mi sembra molto concreto ed esplicativo. Vengono anche a me in mente alcune domande. Riguardo per esempio al problema delle scorie nella risposta data precedentemente, non sembra che per evitare la disinformazione la si faccia al contrario? Se è vero che le scorie siano “solo” 3000m3 in 50 anni perchè negli altri paesi (in Germania ed in America in particolare dove recentemente è stato bocciato un sito ritenuto sicuro come le Yucca Mountain) vengano ritenute un problema?
    P.S. Non mi pare che le scorie possano essere stoccate tutte insieme in un invaso tipo una piscina dismessa….

    • ciao Pasquale, grazie dei complimenti. Sulle scorie: non ho scritto che le scorie non sono un problema, perche’ semplicemente non e’ vero. Le scorie nucleari sono un problema, ma non sono quel problema di dimensione apocalittica che viene passato dalla (dis)informazione. E questo non lo dico io, ma lo dicono i numeri. In Germania e USA stanno affrontando il problema, come si affrontano con tutti gli altri problemi, ragionandoci sopra e senza farsi prendere dal panico, che’ il mondo non finisce per questo. Quel che leggi sui media e’ principalmente casino e cattiva informazione.

  4. gio says:

    No un momento Filippo: sono per il nucleare senza indugi, non mi faccio spaventare dall’irrazionale e dalla mancanza di conoscenza che è l’unico vero problema ad un sereno approccio al nucleare, le tue argomentazioni sono condivisibilissime e io pure provo grande imbarazzo nel vedere spuntare flotte di improvvisati esperti anti-nucleari, come anti-acqua ‘privata’ ora e anti-tutto; però la nube di Chernobyl ci ha preso, di striscio magari, certo non come il nord Europa ma ci ha preso. Io me lo ricordo benissimo quel periodo, ci ho fatto un bellissimo pic-nic radioattivo nei giorni specifici dell’accadimento – sono in zona Milano – e ho in mente la proiezione grafica della nube, per quanto certo rarefatta da distanza e venti eccetera. Il dato va menzionato, e proprio perchè non c’è nulla di spaventoso nella cosa.

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