I numeri dell’energia, senza propaganda

il mio articolo per iMille, scritto a quattro mani col sempre ottimo Corrado Truffi.

Quarantaquattro terawattora (TWh) l’anno, il 15% del fabbisogno elettrico nazionale attuale. E’ questo l’ammontare di energia elettrica assicurato dall’appena defunto e già risorto piano nucleare di Berlusconi (1), fra poco più di dieci anni. Per uscire dalle secche di un dibattito oscillante fra paura ed accuse di emotività a chi contesta l’energia nucleare, eccesso di fiducia nelle energie rinnovabili e anti-berlusconismo elettorale, abbiamo provato a far di conto su questa magica cifra, 44TWh all’anno di energia elettrica. L’obbiettivo è dare numeri semplici ma efficaci sull’energia in vista del referendum sul nucleare prossimo venturo, senza i quali la decisione non potrebbe che essere presa su basi emotive o ideologiche. Sono numeri importanti ma colpevolmente assenti nel dibattito nazionale che rispondono a domande forse ovvie ma che giacciono inascoltate:

  • Qual è il costo di realizzazione e gestione delle centrali nucleari?
  • Quanta è l’energia prodotta dalle centrali nella vita prevista?
  • Quanta energia è producibile con un pari investimento nelle energie alternative?
  • Qual è l’impatto ambientale?
  • E la dipendenza dall’estero?
  • Altri problemi che dovremmo sapere?

Una rapida digressione prima di cominciare. Ci chiediamo: ma questi 44 TWh di energia elettrica servono davvero all’Italia da qui a dieci anni? In breve: molto probabilmente sì. Negli ultimi anni, infatti, in Italia sono state autorizzate o costruite un buon numero di centrali a gas. In pratica, abbiamo sostituito la quasi totale dipendenza dal petrolio per la produzione di energia elettrica con il gas, consegnandoci perfino ad un certo surplus di produzione elettrica nel breve termine. Sul lungo periodo però, dieci anni o più appunto, le cose possono cambiare significativamente per una serie di avvenimenti in corso già oggi. Ad esempio, il trend di crescita dei consumi di energia potrebbe continuare; oppure il picco del petrolio e la conseguente scarsità di carburanti potrebbero portare il prezzo della benzina alle stelle, spingendo il settore della mobilità in modo massiccio verso l’elettricità (treni, tram, filobus e soprattutto auto ibride o elettriche); oppure l’Italia potrebbe avere specifici problemi di approvvigionamento di petrolio e/o gas, data la significativa dipendenza delle importazioni da paesi particolarmente instabili come la Libia. Tutte ipotesi realistiche, ragion per cui aumentare la produzione di energia elettrica non è affatto insensato. Ora, il passo successivo: come produrre questi 44 TWh l’anno?

Escludiamo le fonti fossili perché producono la CO2 e sono responsabili del riscaldamento globale. Confrontiamo allora le tre tecnologie di produzione elettrica attualmente in competizione sul mercato e al centro del dibattito italiano: nucleare, solare fotovoltaico ed eolico. A margine abbiamo aggiunto anche i numeri dell’eolico off-shore e del solare a concentrazione, quello sponsorizzato da Rubbia, ma va specificato che questi impianti sono attualmente allo stadio pilota e i costi sono comprensibilmente fuori scala. Non abbiamo invece considerato l’aumento di produzione idroelettrica per un motivo semplice: seppure anch’essa rinnovabile, l’energia idroelettrica in Italia è sostanzialmente già arrivata a livello di saturazione della capacità produttiva (2). Stessa cosa per il geotermico convenzionale. Sono escluse dal confronto anche tecnologie ancora allo stato di ricerca o di sperimentazione, come il geotermico di terza generazione o il Kite-gen, l’eolico d’alta quota, tecnologie molto promettenti sulle quali la ricerca italiana dovrebbe investire massicciamente ed è invece colpevolmente assente.

Ecco allora qua sotto i numeri dell’energia a confronto in una tabellina riassuntiva. Guardatela bene, che è semplice ma importante (cliccateci sopra per ingrandirla). Poi facciamo qualche commento.

Il costo

Cominciamo dalla parte forse più importante: il costo. Come si vede dalla tabella, il nucleare, tenuto conto di spese di costruzione, uranio minerale, gestione delle scorie high radiation e il decommissiong finale è sempre il più basso tra le soluzioni in esame. E’ anche interessante notare come i costi dell’uranio e di gestione delle scorie pesino in misura molto contenuta sul totale.

L’eolico fornisce risultati paragonabili al nucleare con orizzonte a 20 anni. Tuttavia, ragionando sui 40 anni (il ciclo vita nominale delle centrali nucleari), il costo dell’eolico risulta doppio di quello del nucleare. In altri termini, impegnarsi con una centrale nucleare significa aprire un mutuo con scadenza a 40 anni. Se qualcosa va storto prima, si perdono molti soldi. Impegnarsi con le pale eoliche invece significa minimizzare il rischio che qualcosa vada storto – è statisticamente improbabile che 10.000 pale su 10.000 vadano in avaria – ma scommettere pesantemente sulla ricerca tecnologica. Se in 20 anni non vengono trovate soluzioni migliori per la produzione di energia dal vento, e nella ricerca può benissimo succedere, bisogna ricostruire le torri eoliche daccapo e spenderci il doppio dei soldi.

Il costo stimato del solare fotovoltaico, invece, è 5-10 volte più alto di nucleare ed eolico. Certo, il costo dei pannelli tende a decrescere con l’aumentare delle quantità prodotte, ed è lecito attendersi mutamenti tecnologici sostanziali nel solare fotovoltaico o termodinamico. Tuttavia, volendo produrre 44 TWh di energia elettrica all’anno, il fotovoltaico allo stato attuale non è ancora un’alternativa dal punto di vista dei costi. Salvo, evidentemente, decidere di spendere senza limiti tagliando corposamente altre voci del bilancio statale (pensioni, sanità, assistenza sociale eccetera).

Impatto ambientale

Dal punto di vista della pura superficie occupata, le centrali nucleari sono l’opzione migliore. La superficie necessaria agli impianti nucleari infatti è circa 10 volte inferiore al solare fotovoltaico e circa 80 volte minore dell’eolico. Il problema del nucleare però è il costo in caso di disastro. Dopo l’incidente a Fukushima, infatti, nell’area probabilmente resteranno solo vecchi e poveri che non possono andarsene. Chi aveva comprato una casa ha visto l’investimento polverizzarsi, le aziende con sede e capannoni nella zona se ne andranno. Insomma, è un danno economico incalcolabile, oltre che ambientale, che forse nemmeno uno stato intero può garantire. Certo, si potrebbero costruire gli impianti nucleari tenendo libera una zona di sicurezza del raggio di 30 km in caso di necessità, ma in tal caso ci vorrebbero circa 12.000 km2 di territorio libero, mezza Sicilia. Roba che nemmeno in Texas si sognano.

I numeri più sorprendenti però vengono dalle rinnovabili: lo spazio occupato dal solare fotovoltaico è sostanzialmente irrilevante mentre quello dell’eolico è sterminato. Per produrre i soliti 44TWh all’anno di energia basterebbero infatti poco più di 700 km2 di pannelli. Per avere qualche termine di paragone concreto, la superficie dell’Italia intera ammonta a 300.000 km2 e la Valle d’Aosta ne misura circa 3.000. Senza voler occupare terreno utile, l’ammontare di “terre marginali” in Italia – terreni non utilizzabili per l’agricoltura o altri usi – è stimato a circa 23.000 Km2 (3). I 700 km2 necessari al solare fotovoltaico sono poca cosa a confronto. È’ dunque evidente quanto le polemiche degli ambientalisti d’antan sulla competizione del solare con l’agricoltura o a danno dell’ambiente siano infondate. Non ci fossero i problemi di costo, il solare fotovoltaico sarebbe la soluzione a tutti i nostri problemi energetici.

L’ingombro delle pale eoliche è invece davvero notevole. Certo, non si tratta di un ingombro esclusivo, dato che nei pressi delle pale eoliche si può coltivare o fare altre cose. Tuttavia i numeri indicano più di 4.000 km2 di superficie necessari per oltre 10.000 torri eoliche per produrre i soliti 44TWh all’anno. Non stiamo parlando di piccoli ventilatori da piazzare sul tetto di casa. Stiamo parlando di torri alte ben oltre 100 metri, con pale dal diametro di 70 per 1100 tonnellate di cemento, acciaio e alluminio ciascuna. Gli ambientalisti le chiamano ecomostri, non senza qualche ragione. Installandone anche solo la metà, usando solare, biomasse o risparmio energetico per il rimanente cinquanta per cento dell’energia, si tratta comunque di 5.000 torri. Sono oltre 6 milioni di tonnellate di cemento e acciaio, l’equivalente di 20 Empire State Building da costruire in Puglia, Sardegna e Sicilia, le regioni italiane dove è concentrato il potenziale eolico sfruttabile. Impressionati? Bene, vuol dire che avete chiari i termini del problema.

E se usassimo per l’eolico le stesse “terre marginali” del solare fotovoltaico? Non così in fretta. Se è vero che il sole splende ovunque, non è vero che tutte le terre marginali sono ventose. L’eolico non può essere impiantato ovunque, ma è limitato alle zone naturalmente ventose. Queste sono quasi sempre sui crinali, il che significa che i campi eolici hanno per forza di cose un grande impatto visivo. La sindrome nimby (non-nel-mio-giardino), specialmente in Italia, è sempre dietro l’angolo.

Limiti e dipendenza delle risorse

L’energia nucleare non fa diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero perché dobbiamo importare l’uranio. Questa frase è stata ripetuta fino allo sfinimento dagli anti-nuclearisti nei dibattiti televisivi. Peccato che le cose non stiano proprio così. E’ vero che il grosso della produzione di uranio è in mano a pochi paesi, ma circa il 40 per cento della produzione mondiale viene da due paesi civilissimi quali Canada e Australia, e la temutissima Russia si ferma all’8 per cento. Questo tacendo del fatto che l’idea dell’indipendenza energetica in sé ha poco senso nell’epoca del mercato globale. Il prezzo di mercato dell’uranio sul lungo periodo è fermo ai 73 dollari alla libbra, nonostante i problemi a Fukushima. Inoltre, i numeri in tabella evidenziano come il costo dell’uranio minerale sul totale è contenuto, e lo rimarrebbe anche se il prezzo raddoppiasse. Certo, le scorte di uranio non sono infinite, e su questo punto hanno ragioni gli anti-nuclearisti. Sulla disponibilità a lungo termine del minerale è in corso un ampio dibattito nella comunità scientifica ma, al momento, è impossibile trarre delle conclusioni sull’effettiva entità delle risorse di uranio o sostenere con certezza che siamo in una situazione di picco della produzione, come invece è assodato per il petrolio.

Ora vediamo le rinnovabili. Di sole in Italia ne abbiamo in abbondanza, mentre la situazione del vento è più complessa. La potenza eolica attualmente installata in Italia è di circa 6 GW. Sull’effettiva ampiezza del potenziale eolico italiano non vi sono ancora certezze assolute. Le stime più ottimistiche (4) parlano di 30-35 GW. Tolti i 6 GW già installati rimarrebbero circa 25 GW, che è quel che serve per produrre i famosi 44 TWh all’anno di energia elettrica, come indicato nella nostra tabella. Stime più prudenti (5) però sostengono che non sia possibile andare oltre i 16 GW totali. Il che vuol dire che sfruttando il vento potremmo produrre al massimo solo 18 TWh dei 44 che ci servono. Meno della metà, insomma. Inoltre va aggiunto che se il nucleare ci porta a dipendere dai paesi produttori d’uranio le rinnovabili implicano una parziale ma perniciosa dipendenza dalle terre rare, il 97% delle quali è esportato dalla Cina.

I problemi: scorie nucleari e intermittenza delle rinnovabili

Le scorie nucleari sono una di quelle questioni su cui la disinformazione tocca i massimi storici. Quante scorie produrrebbero con le centrali nucleari che il governo in carica vorrebbe installare in Italia per i soliti 44 Twh all’anno? Numeri alla mano, sono circa 80 tonnellate di scorie high radiation all’anno, quelle da trattare con guanti protettivi triplo strato. Per mettere la cosa in proporzione, questo numero andrebbe confrontato con i 5 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi che produciamo con tutto il resto (processi chimici, industriali, eccetera). In termini di volume sono 60 metri cubi all’anno. In 40 anni di attività, le centrali nucleari produrrebbero dunque 2400 metri cubi di scorie radioattive. Meno del volume di una piscina olimpica. Sia ben chiaro, non stiamo dicendo che le scorie non siano un problema, perchè le scorie nucleari sono un problema. Stiamo dicendo che i numeri ritornano una dimensione del problema molto meno apocalittica di quel che passa sui media: niente cave zeppe di scorie e niente montagne grandi come l’Everest di bidoni radioattivi pronti a esplodere, come si vede sui blockbuster catastrofici di Hollywood. Va aggiunto, però, che ufficialmente non esiste un mercato internazionale per le scorie nucleari. Ogni paese è responsabile per lo smaltimento dei propri rifiuti radioattivi in base al principio dell’autosufficienza nella gestione ambientale, che richiede che la maggior parte dei rifiuti debbano essere trattati o smaltiti all’interno della regione in cui è prodotta. Insomma, la responsabilità è nostra.

Nel caso delle energie rinnovabili la questione critica è quella dell’intermittenza della produzione di energia. In pratica esiste di fatto una sola opzione praticata e praticabile: stoccare l’energia rinnovabile in enormi bacini idroelettrici. La Danimarca è forse il paese più all’avanguardia in tal senso: l’energia prodotta del vento eccedente i consumi viene venduta all’estero sottocosto, dove viene usata per pompare a monte l’acqua dei bacini idroelettrici. Quando vento e sole sono assenti e la produzione di energia rinnovabile non basta a coprire i consumi, la Danimarca compra energia dall’estero, generata usando i bacini idroelettrici di cui sopra. In pratica, la Danimarca paga per stoccare energia rinnovabile nei bacini idroelettrici oltreconfine, dato che quelli presenti in Danimarca non sarebbero sufficienti. E’ ovvio che l’approccio danese non è esportabile globalmente, per la semplice ragione che non vi sarebbero bacini per tutti, però è un approccio possibile localmente. Nel caso dell’Italia, i bacini esistenti in suolo nazionale non sono nemmeno lontanamente sufficienti allo scopo. Certo, possiamo costruirne altri. Il problema è che i bacini di pompaggio sono costosi, devastano il territorio e sono pericolosi in caso di terremoto (meno di una centrale nucleare, certo, ma si parla comunque di milioni di metri cubi d’acqua capaci di spazzare via interi centri abitati). In più, è improbabile che il nostro territorio abbia il potenziale necessario a costruire altri bacini, dato che stiamo già sfruttatando abbondantemente centrali idroelettriche e stazioni di pompaggio. Insomma, torniamo dritti al problema della dipendenza dall’estero, stavolta per lo stoccaggio di energia rinnovabile.

Un’altra soluzione per l’intermittenza è la smart grid, la rete intelligente. In breve, la smart grid è la rete che pemetterebbe di comandare in remoto gli elettrodomestici e tutto il resto, adattandoli all’intermittenza delle fonti rinnovabili. L’argomento è troppo complesso per parlarne estesamente. Qui ci limitiamo a osservare che in Italia abbiamo oggi 4 reti ad alta tensione solo debolmente interconnesse (2 continentali, nord e sud, e 2 sulle isole) che rendono complicato portare il vento prodotto in Puglia e Sicilia verso i consumi del nord. Certo, la rete italiana è vecchia e va rifatta comunque (6), il che implica un ulteriore esborso per i cittadini. Non sarebbe corretto imputare l’intero costo della rete intelligente alle rinnovabili ma è vero anche il contrario, e cioè che ci sono investimenti specifici e non trascurabili da finanziare per usare l’eolico.

Tirando le somme

Quarattaquattro terawattora di energia elettrica all’anno. Eravamo partiti da qui. E siamo arrivati, in sintesi, a questo:

Nucleare: occupa pochissimo territorio. Produce energia in modo costante. Ha il costo migliore con orizzonte a 40 anni. Il rischio di morire per incidente nucleare è bassissimo, 400 volte inferiore al rischio di crepare per un banale incidente d’auto. Se però accade un guaio ad una centrale nucleare – e non v’è modo di predirlo – potete dire addio a 1000 chilometri quadrati di territorio e al loro valore commerciale, causa radiazioni permanenti per molti anni. Roba che solo il bilancio di uno stato intero può garantire dal punto di vista economico, e non senza dolori. Questo ovviamente, tralasciando tutti gli aspetti umani, dolori e sofferenze, della questione.

Solare fotovoltaico: occupazione del territorio del tutto ragionevole. Eventuali problemi non-nel-mio-giardino (nimby) sarebbero solo strumentalizzazioni. Produce energia intermittente. Costo elevatissimo. Alle condizioni attuali, il costo rende il solare fotovoltaico applicabile sulla scala dei 44 TWh all’anno solamente a patto di dolorosissimi tagli a sanità, pensioni, stato sociale e tutto il resto.

Eolico: enorme occupazione del territorio con notevole impatto ambientale. Produzione intermittente. Costo paragonabile al nucleare con orizzonte a 20 anni e scommessa pesante sulla ricerca con orizzonte a 40 anni. Se il progresso tecnologico ci consegnerà in futuro nuove soluzioni per un eolico più efficiente – come l’italianissimo Kite-gen, l’eolico d’alta quota – è la soluzione migliore. Se invece la ricerca di nuovi soluzioni non dà risultati apprezzabili – e non v’è modo di predirlo – il costo dell’eolico a 40 anni è doppio rispetto al nucleare.

Insomma, la conclusione è che produrre energia non è così facile come sembra. Tutte le soluzioni praticabili hanno precisi pro e contro. Alcuni vincoli sembrano insormontabili allo stato attuale delle tecnologie, il che sottolinea, ce ne fosse bisogno, l’importanza della ricerca. Quel che è importante, però, è aver maturato la consapevolezza che ogni soluzione, nessuna esclusa, comporta vantaggi e difficoltà di natura diversa; sapere cosa è ragionevole e cosa è auspicabile; aver ben chiaro che soluzioni diverse possono anche convivere – il concetto di mix energetico – e non sono escludenti. In breve, è importante avere gli elementi per scegliere sulla base di fatti e valutazioni ben motivate, e non sulla base di vaghe impressioni, propaganda elettorale, disinformazione mirata o valutazioni puramente ideologiche. ça va sans dire.

*****
Note in tabella:
(1) Impianto di riferimento: Olmedilla (Spagna)
(2) Impianto di riferimento: Whitelee (Scozia)
(3) Impianto di riferimento: Andasol-1 (Spagna)
(4) Impianto di riferimento: Hywind (Norvegia)
(5) Impianto di riferimento: Horn Reef (Danimarca)
(6) www.world-nuclear.org/info/inf03.html, costo uranio 73$/lb (2011).
(7) Costo dello smaltimento delle scorie in Inghilterra, Nuclear Engineeering International (2008).
(8) “Il costo dell’energia nucleare”, Domenico Coiante (2006).

Note a piè pagina:
(1) per gli amanti dei numeri: 4 centrali nucleari da 1600 MW l’una, attive per circa l’80% del tempo (7000 ore l’anno) producono appunto 44TWh l’anno.
(2) “Fonti rinnovabili in Italia e problematiche per l’applicazione”, Domenico Coiante – Amici della terra (2009).
(3) “Fotovoltaico e territorio”, Domenico Coiante (2010).
(4) “Lo sviluppo dell’eolico in Italia”, SPS Italia (2005) e studio indipendente dell’Università di Utrecht (2006).
(5) “Il potenziale eolico italiano”, ANEV-Associazione Nazionale Energia del Vento (2008).
(6) Piano Terna (2010).

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32 Responses to I numeri dell’energia, senza propaganda

  1. Coffee on Mars says:

    Una domanda sul costo del combustibile: in The Economics of Nuclear Power (sempre di World Nuclear) il costo finale, complessivo di arricchimento, viene stimato in circa 2000$/kg, che è un numero molto diverso da quello indicato nella nota (73$/lb, circa 160$/kg).

    Sempre in quella pagina, viene indicato un valore di 0.0077 $/kWh, che non mi sembra tornare col costo indicato in tabella.

    A cosa può essere dovuto questo sfasamento?

    • Quello in tabella e’ il costo dell’uranio minerale, non del combustibile (che deve essere arricchito).

      • dtm says:

        ho trovato solo un accenno ad improbabili capacità divinatorie, su cui concordo. mi pareva di aver capito che si trattasse di tecnologie promettenti e in fase di sperimentazione avanzata (come oled e amoled per i pannelli lcd, per azzardare un confronto) quindi suscettibili di essere prese in considerazione per le previsioni sul futuro del fotovoltaico. se ho capito bene, sarebbero illazioni del tutto prive di fondamento.

  2. sinbad says:

    Nonostante tutto, un bel post.

    Ma procediamo con ordine.
    1) il consumo di energia elettrica in Europa occidentale sta scendendo, non aumentando. Anche in Italia. Efficienza+consapevolezza+declino industriale (specie nelle nazioni non manufatturiere)
    2) Contrariamente allo slogan del tuo blog non è affatto vero che la mobilità sia essenziale alla civiltà moderna. Anzi….la tecnologia attuale sta prefigurando una società glocal più che globale. Già oggi, volendo si potrebbe rimanere a casa molto più di quanto si pensi, si potrebbero ridurre le filiere produttive e, soprattutto, sta venendo fuori che le supply chain complesse non sono sostenibili (discorso interessante che richiederebbe tempo)
    3) Non è affatto vero che i costi di gestione delle scorie nucleari siano bassi….non è neanche vero che siano alti…la VERITA’ è che nessuno lo sa e lo può sapere. I tempi sono così lunghi che parlare di affidabilità e costi è semplicemente un nonsenso (siamo nel quarto quadrante di Taleb…direbbe qualcuno).
    4) Occhio a sbarazzarsi così in fretta dei combustibili fossili. L’Italia, scegliendo il gas, è stata lungimirante (mammma mia cosa sto dicendo mai!!) perchè ce n’è tanto e ce sarà tanto per molto tempo. Aggiungo che si continuano a scoprire giacimenti cosa molto più difficile nel caso del petrolio greggio. Io addirittura rilancerei sulle stazioni di rigassificazione dato che sempre più il gas arriverà da lontano via nave.
    Ma non dimenticherei il carbone. Le centrali supercritiche a carbone hanno raggiunto una tecnologia tale che è assolutamente fuori luogo paragonarle alle immagini degli slum inglesi ricoperti di fuliggine. Anche qui ce n’è tanto nel mondo spesso in Paesi a basso rischio governativo. Di certo non punterei al 100% su gas e carbone ma sì che lo farei per rifornire l’industria pesante e/o energivora.
    5) Ti sei dimenticato di dire che la produzione di uranio in Australia e soprattutto Canada è calante (per non parlare del Niger …chiedere ad Areva!!!) E’ bene dire che le speranze sono tutte riposte nel Kazakhistan…..fate vobis!!
    6) Alla fin fine le centrali nucleari non si sono dimostrate così affidabili….vedasi le statistiche.

    Sulla ricerca concordo invece in pieno.
    Kite-gen, fotovoltaico, solare termico….ma anche desertec, geotermico off-shore (a proposito…ne abbiamo tantissimo)…e ci metto anche l’e-cat, il gatto morto di Focardi-Rossi che chissà….
    Sulla ricerca l’italia è veramente miope…

    Vorrei anche aggiungere una mia idea.
    E’ proprio necessario importare dalla Cina tutta questa “spazzatura”? è proprio necessario avere le fragole a gennaio? quanto risparmio si può fare sul packaging? etc. etc..

    saluti
    sinbad

    • Come coautore del post, qualche rapida risposta:
      5) questo fattore l’abbiamo considerato, ma non ci è sembrata una tendenza così drammatica. Canada e Australia restano produttori importanti. Poi, nel lungo periodo è un’altra storia
      6) concordo sulla non grande affidabilità delle centrali nucleari e quindi su una valutazione prudente della durata. I 40 anni teorici sono da un lato (secondo alcuni) aumentabili tecnicamente a 60. Però, nei fatti della storia degli impianti (come dimostra il solito Coiante, vera miniera di dati in proposito- per il link pazientate…), la media vera di durata degli impianti è quasi sempre sotto i 40 anni e non sempre causa incidenti. Il fatto è che il nucleare pone problemi di sostenibilità “sociale” ed “organizzativa” che vanno al di là delle questioni numeriche che abbiamo voluto trattare in questo articolo (e che sono però assolutamente preliminare ed essenziali per affrontarle con consapevolezza). Su questo, Filippo ed io abbiamo idee un po’ diverse, il che non ci impedisce di essere concordi sul resto:)

  3. Fabio says:

    Arrivo qui indirizzato dal blog “oronero” con molta curiosità. Ma questo post mi delude perchè parte dal presupposto che bisogna ragionare sui numeri, ok, ma i numeri di partenza sono corretti? Scrivere che il costo del fotovoltaico è di 5500 euro/kW basandosi sui dati di Olmedilla, impianto costruito in Spagna nel 2008 ai tempi delle tariffe drogate, è altamente scorretto. Già ora puoi scrivere che i costi sono di 2500 euro/kW, e i costi sono ancora in diminuzione. Altra cosa sono i 30 anni di vita degli impianti FV. Da dove viene il dato? 30 anni si usano per fare i piani economici poichè è un’orizzonte già molto lontano, ma il fotovoltaico dura molto più a lungo. Ci sono già nel mondo impianti molto più vecchi 30 anni ancora in funzione.
    Altra cosa: dire che per fare il fotovoltaico bisogna essere disposti a fare dolorosissimi tagli a pensioni, sanità stato sociale, togliere il latte ai bambini ecc. sa tanto di approccio propagandistico che l’articolo dice di voler evitare. Una domanda: e se cominciassimo con il taglio alle spese militari (16 Mld euro per gli F-35 per esempio)?
    Vogliamo poi parlare del perchè a 30 anni dalla chiusura del programma nucleare italiano ogni anno 300 mln di euro vanno alla sogin per la gestione delle scorie (che vista l’entitatà dei volumi citati nell’articolo dovrebbero occupare non più che qualche cassonetto dei rifiuti). Vogliamo parlare del fatto che in Francia si cominciano a smantellare i reattori più vecchi, tempo previsto per lo smantellamento 25 anni (!).
    Altra cosa: l’articolo ignora completamente le biomasse che sono rinnovabili e programmabili come le fonti fossili.
    Insomma mi sembra che come al solito ai numeri si usino in maniera molto strumentale, altro che niente propaganda.
    Saluti

    • Il dato di 30 anni di vita dei pannelli viene dal sempre ottimo Coiante, che per me e’ affidabile al mille per cento. Se tu hai altri studi che provano il contrario, anche sui costi, citali pure qui nei commenti (completi di link). grazie e ciao.

      • sì, anch’io ho sentito dire di impianti di 40 anni o simili, però gli unici documentati sono quelli di Coiante sopra richiamati. Del resto, si sotiene che la durata del nucleare possa essere di 60 anni. Avremmo dovuto usare quel dato? Insomma, per fare i conti di fotovoltaico e nucleare abbiamo ragionato su durate realistiche, costruite basandosi sulla storia media degli impianti oltre che sulle dichiarazioni tecniche. C’è un inevitabile livello di incertezza nelle stime sul futuro. Nel caso dell’eolico, ad esempio, potremmo scoprire col tempo che le pale durano di più (anche se non credo)…

    • Touchè sui tagli alle pensioni vs spese militari. Il senso era comunque che, se le risorse necessarie si domostrano davvero ingenti come ci sembra (prova ad aggiungere al costo del fotovoltaico, pur decrescente nel tempo, quello della smart grid, certo crescente per un bel pezzo…), c’èp comunque un problema di trade off nel bilancio pubblico – qualunque sia la spesa che tagli.

  4. Fabio says:

    Caro Filippo, per quel che riguarda la durata degli impianti FV bisogna considerare che la prima produzione commerciale risale al 1980 (società ASTRO). A 31 anni di distanza gli impianti stanno ancora funzionando (guarda qua http://www.pvresources.com/en/history.php e qua http://www.isaac.supsi.ch/isaac/pubblicazioni/Fotovoltaico/Annual%20Report/2010/rapporto_annuale_2010_centrale_di_test_isaa_-_tiso.pdf).
    Per quanto riguarda i costi guarda http://www.solaripedia.com/13/303/3431/sarnia_solar_farm_photovoltaics.html, http://www.solarserver.com/solar-magazine/solar-energy-system-of-the-month/the-italian-montalto-di-castro-and-rovigo-pv-plants.html, http://www.cleanenergyauthority.com/solar-energy-resources/top-ten-photovoltaic-plants/, con costi “ufficiali” che vanno da 3.300 euro/Kwp per gli impianti tedeschi a 4.430 per l’impianto di montalto di castro (che però ha un sistema tracking). Io stesso ho chiesto un preventivo per un piccolo impianto da 5 kW su tetto a falda e ho avuto 4.000 euro/kWp. Per lavoro sono venuto in contatto con persone del gruppo Carli mangimi industriali, loro gli impianti li hanno montati con personale proprio e gli sono costati 2080 euro/kWp (!, ipse dixit). E infine ho un’amico che lavora in Austrian Environment. Loro stanno costruendo impianti FV in sicilia con moduli First Solar. A loro l’impianto costa 2.500 euro/kWp. Comunque basta farsi fare qualche preventivo (anche per un piccolo impianto), o fare un giro per forum come energeticambiente: vedrai i prezzi, altro che i 5.500 di Olmedilla.
    Saluti

    • Grazie dei link, Fabio. Non trovo pero’ i costi dell’impiato di Montalto di Castro, da te citato. Anzi, a voler ben lggere gli unici costi noti sono quelli dell’impianto canadese che, al cambio dei dollari canadesi, stanno nel range di 3500-4000 euro/kW. Anyway, prendiamo per buono un intervallo tra i 2500 che dici tu e i 4000 tedeschi. Tradotto in soldi per 44 Twh all’anno dell’ articolo, vuol dire che il solare costa circa 80 miliardi nel caso mgliore e 120 nei caso peggiore. 80 miliardi e’ il worst case scenario dell’ eolico, che corrisponde al doppio del nucleare, mentre 120 miliardi e’ il triplo. Non vedo grossi cambiamenti nelle conclusioni.

  5. ziomaul says:

    La superficie occupata dal nucleare non mi sembra proprio che tenga conto della miniera, del centro per l’arricchimento, di quello della messa in sicurezza e infine del deposito delle scorie. AD occhio arriviamo sui valori del fotovoltaico!
    .
    Idem i costi, non mi sembra proprio che tenga conto della centro per l’arricchimento, di quello della messa in sicurezza e infine del deposito delle scorie. Ma solo di “gestione scorie” e “decommissiong” che poi è stranamente basso!
    .
    In rapporto cemento/costruzione si parla di EPR nel caso di centrali nucleari, mi risulta difficile pensare che con lo stesso cemento/ferro/ecc.. non si possa fare lo stesso numero di eolico!
    .
    Insomma mi sembrano dati stranamente taroccati e (ci tengo precisare) non per colpa tua.

    Ciao

  6. skelfrog says:

    Andrebbe rimarcato, a beneficio dei fans delle lastre di silicio, che lo 0.17 indicato da Zuliani, cioè 17% è ottenuto a Olmedilla (Spagna) che sarebbe alla latitudine di Scalea e Corigliano Calabro.
    A Roma non si va molto oltre il 15% e in quella che qualche pirla chiama Padania un 13% è già grasso che cola.
    Perchè il problema da Aosta a Caltanisetta non è tanto qualche grado di differenza nell’inclinare i pannelli, ma nella diversa meterologia.
    Come sole la Spagna vale già più di Calabria, Sardegna e Sicilia, perchè è più drammaticamente interessata a fenomeni di desertificazione.
    Quindi aridità, quindi poca nuvolosità.
    Nonostante ciò non arrivano che ad un misero 17 %.

    Tornando all’Italia e per fare capire meglio, passare da 13 a 17 %, sarebbe rispettivamente, su base annua, una media giornaliera di :

    NORD Italia 3 ore e 07 minuti
    Roma 3 ore e 36 minuti
    Sicilia 4 ore e 05 minuti

    Ricapitolando :
    una densità di energia già intrinsecamente assai bassa (circa 20% degli appena 950W/m2 – all’Equatore, sennò di meno), può essere sfruttata mediamente solo poche ore al giorno.
    E ovviamente costa una fortuna.

  7. skelfrog says:

    @ Zuliani&Truffi

    Riguardo invece al 79% del nucleare, qualcosa non quadra.

    Sulla rete (dati ONU-IAEA) si parla di impianti Finlandesi arrivati al 94% e di una minima parte di americani al 90%.
    Nel mondo la maggior parte di quelli non obsoleti stanno tranquillamente oltre 85%.
    In generale la media mondiale è passata dal 72% del 1990 al 85% del 2006.

    Concludendo il 79% delle forse costruende centrali italiote, come va inteso ?
    Come obsolescenza mascherata ?
    O invece come indice, non adeguatamente pubblicizzato, di particolare zelo nei fermo-macchina programmati per test di sicurezza?

    E’ proprio minimizzando e velocizzando questi ultimi che USA e Finlandia hanno realizzato le loro performance recenti.
    D’altronde ai prezzi italiani (almeno 15 cent/kWh) per una centrale da 1,6 GW, sarebbero ogni anno 21 milioni di euro per ogni 1 % di miglioramento del Capacity Factor.

  8. bob says:

    Rimetto in commento in due pezzi, sennò viene spezzato
    (per l’autore: ti chiedo se puoi eliminare il commento precedente
    spezzato, manca una parte di testo) :

    Faccio i complimenti per l’articolo, impostato bene,
    porto comunque alcune critiche sui parametri di costo
    troppo favorevoli al nucleare e a parer mio non
    corrispondenti ai dati disponibili al 2011:

    Parte 1) i costi del FV sono molto ma molto più bassi:

    mio conoscente ha chiuso altro ieri contratto per impianto
    da 20 KWpicco su tetto falda a sud a 60000 euro chiavi in mano:

    — 3000 euro a KWpicco —- non metto link perchè è esperienza diretta :)

    il kwh prodotti costeranno 0,22/0,20 euro (0,16 se i pannelli
    dureranno e degraderanno davvero come promesso dal costruttore)
    (in germania ora sono gia a 2500 euro a KWpicco)

    Ci sono poi primi studi che suggeriscono che i soldi spesi della stato
    in incentivi al FV si ripagano (e con avanzo) dall’iva mossa sul settore
    e dal calmieramento dei prezzi del gas (alla borsa dell’energia ci sono
    meno picchi di energia diurni da soddisfare e si spuntano prezzi piu bassi)
    senza bisogno di toccare le pensioni o lo stato sociale, come germania insegna.

    segue; costi del nucleare

    • filippozuliani says:

      I costi al MW del solare di Olmedilla erano alti perche’ all’epoca il silicio costava 450$/kg per scarsita’ di offerta rispetto alla domanda. Oggi i prezzi sono rientrati, per la messa in esercizio di nuovi impianti produttivi, e i costi si sono abbassati di conseguenza sui 3000-4000 euro/kW (in Italia vengono 2900 euro/kW, dati Photon 2011). Potrebbe essere che i prezzi del silicio si abbassino ancora. Gli esperti di mercato sono invece preoccupati che possa avvenire il contrario. Tu su quale delle due scommetti?

      Lo studio secondo cui i prezzi si ripagano l’ho letto. E’ uno studio di tipo economico, e l’economia e’ una soft science, non hard come fisica e ingegneria. Piano con gli “e’ stato provato” quando parli di teorie economiche.

  9. bob says:

    Parte 2: costi del nucleare:

    – il fattore di utilizzo
    quello reale (non teorico) cercando in rete a me risulta 0,6,
    ci sono fermi impianto per manutenzione, cambi barre, test, aggiornamenti, ecc.,
    scarsità acqua dai fiumi in estate per il raffreddamento, ecc.),
    per evitare polemiche metti pure 0,7, ma 0,8 è un valore troppo ottimistico

    – costi di realizzazione:
    l’esperianze del reattore EPR AREVA in costruzione in francia
    e di quello analogo in costruzione in francia suggeriscono un costo di 6000 miliardi a GW
    installato, ovvero 1,6 x 4 x 6000= 38,400 miliardi
    (tralascio le stime ancora peggiori fatte dagli americani, 8000 euro a GW installato,
    stime sia dei finanziatori privati di borsa che del dipertimento americano dell’energia,
    che infatti per ora non iniziano nuovi reattori da 25 anni)
    però annoto che se realizzati in italia con le poco trasparenti politiche di appalto e varianti
    costerebbero probabilmete non meno di 9000 euro a GW installato ( 57 miliardi !!
    invece dei 19 indicati in tabella.. qui si che ci sarebbe da tagliare pensioni e stato sociale )

    -costi smantellamento:
    si paga per 50 anni per la fase di riposo controlato e poi per altri 50 anni per
    la demolizione vera e propria; l’esperienza dell’inghilterra (stimati 80 miliardi
    di decommissionin delle sue poche e piccole centrali) dice che il decommissioning
    costa ALMENO quanto la costruzione, per cui almeno altri 38,4 miliardi (o 57, vedi sopra)

    la buona notizia per i manager è che lo smantellamento lo pagherebbero i nostri nipoti
    tra 100 anni, “chi a dato a dato chi a avuto a avuto” per cui si puo sottostimare,
    ma non è una buona notizia per me che come cittadino semplice dovrei metterci i soldi :(

    Parte 3: rifacciamo i conti con le tabelle

    se fai i conti con i parametri che ti ho proposto vedrai che
    il kwh nucleare costa davvero tanto (difficile stare sotto 0,15 kwh), quasi come il fotovoltaico,
    solo che nei tempi di costruzione di una centrale il fotofoltaico sarà già più che dimezzato..
    si prevede convenienza economica (senza incentivi)
    rispetto alle altre fonti tradizionali a partire dal 2015..

    Saluti e grazie per la discussione..parlarne è sempre utile e gradito

    • filippozuliani says:

      fattore di utilizzo: al MIT risulta uno 0.9 e il nostro 0.8 e’ pure conservatore se confrontato con quello. Fai te.

      Su costi e smaltimento ho messo i link di Coiante e usato i costi standard.

  10. bob says:

    ..che frana..nella foga ho sbagliato i decimali con i miliardi
    parlando delle stime per le centrali AREVA..ma insomma
    credo che si capisca..intendevo 6-9 miliardi a GW installato,
    da cui i 38-57 miliardi ipotizzati per la sola installazione

    Ps.: molto interessanti le considerazioni nell’articolo sul suolo occupato,
    mi ha fatto capire come non mi possa aspettare moltissimo dall’eolico
    qui in italia, almeno su terrafera, abbiamo territorio molto denso e turistico..

  11. bob says:

    Ps: i numeri che messo sui costi del nucleare reali ( non teorici ) potrebbero sembrare
    altissimi, invece potrebbero essere ancora bassi considerando ancora un esempio concreto:

    cito che secondo Mario Bellocci (ex consulente ENI al ministero) autore del libro “Italia al lume di candela” edito dall’Asino d’Oro, il costo totale, fino ad ora, delle quattro centrali nucleari italiane è stato di 100 miliardi di euro, cioè 25 miliardi di euro ognuna (cifra confermata da altri studi su centrali all’estero);
    al momento stiamo pagando 400 milioni all’anno solo per la conservazione delle scorie e degli
    impianti nella fase di riposo che precede lo smantellamento vero e proprio.
    In questa cifra (100 miliardi) non è compreso il costo per lo smantellamento della centrale e per lo stoccaggio definitivo dei rifiuti radioattivi; aggiungendo queste spese si potrebbero superare i 140 miliardi di euro.

    Sono costi che non hanno di certo aiutano il nostro debito pubblico..
    per cui pensiamoci bene ma molto bene prima di riimbarcarci in progetti nucleari.

  12. Pingback: Quanto costa l’energia, davvero | Filippo Zuliani

  13. dtm says:

    L’evoluzione dei pannelli fotovoltaici potrebbe abbassare ulteriormente i costi? Ho letto qualcosa a proposito di celle organiche e altre in materiale plastico: sono bufale?

  14. Luca Polverini says:

    Ritengo che l’analisi non sia corretta.
    Sono disposto ad aprire un confronto.

  15. Carlo P. says:

    Per il costo del Nucleare sono FONDAMENTALI la durata di vita e i costi INFINITI del mantenimento delle scorie.
    Pensare che una qualsiasi costruzione possa durare più di 40 con quelle temperature MINA fortemente la sicurezza (guscio in cemento armato etc..)
    Anche il pensare a nuovi sistemi di sicurezza (non è pensabile che uno spegnimento di emergenza con un blackout ed un ritardo (malfunzionamento) dei generatori di emergenza) possa degenerare in una fusione del nocciolo.. (Fukushima dovrebbe insegnare).
    Se si conteggiassero TUTTI i costi (compresi i danni all’ambiente e salute dall’estrazione dell’Uranio x es nel Niger con AREVA) i costi del Nucleare sono i più cari e a DEBITO ecologico e per le generazioni a venire per o prossimi 20-30 mila anni.
    Se gli Egizi avessero avuto una centrale Nucleare Noi staremmo ancora occupandoci della messa in sicurezza delle loro scorie e così i posteri per i successivi 16-26 mila anni.
    Sinceramente e semplicemente INACCETTABILE.

  16. michele ravanelli says:

    Non c’e’ che dire siamo proprio italiani. Tutto bene basti non parlare di nucleare. Ma all’ambiente qualcuno ci pensa? Eticamente parlando solo eolico e nucleare la spuntano. Ma come si fa’ a dire di puntare su gas e carbone… Carbone? Ma lo sapete cosa emette il carbone? Sapete che e’ proprio lui la principale causa dell’effetto serra?
    Scucatemi ma mi viene proprio da dire che certi commenti ignoranti non dovrebbero esistere per nulla.

    Prima di tutto eliminiamo le fossili, come ? Portanto di nuovo il nucleare in italia, ne gioverebbe l’ambiente e l’occupazione dato che l’indotto creerebbe non pochi posti di lavoro. In seguito penseremo a passare dalla tecnologia attuale (fissione dell’uranio) ad una tecnologia piu’ sicura (fissione del torio) creando un processo di fissione subcritico.
    Tale energia esiste e non e’ sfruttata se non dai cinesi e dagli australiani a titolo di studio (ricordo che non generando plutonio non ha interesse dal punto di vista militare e quindi…).

    In secondo luogo parliamo di rinnovabili per colmare i picchi di energia.

    Comunque non mi pare che si consumi meno energia in europa, anzi, l’incremento annuale solo in italia si aggira attorno ai 2 GW. Quindi o torniamo a zappare la terra o troviamo delle valide alternative che mi auguro non siano le fossili ma possibilmente le rinnovabili valide (eolico, idroelettrico) ed il tanto odiato e temuto ma estremamente pulito nucleare.

    • ziomaul says:

      Come si può definire il nucleare pulito quando i vari incidenti hanno prodotto le più colossali orrori ecologici? Tanto per dirne una! Potrei parlarne per ore!!!

      L’errore comune è che con il nucleare potremmo fare tutta l’energia disponibile… Peccato che occorrono solo per l’Italia più di 1000 centrali mentre con le rinnovabili stiamo effettivamente sostituendo il carbone, petrolio e gas infatti l’interruzione del gas Libico non è stato un danno, ORA (ricordate prima?), e quello petrolifero pochissimo e tanto che una nazione come la Germania (pochissimo sole e poco vento e senza geotermico/dighe) da gran importatore (Francia e Svizzera fra tutte) è diventata esportatrice.

      Pensate che non solo hanno chiuso/diminuito di potenza delle centrali atomiche ma anche sottoutilizzato le centrali Carbone!!!

      Notate che anche la Francia è in corsia di sorpasso sulle rinnovabili rispetto l’Italia. Inoltre è un sostenitore di Desertec!!!

      Una bufala buffa è che aumentiamo il consumo in Italia…. Smentita da tutti, specie quando si parla di crisi, e in primis dai dati Terna!

      Ciao

  17. Pingback: Desertec – Vulcano Statale – Il blog del mensile della Statale

  18. Pingback: IL MERCANTE DI NOTIZIE » Blog Archive » Nucleare da paura

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