Germania: mai più nucleare?

il mio articolo per Il Post (dopo un periodo di relativo silenzio per superlavoro)

Se non venite da Marte, probabilmente sapete che la Germania ha deciso di abbandonare l’energia nucleare. Lo avevamo scritto anche sul Post: dopo l’incidente a Fukushima, per la crescente pressione dell’opinione pubblica, Angela Merkel ha ordinato la chiusura dei reattori nucleari tedeschi, da qui al 2022.

Quanta energia producono i reattori nucleari tedeschi? Numeri alla mano, oggi siamo al 22% della produzione elettrica nazionale. Le rinnovabili, dopo venti anni di incentivi, ammontano a circa il 16%. Il resto è produzione termoelettrica convenzionale (gas e carbone). E’ allora evidente che la quantità di energia prodotta col nucleare in Germania non è poca cosa. E’ possibile rimpiazzarla con le rinnovabili?

Se davvero l’obbiettivo dei tedeschi è rimpiazzare l’energia nucleare con una quota equivalente di energia rinnovabile, personalmente ho un’unica certezza: non sarà facile e, comunque vada, il passaggio non sarà indolore. In tal caso, è probabile che gran parte delle speranze riguarderanno, manco a dirlo, solare ed eolico. Anzi, visto che l’eolico convenzionale (on-shore) in Germania è già abbondantemente sfruttato ove il territorio lo ha consentito, è probabile che le speranze tedesche per la produzione di energia elettrica si concentreranno sul solare fotovoltaico, che oggi produce solamente il 2% dell’energia elettrica tedesca ed ha dunque ampi margini di crescita.

Il costo di produzione del chilowattora fotovoltaico è oggi ancora molto l’alto, circa 3 volte più alto di gas e nucleare ma è in costante diminuzione. Lo avevamo visto poche settimane fa. Da qui al 2022 ci sono 11 anni. L’EPIA (Associazione delle Industrie Fotovoltaiche Europee) stima che il solare fotovoltaico, con l’attuale decrescita dei prezzi, raggiungerà la grid parity intorno al 2020. Allora produrre energia dal sole dovrebbe costare quanto farlo dalle fonti convenzionali, realizzando i sogni di molti. E’ realistico assumere che la discesa dei prezzi del solare continuerà indefinitamente oppure esistono limiti fisici e tecnologici? Vediamolo.

Il fotovoltaico al silicio cristallino

La grande maggioranza dei pannelli solari oggi disponibili sul mercato è basata sulla tecnologia al silicio, detta anche di prima generazione. Le celle fotovoltaiche che assorbono la luce solare e la convertono in energia sono costruite utilizzando silicio policristallino, e vengono successivamente assemblate nel pannello vero e proprio.

Nell’ultimo decennio si è assistito ad un sensibile miglioramento dei materiali per i moduli fotovoltaici e sulla conoscenza dei processi fisici di interazione tra luce e semiconduttori. Detto altrimenti, la ricerca ha fatto bene il suo lavoro e ottimizzato al meglio le celle di silicio, tanto che oggi l’attuale tecnologia del solare basata sul silicio ha praticamente raggiunto il suo limite. L’efficienza media dei moduli commerciali raggiunge infatti l’85% del valore record ottenuto in laboratorio (1), lasciando spazio a miglioramenti d’efficienza di conversione solamente marginali.

Per quanto riguarda il costo dell’impianto per il solare fotovoltaico, più o meno la metà deriva dal costo dei moduli, mentre la restante metà da tutto il resto. A sua volta, un terzo del costo dei moduli deriva dal silicio policristallino di cui sono composte. Gran parte del silicio utilizzato è però sprecato, in quanto inutile per l’efficienza delle celle. Le celle fotovoltaiche vengono infatti tagliate in fette spesse 0.3 millimetri quando ne basterebbe un sesto per ottenere lo stesso risultato. Purtroppo allo stato attuale delle tecnologia non è possibile scendere al limite teorico di 0.05 millimetri, dato che fette così sottili si romperebbero durante la successiva lavorazione nelle linee industriali. Se si potesse utilizzare il silicio al suo spesso teorico minimo si risparmierebbe oltre l’80% del costo del materiale.

Secondo il modello standard della IEA usato nel precedente articolo, il costo di produzione di un chilowattora di solare fotovoltaico in Germania, con un costo attuale di 2500 euro al kW di potenza installata e 30 anni di durata dei pannelli, è di circa 24 centesimi di euro. Per raggiungere la grid parity, il costo dovrebbe scendere a 8-9 centesimi, valore che corrisponde con buona approssimazione al valore attuale del kWh nucleare. In altri termini, al costo attuale della tecnologia, sostituire l’energia prodotta dalle centrali nucleari con quella del solare fotovoltaico ai tedeschi costerebbe un botto. Per diminuire il costo di produzione del kWh solare sono possibili due soluzioni: diminuire il costo dei moduli o quello del resto del sistema dell’impianto fotovoltaico.

La tabella sotto mostra il costo di produzione del solare fotovoltaico allo stato attuale e nelle migliori prospettive di miglioramento tecnologico nella produzione dei moduli, di mercato per il resto del sistema, e di utilizzo minimo di silicio nelle celle.

E’ evidente che, anche considerando tutti i miglioramenti possibili contemporaneamente, il costo del kWh prodotto con il solare fotovoltaico basato sul silicio policristallino non raggiunge comunque la grid parity. Si ferma a circa 13 centesimi al kWh, ben più costoso degli 8-9 centesimi necessari alla convenienza economica. Detto altrimenti, la diminuzione dei costi per effetto dell’economia di scala non potrà evitare che il solare fotovoltaico si scontri contro i limiti fisici della tecnologia del silicio. Il che non vuol dire che i tedeschi si sono sparati sui piedi da soli, però.

Il fotovoltaico a film sottile

La tecnologia fotovoltaica dei moduli a film sottile, detta anche di seconda generazione, mira a ridurre il costo di produzione dei moduli sostituendo il silicio policristallino con altri semiconduttori meno costosi. Nei moduli a film sottile si usa una lastra di vetro come supporto per le celle solari. Ovviamente non è vetro normale, ma vetro trattato adeguatamente per depositarvi sopra i film sottili di cui sopra. Questa tecnologia è già sul mercato ma ancora in posizione minoritaria rispetto al silicio. Prezzo a parte, le differenze maggiori tra le due generazioni di solare fotovoltaico sono l’efficienza di conversione, che è maggiore nel caso del silicio policristallino, e la vita operativa dei moduli, leggermente minore nei film sottili.

Usiamo il solito modello standard della IEA per calcolare il costo di produzione del kWh del solare fotovoltaico a film sottile. Includendo correttamente i vari elementi di costo (2), allo stato attuale della tecnologia – 1000 euro/kW per moduli con efficienza del 10% e durata di 25 anni – il costo di produzione del kWh fotovoltaico da film sottili è di circa 20 centesimi. Ancora alto. Al contrario del fotovoltaico a silicio, però, l’efficienza della tecnologia a film sottile non ha ancora raggiunto il limite. Includendo nel modello efficienza e vantaggi economici derivanti dal passaggio a grandi impianti – come per la tecnologia al silicio – si ricava il grafico sotto.

Tradotto in parole semplici, il grafico indica che la competitività economica del solare fotovoltaico a film sottile dipende dalla sua efficienza oltre che dal prezzo. Oggi siamo al 10-11%, mentre è necessaria un’efficienza di conversione tra il 15 e il 20% per raggiungere la grid parity e rendere economicamente conveniente la produzione di energia solare. E non è un aumento di poco conto.

Tirando le somme

Per abbandonare il nucleare e sostituire l’energia prodotta dall’atomo con un’altrettanta energia prodotta da fonti rinnovabili nel 2022, puntando sul solare fotovoltaico ed volendo evitare di pagare una botta, i tedeschi hanno dieci anni a disposizione per:
– migliorare i processi industriali per la produzione dei pannelli.
– creare le condizioni di mercato acconcie per promuovere l’effetto di scala degli impianti.
– investire pesantemente in ricerca e raddoppiare l’efficienza di conversione del solare fotovoltaico a film sottile.
E devono farle tutte. Se manca anche una sola delle tre non va bene.

Cosa succede se non ci riescono? Semplice, si trovano senza energia nucleare da vendere e con energia fotovoltaica che costa un sacco. E’ molto probabile da qui a cinque anni in Germania vi sarà un reality check sullo stato del progetto di abbandono del nucleare, con valutazione di quanto fatto e quanto ancora resta da fare. Se la situazione non dovesse rivelarsi promettente per il futuro, è molto probabile che si deciderà per il mantenimento delle centrali nucleari esistenti. L’alternativa sarebbe infatti dipendere dall’estero per le importazione di gas russo o elettricità nucleare francese, oppure ritornare al carbone e produrre una botta di CO2. Non è impossibile che da qui a cinque anni, aumenti indiscriminati del prezzo del petrolio e dell’energia possano financo ribaltare la percezione del nucleare nell’opinione pubblica, da pericoloso a salvifico, in virtù della quantità di energia prodotta a costo comunque contenuto nel momento del bisogno.

**********
Note in tabella:
[1] “L’attuale tecnologia fotovoltaica permette di raggiungere la competitività economica?”, Domenico Coiante (2010).
[2] passaggio da impianti da 1 MW a 10 MW di potenza.

Note a pié pagina:
(1) Valore record in laboratorio: “Solar cell efficiency tables”, M.A. Green et al. (2009) – valore medio commerciale: Sunpower Corp. e Shell Power (2009).
(2) “Fotovoltaico di seconda generazione: limiti e possibilità”, Domenico Coiante (2010).

Si ringrazia tanto (ma proprio tanto) Domenico Coiante di ASPO-Italia per le discussioni, i dati, la conoscenza sull’energia e l’onestà intellettuale.

Annunci

21 Responses to Germania: mai più nucleare?

  1. AleSala says:

    C’e’ ancora una cosa che va detta, e di cui spesso non si tiene conto. Il fatto che il solare immetta energia nella rete ad intermittenza porta dei costi accessori enormi per l’upgrade della rete stessa, costi che non vengono mai messi in conto. Il problema principale e’ l’uniformita’ geografica delle fonti di energia: se per esempio tutta la Baviera e’ coperta di nubi e il solare non produce potenza, questa dev’essere sostituita sul momento da fonti tradizionali. Il brutto e’ che se non ce ne sono abbastanza in loco, bisogna produrla in altri punti e trasportarla attraverso la rete. Due settimane fa e’ venuto fuori qui in Germania un articolo di giornale dove spiegava i timori degli addetti ai lavori. Gia’ con la chiusura delle centrali nucleari piu’ vecchie il prossimo inverno e’ a rischio collasso per la rete, in quanto non e’ abbastanza performante da poter distribuire la potenza istantanea nei punti in cui ce n’e’ bisogno se le centrali nucleari (che danno potenza h24, a meno dei tempi di manutenzione programmati) vengono a mancare. Sono gia’ partiti con dei lavori urgenti – e costosi – per cercare di prevenire i blackout. Questo disservizio sara’ ancora piu’ evidente quando il solare raggiungera’ una percentuale a due cifre del fabbisogno, e l’unico modo per ovviarlo e’ spendere qualche miliardo di euro per il completo upgrade della grid di una nazione grande e densamente popolata come la Germania.

    Insomma, la scommessa tedesca e’ piu’ azzardata di quanto sembri.

    • ziomaul says:

      In verità è messa in conto e non è esagerata come dici. Poi non esiste solo il fotovoltaico ma diverse forme d’energia alternativa che danno energia 24h su 24h come l’idroelettrico in modo dinamico mentre il nucleare no . Se non c’è energia o la si produce o si sfrutta quella accumulata come noi Italiani sfruttiamo di giorno e in più giorni quella accumulata di notte dalla Francia e Svizzera.
      Il problema Tedesco non è la produzione ma solamente la distribuzione dato che una volta era divisa in 2 Stati indipendenti e nemici.

      Ciao

  2. ziomaul says:

    Bisogna sapere che dietro ogni centrale nucleare esiste sempre una centrale convenzionale. Questo per calmierare sempre il brutto vizio di “fail” improvviso del nucleare. Dunque anche chiudendo all’improvviso (come accadde in Italia) non verrebbe meno la corrente al tedesco. Notare che in realtà per problemi logistici non si può veramente immediatamente chiudere una centrale atomica (occorrono almeno 10anni) ma questo teoricamente è possibile.

    Poi che lo Stato Tedesco finanzia ultimamente il risparmio energetico sia domestico, che è poca cosa nei grandi numeri, che quello industriale che è invece enorme, basti pensare che mediamente una piccola azienda “succhia” quanto un paesino. L’imprenditore guadagna con l’avere nuove apparecchiature (più efficienza, meno manutenzione, ecc..) e soprattutto risparmia fin 80% (dati tecnici reali) del costo dell’elettricità che è in realtà un guadagno per lui, mentre lo Stato tedesco risparmia nella sua bilancia con l’estero per via del minor importo di materia Uranio, Petrolio, Gas, gli consente non solo di finanziare questo ma addirittura guadagnarci nell’avvenire con un probabile riduzione delle tasse. Questo non è immediato ma si vedrà nel tempo, ma già l’aumento di produzione tedesco non rispecchia l’aumento di energia che avrebbe richiesto nuove centrali da tempo mentre come si vede dalla tabella è quasi “cristallizzato”. Inoltre stanno ristrutturando velocemente a rete elettrica (dovremmo farlo anche noi italiani) che in molte parti risale alla vecchia divisione Est/Ovest del muro di Berlino e questo porterebbe ad altri importanti risparmi elettrici anche senza Smart-Grid.

    Poniamo anche il fatto che la Germania è fortemente impegnata nel progetto Desertec e che le nuove dorsali elettriche Europee eliminano il problema dell’intermittenza

    Già con quest’ultima cosa non solo il 22% del nucleare diventa inutile ma anche una parte del 43% del carbone. Ma anche la produzione elettrica Svizzera e Francese per la Germania è divenuta inutile, tanto che la Svizzera (le cui centrali atomiche sono principalmente nel Cantone tedesco verso la Germania) da tempo decise di chiuderle (anche l’Italia è un cattivo cliente dato che assorbiamo elettricità solo di notte, sottocosto) e la Francia di non costruirne di nuove verso la Germania ma solo una di tipo EPR soprattutto per assicurare i sui clienti esteri (Cina e altri) che l’ EPR si può fare.

    In Germania non c’è molto sole e nei 20anni si è passati dallo 0% al 2% e seguendo la curva esponenziale che nei prossimi 5 anni andrà al 5% (estrapolazione 10 anni 15%) anche perchè non è molto incentivata come in Italia e sono ancora sperimentali Il FV 3D e altri ma tra 10anni saranno probabilmente disponibili. Ma dispone di molto vento e come si è visto in diversi Stati una batteria eolica riesce tranquillamente nella produzione equivalente di una centrale atomica come esempio in Spagna e inoltre devo contestare il fatto che l’eolico “terrestre” sia giunto al suo limite in Germania dato che si apprestano nei grandi progetti in questo versante. Se poi mettiamo che prossimamente (dunque adesso non c’è) interverranno anche l’eolico marino del Nord tedesco, più redditizio, il gioco è fatto anzi strafatto basti pensare che nel solo anno 2008-2009 le energie rinnovabili in Italia passarono ad un +5% dell’elettricità nazionale e il trend è ancora in crescita.

    Non per niente anche il carbone tedesco soprattutto le estrazioni minerarie pian-piano stanno scomparendo.

    Smettiamola con questa ridicola bugia, i Tedeschi NON è per l’incidente che vogliono abbandonare ma lo hanno preventivato già da parecchi anni come gli Svizzeri!!! Merkel infatti è filonucleare e ultimamente è stata scottata dal fatto che gli “esperti” nucleari dicevano che una centrale di 40anni è giovanissima dunque si potevano “tirare” ancora avanti alcune centrali nucleari; Quando poi dopo Fukushima (che continua l’incidente, NON è finito!) TUTTI questi “esperti” si RIMANGIARONO la parola e la Merkel si è trovata nella palta.

    Il GUAIO è che se si chiudono le centrali nucleari prima del dovuto il costo della corrente prodotta dal nucleare diventa quasi il doppio! Se poi contiamo lo smantellamento e messa in sicurezza i costi impazziscono.

    Ciao

    • Non per niente anche il carbone tedesco soprattutto le estrazioni minerarie pian-piano stanno scomparendo.

      Non direi. Nel 2012 dovrebbe entrare in funzione la nuova centrale a carbone a Moorburg (Germania) costruita da Vattenfall: 12 TWh di energia elettrica all’anno dal carbone, quanto l’intero FV odierno. http://powerplants.vattenfall.com/powerplant/moorburg

      • ziomaul says:

        http://www.aduc.it/notizia/carbone+nel+2018+tutte+miniere+saranno+chiuse_87547.php

        Il che è tutto dire… Infatti quella centrale, per quello che conosco, sarà riconvertita in gas.

        Ciao

      • ci credo poco. Stiamo qui a discutere se e’ possibile per i tedeschi chiudere le centrali nucleare senza problemi entro il 2022. La risposta e’ incerta. Il nucleare produce il 20 per cento dell’energia in Germania. Mi spieghi come pensano di chiudere centrali a carbone che producono il doppio dell’energia del nucleare e costano meno entro il 2018?

        Oltretutto stiamo parlando di una centrale a carbone nuova fiammante, enorme, capace di produrre la stessa energia di tutto il solare FV tedesco e che dovrebbe entrare in funzione l’anno prossimo. Vorresti farmi credere che da qui a pochi anni sara’ convertita al gas, con tutti i costi accessori che questo comporta? Suvvia.

        PS se devi citare qualche fonte, ti invito a trovarne di piu’ autorevoli che non l’associazione del consumatori (dove oltretutto non c’e’ un riferimento che e’ uno a dichiarazioni ufficiali del governo tedesco, lanci Reuters, analisi di The Economist o altro).

      • ziomaul says:

        Certo ! Infatti se mi rileggi io non dico che abbandoneranno il carbone ma che questo è fortemente minacciato da dati economici.

        Se mi vuoi credere questo 20% è tranquillamente sostituibile da quanto dico prima, se no amici come prima.

  3. pifo says:

    Non sono una persona alla quale piace “pendere” dalla bocca dei premi Nobel ma ti invito a leggere l’intervista a Rubbia apparsa oggi su Repubblica e che tratta quel punto che ti ho gia’ invitato in passato a trattare e che te sembri invece trascurare:
    “Il nucleare non e’ alla portata di nessun investimento privato”
    In una prospettiva generale di un mercato della energia popolato solo di soggetti privati non esiste spazio per un nucleare senza il ricorso al supporto di stato.
    Al di la della mera analisi dei numeri che proponi e che non contesto e’ questo il vero unico taglio imposto al nodo gordiano del nucleare.
    Alla luce di questa semplice considerazione la scelta tedesca non solo e’ comprensibile ma per certi aspetti ovvia e come ti ripeto di chiudere il rubinetto dei finanziamenti di stato alle centrali si parlava in Germania gia’ lo scorso anno.
    Saluti

    • Rubbia dice il vero: Il nucleare non e’ alla portata dei privati per il lunghissimo tempo di ritorno di investimento, che e’ enorme per le onerosissime centrali nucleari. Sebbene anche i pannelli costino un sacco, il capitale necessario per pannello e’ comunque accessibile al pubblico. Questo e’ il nodo gordiano del nucleare di Berlusconi pero’, che lo vorrebbe puramente privato (ed e’ una follia che non sta in piedi). Sganciandosi pero’ da Berlusconi, se ammettiamo la partecipazione statale nel nucleare – e non vedo perche’ no – le cose cambiano.

      A monte, la decisione tedesca poggia su un pilastro fondamentale: la possibilita’ che abbiamo oggi di poter scegliere se nucleare o rinnovabili. Il gas ci tocca ancora per un po’, come il petrolio e il carbone, ancora non sostituibili completamente. E’ possibile che tra qualche anno, quando il petrolio scarseggera’ piu’ di quanto faccia oggi e saremo alle prese con picchi di gas, carbone o tasse sulle emissioni di Co2 molto alte, non avremo piu’ la possibilita’ di scegliere, ma ci tocchera’ cominciare a sfruttare tutto quello che abbiamo a disposizione, pena restare senza energia o inquinare alla grande. Allora cosa faremo?

  4. Pingback: Pensieri sui quesiti del referendum del 12,13 giugno | Araba Fenice

  5. Pingback: Energie rinnovabili e metalli strategici | Filippo Zuliani

  6. Fede says:

    Articolo molto interessante, faccio giusto una nota sui conti che trovo (ma solo leggeremente)
    sbilanciati per cosi dire in favore del nucleare:
    — per il nucleare, se consideriamo alcune spese normalmente non considerate nelle tabelline
    forse ad oggi (2011) siamo più su una stima di 0,15e /Kwh ; è una discussione che abbiamo già fatto..
    — personalmente da buon fisico calcolo tutti i contributi e arrivo a 0,25e /kwh usando i dati reali sui costi di
    smantellamento e sulle esperienze inglesi, francesi, italiane ma non considerando ancora
    i costi degli incidenti
    — per una stima dei costi degli incidenti, provo a buttare un’idea: la statistica ad oggi dice che 5 reattori su 500 hanno avuto fusione e dispersione dei materiali, ed ogni incidente del genere costa tra 100 e 900 miliardi
    (in giappone siamo a 300 miliardi di costi prevsiti per Tepco + i costi umani e ambientali ancora da calcolare);
    — per il solare i dati del 2010 sono leggermente troppo conservativi, già oggi pare (non ho esperienza diretta
    di grandi impianti ma letture in rete) che si possa installare grandi impianti per 1500/2000 e/kwh, e vari siti anticipano la previsone di grid pariti di alcuni anni rispetto al 2020
    –una nota per l’italia: qui da noi è ancora meglio, più insolazione, si parla di grid parity tra il 2013 e il 2016 a seconda di Sud o Nord, son previsoni abbastanza vicine ..sapremo presto se son vere.

    Un saluto e buona giornata

  7. Fede says:

    Approfitto di questo vostro spazio per rilanciare una lettura che mi aveva colpito sul
    risparmio energetico (chissà che prima o poi arrivi anche ai governanti):
    .
    Il presidente di ST microelectronics sostiene che in Italia le industrie potrebberò risparmiare
    il 7% di corrente (una enormità se consideriamo che l’industria fa il grosso dei consumi elettrici)
    semplicemente sostituendo solo i motori elettrici con nuovi ad alta efficenza;
    l’investimento si paga da solo in 2 anni, dopodichè la ditta risparmia sulla bolletta,
    ma non viene fatto per inerzia..servirebbe una legge che prima incentivi e poi obblighi
    passi come questo che sono a costo zero, anzi negativo ( e come l’isolamento termico delle abitazioni).
    .
    Non escudo che i Tedeschi stiano adottando politiche del genere di risparmio energetico
    per aiutare il loro ambizioso (e per me ammirevole) piano a funzionare..
    .
    Di nuovo saluti e complimenti per la serie di vostri articoli che seguo.

    • ziomaul says:

      Posso confermarti che in Germania esiste un piano per la ristrutturazione completa e l’integrazione (prima totalmente separata Est – Ovest e Land particolari) della rete elettrica Tedesca. Pensate che esistevano posti costretti ad importare la corrente dall’estero perchè non esistevano le linee elettriche nazionali tedesche. Questo dovrebbe risparmiare un bel 10 – 15% della corrente prodotta.
      .
      Dato che lo stanno rifacendo (le linee elettriche Tedesche) nei punti adottanti nuove tecnologie si aggiungerà altro risparmio.
      .
      Posso confermarti che in Germania esiste un piano Governativo in cui viene concesso un prestito agevolato bancario per tutti gli imprenditori che intendano risparmiare energia nella loro azienda con l’acquisto di nuovi macchinari più risparmiosi ed ecologici, In più varie iniziative per le aziende che intendono attuare risparmi d’energia sotto altre forme. Questo dovrebbe risparmiare un bel 15 – 20% della corrente prodotta.
      .
      Il tutto si legge nel rapporto governativo che purtroppo è solo in Tedesco.
      Certo non si può fare 10% + 15% o 15% + 20% per ragioni matematiche ma il limite del 20% di quel nucleare è INUTILE già da questo.

      Ciao

  8. Fede says:

    Per tutti e per l’autore: lascio il link ad uno studio che aggiorna
    in modo drammatico il costo del KWh al 2011 per il Fotovoltaico
    su grandi impianti, per l’italia si parla di valori tra 4 e 8 cent/kwh ,
    non so se crederci..chiedo a quache esperto del settore di verificare.
    .
    http://www.aspoitalia.it/attachments/301_F_Meneguzzo%20-costo%20kWh%20FV%20-7%20giugno%202011-1.pdf

    • L’ ho letto e non ci credo.

      • Fede says:

        Anch’io non saprei cosa pensare, ma pare che
        anche sul sole 24 ore si sia parlato di impianti da 3KW
        di potenza a 4000 euro complessivi (nuovi modelli a film sottile),
        per un costo al kw/h di 5 centesimi (ovviamente in sicilia,
        al nord sarebbe un po’ di più per la minore insolazione).

        http://www.gianfrancomicciche.net/2011/06/22/fotovoltaico-record-nell%E2%80%99isola/

        Forse i ribassi di prezzo sono molto freschi,
        la notizia sulla rete deve ancora diffondersi.

        Magari tra un po’ ci aggiornerai con un nuovo articolo!
        Saluti

      • gli impianti da 3kW vengono appunto sui 4000euro. Pero’ non c’e’ scritto che materiali hanno usato per i film sottili. Stando al modello IEA, anche con l’isolazione del sud, i film in CdTe – attualmente i migliori per efficienza in commercio – hanno un costo di generazione ancora attorno ai 17-18 cent/kWh.

  9. Fede says:

    Un contributo sulle stime di grid parity di EPIA per l’Europa
    citate nell’articolo:
    .
    – nel 2009 stimava che si raggiungera nel 2020
    – nel 2011 stima che si raggiungerà nel 2017 in Germania
    (prima in Italia e spagna)
    .
    http://www.ecoblog.it/post/12647/europa-e-fotovoltaico-grid-parity-con-le-fonti-fossili-nel-2017
    .
    insomma il settore è in così rapida evoluzione che tutte le stime
    su costi, tempi, ecc. andrebbero fatti solo con dati del 2011..
    .
    L’articolo resta comunque ottimo, saluti.

  10. Pingback: Niente più nucleare. Sì, ma come? | Roberto Reginato

  11. rins says:

    Attenzione, lavoro io stessa in un’azienda produttrice di moduli fotovoltaici, questo articolo contiene molte imprecisioni; innanzitutto va terribilmente a favore del nucleare, le celle fotovoltaiche più efficienti sono quelle MONOCRISTALLINE, ovvero, celle ottenute dal cristallo puro, si distinguono dalle altre per via degli angoli smussati, cosa inevitabile per via della forma del cristallo stesso; queste celle a parità di superficie sono più efficienti e lavorano meglio delle altre.
    Inoltre, bisognerebbe essere un po più informati riguardo ai pannelli a film sottile….. Poichè proprio noi, italiani, produciamo da quasi due anni, pannelli fotovoltaici ad altissima efficienza, monocristallini-silici, ultraleggeri (100w=1kg), calpestabili e flessibili (circa il 25% della propria superficie), realizzati in tecnopolimero… Aspettativa di vita….. 25 anni!!!!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...