Grande

Il proprietario di questo blog è un grande sostenitore del junk food – gli hamburger, il fritto, le schifezze di McDonald, Burger King e similari – e reputa che tale cibo non abbia l’attenzione che merita nei premi culinari. Il sempre ottimo Francesco Costa si candida ai Blog Awards come miglior blog culinario 2011, lanciando una sfida apparentemente impossibile:

Si fa presto a vincere i premi con la pasta all’uovo o i filetti al pepe verde. A questo giro noi ci proveremo con l’olio fritto e strafritto, con le patatine ricoperte di sale, con le salsine dagli ingredienti indistinguibili, con gli hamburger grassi e unti, col ketchup e la senape! Con le cose che fanno male, sì!

Francesco Costa avrà il mio voto. Amanti del fritto, uniamoci. Si vota qui. Facciamogliela vedere, a quelli là.

Dove eravamo rimasti

Eravamo rimasti che in America si sta discutendo dei nuovi standard per l’efficienza delle auto nel periodo 2017-2025 e sulle ripercussioni della decisione per il mercato dell’auto. Le proposte sul tavolo sono due: gli ambientalisti vogliono i 62 mpg (miles per gallon, circa 26 km/l). Il che vorrebbe dire che per il 2025 gli Stati Uniti dovranno dotarsi di un parco auto in circolazione composto per il 64% di auto ibride o elettriche. Detto altrimenti, i costruttori americani dovranno convertire le linee alla produzione di auto ibride/elettriche. I costruttori d’auto americani invece vogliono un più mite 47 mpg (20 km/l), raggiungibile tramite avanzamenti tecnici del motore a scoppio e quindi senza grossi sconvolgimenti del business attuale.

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Professionisti

La Cina abbassa il limite dell’export di terre rare per l’Europa. L’Unione Europea reagisce esprimendo disappunto.

Come perdere in una discussione

Qualche giorno fa, Giovanni Fontana ha pubblicato una tassonomia delle risposte stupide a una discussione.

C’è una regola aurea che stabilisce quando una risposta è stupida, e fa perdere automaticamente una discussione: è quando non si motiva quello che si scrive, quando non si supporta il proprio argomento con dei dati o dei ragionamenti. In generale, qualunque giudizio che non sia supportato da un “perché”. Spesso, però, questa mancanza di argomenti viene (mal)celata dietro a elementari perifrasi retoriche – questo post non merita neanche una risposta, è degno del circolo delle bocce, come puoi paragonare – che tutti sappiamo essere smascherate in partenza, ma evidentemente non chi le scrive. [..] State sicuri che – 9 volte su 10 – chi parte con espressioni simili non ha la minima idea di quello di cui sta parlando.

Scrivo su questo blog da quasi nove mesi. Circa sei mesi fa ho iniziato a scrivere anche su iMille-magazine e scrivo su Il Post da poco più di tre. In totale ho scritto circa 150 post e ricevuto parecchie centinaia di risposte. Devo dire che la tassonomia di Giovanni di quelle risposte ne azzecca un sacco, bastano 10 semplici categorie. Buona lettura.

Il meglio de iMille

E’ online la raccolta dei migliori articoli apparsi quest’anno su iMille-magazine. Ce ne sono anche un paio miei. Buona lettura, e ricordate: le cose cambiano.

Se manca la visione del futuro

Il fatto è che il rapporto tra infrastrutture e crescita è complesso: spesso le infrastrutture anticipano e guidano certi percorsi di sviluppo, e il loro effetto futuro non si può prevedere sulla base dell’utilizzo delle vecchie strutture e tecnologie. Sarebbe stato come se negli Anni Novanta l’Italia avesse deciso che era inutile portare qua Internet e l’e-mail perché il flusso di missive delle Poste italiane era un po’ in calo. Certamente l’Italia sarebbe sopravvissuta. Ma a quale prezzo? Anche se forse nel caso della Tav è una forzatura dire che senza quella tratta Torino e l’Italia saranno escluse dall’Europa: lo sono già. L’Italia non solo è fanalino di coda tra i Paesi europei per chilometri di alta velocità, ma è quella che ne ha meno in cantiere, quella che ne costruirà meno in futuro.

[Irene Tinagli, “Se manca la visione del futuro” su La Stampa]

La TAV vista dalla Val di Susa

Mi rispondono sulla TAV, direttamente dalla Val di Susa.

Verde decollo

Da queste parti lo si dice da un pezzo: l’aviazione nell’era del post-picco del petrolio andrà a biocombustibili. Il motivo è semplice: perché non potete far andare un aereo a batterie ed energia elettrica.

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La fine dello storico marchio SAAB?

Su questo blog avevamo parlato già tempo fa delle difficoltà finanziarie di SAAB (eufemismo). Pochi giorni fa, la brava Anna Ryden ha riassunto in modo perfetto la situazione.

La storica azienda automobilistica SAAB sta fallendo. Sono mesi che waltzerano sulle pagine dei giornali perché i fornitori non vengono pagati, mesi che il mitomano Victor Muller, che ha comprato l’azienda solo per salvare la sua azienda olandese Spyker racconta bugia su bugia. I fornitori hanno continuato a lavorare, fidandosi dello storico marchio. Venerdi scorso finalmente è arrivata la non-notizia che non potevano più pagare gli operai. Mancano 35 milioni di corone per gli stipendi. Muller nel frattempo è rimasto solo nel consiglio d’amministrazione. Ha cominciato a trattare con il criminale finanziere russo Vladimir Antonov, uno dei piú grandi azionisti di Spyker, ma non voluto dalla banca europea d’investimenti e dal governo svedese. Un salvataggio parziale è arrivato da un’impresa che ha comprato la metà degli azioni della società immobiliare della SAAB per 255 milioni di corone. La metà non venduta è la sicurezza chiesta dal tesoro svedese per un prestito di 280 milioni di corone, dei quali la SAAB ha già ricevuto 217. I debiti ai fornitori ammontano a 75 milioni di corone. I conti non tornano e la gente non compra le macchine SAAB.

Avendo provato per qualche tempo una SAAB 9-3 – seconda serie, 4 cilibri versione diesel TDI, sublimamente fun to drive sulle highlands scozzesi – devo dire che la scomparsa del marchio SAAB sarebbe un vero peccato.

I numeri della TAV

il mio articolo per Il Post

Il nuovo fronte della moda italiana è ora il No-TAV. Gira molto questo video di Travaglio ma non è l’unico, oltre ad innumerevoli blog in cui si leggono più o meno le stesse cose. Il video di Travaglio a me personalmente sembra propaganda pura, tanto è privo di argomentazioni logiche o fattuali. E lo stesso vale un po’ per quasi tutti i blog e quotidiani che mi capita di leggere sull’argomento.

Sui blog dei No-TAV, alla richiesta di numeri e argomentazioni della scelta, il meglio che si riesce ad ottenere sono rimandi a studi e ricerche che “esistono da vent’anni”. Come se in vent’anni non fossero cambiati il mondo, i trasporti, l’energia, oltre al progetto stesso, che è stato rivisitato più volte (l’ultimo intervento dell’Osservatorio Tecnico è del 2008). Oltretutto le ricerche vengono brandite come clave, spesso nemmeno lette o nell’ignoranza degli argomenti trattati.

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