Crisi economica ed energia

In queste ultime settimane abbiamo assistito a crisi economiche sparse. Le polemiche sono state all’ordine del giorno per i declassamenti operati o minacciati dalle agenzie di rating internazionali, per le responsabilità nei crolli di borsa e per la bontà delle manovre finanziarie o degli interventi straordinari di stimolo economico. Il tutto è riassumibile in poche parole: le economie avanzate, quelle dei paesi occidentali per intenderci, non crescono più in fretta come dovrebbero, come quelle dei paesi emergenti Cina in testa, oppure non crescono affatto, come l’Italia da oltre un decennio. Le iniezioni di cospicuo denaro pubblico degli ultimi anni non hanno ottenuto gli effetti sperati.

Già un paio di anni fa, dopo la crisi dei mutui sub-prime americani, il crollo verticale delle borse mondiali e l’apertura della stagione dei licenziamenti di massa, assieme al sempre ottimo Corrado Truffi scrissi sulle ragioni sottostanti dell’affanno delle economie avanzate: l’aumento dei costi dell’energia e il sempre minor rendimento energetico (EROEI) delle fonti.

Il mondo occidentale è entrato in un periodo di decrescita strutturale a causa dell’esaurimento delle risorse “facili” – che è il vero motivo sottostante la crisi finanziaria ed economica. E presto anche il resto del mondo si troverà nella stessa situazione, pur non avendo fatto in tempo a godere dei nostri fortunati anni del carbone e del petrolio, perché con le risorse fisiche non si scherza. Si tratterebbe di trasformare una possibile e tragica decrescita infelice in una decrescita morbida e che migliori la qualità delle nostre vite ma, con tutta evidenza, ciò sarà impossibile se si continua pervicacemente con le stesse ricette che ci hanno portato fino a qui.

Da allora, in molti hanno abbracciato quelle le stesse ragioni, uno su tutti, il premio nobel per l’economia Krugman. Molti ma non tutti, una categoria resiste ancora implacabile: gli economisti, oggi tutti affaccendati a esortare i governi a “maggiori stimoli per la crescita”. Le proposte però si riassumono nelle solite riforma del mercato del lavoro, innalzamento dell’età pensionale, liberalizzazioni e privatizzazioni più o meno spinte. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, per di più, come giustamente commenta Corrado Truffi sul suo blog, proposte fuori bersaglio.

la lista standard, insomma, è fatta quasi solo di politiche dell’offerta. Quelle politiche che, in tutti questi anni, hanno dimostrato ormai ampiamente la loro sostanziale inefficacia se la domanda non tira.

Insomma, che fare? Le cose da fare sono certamente moltissime. Il sottoscritto autore di questo blog non è un economista, ragion per cui mi astengo dal disquisire sull’efficacia di aumenti dell’IVA o dei sussidi di solidarietà. Qui mi limito ad una osservazione sul mondo dell’energia. E’ oramai chiaro a tutti che il prezzo del petrolio non scenderà più ai livelli pre-crisi. La domanda cinese continua ad aumentare, dell’aumento della produzione di greggio promesso dall’OPEC nemmeno l’ombra e l’instabilità politica mediorientale non promette nulla di buono. In breve, le ragioni strutturali della crisi del 2008 – esaurimento delle risorse a buon mercato – sono ancora valide, e sta anche cambiando la geopolitica internazionale del petrolio. In questo momento l’incertezza è totale.

Ecco, il nostro paese, ma vale un po’ per tutta l’Europa, dovrebbe semplicemente prendere atto della situazione e innalzare il livello decisionale dal nazionale all’Europa Unita. Serve un piano strategico energetico europeo, che abbia come obbiettivi principali la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la concorrenza nei settori energetici. Le politiche nazionali sono costose e generalmente inefficienti. Ci hanno portato ad avere un’Europa dove coesistono nazioni fortemente sbilanciate sul gas (l’Italia), sull’atomo (la Francia) o che l’atomo lo vorrebbero abbandonare del tutto (la Germania). Serve una politica d’investimenti europea, capace di rafforzare le infrastrutture mancanti sia a livello di elettricità e gas che di fonti rinnovabili. Insomma, per fare un esempio, bisogna presentarsi in Russia come Europa Unita, e non come Italia, Francia, Germania o Olanda e bisogna sviluppare una rete ad alta tensione europea per portare il vento del nord (Europa) al sud (Europa), e il sole del sud (Europa) al nord (Europa). Ciò consentirebbe di ridurre i rischi di approvvigionamento e di rafforzare la posizione dell’Europa sul mercato globale dell’energia, con conseguente abbassamento dei costi.

Annunci

One Response to Crisi economica ed energia

  1. Pingback: Crisi economica ed energia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...