Terre rare, solare e ora eolico

Farsi fregare succede a tutti. Quando succede una volta niente di male, tutta esperienza per il futuro. Può accedere due volte. Anche in tal caso poco male, repetita juvant dicevano i latini, e non sempre si impara al primo tentativo. Quando però ci si fa fregare tre volte nello stesso modo bisognerebbe fermarsi a pensare, seriamente.

Di che si parla? Del mercato delle rinnovabili, in cui Stati Uniti e le economia avanzate in generale continuano a farsi fregare dalla Cina, imperturbabili.

La strategia è sempre la stessa: il governo centrale cinese, forte di un’enorme capacità fiscale, sussidia direttamente o indirettamente la produzione di un bene considerato strategico. Al contrario dei sussidi occidentali, che generalmente vengono equamente divisi al fine di non creare concentrazioni di ricchezza e concorrenza sleale, Pechino sussidia poche aziende selezionate nei settori di interesse. Uno di questi settori è quello delle rinnovabili. Gli amanti della competizione possono scannarsi per scalare (internamente) le aziende in questione. Tali aziende, forti di quelli che da noi verrebbero definiti massicci aiuti di stato – probiti nel libero mercato occidentale – e di un costo del lavoro generalmente basso, mettono sistematicamente fuori gioco la concorrenza occidentale. Il risultato è la formazione di un monopolio cinese, con i compratori occidentali a preoccuparsi di ogni starnuto di Pechino e con i cospicui incentivi verdi che passano direttamente dai governi occidentali alle casse di Pechino.

La prima volta è accaduto con le terre rare. Negli ultimi 15-20 anni, con la strategia di cui sopra, accettando di subire gli effetti ambientali della produzione, la Cina ha conquistato il controllo del 97 per cento del mercato mondiale. Quali sono gli impieghi delle terre rare nelle rinnovabili lo avevamo detto qualche mese fa, assieme alle preoccupazioni del governo americano – non certo l’unico – per gli effetti deleteri di tale monopolio.

La seconda volta è accaduto con il solare fotovoltaico. Inondati dai prodotti cinesi, i produttori americani se la passano male e anche quelli tedeschi assistono impotenti alla riduzione delle loro quote di mercato. I produttori americani hanno chiesto a Obama di intervenire imponendo dazi contro la concorrenza sleale dei prodotti cinesi. Washington promettete vaporose commissioni di indagine ma poc’altro. Ben difficilmente, infatti, il governo americano vorrà mai iniziare una guerra di dazi con il suo principale partner commerciale nonché principale finanziatore del suo debito pubblico. L’Europa, intanto, è impegnata con la ristrutturazione del debito greco e le preoccupazioni sull’Italia. Ergo, molto probabilmente le aziende verranno lasciate a morire in uno scontro di mercato che non potranno mai vincere.

La terza volta è in corso ora, e riguarda l’industria eolica. Fino a pochi anni fa il mercato era dominio incontrastato di Vestas (danese), GE Wind Energy (USA) e Enercon (tedesca). Poi, Pechino ha cominciato a inondare di soldi due compagnie in particolare: Sinovel Wind Group e Xinjiang Goldwind Science & Technology. Sinovel in particolare ha *raddoppiato* la sua quota di mercato mondiale *nel solo 2009*. Oggi Sinovel è numero due del mercato mondiale, dietro Vestas. Goldwind è il numero quattro, dietro GE Wind Energy ma davanti ai tedeschi di Enercon. Le ambizioni cinesi sono semplici: diventare il numero uno del mercato entro il 2015. Nel frattempo, i cinesi vanno ad installare wind farms in Brasile. Poi, una volta che avranno spinto le aziende non cinesi fuori dal mercato o in posizioni marginali, saremo di nuovo qui a parlare di incentivi e concorrenza, nel libero mercato del monopolio cinese.

2 Responses to Terre rare, solare e ora eolico

  1. ziomaul says:

    La Cina investe molto anche in installazioni in Cina da ditte cinesi e compra (e copia) tecnologia Occidentale. L’esempio delle turbine Kobold della italica Enermar (energia dalle correnti marine) è lampante : La ditta costruttrice è cinese e hanno comperato il progetto (brevettata dalla società Ponte di Archimede) invece di far fare alla ditta Italiana come in Indonesia.

    Quanto vuoi scommettere che appena hanno assimilato e espanso la tecnologia Italiana poi non propongono direttamente loro, con mezzi loro, all’estero con tutto il loro peso commerciale? Del resto hanno fatto l’identica cosa con il FV e eolico.

    Insomma un attacco sui 360gradi ben organizzato alle ditte occidentali e non (come sembra nel tuo articolo) vari tentativi.

    Ciao

  2. Certo che i cinesi sono, nei fatti, la prima economia del mondo. Nel senso che sono ormai i maggiori produttori di qualsiasi cosa ci possa venire in mente, e questa faccenda deve avere qualche nesso con i 3,2 miliardi di tonnellate di carbone estratti l’anno scorso. Forse questi cambiamenti nell’assetto industriale sono solo un prodotto inevitabile della distribuzione dei (rimanenti) combustibili.

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