Vi aspettate che funzioni?

Come non avessimo abbastanza problemi con l’economia, ora ci si mette anche il global warming. Mentre l’euro-zona è ancora in crisi profonda, nonostante Mario Monti e gli sforzi della BCE, il World Energy Outlook 2011 della IEA avverte che la crisi climatica è diventata praticamente inevitabile, a meno di non agire molto rapidamente.

Ora, di avvertimenti fin qui ne sono stati lanciati tanti, ma questo a me personalmente sembra diverso. Per la prima volta l’IEA ha messo un numero al disastro: 2017. E’ l’anno in cui, secondo la IEA, il mondo avrà speso la propria quota di emissioni di carbonio. Altrimenti detto, senza interventi drastici entro il 2017, l’infrastruttura per l’energia presente in tale data genererà così tanta CO2 da rendere impossibile contenere il riscaldamento globale al limite accettabile di 2 gradi. Dopo di che, beh, andremo solamente di male in peggio.

L’Europa è sempre stata il baluardo della lotta ai cambiamenti climatici. Come siamo messi? Siamo messi che siamo nel pantano della crisi degli enormi debiti di stato. Ieri s’è praticamente insediato Mario Monti, economista di sicura fama mandatoci dalla BCE. Alcuni lo chiamano commissariamento, ma in televisione e sui giornali certe brutte parole non si possono dire. Pochi giorni prima è stata la volta della Grecia. Personalmente mi ha stupito l’articolo di ieri su Il Post “il mondo secondo Mario Monti“, che riporta la visione del mondo di Mario Monti rifacendosi alle sue dichiarazioni più recenti. Riferimenti all’ambiente zero, energia zero, finitezza delle materie prime zero.

Le ricette economiche di Monti per risanare l’Italia non sono ancora note, ma probabilmente si riassumeranno in concorrenza, libero mercato, (s)vendita di asset statali, tagli al welfare (sanità, pensioni, eccetera). Insomma, classiche ricette di scuola economica classica, come da dichiarazioni.

Ora, Irene Tinagli ieri su La Stampa ha fatto giustamente notare come, in Italia, la politica recente non ha creato nuovi problemi ma ha semplicemente conservato (e impedito di affrontare) quelli vecchi

la disoccupazione giovanile era già un problema quindici anni fa: per quasi tutti gli Anni Novanta è stata attorno al 30%; così come il debito già in quegli anni aveva raggiunto e superato quota 120, per non parlare dei problemi cronici relativi all’occupazione femminile, alla burocrazia e agli sprechi.

I problemi dell’Italia sono gli stessi di 15 anni fa, lo stesso si può probabilmente dire per la Grecia. Purtroppo anche le soluzioni di Monti e degli economisti della BCE sembrano essere le stesse di 15 anni fa, in tutta la loro monolitica classicità accademica: mercato, concorrenza, liberalizzazioni. Tutte politiche dell’offerta, complementate dalla altrettanto classica fede cieca nel progresso tecnologico come cornucopia energetica infinita. Come se in 15 anni non fosse cambiato nulla sul pianeta. Connettere l’economia pura con altre discipline come la fisica, agli economisti mainstream proprio non riesce.

Personalmente credo che il problema dell’economia moderna – e il perché sbaglia così spesso – sia proprio l’eccesso di specialismo e di chiusura al resto del mondo. Niente picco del petrolio, niente global warming, niente EROEI da fonti fossili decrescente, niente depletion dei giacimenti di gas, niente esaurimento delle risorse fisiche facilmente estraibili, niente materie prime inestraibili, niente crisi della crescita infinita. Niente di niente, business-as-usual e qualche incentivo. Seriamente, vi aspettate che funzioni?

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12 Responses to Vi aspettate che funzioni?

  1. Defcon70 says:

    Bisogna essere ottimisti…
    PS: che ne dici delle statistiche del SIMERI?

  2. Pingback: Vi aspettate che funzioni? Streaming

  3. Defcon70 says:

    Finalmente qualcosa su cui non sono d’accordo col buon Zuliani: considerare mal di poco il fatto che “in Italia, la politica recente non ha creato nuovi problemi ma ha semplicemente conservato (e impedito di affrontare) quelli vecchi” sarebbe vero se il mondo globalizzato nel frattempo non avesse corso a velocità folle.

    E forse è un po’ presto per accusare Monti di insensibilità verso i temi della sostenibilità ambientale, dell’energia, dei cambiamenti climatici: bisognerà aspettare che anche il suo governo non prenda decisioni a riguardo di leggi che comunque su questi temi vengono già tutte da Bruxelles tramite Direttive da recepire.

    • Defcon, qui non si tratta di incentivi alle energie verdi o di mettere la carbon tax un po’ piu’ in su o un po’ piu’ in giu’. Qui si tratta di essere consapevoli di cosa ciò significhi “scarsita’ d’energia” per il modello di sviluppo da adottare.

      Gli economisti, nelle loro illusioni liberali, sono chiaramente convinti che la soluzione sia una vasta libertà regolata, assieme a un ben congegnato sistema di incentivi. Io invece penso non sia cosi’. Penso che i vantaggi del business-as-usual sono cosi’ forti che nessuna regolamentazione sarà mai in grado di rovesciarli in favore di una produzione sostenibile, che tenga conto dei limiti fisici del pianeta (ora sotto gli occhi di tutti, dato che le economie avanzate si sono solamente riempite di debiti cercando di far ripartire una crescita che non accenna ad a ripartire) e riesca a limitare la produzione di CO2 prima del punto di non ritorno.

      Il modello che servirebbe implica governo e socializzazione di parte degli investimenti. Meno stato e meno mercato, citando Corrado Truffi. Ecco, leggendo l’articolo su Il Post io mi rendo conto di quanto una simile prospettiva sia lontana dalla forma mentis degli economisti mainstream e richiami invece immagini di regimi comunisti del passato, un incubo da allontanare a tutti i costi.

      Poi magari mi sbaglio, eh, e domani scopriamo un lato sostenibilista di Mario Monti che nessuno si aspettava. Certo, a leggere la sua storia fin qui non me lo aspetterei poi tanto.

  4. ziomaul says:

    Mamma mia che pessimismo … Su con la vita caro Zuliani!!

    • Per chi ci sta lo scommessone: segnamoci il giorno – 15 novembre – e troviamoci qui tra un anno. Se siamo messi come siamo partiti, o peggio, come dico io mi pagate un amaro. In caso contrario vengo in Italia e offro una birra (o quel che volete) a tutti.

      Chi ci sta?

      • Defcon70 says:

        Io ci sto, ma su una scommessa più precisa, che sennò i risultati sono opinabili.

        Vediamo quanto ci metteranno i futuri probabili ministri dello sviluppo economico (Passera) e infrastrutture (Catricalà) a emanare i Decreti Attuativi del d.lgs 28 del marzo 2011, recepimento della Direttiva 28/CE/2009 (http://www.kyotoclub.org/chi-siamo/iniziative/ritardometro) che ancora mancano e che sono fondamentali per avviare un più armonico sviluppo delle FER di quello attuale.

        Io dico 3 mesi dall’insediamento.

        PS: il ritardometro del Kyotoclub è in ritardo… perché in extremis il Ministero ha emanato il provvedimento sul Burden Sharing, ossia la ripartizione della potenza di impianti di produzione da FER tra le 20 Regioni italiane.

      • Naaa, troppo facile. Cosi’ giochi in casa. Altre proposte?

      • Defcon70 says:

        Meglio ancora: abbiamo un Superministro di Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera.

      • Economista bocconiano. Il che fa il paio con Monti stesso, ministro dell’Economia. Speriamo che mettano in moto le smart grid, allineando l’Italia e l’Europa sul piano energetico europeo. Mi aspetto che continuino lo sviluppo delle rinnovabili. Non mi aspetto molto sul profilo di EROEI decrescenti delle fonti energetiche.

      • Defcon70 says:

        Avrei perso la scommessa.

  5. Pingback: Ambiente. Il tramonto della lotta alle emissioni

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