Tra economia e ambiente

Il un mondo sempre più alle prese con problemi di soldi, a Durban si parla di clima.

La strada per il contenimento delle emissioni si prospetta estremamente difficile, ma passa necessariamente per l’imposizione di elevati standard ecologici alle economie che fronteggiano un forte sviluppo industriale: considerando che sviluppare un sistema industriale conforme a tali standard è sicuramente meno gravoso rispetto al dover ristrutturare un sistema pre-esistente, questo è il momento giusto per agire. Purtroppo però molto fa pensare che sia già troppo tardi e che la lotta alle emissioni sia destinata ad essere persa. È certo che pagheremo delle conseguenze, ma dovremmo almeno provare a limitare i danni. Le economie emergenti fanno leva sulla questione della responsabilità storica delle economie avanzate, cresciute per molto tempo senza preoccuparsi dell’impatto ambientale, e vogliono riservarsi il medesimo diritto. Però la natura non contempla confini politici: il concetto che deve maturare è che ciascuno ha una responsabilità nei confronti di tutti gli altri. Che fare, dunque?

[da iMille-magazine di questa settimana]

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4 Responses to Tra economia e ambiente

  1. Defcon70 says:

    Per l’Europa, Gazprom ha questa ricetta: “If you compare several scenarios on achieving the EU targets to reduce CO2 emissions, the scenario based solely on renewable energy sources can help achieve 60% of the planned emission reductions by 2050 underpinned by substantial capital expenditures. While the scenario based on the use of gas allows for the same period to achieve 80% emission reduction, and will save the EU 900 billion Euros. With the uncertainty about the future of some of the European economies and against the burdensome budgetary restraints, 900 billion Euros is not an amount that can be neglected”.

    http://www.europeanenergyreview.eu/site/pagina.php?id=3294

  2. michele says:

    Abbandonare la produzione di energia da fossile e spostare tutto verso l’energia nucleare (per il momento verso la fissione di uranio ma spero a breve verso la fissione del torio), l’idroelettrico e le rinnovabili. Incrementare l’utilizzo dell’idrogeno la’ dove possibile, sfruttando la grande quantita’ di energia in esubero generata dal nucleare creandolo SOLO per elettrolisi. Cominciare ad alimentare tutti i veicoli ad uso pubblico e veicoli vincolati ad essere utilizzati giorno per giorno. Incrementare l’utilizzo dei mezzi comuni, in particolare nelle zone di forte pendolarismo. Cominciare una politica di forte sensibilizzazione all’ambiente (oggi esistono solo stronzate legate al guadagno che possiamo ottenere utilizzando il fotovoltaico), puntando il dito contro il nostro malcostume di usare macchina o altri mezzi a combustione anche per andare in bagno, per non parlare del riscaldamento la’ dove andrebbe limitata la temperatura in casa ed aumentata in termini di efficienza la stessa.
    Eliminazione del petrolio nell’utilizzo del riscaldamento delle case, sostituire le caldaie la’ dove possibile con il metano o piuttosto con metodi naturali come il pallet o il cippato. Questo in attesa che la tecnologia di fusione a freddo diventi realta’ (speriamo in bene).
    Questo e’ un piccolo specchietto di quello che mi piacerebbe vedere in un mondo nuovo, dove nelle ciminiere avrei piacere di vedere solo vapore acqueo e non altre sostanze.

    • Tutto questo potrebbe essere anche energeticamente sostenibile, ma lo e’ anche economicamente? L’attuale empasse sulla riduzione di CO2 e’ espressione della seconda, non certo della prima.

  3. Defcon70 says:

    Beh, l’idea della produzione di H2 per elettrolisi dall’eccesso di produzione termonucleare devo dire che è intrigante…

    Resta il fatto che le nostre imprese energetiche private e pubbliche hanno un valore immenso di impianti in ammortamento ancora per i prossimi 20-30-40 anni (centrali termoelettriche di varia natura, metanodotti transnazionali e reti di distribuzione urbane, siti di stoccaggio metano, rigassificatori solo adesso in costruzione, ecc.) e contratti di fornitura a lunga scadenza da onorare; ciò implica una inerzia notevole al cambiamento (e non è detto che sia del tutto un male, ché la sicurezza energetica è importante per lo sviluppo tanto quanto la sostenibilità) e ci spingerà a usare sempre di più il gas naturale.

    PS: il gasolio per riscaldamento domestico direi che in Italia è da tempo marginale.
    PPS: è presto per spingere a fondo sull’acceleratore del risparmio energetico (lo vedi, neppure il linguaggio comune ci sostiene nel cambiamento…), per adesso occorre che i consumi siano crescenti per sostenere la crescita delle rinnovabili. Diversamente i conti proprio non tornano, che è già difficile di suo. Anche se, a giudicare dalle statistiche del SIMERI, gli italiani già da qualche anno hanno cominciato a risparmiare sui consumi piuttosto che investire in efficienza.

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