Picchisti di tutto il mondo

I picchisti del petrolio si dividono in due grandi categorie: i “geologi” e gli “economisti”. Mi si passi l’antipatica etichetta, ma questa distinzione aiuta a capire meglio come stanno le cose.

I “geologi” sono quelli che prevedono il picco ipotizzando un ritmo pieno di estrazione dei pozzi petrolieri e si basano su analisi puramente geologiche della presenza di greggio. E’ il caso di quelli di The Oil Drum. Gli “economisti” derivano invece il ritmo di estrazione da domanda e offerta: dato il petrolio probabilmente presente sulla terra, ipotizzando una crescita della domanda x e un prezzo y si può prevedere un ritmo di estrazione z, e da qui datare il picco.

Uno dei punti fissi dei picchisti “geologi” è che le compagnie petrolifere non riescono ad aumentare l’output estrattivo. Ergo, nonostante i corposi investimenti in esplorazione, altro petrolio non si trova e la produzione è in perenne affanno. Il post recente di Anna Ryden sulle convulsioni del gigante petrolifero EXXON è un perfetto esempio: alla grossa spesa in esplorazione per rinvenire nuovi giacimenti sostenuta da EXXON è corrisposto un incremento dell’output estrattivo molto modesto. Aggiungente ora considerazioni sull’incertezza del tasso di esaurimento dei giacimenti petroliferi e avete il mix perfetto per il catastrofismo dell’esaurimento delle risorse e il crollo della civiltà moderna. Pulito, logico, consequenziale.

Da un punto di vista “economico”, però, le cose cambiano. Le teoria economica dello sfruttamento delle risorse naturali si basa essenzialmente sulla teoria marginalista. Ora, secondo tale teoria, per una risorsa finibile di cui è noto l’ammontare, lo sfruttamento ottimale non consiste in una produzione sempre e comunque massimale. Al contrario, superato il picco, conviene tenere la risorsa da parte anzichè porla sul mercato. Il motivo è semplice: quando le proiezioni estrattive per il futuro sono negative – ed è il caso del petrolio, per il quale nessuno oggi si aspetta nuovi giacimenti giganti e/o prezzi da anni ’50 – acquista senso tenersi in tasca la risorsa al fine di spuntare maggiori guadagni futuri, in un mercato dai prezzi in rialzo o molto volatili.

Ecco, per restare sull’esempio di EXXON di cui sopra, EXXON potrebbe facilmente limitare l’estrazione di petrolio ad un valore minimale per garantire un cashflow decente e tenere stabile il prezzo di mercato, onde evitare il panico, ma non di più. L’eccesso rimarrebbe sottoterra – evitando di saturare il mercato e di pagare i costi di stoccaggio – per essere estratto e venduto in futuro, ad un prezzo più alto. Certo, che il prezzo salga è una scommessa, ma in condizioni di picco del petrolio conclamato è una scommessa a rischio basso che avrebbe senso (economico) fare. Insomma, può essere che EXXON *non voglia* aumentare la produzione, più che *non possa*, semplicemente perchè non conviene. In pratica, se il picco del petrolio è reale, può essere che il plateau della produzione attuale sia artificiale, guidato da motivazioni economiche che nulla hanno a che fare con la geologia, e che questa situazione potrebbe quindi durare molto a lungo. Insomma, il messaggio economico è che se il petrolio facile è finito, non è per nulla scontato che resteremo a secco domani o dopodomani.

I picchisti “geologi”, al contrario degli “economisti”, partono invece dal presupposto che le compagnie petrolifere estraggano sempre e comunque a pieno regime dai loro pozzi, e predicono catastrofi ad ogni riduzione della produzione di greggio. Sono io che sto perdendo qualche pezzo per strada ed hanno ragione i “geologi”, oppure la prospettiva “economica” sopra esposta suona plausibile?

7 Responses to Picchisti di tutto il mondo

  1. Defcon70 says:

    Che belle letture…!
    Crtl-D ;-)

    (non lo so se è plausibile, proprio non-lo-so)

  2. Non so. Può essere: il caso Arabia + Mare del Nord contro URSS è da manuale. Gli arabi spedivano greggio a ritmi insensati sul mercato, così come inglesi e norvegesi; la cosa aiutò molto a far crollare le rendite sovietiche, dato che quei signori cominciavano a sperimentare una prima scarsità di risorse. Se il prezzo collassa mentre ti trovi poche risorse da vendere, sei nei guai. I tentativi di pilotare il mercato dell’energia a fini politici esistono, sono reali.

    Però devo dire che estrarre poco per tenere alto il prezzo tende a dare di più agli avversari, almeno nell’immediato. Nell’orizzonte dei 2 – 3 anni gli affari d’oro li fa chi non fa cartello e svende tutto, possibilmente reinvestendo i proventi in cose utili. Dopo le grandinate di bombe che abbiamo visto, credo che in pochi si azzarderebbero a deprimere deliberatamente l’offerta.

    Tra parentesi al momento ci troviamo ancora a 100 dollari a barile. Nell’estate 2008 sperimentammo un picco a 147 o giù di li, ma in effetti la media dell’annata si situava appena sotto i 100 dollari. Se lo so io, non possono non saperlo quelli della Exxon: tre anni fa l’economia collassò brutalmente. Scommettere su prezzi via via più alti è rischioso, esiste un livello di quotazione che si rivela insopportabile e fa “saltare il banco”. Dubito che questi signori abbiano voglia di trovarsi in mano un altro tracollo simile.

    • estrarre poco per tenere alto il prezzo tende a dare di più agli avversari, almeno nell’immediato. Nell’orizzonte dei 2 – 3 anni gli affari d’oro li fa chi non fa cartello e svende tutto
      E dopo 2-3 anni va in fallimento perche’ non ha piu’ niente da vendere. Fossi Exxon ti lascerei fare, che dopo 3 anni il mercato e’ mio. A margine, quella che descrivi tu e’ la dinamica di mercato di una risorsa abbondante, pre-picco se vuoi, quella cui assistiamo ogni giorno nel mondo delle risorse infinite – cioe’ vendi tutto quello che puoi vendere appena puoi perche’ il bilancio economico tra “vendere ora” e “aspettare dopo” pende dalla parte del primo. Nella dinamica economica post-picco il bilancio e’ rovesciato.

      Nell’estate 2008 sperimentammo un picco a 147 o giù di li: [..] tre anni fa l’economia collassò brutalmente.
      E’ vero, esiste un massimale di prezzo che il mercato puo’ sostenere. Quel massimale dipende dalle condizioni economiche che dipendono *anche* dal prezzo per petrolio, ma *non solo*. In pratica, se l’economia tira, puoi comunque aumentare il prezzo del barile, pur con un tetto massimo prima di scassare tutto come dici tu. Il prezzo massimale del petrolio e quello “di collasso” dell’economia pero’ non e’ detto che coincidano, anzi.

  3. marcello says:

    Che abbiano ragione gli uni o gli altri la sostanza è: siamo nella merda. Anzi siamo delle rane nella merda, la cui temperatura cresce poco a poco…

  4. Filippo, io purtroppo in questo caso sono più vicino ai geologi semplicemente per motivi di azionisti/investitori. La Exxon o chi per lei, se fosse una società appartenente ad una sola persona “illuminata” che avesse piani di lungo periodo strategici essendo disposto a subire perdite nel breve allora seguirebbe la teoria marginalista. Purtroppo oggi le majors petrolifere stanno in borsa e gli azionisti purtroppo guardano spesso il breve periodo; uno degli indicatori “prelibati” è il tasso di scoperta di nuove riserve. Non penso che gli azionisti della Exxon vedendo per 3 anni la casella “nuove riserve trovate = 0”, “produzione in calo” non sposterebbero i loro capitali su altre società.

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