Petrolio, energia ed economia

Pochi giorni fa su questo blog si è parlato di economia del petrolio e delle risorse finibili. La teoria economica dello sfruttamento delle risorse naturali si basa essenzialmente sulla teoria marginalista. In sunto, essa prevede che, in una situazione di scarsità delle risorse conviene limitare l’estrazione ad un valore minimale, conservando l’eccesso per venderlo in futuro, ad un prezzo più alto. Come già scritto.

Dal punto di vista economico, questa situazione prende il nome di razionamento speculativo. Tecnicamente, si verifica quando il prezzo di mercato sale in modo tale da far crescere la rendita ad un saggio maggiore del tasso di interesse corrente. In termini più concreti e di maggior interesse comune, vuol dire che il picco del petrolio è reale ma il plateau attuale della produzione di greggio potrebbe durare molto a lungo, con buona pace dei catastrofisti.

Negli ultimi giorni e in svariate sedi, ho sottoposto l’interpretazione dei picchisti “economisti” ai “geologi”, in relazione anche alle sue ricadute sull’economia reale. Manco a dirlo, l’interpretazione degli “economisti” è stata quasi univocamente rigettata dai “geologi” (il che è lecito) ahimè spesso senza motivazioni (il che è meno lecito) o con considerazioni sgangherate sull’economia dell’energia che non vanno più in là dell’intensità energetica. In sunto, come scritto tempo fa su questo blog, molto spesso i “geologi” non sanno – e, pare, non vogliono sapere – quasi nulla di economia.

Ora, il petrolio è certo importante per l’energia, il mondo, il mercato delle commodities e l’economia in generale. Imputare però le difficoltà dell’economia mondiale alla scarsità di petrolio e, dunque, al suo prezzo elevato è una di quelle cose che dicono tutti ma non dimostra mai nessuno. L’energia non inizia e non finisce col petrolio, e l’economia è anche più complessa. Se il prezzo del petrolio aumenta, non è scontato che lo faccia tutto il resto. Il grafico sotto, ad esempio, confronta l’andamento del prezzo del petrolio con quello del gas naturale nell’ultimo decennio.


Dopo il 2009, conclusosi il panic selling per il crollo delle borse mondiali, petrolio e gas naturale hanno chiaramente preso due strade diverse. Se fino a qualche anno fa il prezzo di petrolio e gas era fortemente correlato, ora pare non esserlo più. Secondo gli esperti, i motivi si riassumono in due parole: shale gas, il cui sfruttamento delle ampie risorse è stato reso economicamente possibile di recente grazie alla tecnica della frattura idraulica (fracking) e all’horizontal drilling. Insomma, anche se il prezzo del petrolio si mantenesse sui 100 dollari a barile – circa 5 volte il prezzo storico di riferimento pre-picco – questo non implica che necessariamente *tutto* costerà similarmente di più, energia in testa. Il crollo del prezzo del gas naturale ne è la dimostrazione plastica.

In più, ammettendo che il petrolio non ritorni mai più sotto il prezzo di picco di circa 100 $/barile – ed è l’assunto di base della teoria marginalista – anche lo sfruttamento delle riserve di oil-shale potrebbe risultare sostenibile, garantendo nuove scorte di greggio e allungando ancora il plateau attuale della produzione. Scordatevi però che i prezzi del petrolio scendano.

Insomma, tirando le somme, è possibile che ci siano le condizioni affinchè la situazione dell’energia si stabilizzi per un decennio abbondante sul binomio petrolio-a-100$-al-barile e shale-gas-a-prezzi-bassi. Ora, una buona domanda a questo punto è: quali gli effetti sull’economia reale di un decennio di tale binomio energetico?

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3 Responses to Petrolio, energia ed economia

  1. TschioBpastitzchyo says:

    Lo scopriremo nella prossima puntata? C’e’ da aggiungere un paio di punti: non si sa esattamente quanto petrolio ci sia sottoterra, ma di sicuro quello che e’ rimasto e’ a) piu’ “zozzo” di tutto quello estratto fino ad ora b) sempre piu’ difficile da estrarre. Il crollo di un pozzo (uno a caso, il piu’ grosso di tutti: Ghawar, che pompa oro nero dal *1951*, dicansi 60 anni!) per motivi geologici o storici (un attacco? Bombetta?) farebbe piangere razzi amari a molti. Abbiamo venduto a “relativamente” poco il petrolio migliore, quello piu’ facile da estrarre e raffinare, quello che resta se lo devono vendere caro! Il problema rimane la continuita’ della fornitura: infatti la domanda e’ in crescita (India, Cina, Brasile, blah blah blah), ed il fatto e’ che l’uomo non e’ “homo economicus”, il livello di pressione sopportato da molti pozzi e’ insostenibile, tutti lo sanno, nessuno fa niente, aspettiamo con ansia il tracollo. Sempre la stessa Abbaria Sudata inietta nei pozzi acqua che prende in parte da stazioni di pompaggio nel deserto ed in parte da dissalazione, ma cosi’ facendo se ne priva per altri usi, vedi l’agricoltura (risibile a dirsi, e’ autosufficiente dal punto di vista agricolo, o per lo meno cosi’ dicono, io non ci credo).
    Senza contare la sana abitudine di ributtare a male i sali (inquinati e zozzi) derivati dai processi di dissalamento, e che gli stessi processi stanno diventando sempre piu’ difficili per le alte concentrazioni di sali (ma va?) di provenienza anche diversa nel golfo persico, uno dei mari piu’ chiusi e trafficati del mondo.

  2. Jojo_me says:

    Ma, in pratica, oggi, il petrolio è *ancora* il fluido motore dell’economia?

    Considerando che ormai per la generazione elettrica e il riscaldamento è quasi ovunque relegato a quote marginali, rimangono essenzialmente tre settori:
    – industria chimica di trasformazione
    – trasporti collettivi (aerei e navi)
    – trasporti “individuali” di persone e merci (auto e camion)
    Sui primi due non si può fare molto e certamente bisogna lavorare sul terzo, ma in ogni non mi sembra che oggi possiamo più parlare del petrolio come uno dei “padri” della crisi economica attuale. Sicuramente gli Stati non sono più i principali fruitori e anche pensando ai privati che risultano ancora “schiavi” del petrolio, non si vedono settori tali da trascinare giù delle economie nella misura in cui stiamo vedendo in questi giorni.

    Insomma, associare *oggi* petrolio e crisi economica attuale, forse significa guardare ai problemi con uno sguardo fermo a schemi del passato, che non esistono più.

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