Il fotovoltaico in crisi

L’Italia è il primo mercato al mondo per il fotovoltaico, ma l’industria nazionale non se la passa bene. La diminuzione degli incentivi e il crollo del prezzo dei moduli hanno costretto l’intervento del governo italiano.

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6 Responses to Il fotovoltaico in crisi

  1. Defcon70 says:

    Cioè, ti sorprende che l’industria nazionale del FV non se la passi bene? E come potrebbe essere altrimenti, se anche quella americana e tedesca non reggono la concorrenza dei cinesi? E se anche i cinesi non reggono la loro stessa concorrenza!? Ci mancherebbe, di questi tempi, che queste aziende fossero salvate con denaro pubblico!
    Riporto il commento di RA apparso sul post della Lucia Navone, assolutamente credibile:

    “Gentili signori,
    occorrerebbe analizzare a monte quale sia stata la reale pianificazione finanziaria di queste aziende che, già un paio di anni fa, urlavano al vento i loro risultati in termini di decuplicazione del fatturato annuale, quando ben sapevano che un’attività economica che si basa ad libitum sull’incentivo statale, deve anche programmare soluzioni alternative e di salvaguardia per il proprio personale dipendente, tenendo altresì conto della concorrenza cinese che si stava nel frattempo imponendo. Almeno dalla mia triste esperienza, invece, ho constatato esclusivamente supermanager strapagati (e con una competenza alquanto scarna) ed operai ai minimi salariali. Se nella gestione societaria regna la confusione ed il raggiungimento del proprio risultato personale, invece di quello aziendale, questi sono i risultati ed è inutile ora piangere il morto…

    Sorvolo sulla risposta della Navone….

    • Mi sorprende che si continui imperterriti sulla strada del “libero mercato”, riversando miliardi di finanziamenti pubblici nelle casse di Pechino, quando e’ palese che i cinesi stanno giocando sporco.

      • Defcon70 says:

        I know what you mean…, ma chi è veramente interessato al FV in Italia (il vero business da noi è l’installazione e la remunerazione del capitale dato dagli incentivi, non la produzione di moduli), ha già capito e ampiamente accettato come stanno le cose, vedi http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/10/02/la-battaglia-dei-tre-regni-i-sussidi-per-il-fotovoltaico-in-cina-europa-e-usa/

        I cinesi fanno il gioco che deve fare un Paese manifatturiero, ossia accaparrarsi la leadership nel maggior numero di mercati manifatturieri possibile, anche con il dumping pagato dal Governo. Non è bello, ma vogliamo parlare di cosa ha fatto e fa l’Occidente per accaparrarsi le risorse minerarie ed energetiche della Terra? Meglio il dumping o le guerre?

        P.S.: scordatevi l’applicazione di dazi ai prodotti cinesi, rinnovabili e non, quella è una misura incompatibile con l’attuale asset mondiale, da riservare solamente a ipotetici tempi bui futuri, quando l’Occidente come lo conosciamo oggi sarebbe solo un ricordo sbiadito.

      • Hai ragione, ma allora cade l’argomentazione che il nucleare no perche’ non risolve il problema della dipendenza dall’estero al contrario del solare FV. Concordo sul fatto che l’applicazione di dazi sui prodotti cinesi e’ oggi una favola.

      • michele ravanelli says:

        Giusto Filippo. Avessimo almeno il nucleare potremmo abassare il prezzo dell’energia (chiaramente a lungo termine) e permetterci di pagare assurdi incentivi alle integrative (il vero nome delle rinnovabili). Così forse potremmo avere in casa un’industria nostra e non dipendere semprea da tutto e per tutto sulle importazioni. Per tanto che provo non provo piu’ nulla che non abbia inciso made in cina. Tristissimo!

  2. ziomaul says:

    Per essere giusti per la produzione in Italia di componenti per il mercato del fotovoltaico per via della competizione cinese! Basterebbe una tassa sull’importazione extracomunitaria.

    Ciao

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