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Lusso o necessità?

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Son soddisfazioni

Mi risponde i Movimento per la Decrescita Felice (MDF), con una lunga lettera di Massimo di Maio.

Dove il mercato non arriva

Che l’era del picco del petrolio o, meglio, del petrolio a caro prezzo sia qui per restare è un dato di fatto ormai accettato dal mondo intero, fatta eccezione per qualche raro ottimista comunque in via d’estinzione. Gran parte della produzione mondiale di petrolio viene da pochi giacimenti petroliferi giganti che stanno rapidamente invecchiando: Ghawar (Arabia Saudita), Kirkuk (Iraq), Cantarell (Messico) e Burgan Maggiore (Kuwait). I nuovi giacimenti scoperti negli ultimi dieci anni non vanno nemmeno vicini a quelli vecchi. La produzione petrolifera di Norvegia, Messico e Regno Unito, inoltre, è in diminuzione da tempo. Per limiti geologi o economici poco importa: quel che importa è che l’era del petrolio “facile” è finita.

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Pensieri sulla decrescita

E’ da un po’ che volevo scrivere qualcosa sulla decrescita, ma per mancanza di tempo non ci sono mai riuscito. Questo non vuol essere un post esaustivo sull’argomento, quanto un work-in-progress per districarsi in quel crogiuolo di opinioni e cialtronerie che è diventata la decrescita sui media italiani.

Cominciamo dall’inizio: cos’è la decrescita? Decrescita è un termine che abbraccia tante discipline – economia, ecologia, eccetera – e parte dall’assunto che le risorse naturali sono limitate. Di conseguenza, non si può immaginare un sistema a crescita infinita. Sulla decrescita è cresciuto negli anni un coacervo di idee e movimenti anti-produttivisti, anti-consumisti, anti-capitalisti ed ecologisti, in conflitto con (quasi) tutto, spesso anche tra di loro. In Italia, i decrescisti più famosi sono certamente Maurizio Pallante e Luca Mercalli, anche se sulla decrescita si sono espressi di recente Serena Dandini, Carlo Petrini e Sandro Veronesi.

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Cassa integrazione solare

Ancora licenziamenti e cassa integrazione nel settore fotovoltaico italiano.

Oggi competere sulla produzione è diventato un suicidio, soprattutto quando le quantità in gioco sono risibili davanti a produttori che vanno oltre ben oltre il GW/anno e che dettano legge a livello globale (leggasi Cina, ndFZ). Con buona pace di qualche esponente della Confindustria che propone ancora di creare nuovi stabilimenti produttivi nella penisola.

[Da QualEnergia]

Il picco del petrolio rivelato

il mio articolo per iMille-magazine

Last Shot in the Life of a LensIl picco del petrolio, sintetizzando brutalmente, è il momento in cui la domanda di petrolio raggiunge (e supera) l’offerta. Altrimenti detto, è il momento in cui non c’è abbastanza petrolio per tutti.

La discussione sul picco del petrolio risale al 1956, quando il geologo Hubbert predisse un picco nella produzione del petrolio in America intorno al 1970. Nel 1998, quasi 15 anni fa, Colin Campbell scrisse l’articolo The end of cheap oil, rifacendosi ad Hubbert. Campbell sosteneva che le riserve petrolifere mondiali si stavano impoverendo a causa del crescente e eccessivo sfruttamento. Sostenuto da dati empirici, Campbell prevedeva l’imminenza di un picco mondiale della produzione di petrolio, cercando di capire e quantificarne l’impatto sulla società, l’economia, e le vite della gente comune. Da allora, sul picco del petriolio sono stati scritti centinaia di articoli, alcuni intelligenti altri meno, oltre ai tre film della serie di Mad Max, che più di tutti hanno lasciato un segno nell’immaginario comune sulle conseguenze della scarsità di petrolio.

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Ducati in vendita

Ricavo stimato: un miliardo di euro. Possibili acquirenti: Mercedes o Volkswagen.