Fotovoltaico e crisi economica

L’Italia è in pieno boom da fotovoltaico installato. Nel 2011 la potenza installata in Italia è aumentata di 9 Gigawatt (GW), raggiungendo i 12.5 GW di potenza totale. Nel mondo, siamo secondi solo alla Germania. Probabilmente lo sapete già, tanto spesso si leggono un po’ ovunque frasi a effetto quali “il fotovoltaico cresce nonostante la crisi”, “boom del fotovoltaico”, “la crisi non ferma il fotovoltaico”, eccetera.

Se con la nuova versione del conto energia gli incentivi per kWh prodotto col fotovoltaico diminuiranno progressivamente da qui al 2016, è altresì vero che anche i prezzi degli impianti sono scesi. La domanda che in molti si pongono è: in quanto tempo si rientra dell’investimento e quanto si guadagna installando oggi un impianto fotovoltaico? Presto detto, si guadagna bene. Se avete capitale disponibile, i numeri sono notevoli, come schematizzano bene quelli di QualEnergia:

consideriamo un impianto da 3 kWp, il cui costo ammonta a 10.150 € (Iva inclusa 10%), interamente pagato con capitale proprio. A Milano con una resa di 3.648 kWh/anno, l’impianto FV frutterebbe di incentivi 1.098,21 €/anno circa, da sommare a 510,80 € di risparmio in bolletta, per un totale di circa 1.609 €/anno. L’investimento si ripagherebbe in 6,3 anni e nei 20 anni di durata dell’incentivo si avrebbero benefici economici per 32.180 €: un guadagno netto di oltre 22mila euro, cui va aggiunto il risparmio in bolletta di cui si potrà usufruire nella restante vita utile dell’impianto. Lo stesso impianto a Roma farebbe rientrare dal’investimento in 5 anni e renderebbe in 20 anni 40.225 euro; a Palermo farebbe rientrare dal’investimento in 4,6 anni e renderebbe in 20 anni 44mila euro.

Un impianto da 20 kWp verrebbe a costare 50.525 euro: a Milano si ripagherebbe in 5,2 anni e in 20 anni renderebbe circa 195mila euro (guadagno netto circa 145 mila euro), a Roma rientrerebbe in 4,1 anni e produrrebbe quasi 244mila euro, mentre a Palermo si coprirebbe la spesa in 3,8 anni e in 20 anni si avrebbero entrate per poco meno di 267mila euro.

[da QualEnergia, Gennaio 2012]

Ora, chi cercasse i motivi del boom fotovoltaico nonostante la crisi perdurante, non ha che da leggere i numeri sopra e far di conto: in 20 anni, a Milano, con un impianto fotovoltaico da 3 (o 20) kWp si guadagnano 22.000 (o 145.000) euro. In altri termini, investire in un impianto fovoltaico da 3 (o 20) kWp corrisponde a un guadagno annuo del 6% (o 7%), più o meno come buon fondo d’investimento, per 20 anni e a rischio zero, dato che gli incentivi sono garantiti (e pagati) dai governi nazionali.

In questi tempi di crisi economica e crollo degli indici di borsa, trovatemi il fondo d’investimento che riesca a rendere al 6 o 7% annuo. In altri termini, che il solare fotovoltaico faccia registrare incrementi annuali in doppia o tripla cifra percentuale non avviene *nonostante* la crisi, quanto probabilmente proprio *per* la crisi perdurante, come effetto dei generosi incentivi statali. Boom, dunque. Qualcuno parla di bolla, tanto da spingere Berlino ai ripari, riducendo gli incentivi su un terreno sostenibile.

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7 Responses to Fotovoltaico e crisi economica

  1. Marco says:

    “a rischio zero, dato che gli incentivi sono garantiti (e pagati) dai governi nazionali”

    …se lo stato va in default cosa succede?

    • ziomaul says:

      Lo Stato guadagna dalle tasse e imposte ben 3 volte la cifra che tassa (esisteva già ben prima del fotovoltaico e anche se non esistesse il fv lo pagaresti lo stesso) sulla bolletta. Questo lo dicono i veri report IFV ma dato che sono basati su valori reali e facilmente quantificabili non comprendono i ritorni come il guadagno import/export (nessuna importazione di carburanti) e altro che è difficilmente quantificabile che porta al considerare un circa 10 volte il ritorno economico per lo Stato.
      Dunque anche in caso di Default lo Stato è incentivato e proseguiranno gli incentivi. Attenzione che gli incentivi diminuisco più divente conveniente il FV e presto finiranno, infatti è più economico guadagare e non spendere niente!!!

  2. Giorgio says:

    Salve, complimenti per il blog che ho scoperto di recente grazie a Il Post. In rimando al problema della generazione intermittente le pongo una domanda; è possibile da parte di un utente domestico corredare l’impianto fotovoltaico di una batteria? La sua taglia penso possa essere di 3-5 kWh, supponendo un consumo giornaliero di 10kWh per abitazione. Probabilmente sono stime errate. Mi chiedo prima di tutto se potrebbe risolvere il problema, se è attuabile dal punto di vista legislativo (forse l’utente non può possedere accumuli di energia in rete?) e se è conveniente dal punto di vista economico.

    • Una casa europea consuma in media 5-6 kWh al giorno. Una unita’ di stoccaggio da 3-5 kWh e’ decisamente insufficiente allo scopo. Probabilmente dovremmo attestarci sui 10-15 kWh. Usando batterie agli ioni di litio, al costo del 2010, sono 7.500 – 10.000 euro circa. Su un impianto da 10.000 euro, corrisponde a raddoppiare costi e tempi di ritorno dell’investimento iniziale.

      • Defcon70 says:

        Giorgio,

        è che in questo momento la rete (la cd. griglia) del distributore elettrico (Enel Distribuzione, A2A, ACEA, ecc) a cui sei allacciato, non saprebbe come utilizzare il tuo stoccaggio elettrochimico, per cui tutto ciò che un impianto FV produce in eccesso all’autoconsumo istantaneo, viene immesso in rete e bilanciato in bolletta a livello giornaliero (modalità conto energia) o annuale (modalità scambio sul posto). Insomma, è la griglia il grande accumulatore a disposizione gratuitamente di tutti gli impianti FV.

        Per fare ciò che suggerisci, occorrono le Smart Grid (vedi qualche post sotto), dove in ogni istante è noto a un centro di controllo lo stato e le esigenze di tutti i nodi della rete. A quel punto, identificato come prosumer (producer+consumer) dal centro di controllo, reimmetti in rete energia quando realmente serve e il tuo inverter partecipa pure ai cd. servizi ancillari (regolazione dei livelli di tensione, di frequenza, delle correnti di corto circuito, ecc.). Il tutto ovviamente in modo automatico, secondo le regole pattuite nel contratto col distributore stesso.

        A quel punto il dimensionamento delle batterie di accumulatori può seguire anche criteri diversi da quello del fabbisogno dell’abitazione: ad esempio, sulla scorta di quanto viene fatto nelle centrali idroelettriche a pompaggio, potresti decidere di ricaricare in tutto o in parte dalla rete gli accumulatori nei momenti in cui il costo dell’energia è più basso per reimmetterlo quando è più alto e quindi migliorare il rendimento finanziario del tuo investimento in FV.

      • Giorgio says:

        Grazie molte per entrambe le risposte.

      • ziomaul says:

        La media è 5 o 6kWh ma questa comprende ville e attivita professionali domestiche. Di solito si supera di poco per una casa 1500kW/anno o 2kW/h (la differenza cosiste nel picco d’uso se no è 1,8kwh) se si segue una condotta economica e confortevole.
        Bisogna dire che esiste una differenza di prezzo se questi pacchi batterie sono già in box autocontrollato da una centralina (zero problemi e facilità d’uso) e quelli autocostruiti.

        Ciao

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