Come se la passa il mercato dell’auto

Senza mezzi termini, male. Gli esperti stimano che quest’anno le vendite di auto in Europa dovrebbero diminuire del 5-7% circa. Tuttavia, le vendite registrate nei primi due mesi del 2012 evidenziano numeri anche peggiori. Nel mese di febbraio 2012, le vendite di UE più Svizzera, Norvegia e Islanda sono diminuite del 10% circa rispetto a un anno fa. Una domanda lecita è se la crisi dell’euro-zona stia creado in Europa un mercato dell’auto dove vendono solo i modelli economici. Beh, non proprio.

Le vendite della rumena Dacia, ad esempio, controllata di Renault che produce auto senza fronzoli a basso costo, sono calate del 5% rispetto a un anno fa. I tre marchi che hanno registrato i maggiori profitti delle vendite sono invece tutto fuorchè marchi a basso costo:

  • Lexus ha aumentato le vendite del 72%, trainate dalla CT 200h ibrida (prezzo: da 30.000 euro).
  • Land Rover è salita del 70% grazie al boom di vendite della Evoque SUV (prezzo: da 38.000 euro).
  • Jeep è cresciuta del 58%, spinto dal suo modello più costoso: la Grand Cherokee SUV (prezzo: 45.000 euro).

  • Quel che è evidente è come molti dei maggiori marchi europei e mondiali hanno perso terreno, trainati direttamente dalle prestazioni del loro mercato interno.

  • le vendite di Volkswagen sono diminuite solo dell’1%, grazie alla stabilità del mercato tedesco che ha contribuito a limitare il declino.
  • Il mercato francese ha perso il 20%, affossando le vendite di Renault, che è scesa del 27%. Il gruppo Peugeot-Citroen è sceso invece “solo” del 16%.
  • Fiat è scesa del 18%, perfettamente in linea con il mercato italiano, che registra un crollo del 19% nelle vendite.
  • Opel perde il 19%, peggior prestazione dei suoi due mercati più grandi: il Regno Unito, dove il volume di vendite è sceso del 3%, e la Germania del già citato mercato stabile.
  • Anche le case giapponesi perdono i pezzi. Le vendite di Nissan sono diminuite del 9%, a fronte di un declino del mercato giapponese del 9%. La peggiore del gruppo è Mitsubishi, col suo -35%.
  • I marchi tedeschi sono relativamente stabili. Mercedes-Benz è la sola ad essere soddisfatta, dato che le vendite sono cresciute 7%. Audi e BMW registrano leggere perdite (-3%) mentre resta stabile Volkswagen, come detto sopra.

  • Ora, qualcuno si chiederà come mai SUV e auto costose risentano meno della crisi. Presto detto: con una benzina sulla traiettoria dei 2 euro al litro, i primi ad essere tagliati fuori dalla mobilità personale saranno quelli che non possono permettersi di pagare di più, e cioè le fasce più povere della popolazione. In pratica, se muoversi diventa un lusso, saranno i ricchi a poterlo fare ed è dunque probabile che il caro-petrolio colpisca molto più duro i possessori di piccole utilitarie che non gli amati/odiati SUV.

    Come Marchionne va da tempo dicendo, l’industria dell’auto è in rotta di collisione con un probabile e robusto ridimensionamento. Quel che Marchionne non dice, è che il mercato di fascia bassa rischia molto probabilmente un ridimensionamento molto più corposo di quello di fascia alta.

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    5 Responses to Come se la passa il mercato dell’auto

    1. ziomaul scrive:

      La Lexus la conosco benissimo: La fotocopia di auto costose che pultroppo perde i pezzi. Meglio avere una vecchia fiat panda, ma con quella non puoi “far scena”. La crisi avantaggia le patacche!!!
      Land Rover e Jeep sono vere auto fuoristrada spacciati per SUV perchè “suv” era moda. Hanno una forte richiesta anche Africana / Asiatica dove i SUV sono inadatti per quelle strade. Servono i fuoristrada!
      .
      Notare che avere un tipo “ibrido” è buona pubblicità. Magari nessuno prende quel “ibrido” o “elettrico” ma viene avvantaggiata la scelta dei quel modello in versione benzina/diesel.

      Ciao

    2. Mauro scrive:

      Vorrei far notare che Opel in realtà avrebbe dovuto sparire dal mercato da tempo. Da ben prima della crisi per essere chiari, vista la qualità nulla e il rapporto qualità prezzo da ladri (se una Dacia Logan costa 10000 €, nessuna Opel – neanche l’ammiraglia Insignia – avrebbe il diritto di costare più di quello).
      É stata tenuta in vita artificialmente dallo stato tedesco (anche se Opel è di proprietà USA) alla faccia di ogni divieto di aiuti statali… perché non si può far morire “un marchio storico nazionale”.
      Ora con la crisi, neanche l’alimentazione srtificiale può più salvarla. Anzi… non dovrebbe più poterla salvare…
      Saluti,
      Mauro.

    3. Paolo Marani scrive:

      Si chiama anche “effetto lipstick”, ovvero la propensione in tempi di crisi, del ceto benestante, di indugiare incrementando il giro di affari degli articoli di lusso o di nicchia, come a voler compensare con un eccesso di gratificante consumismo (per chi ancora se lo puòpermettere) i relativi disagi portati loro dalla crisi. Non mi stupisco pertanto che proprio adesso vadano alla grande Ferrari, mega SUV, porche, ma anche vestiti di alta moda, gioielli, lusso insomma… fino ad arrivare alla vendita di più “rossetti” (da qui appunto la genesi dell’effetto lipstick) che stranamente aumentano le vendite proprio in correlazione con periodi di crisi economica.

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