Crescita infinita e EROEI

Da tempo volevo scrivere qualcosa sulla crescita infinita dell’economia moderna e la sua relazione con la finitezza delle fonti energetiche fossili. Ho in testa questo post da un po’ di tempo, ma non sono ancora riuscito a focalizzarne una conclusione chiara. Scrivo qui le mie idee, in un post un po’ accademico, un po’ generalista, probabilmente molto confuso. La speranza è quella di uno scambio di vedute proficuo coi lettori del presente blog, per superare l’impasse.

Cominciamo dall’inizio, e cioè dalla crescita economica infinita. In molti ne parlano e moltissimi la criticano, ma personalmente reputo che spesso se ne parli più per sentito dire o per slogan di facebook che non con reale senno.

L’assunto di crescita infinita, punto fermo dell’economia moderna, deriva sostanzialmente dal modello neoclassico della teoria della crescita in economia, detto anche modello di Solow (dal nome del Premio Nobel che lo sviluppò, Robert Solow). L’assunto di crescita infinita è quasi unanimamente accettato dagli economisti moderni – bisogna crescere, quante volte lo avete sentito? – ma è stato ed è tuttora molto criticato dai sostenitori della sostenibilità ambientale e dalla finitezza delle risorse naturali, picchisti del petrolio “geologi” in testa. Certamente per alcuni gli economisti sono cialtroni o in malafede o tutti e due. Tuttavia, immaginare una o due generazioni di idioti prezzolati è assai poco credibile. E’ invece lecito chiedersi su quali argomentazioni si basi la sicumera certezza della crescita economica infinita degli economisti moderni, e se e dove tali argomentazioni possano essere fallaci.

Addentriamoci nel problema, ordunque.

Iniziamo con una realtà purtroppo scarsamente considerata dai critici della crescita infinita, e cioè che le varie teorie della scarsità/finitezza della biosfera non sono proprio così infallibili come si vuol far credere. Qualche esempio: Malthus vedeva nella crescita della popolazione oltre i limiti della disponibilità di cibo il meccanismo che avrebbe portato alla crisi. Malthus è stato largamente smentito dai fatti, perché non aveva considerato l’effetto del progresso tecnico nell’aumento della produttività. Ricardo, con i suoi rendimenti decrescenti delle terre, teorizzava che si sarebbe giunti ad uno stato stazionario per mancanza di terre fertili. Il commercio internazionale prima e la rivoluzione verde degli anni ’60 poi hannno dimostrato come la tecnologia sia in grado di allontanare il momento nel quale saranno disponibili solo terre marginali, sconfessando le tesi di Ricardo. Keynes supponeva che avremmo finito per soddisfare tutti i bisogni materiali, con la consequente mancanza di necessità di lavorare per stare bene. I fatti mostrano invece che ai desideri materiali pare non esservi limite, e l’ipotesi di Keynes non sembra più realizzabile delle varie teorie della decrescita su base volontaristaria.

La critica maggiore alla crescita infinita fu sviluppata da Herman Daly circa 30 anni fa, quando gli economisti si occupavano ancora attivamente di macro-economia, e raffinata di recente da Lester Brown. Daly ipotizzò la creazione di una economia dello stato stazionario, dove il consumo di risorse naturali fosse limitato per legge e la crescita economica perseguibile solo tramite miglioramenti nell’efficienza della produzione. Lester Brown invece nel suo Piano B, al netto delle misure per migliorare l’efficienza energetica, propone l’internalizzazione delle esternalità nel prezzo dell’energia, per caricare nel prezzo delle fonti fossili (Gas Naturale, Petrolio, Carbone) i problemi che esse comportano per la società (inquinamento, riscaldamento globale, eccetara). Ne avevamo parlato nelle settimane passate su questo blog. Ad oggi, le teorie di Herman Daly e Lester Brown restano il riferimento di decrescisti, sostenibilisti e ambientalisti per un’economia sostenibile in opposizione al modello di crescita infinita degli economisti mainstream moderni.

Tuttavia, ed è evidente a chiunque, il grosso limite delle soluzioni teorizzate da Daly e Brown è proprio la portata dei cambiamenti che porterebbero alla società. E’ possibile che il concetto di sviluppo per aumentare il “benessere” sia meglio coniugato dalle teorie di Daly e Brown che dal modello economico neoclassico moderno. Personalmente lo credo addirittura probabile. Ma convincere il sottoscritto serve a poco quando il punto del contendere è convincere il mondo ad abbracciare un cambiamento che definire epocale è poco. I modelli economici di Daly e Brown infatti, porterebbero niente meno che un a nuovo ordine economico (e dunque sociale e politico) mondiale, con tutte le resistenze che esso comporta. Il problema è che la fallacità del modello economico attuale della crescita infinita non è mai stata rigorsamente provata, e i fallimenti delle tesi di Malthus, Ricardo e Keynes descritti sopra ne sono la dimostrazione plastica. Le millemila horror story sull’esaurimento del potassio, del carbone, di questo e quello che si possono leggere quotidianaente su blog quali ASPO&co e che infarciscono un po’ tutti i siti specializzati, convincono i già convinti ma spostano ben poco del problema. Il modello neoclassico attuale infatti incorpora la finitezza delle risorse naturali tramite l’assunto di scarsità relativa delle stesse. Ergo, per restare all’esempio dei picchisti del petrolio, finito il nero combustibile passeremo ad un alternativa (es. veicoli elettrici) o daremo valore a soluzioni alternative con cui soddisfare bisogni similari – ad esempio videochiamare un parente a Parigi se il viaggio in aereo dovesse divenire troppo costoso – con cui far crescere l’economia e, dunque, il “benessere” ad essa collegato.

La connessione tra risorse naturali, energia in particolare, e economia ha acquisito un’importanza crescente in questi ultimi anni, soprattutto per la (evidente) rarefazione delle risorse petrolifere, con tutto ciò che essa comporta. Nature ne ha recentemente scritto, che l’impossibilità di aumentare la produzione di petrolio, per la rarefazione delle risorse naturali sfruttabili, renderebbe impossibile la crescita economica basata sul petrolio. Che è più o meno la tesi dei vari decrescisti e picchisti e complottisti in salsa mantecata (con molte scuse agli studiosi seri, in salsa mantecata era inteso ai soli complottisti). L’assunto (nascosto) di Nature è che identifica la crescita economica come funzione univoca della crescita materiale dei consumi. Il passaggio non è scontato, e difatti non è nemmeno corretto, perchè nella domanda aggregata con cui l’economia moderna descrive la potenzialità di sfruttamento della capacità produttiva globale di un certo sistema economico trova posto non solo il capitale fisico (le risorse naturali) ma anche sia il capitale umano (moneta) e il lavoro. Non è un caso che l’articolo di Nature sia stato totalmente ignorato da economisti, governanti e stampa. Il modello di Solow infatti descrive e prevede la crescita economica infinita. Sottolineo: economica. L’economia è una cosa complessa e nella domanda aggregata che viene considerata nella crescita trovano posto quantità fisiche (risorse naturali) e non (lavoro, capitale). L’argomentazione cara ai decrescisti secondo cui una crescita economica infinita in un mondo dalle risorse naturali finite sarebbe impossibile è tuttora indimostrata. Il che indebolisce molto le tesi dei detrattori della crescita infinita. Insomma, economia e energia (o risorse naturali) sono insiemi disgiunti e non sovrapposti, checchè se ne dica.

La spiegazione del modello di Solow è abbastanza complessa. Gli elementi fondanti dell’assunto di crescita economica infinita sono però essenzialmente due: l’ipotesi di sostituibilità tra lavoro e capitale nelle funzioni di produzione – la relazione tra la quantità massima di output ottenibile e la quantità di input necessaria per ottenerla, definita per un determinato livello di conoscenze tecniche – e l’effetto del progresso tecnologico. Per farla semplice, partendo dall’assunto di sostituibilità tra capitale e lavoro, il modello della crescita neoclassico di Solow conclude che la crescita economica (e del prodotto pro-capite) è stabile nel lungo periodo e dipende dal solo progresso tecnologico. Il progresso dunque consente di far crescere output produttivo e capitale ad un tasso pari a quello del progresso tecnico. Fino ad oggi, il modelli di Solow ha provato abbondamente la sua valità, sconfessando più o meno tutte le teorie della scarsità basate su limiti fisici, entropia o termodinamica fin qui proposte. Ecco, per farla breve, il problema, oramai lo avete capito, è che, al netto di diatribe sterili sulla fede nel progresso tecnologico, il modello di Solow funziona o, meglio, ha funzionato fin qui. Il che non è poco.

Assumiamo dunque che il modello di Solow sia corretto, e proviamo a giocare secondo le regole degli economisti mainstream. La funzione di produzione del modello di Solow, come detto, ai fini della crescita, prende in considerazone Capitale prodotto (K) e Lavoro (L), cioè Y = f(L,K). Se consideriamo anche le Risorse naturali (R) nel modello di Solow si ha che Y = f(L,K,R). Ora, siccome il Capitale prodotto può essere considerato funzione di Risorse naturali e Lavoro, si ha che Y = f(L,g(L,R),R) ossia Y = h(L,R), e torniamo al modello di base di Solow, con la differenza che il Capitale prodotto è sostituito dalle Risorse naturali. Ora, la tesi del modello di Solow è che la crescita economica infinita è perseguibile tramite progresso tecnologico previa sostituibilità tra Risorse naturali e Lavoro. A questo punto è lecito chiedersi quali siano le condizioni per tale sostituibilità. In economichese standard, l’elasticità di sostituzione (o sostituibililità) è definita come il livello nell’uso di due fattori al variare del loro prezzo relativo.
Quando sigma è negativo, x1 e x2 si dicono sostituti. Nel caso specifico di Risorse naturali e Lavoro, il problema della sostituibilità, se non ho perso pezzi io sul concetto di sostituibilità, si riduce a studiare il segno del rapporto Delta(L/R) / Delta(pL/pR), dove pL e pR sono i prezzi di Lavoro e Risorse naturali. Quando il rapporto di cui sopra è negativo sigma è negativo, si ritorna nelle ipotesi del modello neoclassico di Solow e vi è crescita economica infinita (nel lungo periodo).

Orbene, consideriamo come Risorse naturali la sola energia da fonti fossili. L’EROEI – il rapporto tra la quantità di energia utilizzabile acquisita da una risorsa energetica in relazione alla quantità di energia spesa per ottenerla – di cui i picchisti “geologi” giustamente lamentano l’assenza nelle teorie economiche moderne, può essere introdotto secondo l’ipotesi marginalista accettata dall’economia moderna, in cui prezzo è indicatore di scarsità. Quando l’EROEI diminuisce per rarefazione delle risorse “facili” – ed è il caso del petrolio – il prezzo aumenta, come confermato dall’aumento del prezzo del petrolio e di benzina/diesel in tempi recenti. E’ opinione comune tra i picchisti “geologi” che l’EROEI decrescente delle fonti energetiche fossili sia la causa della crisi attuale, e che in un contesto di EROEI decrescente l’economia non possa crescere. Opinione tuttavia indimostrata.

Nel modello di Solow con funzione di produzione dipendente da Energia e Lavoro, partendo dall’assunto del prezzo dell’energia sempre crescente per la rarefazione delle risorse e di insostituibilità della risorsa energetica finibile (ed è il caso del petrolio) i casi interessanti del modello sono due:

Caso 1 – prezzo dell’energia (pE) crescente e prezzo del lavoro (pL) decrescente: in questo caso Delta(pL/pE) < 0. Per ottenere sigma < 0, a quantità di lavoro (L) fissato, la quantità di energia (E) utilizzata deve essere decrescente, che è un altro modo per dire efficienza energetica. Questo è quanto i governi europei stanno cercando di perseguire per uscire dalla crisi in corso: diminuire il prezzo del lavoro – troppo costoso rispetto ai livelli di ultraconcorrenza che giungono da est – e tagliare gli sprechi energetici tramite efficienza, oltre a tentare di abbassare i costi dell’energia introducendo concorrenza sul mercato e/o soluzioni meno petrolio-dipendenti (es. auto ibride).

Caso 2 – prezzo dell’energia (pE) crescente e prezzo del lavoro (pL) crescente ad un tasso superiore a quello dell’energia: in questo caso si ha Delta(pL/pE) > 0 e, in accordo al modello di Solow, ne consegue che per avere crescita economica deve essere che Delta(L/E) < 0. In questo caso, fissata la quantità di lavoro, ne discende che la quantità di energia impiegata deve crescere. E’ il caso della crescita materiale infinita. Oppure, fissata la quantità di energia impiegata per finitezza della biosfera, la quantità di lavoro deve essere decrescente. In altri termini, in un mondo dove l’energia costa sempre di più per EROEI decrescenti e l’utilizzo di energia non può aumentare per limiti fisici, e laddove il prezzo del lavoro è e resta non competitivo, l’unica soluzione per crescere sarebbe… impiegare meno lavoro.

Ovviamente è possibile affrontare il problema considerando Risorse naturali e Capitale prodotto, ma l’ultima cosa che i governi vogliono fare è ovviamente diminuire il prezzo del capitale, per motivi ovvii. In conclusione, l’assunto che la rarefazione delle risorse naturali implichi necessariamente una recessione economica globale, non pare supportato dalla teoria economica moderna, anche includendo EROEI decrescente e limiti fisici della biosfera. Il fatto che l’economia mondiale cresca anche in tempi di picco del petrolio ne parrebbe una dimostrazione plastica. Il punto è che, come da Caso 2, la crescita economica avviene a scapito dall’impiego di Lavoro, portando e quindi all’acquirsi della disparità sociale tra chi possiede Capitale (i ricchi, per intenderci) e chi possiede Lavoro (tutti gli altri). Giusto pochi giorni fa leggevo su Il Post come anche in Germania con la precarizzazione e il mercato del lavoro a due/tre velocità (dirigenti e quadri, vecchi assunti da un lato e neo assunti dall’altro) non son messi poi tanto meglio di noi italiani, nonostante l’economia tedesca cresca come nessuno in Europa in tempi di crisi e rarefazione delle risorse petrolifere. Sudori freddi…

Poi, la millenaria diatriba sulla (forse eccessiva) fiducia nel progresso tecnico degli economisti moderni criticata da decresciti e ambientalisti resta intonsa. Herman Daly, oramai 30 anni fa, criticò la fede degli economisti moderni nel progresso con “se uno deve credere che, grazie al progresso tecnico, disporremo sempre di risorse sfruttabili con cui far crescere l’economia, allora tanto vale credere di vivere nei giardini dell’Eden”. Tuttavia, quel che Daly non comprese è che negando completamente l’effetto benefico dell’innovazione tecnologica si incorre nell’errore opposto: l’Inferno dell’esaurimento del tutto, che è un atto di fede diametralmente opposto, caro a picchisti e decrescisti. Poi, va’ tu a spiegare a questi ultimi che, in una sterile contrapposizione tra fedi, se uno deve proprio credere in qualcosa, nel 99% dei casi preferirà credere al Paradiso piuttosto che all’Inferno…

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11 Responses to Crescita infinita e EROEI

  1. Lorenzo scrive:

    A spanne per la conversione tra energia e lavoro: motori a vapore nel XVIII sec, motori a combustione interna, turbine, elettricità, batterie e motori elettrici nel XIX sec, motori a reazione, razzi ed energia nucleare nella prima metà del XX sec

    Seconda metà del XX sec e inizio del XXI società dell’informazione

    Poi ci sono stati miglioramenti e perfezionamenti, ma rivoluzioni tecniche no.
    Stiamo ancora aspettando qualche idea innovativa che ci faccia fare un altro passo avanti e cambi il mondo per i successivi 100 o 200 anni.
    Probabilmente la fame aguzza l’ingegno e quindi dobbiamo avere ancora un po’ più fame prima di trovare l’idea giusta ;)

  2. Marcello scrive:

    Il post affronta un tema estremamente rilevante e complesso. Condivido la logica ma pongo alcune considerazioni generali:
    1. in natura sistemi chiusi che crescono all’infinito non esistono. L’unico apporto esterno del nostro sistema è l’energia solare, i cui usi sono tuttavia vincolati alle modalità di trasformazione e conservazione disponibili ed ai tempi relativi, che spesso non sono “su scala umana”;
    2. il pensiero economico moderno nasce a metà del 17mo secolo, curiosamente in corrispondenza dell’inizio dello sfruttamento dei combustibili fossili; da quel momento in poi le curve del PIL, popolazione ed energia disponibile pro-capite sono impressionantemente simili.
    3. Mario i pare incredibile che
    3. La sostituzione di K, L, E non può tendere ad infinito ed è soggetta (direi a sentimento, poichè non ho le basi per affermarlo) a rendimenti marginali decrescenti. Così come la migliore efficienza nello sfruttamento delle risorse. In altre parole si posticipa il problema, non lo si risolve.
    4. Confidare in una tecnologia risolutrice o in una autoregolamentazione a basso costo (in senso lato) del sistema trova forse fondamento nell’esperienza umana e nella ragionevole (?) propensione all’ottimismo dell’uomo, ma in una logica da “buon padre di famiglia” mi parrebbe opportuno definire anche una exit strategy…
    Grazie per il tuo contributo

    • Filippo Zuliani scrive:

      in natura sistemi chiusi che crescono all’infinito non esistono.
      L’econonmia non e’ un sistema naturale. Risorse naturali e economia insiemi sovrapposti ma disgiunti.

      La sostituzione di K, L, E non può tendere ad infinito ed è soggetta (direi a sentimento, poichè non ho le basi per affermarlo) a rendimenti marginali decrescenti.
      Questo se la intendi, come accezione comune, come efficienza di un processo unico e insostituibile. Ovvio che in quel caso finisci a incocciare i limiti termodinamici. Ma in un sistema a N processi, ed e’ il caso del mondo reale, semplicemente quando l’efficienza del primo incoccia i limiti e rimane costosa si passa al secondo, poi al terzo e cosi’ via. Alla fine, il valore economico d’uso che diamo a certe cose e’ per il servizio che esso provvede. E’ il caso del viaggio in aereo e della telecomunicazione che ho scritto nel testo.

      ma in una logica da “buon padre di famiglia” mi parrebbe opportuno definire anche una exit strategy
      In generale sarei anche daccordo ma una exit strategy quale sarebbe? Proibire tutto perche’ senno’ domani che ne sara’ di noi, negando completamente il valore del progresso tecnologico, come fanno i decrescisti?

  3. Marcello scrive:

    Ho saltato un pezzo al punto 3…
    Mario Monti nel suo discorso di insediamento al Parlamento ha pronunciato 27 volte la parola “crescita” e mai “energia”….

  4. Corrado Truffi scrive:

    Filippo, il discorso è affascinante e per molti versi convincente. E’ quel che dicevo io a suo tempo quando – usando Marx invece di Solow – dicevo che la decrescita confonde valore d’uso e valore di scambio (il valore di scambio, la crescita monetaria, può crescere anche non in modo fisico).
    Sopratutto mi sembra importante il ragionamento di prospettiva sul rapporto capitale/energia/lavoro come rapporto di conflitto.

    Però. Però il modello di Solow non è stato criticato solo dal lato ambientalista, ma sopratutto da quello economico, a partire da Piero Sraffa in poi. Non mi fiderei molto di una funzione di produzione a fattori sostituibili, perché è stata assai contestata.
    PS: a parte i libri di Garegnani che tanto non si trovano più, per un agile riassunto sulla faccenda c’è il recente libro di Lunghini: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C5M%C5Z%D5%D1&url=node%3D827182031&field-keywords=giorgio+lunghini&x=16&y=17

    • Filippo Zuliani scrive:

      Quel che e’ stato contestato e’ l’idea di sostituzionalita’ perfetta. In mia memoria non ricordo che le critiche di Sraffa siano sfociate in qualcosa di concreto. Che io sappia Solow&co non hanno mai postulato la richiesta di sostituzionalita’ perfetta per la crescita infinita. Anzi, la funzione di produzione nel modello di Cobb-Douglas, ad esempio, non l’ammette nemmeno.

      PS Agile riassunto di 132 pagine, quello di Lunghini. Hai detto niente!

    • Filippo Zuliani scrive:

      PPS Corrado,

      da quel che vedo da quel che passa nei corsi delle universita’ economiche moderne, la questione macro-economica della sostituzionalita’ tra capitale e lavoro viene affrontata integrando nelle stesse anche l’energia – forse la più importante risorsa naturale (almeno ai fini della produzione – nell’assunto di sostituibilità debole. Tradotto, se non capisco male io, si suppone che sia possibile *un certo grado* di sostituzione tra energia e lavoro. Poi, la definizione di quel *un certo grado* e’ tutto fuor che univoca, tanto che l’economia moderna spesso se la dimentica e considera la sostituibilita’ completa. Tuttavia gli effetti sull’economia della finitezza della biosfera e dell’inelasticita’ della domanda non vengono considerati (cioe’ quel modellino a due casi che ho provato a buttar giu’ io in questo post). Per cui, mah.

  5. Corrado Truffi scrive:

    ma è scritto in grande:-)
    comunque non è proprio vero che non ci siano stati effetti concreti. Gran parte delle idee di Keynes, checché se ne dica, sono in relazione stretta con quelle di Sraffa, e non si può certo dire che Keynes non abbia avuto effetti concreti:-)

    Ma stiamo uscendo dal seminato. Il risultato convergente delle tue ipotesi e delle mie è che la relazione fra energia, produzione fisica e crescita economica sia una relazione complessa, dove non è automatico che la correlazione sia tale per cui il vincolo delle risorse energetiche e fisiche impedisca del tutto la crescita economica “sostenibile”.
    Conclusione: ci sono spazi per la politica economica e per la crescita sostenibile, magari prendendo da Lester Brown tutte le possibili buone idee che ci fornisce, ma senza urlare a priori contro la “crescita”.

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