Terremoti e idrocarburi

Dopo un periodo di pausa/riflessione, causa anche abbondanti lavori di ramazza nella ristruttruzione di casa, questo blog emerge dal suo silenzio e riprende le sue disamine su energia&motori, con temi forse meno teorici della connessione tra crescita economica e EROEI, recentemente affrontato, ma più reali.

Se siete attenti osservatori del mondo dell’energia, saprete certamente che l’Italia, grazie all’operato del Minitro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, da poche settimane si è dotata di una strategia energetica nazionale, lungamente assente dai radar nazionali. Di questa lacuna si era qui già parlato, quando questo blog era ancora giovane.

Manco a dirlo, la strategia del Ministro Passera ha ricevuto un secco no dal mondo ambientalista. Al netto delle accuse – alquanto sbilenche – di frenare la crescita della rinnovabili in Italia rivedone gli incentivi al ribasso, e al netto delle polemiche sullo sviluppo dell’Italia come Hub del Gas sud europeo, la furia ambientalista si è scatenata alla decisione del Ministro di voler rilanciare le trivellazioni per la produzione nazionale di idrocarburi.

Ora, chi non viene da Marte sicuramente sa che c’è stato un terremoto nella pianura Padana. Che la pianura Padana non fosse a rischio terremoti è stato scritto un po’ dappertutto, anche per spiegare la scarsa prevenzione in zona in materia. La cosa che però mi ha più sconfortato in questi giorni di letture è stato il dispiegamento di bugie e propaganda senza scrupoli di parte del mondo ambientalista. La stessa cosa accadde, con le dovute proporzioni, col nucleare quando l’incidente di Fukushima diede origine ad un triste attecchimento della propaganda della paura, in cui il fine giustifica i mezzi, tutti.

Tornando al terremoto in Emilia, basta cercare su google ed è tutto un pulluare di trivelle che causerebbero sismi a seguito dell’attività estrattiva del gas con la tecnica del fracking (frattura idraulica). La prova consisterebbe nel fatto che le zone colpite dal terremoto sono zone ad alta densità di trivellazioni per estrarre il gas – quel poco che abbiamo in Italia – o per prospezioni geologiche di futuri pozzi. Futuri pozzi e idrocarburi, ohibò, quelli della strategia energetica nazionale del Ministo Passera. Hai visto mai. Da qui il passo a complottismi, catastrofismi e disinformazione mirata è breve.

Primo. Il fracking. Il fracking è un sistema relativamente recente per estrarre gas da rocce porose sedimentarie. In pratica, si iniettano sottoterra acqua e sostanze chimiche ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre il gas che contengono. L’acqua usata torna fuori inquinata e viene iniettata in pozzi cementati, profondi 3km e più, per sigillare i liquidi tossici.

Secondo. Il fracking come causa del terremoto in Emilia. Questa è facile: il fracking non può aver causato il terremoto in Emilia perchè il fracking non risulta essere praticato in Italia. Certo, al netto dei sismi indotti, il fracking può – ho detto può – comportare problemi quali inquinamento delle falde idriche per perdite nei pozzi cementati o per le emissioni nocive, ed è vero che alcuni paesi hanno cautelativamente messo al bando la tecnica del fracking. L’Italia deve ancora pronunciarsi in materia, ma l’insospettabile tempismo con cui alcuni ambientalisti più o meno organizzati chiedono al governo la messa al bando del fracking dal suolo nazionale cavalcando l’emotività del recente terremoto (che col fracking non ha nulla a che vedere) lascia molto amaro in bocca.

Terzo. Il fracking come causa dei terremoti. Qui blog e quotidiani non lesinano i catastrofismi. Scrivere, ad esempio, “micro-terremoti” vuol dire spaventare e basta, perchè non esistono “micro-terremoti” ma solo terremoti e basta. Alcuni terremoti sono percepiti dall’uomo, altri no. Una onda sismica, brutalmente, è anche una martellata per terra. Anche frasi quali “terremoti di grado 3.5” significano poco. Numeri alla mano, un terremoto di grado 3.5 è un sisma percepibile in campagna, esente dalle vibrazioni cittadine, e con un orecchio a terra. Un sisma inizia ad essere pericoloso dal grado 5, dato che le normali strutture in muratura resistono a scosse di grado 4. Sotto al grado 5 al massimo cade qualche bicchiere, non certo palazzi e campanili. Le iniezioni nel sottosuolo ad alte pressioni, quelle usate nel fracking per intenderci, sono inoltre praticate da anni in geotecnica. Servono a stabilizzare pendii e strutture di supporto alla costruzione. La generazione di instabilità in una faglia è un processo molto complesso, neppure completamente compreso dalle scienza, nel quale prendono parte molti e variegati fattori (stabilità della faglia, resistenza, calore, permeabiltà, tensione, frizione, eccetera). Lo studio dell’USGS sulla correlazione tra fracking e terremoti citato proprio dagli ambientalisti conclude infatti “geologists believe it is very difficult for all conditions to be met to induce seismic events. In fact, all the evidence indicates that properly located [..] injection wells will not cause earthquakes.” Insomma, sull’argomento la comunità scientifica è ancora nel disaccordo più totale. Lasciar intendere l’elementare equazione fracking=terremoti e lasciar passare l’idea che un terremoto di grado 6 possa essere generato da un processo di fracking è, in assenza di evidenze sperimentali certe, tutt’altro che scientificamente obiettivo.

Quarto. La strategia energetica del Ministro Passera e il terremoto in Emilia. La produzione di idrocarburi, con annessa trivellazione, dovrebbe avvenire in Molise/Basilicata, Canale di Sicilia e forse anche in Alto Adriatico (anche se lì abbiamo già estratto parecchio sin dagli anni ’60). A chi si preoccupa di terremoti o catastrofi naturali in genere va ricordato che gli Stati Uniti, nel Texas e nel Midwest, trivellano avendo quotidianamente a che fare con uragani.

Quinto. Lo stoccaggio del gas in Emilia e i terremoti. Qui si passa alla disinformazione più totale, talvolta mirata. Si passa con ammirevole agilità dall’equazione fracking=terremoti a stoccaggio=terremoti&rischi, con la motivazione che sempre di gas e iniezioni ad alte pressioni si tratta (sigh). Con non poco allarmismo, su Il Corriere si legge che il Governo avrebbe autorizzato depositi per lo stoccaggio di Gas Naturale nelle zone devastate dal terremoto, proprio prima del sisma, e che Clini sia ora costretto a ritrattare la decisione precipitosamente. Ritrattazioni colte al volo su Il Fatto Quotidiano dal Prof. Zucchetti, certamente persona degnissima, con velate accuse di incompetenza al Governo, reo di “non ascoltare gli esperti”.

Ora, la leva emotiva esercitata tra terremoto e (stoccaggio del) gas è evidente. Il sottoscritto non è un geologo di professione, ma nella zona di Ferrara ci sono 2 enormi siti di stoccaggio della Stogit, operativi da 30 anni. Basta verificare in cronaca quello che è successo dopo le due forti scosse in Emilia: niente. E perché mai dovrebbe accadere qualcosa? Dovrebbe accadere un disastro perché 20 anni prima abbiamo fatto un buco di 20cm di diametro? E perché allora non ci preoccupiamo del metano fossile di un giacimento naturale che potrebbe liberarsi in atmosfera a seguito di un terremoto? Non lo facciamo perchè, prima di estrarre il metano presente o dopo aver ripompato metano russo o algerino, i depositi di stoccaggio non sono delle cavità vuote ma delle porosità nelle rocce profonde. Per lo stoccaggio del gas non si frattura nulla. Il gas viene pompato nelle microporosità della roccia di giacimenti precedentemente sfruttati che, a occhio nudo, appaiono infatti come un normale pezzo di pietra solida. In pratica, le correlazioni date per scontate tra terremoti e stoccaggi di gas proprio tanto certe non sono (se ve ne sono proprio, io dall’articolo di Zucchetti mica l’ho capito).

Ciononostante i BANANA locali hanno preso al balzo la palla del terremoto, rimettendo in discussione i permessi per la realizzazione dei nuovi siti di stoccaggio. Ormai si fa presa sulle paure più ancestrali. La ritrattazione del Ministro Clini sui permessi per lo stocaggio del gas è con ogni probabilità solamente un pro-forma. I depositi per lo stoccaggio del gas, al pari dei rigassificatori, sono e saranno sempre più una risorsa fondamentale per il sistema energetico italiano, specie nel mercato europeo del gas che va delineandosi, svincolato dai contratti take or pay a lungo termine, e Clini lo sa bene. Non stupisce che Clini stesso abbia dichiarato, correggendo il tiro, “prima del via libera devono essere fatti ulteriori accertamenti”. L’opinione pubblica è distratta, anche in tempi di blog: fra sei mesi, con i capannoni ricostruiti, tutto tornerà come prima.

Del resto, non sarebbero certo un novità casi di amministrazioni locali alla ricerca di compensazioni economiche, specie dai grandi gruppi industriali, meglio se a partecipazione statale. La grancassa mediatica serve infatti anche a quello: meglio un milione di euro a bilancio comunale per i prossimi 30 anni che offrire all’Italia e all’Europa spazio per una nuova e più competitiva infrastruttura per l’energia.

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Si ringrazia qui sentitamente Defcon70 per segnalazioni, discussioni e mail scambiate.

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7 Responses to Terremoti e idrocarburi

  1. Mauro says:

    A proposito di fracking… io lavoro nel settore oil&gas (settore energia della Siemens) e nel settore si sa (si sono fatte ricerche al proposito, non sono solo parole) che il fracking se usato irresponsabilmente può provocare frane e smottamenti (anche notevoli), ma non terremoti.
    Ora, per uno che perde la casa (o peggio ancora la vita) chiaramente non fa differenza se si tratta di frana, smottamento o terremoto. Ma a livello geologico la differenza c’è, eccome.
    Però se lo dico io – che lavoro nel settore – sono chiaramente solo uno pagato per mentire. Questi sono gli argomenti dell’ambientalismo quando io, te o altri diciamo qualcosa, non studi scientifici che possano smentirci.
    Saluti,
    Mauro.

  2. michele says:

    CiaoFilippo, spero che nel tuo caso i danni siano limitati. Ho parecchi amici nella terra dei motori (Modena) che per fortuna stanno bene.
    Hai fatto bene a toccare questo tasto ed a chiarire certi tristi e lugubri dubbi. Purtroppo e’ un classico film italiano quello dell’allarmismo esagerato (basti vedere cosa succede quando si parla di nucleare). Tutto questo grazie a molti giornalisti incompetenti o che come hai giustamente descritto tu cavalcano l’onda del terrore.
    Sono personalmente vicino a tutti coloro vhe hanno avuto la sfortuna di conoscer il terremoto di persona.

    • Bell’articolo. Pero’ dice che lo stoccaggio in Emilia probabilmente non si fara’, dato che sia il Ministero dell’Ambiente che quello dello Sviluppo hanno dato ora parere contrario. Il Ministero dello Sviluppo si era precedentemente espresso in termini favorevoli e ora fa marcia indietro. E’ solo un pro-forma, in attesa che si calmi l’onda emotiva nell’opinione pubblica per il terremoto, oppure no?

      • Defcon70 says:

        Mah… Viste le ultimissime evoluzioni dei rapporti del Governo con la strana maggioranza, saranno davvero Clini&Passera a decidere?

  3. Pingback: Perforazioni e terremoti: riflettiamo | Far di Conto

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