Pensando al peggio

Che l’Europa sia vicina alla resa dei conti è evidente, soprattutto per il mercato dell’auto. E’ da tempo che Marchionne sostiene l’arrivo della resa dei conti per l’Europa. Intendiamoci, Marchionne non sta parlando della stabilità della moneta, o meglio non solo, ma del fatto che le vendite di auto in Europa quest’anno potrebbero scendere al di sotto della soglia critica dei 10 milioni di unità, in calo dai 13 milioni dello scorso anno, con tutte le conseguenze del caso.

Se l’euro si disintegrerà non è dato sapere, ma l’industria dell’auto europea si sta preparando ad una ristrutturazione finanziaria che potrebbe rivaleggiare con quella del 2008 in Nord America, all’indomani della crisi dei mutui sub-prime, quando chiusure e licenziamenti non si contavano. Un esempio: Carlos Ghosn, CEO di Renault-Nissan, ha dichiarato la scorsa settimana che l’azienda francese sta “pensando al peggio”, e che “il peggio è adesso”.

A cinque mesi dall’inizio dell’anno, il mercato automobilistico europeo è avviato verso il suo quinto anno di declino. Le vendite di auto nell’Unione Europea sono calate del 9 per cento circa rispetto a un anno fa, inanellando otto mesi consecutivi di declino. Le vendite sono diminuite praticamente ovunque, in mercato solidi come quello tedesco (-5 per cento) indeboliti come quello francese (-16 per cento) o debolissimi come quello greco (-47 per cento). Secondo gli analisi, lo scenario migliore – ho detto migliore – per l’Europa è una crescita tra lo 0 e l’1 per cento per i prossimi tre o quattro anni. Altrimenti detto, nei prossimi tre o quattro anni l’Europa sarà in stagnazione nella migliore delle ipotesi. Qualche notizia in ordine rigorosamente sparso e non rappresentativo:

– Fiat ha annunciato un taglio di 500 milioni di euro degli investimenti in Europa, sull’assunto che il mercato automobilistico europeo continuerà il calo di vendite anche nel secondo semestre. Fiat ha anche rinviato l’introduzione di nuovi modelli in Europa.
– General Motors (GM) è ancora in trattativa coi sindacati tedeschi per mantenere aperto lo stabilimento Opel di Bochum. Per ora si vuole tenere aperta la fabbrica fino al 2016, per produrre la Opel Zafira, poi si vedrà. Quest’anno GM ha già incamerato una perdita di 250 milioni di dollari, ma gli stabilimenti in Europa sono in passivo da oramai 12 anni.
– Ford vorrebbe ridurre la produzione negli impianti in Germania e Belgio. Si parla di una riduzione del 15 per cento circa. Ford però non ha escluso la chiusura delle fabbriche se le vendite di auto in Europa continuassero a indebolirsi.

Il problema del mercato dell’auto in Europa è semplice: sovracapacità produttiva, secondo gli analisti di un milione di veicoli. Sovracapacità che potrebbe raddoppiare nel 2012 per la crisi dei debiti sovrani. Per appianare una tale sopracapacità ognugno dei grossi carmaker europei dovrebbe chiudere uno stabilimento di quelli grossi. Per darvi un metro di paragone, negli ultimi quattro anni sono state chiuse solamente due fabbriche in Europa: una da GM a Bruxelles e una da Fiat in Sicilia. E sappiamo con quante polemiche, tensioni e scontri.

Secondo alcuni, un nuovo ciclo di incentivi alla rottamazione è auspicabile (e indispesanbile) per stimolare la domanda. Renault, ad esempio, auspica che il governo francese se ne esca con un nuovo bonus rottamazione, soprattutto dopo i cospicui (e rischiosi) investimenti sulla mobilità elettrica. Parigi sta considerando il sostegno finanziario al mercato dell’auto, ma in questi tempi di bufera finanziaria e tagli alle spese certamente non sarà facile. Il caso della Francia è comune: molti dei governi che evitarono il crollo del mercato dell’auto nel 2008 con programmi di rottamazione incentivati sono oggi impantanati in difficoltà finanziarie troppo grosse per offrire nuovamente la stessa soluzione. E l’incertezza sul futuro della moneta e dell’eurozona non incoraggiano certo l’acquisto di un’auto nuova.

L’Italia sta viaggiando verso un monumentale -20 per cento di vendite. Il che porterebbe il totale a 1.4 milioni di veicoli venduti, un livello mai registrato in 33 anni. Manco a dirlo, Federauto ha già chiesto al Governo Monti un programma di incentivi triennali per rilanciare le vendite.

Al netto delle differenze tra paesi, i salvataggi dell’industria dell’auto sono parte di un più ampio fallimento dei leader europei – politici e non – nell’approfittare della crisi per promuovere soluzioni condivise a problemi di interesse strategico. Per restare al mercato dell’auto, Marchionne stesso ha fatto notare come i produttori di auto europei siano stati incapaci di affrontare il problema della sovracapacità produttiva con un piano serio e condiviso. E i governi non sono stati in grado di fornire risposte migliori, nonostante i millemila meeting di Bruxelles. Alla fine, la tentazione per i carmaker di bussare alla porta dei rispettivi governi per chiedere nuovi incentivi e continuare col Business-as-usual è troppo forte, per chi può permetterselo. Gli altri finiranno per aiutarsi da soli, spostando il business e la produzione verso lidi più ospitali.

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