Dieci piccoli indiani /3

FIAT chiude (temporaneamente) lo stabilimento di Pomigliano.

La scelta è dovuta al fatto che in Italia il mercato delle auto si posiziona sui livelli del 1979 e questo sta penalizzando Fiat soprattutto nel segmento delle city car dove, con Panda e 500, detiene circa il 60% di quota.

Effetto domino

Dopo la perdita strutturale per l’Italia di molta industria pesante causa delocalizzazione, il settore siderugico italiano (acciaio e alluminio) è entrato seriamente in crisi.

Lentamente

Come procede la decrescita a Parma.

Cento chilometri con un euro… d’aria

Oggi Il Post ospita una versione riveduta e corretta del mio post sull’auto ad aria compressa. Grazie a tutti per segnalazioni, discussioni e cambiamenti.

Il prossimo post verrà dedicato alla fusione nucleare, il sacro graal dell’energia.

Auto ad aria compressa, senza segreti

Sarebbe tutto pronto per il lancio, almeno secondo i responsabili del progetto. Nella seconda metà del prossimo anno, la Motor Development International (MDI) metterà in vendita l’attesa AirPod, l’auto alimentata ad aria compressa. Il sogno di molti nell’era del picco del petrolio, tranne che dei petrolieri. L’articolo originale di Repubblica ha generato moltissimi commenti online, cui MDI ha sentito di dover rispondere integralmente, con tanto di documento allegato che trovate sempre su Repubblica (online).

Alcuni lettori di questo blog mi hanno chiesto una valutazione spassionata del progetto, considerato che il tema di adatta perfettamente alle linee guida di questo blog: Energia & Motori. Vediamo.

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Coerenza

Improvvisamente, per i No-TAV, quello che la Francia pensa della TAV Torino-Lione va preso seriamente in considerazione.

hat tip: Francesco C.

Update: ritrattiamo, compagni. S’era scherzato.

Intervistato dall’ANSA lo scorso aprile, quando era ancora un candidato presidenziale, François Hollande aveva fatto brevemente riferimento alla linea Torino-Lione come a una delle infrastrutture attraverso cui era possibile sostenere “la competitività dell’Europa come terra di produzione”. [..] Il presidente del Consiglio regionale di Rhône-Alpes (dove si trova Lione) Jean-Jack Queyranne, socialista, ha detto giovedì 12 luglio in un comunicato che «chiede solennemente al Governo di rispettare la parola della Francia», definendo il progetto «esemplare» e aggiungendo che Hollande ha ripetuto l’impegno in favore della linea Torino-Lione anche durante la sua ultima visita in Italia nel giugno scorso.

[Il Post, oggi]

Dieci piccoli indiani /2

Peugeot chiude uno stabilimento produttivo in Francia e lascia a casa 8.000 persone. Numeri alla mano, sarebbe come se FIAT decidesse di chiudere Mirafiori e Cassino insieme, per dire. Ne restano altri tre.

Auto a metano

Anche i tedeschi hanno cominciato a produrne.

Sequestro dei veicoli a diesel

Il picco del diesel, il momento non v’è abbastanza diesel per tutti. A meno di nuove frontiere tecnologiche – leggasi shale oil, che da molti viene descritto come il precursore della nuova era del petrolio in America – in Europa a breve toccherà trovare il modo di razionare il diesel per autotrazione, per dedicarlo al trasporto merci e all’agricoltura. Poche settimane fa e con straordinario tempismo l’OMS – Organizzazione Mondiale per la Sanità – ha portato a termine una ricerca sul diesel durata 24 anni, dalla conclusione chiara: le emissioni del diesel sono cancerogene.

Oggi, il Codacons – Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori – ha presentato un esposto alla Procura di Milano dove chiede nientemeno che il sequestro di tutti i veicoli diesel esistenti nel territorio di Milano.

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Don’t cry for me, Argentina

Cristina Kirchner, Presidenta d’Argentina, pochi mesi fa aveva espropriato la compagnia petrolifera YPF. L’esproprio, val la pena ricordarlo, era avvenuto senza adeguata compensazione alla spagnola Repsol che ne deteneva la quota di maggioranza, in barba alle leggi dello stato di diritto. La mossa di Kichner era stata salutata con favore dai no-globalisti di ritorno, con la motivazione che le normali regole delle democrazia e del diritto sono dovute a tutti meno che alle multinazionali cattive, che si meritano questo e altro. La Presidenta d’Argetina aveva semplicemente fatto la cosa giusta per il suo paese.

Il Financial Times di questa settimana scrive che l’Argentina rischia di nuovo il default.

l’arrivo di capitali esteri sotto forma di investimenti, che potrebbe migliorare la situazione argentina portando nel paese dollari o altre monete forti, oggi è praticamente impossibile, visto che il governo ha nazionalizzato poche settimane fa una grande compagnia petrolifera e sono pochi gli investitori disposti a rischiare di fare la stessa fine.