Ancora una settimana

Ci vediamo a settembre, dopo le ferie.

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Produrre acciaio in Italia

il mio articolo per Il Post.

Pur con i recenti sviluppi, sull’ILVA non v’è molto da aggiungere rispetto a quanto già detto pochi giorni fa. Tuttavia, dai fatti dell’acciaieria di Taranto si può prendere spunto per una riflessione di più ampio respiro sulla produzione dell’acciaio in Europa e la posizione dell’Italia.

L’industria dell’acciaio è stata un attore fondamentale nei progressi infrastrutturale ed economico degli anni post-guerra e del boom italiano degli anni ’60. Allora il settore era pubblico, comandato dall’IRI. Negli ultimi decenni, complici due grandi crisi negli anni ’70 prima e ’80 poi, il settore della siderurgia è stato completamente privatizzato. I gruppi industriali rilevanti in Italia sono Riva (che possiede ILVA), Marcegaglia, Lucchini e Arvedi.

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Privatizzare, privatizzare, privatizzare

In questi giorni di quiete agostana con bufera finanziaria, si possono leggere molte ricette per uscire dalla crisi che attanaglia l’Europa e l’Italia in particolare. Principalmente si parla di debito e costo del lavoro, qualche volta anche d’energia. Qualche giorno fa, Giavazzi e Alesina sul Corriere hanno proposto la niente meno che la privatizzazione totale del settore:

Per ridurre stabilmente il debito dovremmo prima ridurre le spese. [..] Ciò significa che lo Stato deve cominciare a ridurre il debito vendendo. Ma vendere davvero, non offrire agli investitori quote di improbabili polpettoni (qualche azione dell’ENI, un po’ di Enel, qualche caserma, qualche azione di Finmeccanica) il tutto costruito in modo che la politica non perda il controllo di queste aziende. Vendere simili quote a investitori veri sarebbe praticamente impossibile. [..] Vendere vuol dire, ad esempio, collocare in Borsa tutta Terna (l’azienda che possiede la rete di trasmissione elettrica), tutta Snam Rete Gas, le Poste. L’argomento che sono aziende strategiche è risibile: davvero temiamo che qualcuno smonti i pali dell’alta tensione, i tubi del gas o gli sportelli postali, e li porti in Cina?

Ora, il sottoscritto autore di questo blog è favorevole al libero mercato e alla competizione, come volano per l’innovazione – su progettazione, design, tecniche di produzione, servizi, affidabilità, eccetera – e per la ricerca di un maggior valore aggiunto. Se ne era scritto qualche giorno fa su questo blog. Tuttavia, la proposta di Giavazzi e Alesina suscita non pochi pensieri.

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Altro che Oliver Stone

La crisi dei derivati è colpa dei fisici, numerosissimi a Wall Street, e che trattano le equazioni sui prezzi al pari dei modelli della termodinamica.

Lobbismi

Una delle accuse più gettonate del mondo dell’energia è quella del lobbismo, accusa che viene spesso mossa ai produttori di energia da fonti fossili (carbone, gas, petrolio). Il lobbismo è quel termine che si usa per indicare un certo insieme di gruppi, organizzazioni o individui, che, legati tra loro da interessi comuni, agiscono in modo da influenzare direttamente o indirettamente le decisioni del Governo, per tutelare i propri interessi rispetto a quelli generali.

Nella pratica comune, accade che, quando il Governo legifera un qualche tipo di misura a favore delle fossili o contro le rinnovabili, la immancabile levata di scudi di opinionisti più o meno accorti spesso si traduce nell’altrettanto immancabile accusa di lobbismo contro i produttori da fonti fossile, rei di voler continuare a guadagnare a scapito dell’interesse generale, in opposizione alle rinnovabili dove sono tutti bravi e buoni.

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Incidetelo nel marmo

Su questo blog non si parlerà più della decrescita. A meno di nuovi sviluppi, quel che c’era da dire sulla decrescita – e anche qualcosa sullo sviluppo sostenibile – è già stato scritto. Altro da dire non v’è. Per le polemiche, l’uscita è appena svoltato l’angolo.

Tra produzione e ambiente

Il mio articolo sull’ILVA, oggi su Il Post. Come sempre un grazie a tutti i commentatori di questo blog per l’aiuto e le segnalazioni.