Strategia Energetica Nazionale: il ruolo del Gas Naturale

Sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN) stilata dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) si sono scritte e lette tante cose, alcune intelligenti molte altre meno. La SEN è ufficialmente in consultazione on-line fino al 30 novembre. Contemporaneamente alla consultazione, che durerà 6 settimane, il documento sarà discusso anche con le principali associazioni di categoria. Il documento è corposo e commentarlo con senno nello spazio di un post è impresa ardua. Cominciamo dal principio: il documento del MiSE riporta gli obbiettivi che l’Italia si pone di raggiungere nel medio e lungo termine per quel che concerne l’energia. I principali obbiettivi della SEN sono: 1) Ridurre il costo dell’energia per consumatori e imprese; 2) ridurre la dipendenza dall’estero; 3) favorire la crescita economica sostenibile attraverso il settore energia; 4) raggiungere (e superare) gli obiettivi europei Clima-Energia 2020.

Questi quattro macro-obiettivi vengono perseguiti attraverso sette priorità. Ordinate per tipologia, si ha:

Rinnovabili e efficienza
1. Promozione dell’efficienza energetica, con il doppio beneficio della riduzione delle importazioni di energia e con l’espansione del settore industriale collegato.
2. Sviluppo sostenibile (ho detto sostenibile) delle energie rinnovabili.

Fonti fossili
3. L’Italia come Hub del Gas sud-europeo, per diventare il principale portale di ingresso del gas dal Sud verso gli Stati del Nord Europa.
4. Raddoppio (!) della produzione nazionale di idrocarburi, con tutte le implicazioni del caso in termini di investimenti, lavoro, entrate fiscali e riduzione della bolletta energetica.
5. Ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti nazionali.

Infrastrutture e governance
6. Sviluppo delle infrastrutture del mercato elettrico e sua piena liberalizzazione, integrando gli standard italiani a quelli europei, per regolazione e prezzi finali.
7. La modernizzazione del sistema di governance, rendendo più efficienti i processi decisionali nazionali.

I pilastri della SEN sono dunque tre – fonti fossili nazionali, rinnovabili & efficienza, liberalizzazione dei mercati – cui va affiancata la riforma del titolo V della Costituzione, che prevede che le decisioni in materia d’energia tornino sotto l’esclusiva competenza dello Stato anzichè delle Regioni, com’era un tempo. Un programma ambizioso, che tocca tutti gli snodi fondamentali del sistema energetico italiano.

Sgombriamo subito il campo: una strategia energetica nazionale di lungo termine è un tassello fondamentale per la politica industriale di un paese moderno, colpevolmente assente da lungo tempo in Italia e quantomai auspicabile in un momento di grave crisi dei mercati. Sì, c’è la crisi, ma la difficile fase che sta attraversando l’Europa non può tradursi in un rinvio, l’ennesimo, su scelte strutturali che guardano al futuro, affidando la responsabilità della pianificazione energetica alla razionalità economica dei mercati (!) o ai Governi regionali o locali.

Quel che ha mandato su tutte le furie ambientalisti, millenaristi e catastrofisti assortiti è certamente stata la decisione del MiSE di rilanciare il ruolo degli idrocarburi in Italia. Ora, al contrario della vulgata comune, questo blog concorda le decisioni del MiSE e la SEN, per un semplice motivo: da tempo l’Italia ha fatto la sua scelta sul mix di combustibili per i prossimi 20 anni. E quel mix punta con decisione sul Gas Naturale. Il nostro parco centrali elettriche, basato largamente sulle centrali a ciclo combinato, più i numerosi rigassificari e siti di stoccaggio di cui l’Italia si è dotata nell’ultima decade con un investimento di oltre 30 miliardi ne sono la dimostrazione plastica. Intendiamoci, questo non vuol dire che puntare sul Gas sia stata la scelta migliore, significa invece che, pragmaticamente, da un investimento di tale portata non si torna indietro. Al MiSE, e un po’ anche a tutti noi, tocca oggi il compito di guardare avanti e cogliere le opportunità dei recenti sviluppi. L’esempio forse più evidente è l’abbandono del nucleare da parte di Germania e Giappone, che aumenterà la domanda di Gas Naturale sul mercato. Domanda che l’Italia potrebbe intercettare – trenta miliardi e dieci anni dopo – grazie ad un parco centrali tra i più efficienti in Europa, che non sono noccioline.

A monte, la realizzazione della SEN richiede all’Italia un ruolo di maggior centralità nella politica energetica Europea. Divenire un hub del gas, infatti, per il solo mercato interno rischia di produrre solo maggiori costi sul sistema italiano senza benefici. Ecco, se vogliamo trovare una pecca nella SEN, è proprio che contiene i piani di sviluppo di reti, terminali GNL e stoccaggi ma manca di dare corpo ad una strategia per un mutuo riconoscimento dagli Stati Europei sul ruolo strategico dell’Italia come hub del Gas per il Sud Europa. Diventare hub del gas del Sud Europa significa infatti niente meno che invertire il flusso netto sui gasdotti transfrontalieri del nord Italia, ossia fare in modo che i paesi mittle e nord europei – che sicuramente aumenteranno i consumi delle centrali a ciclo combinato, onde stabilizzare le rinnovabili elettriche intermittenti e centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 – trovino più conveniente acquistare sulla nostra frontiera piuttosto che ad est. Conveniente significa una combinazione di prezzo, di affidabilità, di facilitazioni di scambi commerciali intra-UE. In sostanza, in Italia dobbiamo aumentare i volumi trattati dalle nostre imprese (o da quelle che pagano le tasse in Italia) per massimizzare la resa delle infrastrutture di cui sopra.

In breve, come giustamente la SEN sottolinea, occorre:
– aumentare la capacità dei gasdotti da sud;
– migliorare lo sfruttamento dei gasdotti esistenti, cosa possibilissima quando abbiamo sistemato gli interessi di ENI che ne ha riservato quota importante della capacità di trasporto;
– costruire tanti rigassificatori quanti ne servono per star dietro alla domanda;
– sfruttare tutti i possibili pertugi per aumentare lo stoccaggio (più per ragioni economiche di sfruttamento delle riserve che per consumi stagionali);
– diminuire i consumi interni. Qui, ahimè, ci sta pensando la recente de-industrializzazione italiana. Poi, quando le cose volgeranno al meglio, dovrebbero subentrare efficienza energetica e rinnovabili termiche, su cui la SEN punta con decisione;
– migliorare la qualità del borsino del gas, ossia aumentare le vendite sui mercati cd. spot;

Cosa abbiamo più dei francesi e degli spagnoli che ci fa essere più pronti? La rete SNAM e gli stoccaggi, più il forte calo della domanda interna. Poi ovviamente ci sarà da fare i conti con il prezzo dello shale-gas del Qatar, degli USA e di quelli che cominceranno a produrlo da qui a poco. L’ultima novità viene dall’Autorità per l’Energia, che si è proposta come garante dell’attuazione del piano che deriverà dalla SEN, cristallizzata alla fine della consultazione, in modo da togliere ai Governi futuri la tentazione di modificarla sotto la pressione delle varie lobby. A questi livelli di fiducia nella politica siamo arrivati in questo paese….

**********
Si ringrazia, mai abbastanza, Defcon70 per segnalazione, discussioni e mail scambiate.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...