Una lezione base di economia

Sbagliata.

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12 Responses to Una lezione base di economia

  1. domm says:

    Non è difficile immaginare il pianeta Terra come un veicolo spaziale che viaggia nel tempo e nello spazio.
    Tutto dipende da dove vogliamo arrivare.

    Se ci accontetiamo di fare solo un giro intorno alla nostra Galassia che è la Via Lattea, le risorse attuali della Terra, (le provviste per 10 Miliardi di persone) , bastano e avanzano,
    (Da ricordare che bastano solo 250 anni circa perchè il Sole e il sistema solare compiono il giro della Galassia.)

    Se invece vogliamo arrivare un pò più più in là, DOVREMO per forza pianificare Consumi ed Energie disponibili.
    Prima di tutto ,però, dovremo saper dosare le nostre Energie INTELLETTUALI,

    Perchè il problema che noi avremo, prima ancora del petrolio, o del solare, o dell’eolico etc etc o dei VIVERI ( grano, latte, frutta, verdura etc etc ) SARA’ la PAZZIA COLLETTIVA.

    E non c’è tanto da aspettare perchè questo processo( quello della pazzia) è già cominciato.
    Vedi ad esempio i lecca-lecca messi in nota soese alla collettività da parte di un consigliere regionale lombardo.

  2. Franco says:

    sbagliata perché?

    • Perche’ oggi siamo in recessione, non in decrescita, che e’ un’altra cosa. Primo anno di universita’, facolta’ di Economia. Poi, per la millesima volta: aumentare l’efficienza e’ crescita, non decrescita. Checche’ ne dica Pallante o filosofi similari.

      • domm says:

        E’ vero Zuliani,
        decrescita non è recessione. Ma è anche vero che non sarà mai possibile che in un sistema economico complesso (macroeconomia) si verifichi la condizione di “decrescita perfetta”. perchè sarebbe come se il fenomeno ripercorresse a ritroso gli stessi punti della curva della crescita che l’ha preceduta.

        Nella realtà ,i cambiamenti macroeconomici si muovono con molto ritardo rispetto alle cause che li determinano.
        Il fenomeno, in perfetta analogia a molti fenomeni fisici noti, (magnetismo, deformazione, etc ) va col nome di ISTERESI ECONOMICA.
        Il grafico, molto familiare alla maggior parte degli studenti, non è una curva ma due curve a esse che racchiudono un’area.

        L’area circoscritta dovrebbe, in teoria, rappresentare la stabilità economica raggiungibile da un nucleo economico a parità di produttività.

        P.S. Ho usato il condizionale. “dovrebbe”.

      • Non mi e’ chiaro come un’area dovrebbe rappresentare un punto di stabilita’ economica (stabilita’ tra cosa, poi?).

  3. Defcon70 says:

    Ormai l’hanno scritto in tanti: questa del 2011-12 è una crisi di domanda. Che c’entrano le risorse naturali e la loro presupposta scarsità?
    Alcuni indizi/indicatori?
    – Il petrolio si è stabilizzato 20$ al di sotto di quanto i paesi OPEC – sauditi esclusi, bontà loro – avevano fissato a inizio 2012 come prezzo ottimale per lo sviluppo delle loro economie e, almeno guardando ai relativi futures, pare ci resterà a lungo.
    – La bilancia commerciale europea non è mai stata così “sana”, ovviamente per colpa del calo delle importazioni ma anche per il vistoso aumento delle esportazioni verso alcune aree (paesi produttori di gas e petrolio in testa è vero, ma anche USA, Giappone e Sudamerica).

    L’Europa in particolare è nel vivo delle sue due guerre più importanti contro gli ostacoli al mantenimento del suo livello di benessere:
    – contro i mercati finanziari, che hanno (avevano?) deciso di scommettere contro l’Euro e contro l’eccesso di indebitamento. I sacrifici ai cittadini e imprese che questo comporta lo stiamo vivendo sulla nostra pelle.
    – contro la dipendenza energetica ossia verso i cartelli dei paesi produttori oil&gas, con la grande scommessa e gli enormi costi&investimenti in efficienza e in rinnovabili. Anche qui un assaggio dei sacrifici lo stiamo sperimentando.

    Io sono convinto che le vinceremo entrambe, nonostante le fastidiose interferenze di Cassandre a la Bardi.

  4. Franco says:

    dunque, se ho capito bene.
    La tesi, che emerge da diversi interventi tuoi (quando parli di questi temi) è che sì esiste il problema dei limiti e della finitezza fisica del sistema, ma che sia un errore tirarli in ballo per spiegare qualsiasi problema (negativo). Ad esempio la crisi in corso è recessione, quindi trova le sue ragioni all’interno dell’economia e non all’esterno.
    Questo è possibile (la mia oppinione è irrilevante) ma rimane la necessità di non rinviare sempre a dopo il tema di come affrontare il problema dei limiti.
    Su questo non capisco cosa pensi e mi interessa, non per polemizzare ma per capire.

    Se possibile evita ogni volta di dire che sono concetti chiari al primo anno di università, sono modi di dire retorici e irritanti, io l’università l’ho fatta 40 anni fa, non dubito che un ventenne sia più sveglio di me, ma devi ricordarmelo di continuo? e di cosa pensa Pallante, che ci importa?
    Franco Noce

    • Franco, nessuna polemica. Quel “primo anno di universita’” era riferito ai bloggers e santoni dell’informazione (sbagliata), non a te o altri lettori/commentatori di questo blog. Mica che un ventenne e’ sempre piu’ sveglio di un quaranta/sessantenne. Ci mancherebbe.

      Venendo a quel che dici in riferimento all’articolo sul Fatto, la decrescita e’ un problema di limiti dell’offerta. Nella crisi attuale, i consumi sono in diminuzione per una carenza di domanda, che e’ un’altra cosa.

      Il problema dei limiti delle risorse e’ stato piu’ volte discusso su questo blog, anche alla luce della teoria macro-economica. Trovi gli articoli piu’ importanti nella cartella Energy Economics, in cima al blog e qui linkata. Il grande limite di “the limits of growth” e del Club di Roma alla fine e’ proprio di natura economica. Il modello di dinamica dei sistemi World3 con cui descrivere lo sfruttamento delle risorse naturali non include alcuna trattazione economica (lo scrivono gli autori stessi nella descrizione del modello) che regoli l’accesso alle risorse naturali. In pratica, tutti hanno accesso a tutto. Ipotesi non certo realistica.

      Poi, giustamente, di cosa pensano Pallante e filosofi della scienza similari poco importa.

  5. domm says:

    Non mi e’ chiaro come un’area dovrebbe rappresentare un punto di stabilita’ economica (stabilita’ tra cosa, poi?).
    __________________________________________________________________

    Sì, la brevità a cui costringe un commento , mi ha fatto saltare alcune definizioni.

    sul Web è facile trovare non poco materiale sull’Isteresi Economica.
    Anche wikipedia vi dedica un piccolo paragrafo.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Isteresi

    Per rispondere:
    Facendo riferimento al grafico , il classico dell’isteresi, riportata da Wiki, il quadrante che interessa di più è il primo, dove si possono osservare due curve che salgono partendo dall’asse delle ascisse, l’asse degli Investinenti (risorse complessive)
    La prima curva parte dallo zero degli assi cartesiani e rappresenta la nascita di una Entità Economica. Dopo un primo tratto in cui la crescita è bassa, ne segue una seconda ad alto tasso di crescita per poi piegare a bassi incrementi di crescita indipendentemente dall’entità degli investimenti.

    Al secondo ciclo di crescita)[ Sempre nel primo quadrante] e per tutti gli altri cicli successivi, la crescita pur partendo dallo zero , necessita, però, di un investimento di risorse maggiore di quello del ciclo iniziale cioè del primo investimento. (Es. campagna pubblicitaria rafforzativa , innovazione etc etc )

    Qui viene il punto discutibile.
    Se iil Risultato di un bilancio periodico ( es. annuale o trimestrale) dell’Entità Economica( è un punto, un valore) cade in mezzo, FRA le due curve, ( area di isteresi) significa (significherebbe) che essa è economicamente “stabile” e quindi destinata a sopravvivere sul mercato, al di là di eventi i macroeconomici anomali esterni..

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