Come si misura la crescita?

Come si cresce in modo sostenibile? Il PIL è un buon indicatore? Se no, cosa useremmo al suo posto?

Sono domande lette e sentite mille volte nel dibattito sulla crescita, decrescita e sviluppo sostenibile. Domande senza risposta, capaci di generare veri e propri scontri di fede.

Oggi qualcuno decide di parlar chiaro, alfine:

Un primo limite è che il Prodotto Interno Lordo è una variabile di flusso e non di stock. Esso cattura, cioè, la dinamica dei redditi di un intero anno, ma non tiene conto della ricchezza o dei debiti accumulatisi nel corso del tempo.

Un secondo limite del PIL, molto attuale se si pensa all’urgenza crescente di pensare all’ambiente come nuova leva di sviluppo per una diversa politica industriale, è che esso non include al suo interno il ‘capitale naturale’. Estrarre una risorsa dal sottosuolo, cioè, produce un flusso di reddito contabilizzato nel PIL, ma la riduzione permanente della risorsa stessa sfugge completamente all’analisi. In questo senso, l’indicatore d’impronta ecologica assolve allo scopo e mostra il trade off tra crescita indiscriminata e sostenibilità.

Evoluzione del GPI e del PIL negli Stati Uniti 1950-2002
PIL3
Fonte: Talbert J, Cobb C e Slattery N (2006), The Genuine Progress Indicator 2006

[da iMille-magazine, oggi]

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One Response to Come si misura la crescita?

  1. domm says:

    In qualsiasi attività delle Scienze a partire dalla biologia, fino alle scienze economiche, la crescita è una funzione matematica esponenziale.

    Il grafico che l’ottimo Zuliani ha allegato al thread , ce lo mostra in una esposizione grafica
    molto esplicativa..
    All’aumento della produttività industriale e dello sfruttamento del sottosuolo non corrispondono gli stessi incrementi di PROGRESSO (anche CIVILE. )
    Ho aggiunto “civile” perchè il fenomeno è accompagnato da “stress sociale” che ne deteriora la vita sociale e di conseguenza la qualità della vita., cosa che nel grafico non è riportato.

    Sì, effettivamente il PIL è un pessimo indicatore perchè non è controreazionato, non è bilanciato dalla sostenibilità.
    Un primo modo per misurare la “non sostenibilità” , potrebbe essere quello di misurare l’entropia del “sistema produttivo”. Ovvero: riuscire ad ottenere la misura degli i “scarti di lavorazione” delle risorse “succhiate” , estratte dal sottosuolo.
    Un modo per intervenire sarebbe quello, per esempio, di minimizzare l’entropia.

    Che è uno fra i migliori indicatori della sostenibilità e della la vita sociale degli individui.

    Dal punto di vista economico ,più che il PIL, bisognerebbe, secondo me, cominciare col osservare , monitorare , in particolare, le seguenti “macrograndezze”. singolarmente.:

    RISORSE DELLA TERRA ( agricoltura+ minerario+energia fossile)
    PRODUZIONE (trasformazione beni industriale)
    CONSUMO
    RISPARMIO ( reinvestimenti + beni durevoli)
    RIFIUTO ( materia seconda + energia)

    Semplificando molto, se per sostenibilità, vogliamo intendere la Ricchezza (benessere)

    Ricchezza = produzione+consumi+risparmi+rifiuti

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