Economia e energia: un problema di laurea

Se non venite da Marte, probabilmente sapete che Oscar Giannino si è dimesso. Al termine della direzione nazionale, per la storia del master e delle lauree inventate, il leader di FARE per Fermare il Declino ha lasciato. Ora, questo post all’apparenza c’entra solo marginalmente con energia e motori ma l’episodio di Giannino, soprattutto le sue motivazioni, non può non far riflettere. Millantare master e titoli assortiti per un personaggio pubblico che aspiri al Parlamento è senza ombra di dubbio sbagliato e, a pochi giorni dalle elezioni, ingenuo all’estremo. Allora perchè? Che gli passava per la testa a Giannino, mentre si inventava titoli e menzioni da aggiungere al CV?

Gad Lerner ne parla in termini di super-ego degli economisti, ovvero quel “clima di subalternità culturale nei confronti degli economisti che da qualche decennio si è imposto in Italia”. Clima per il quale o sei laureato/master/PhD ad Harvard, Bocconi, London School of Economics o non sei nessuno. Ergo, lascia fare agli esperti che hanno studiato una vita e impara.

Io credo però che la vicenda vada ben al di là del super-ego degli economisti, presunto o vero che sia. Da una prospettiva più ampia, infatti, la vicenda Giannino evidenzia infatti l’auto-referenzialità della comunità scientifica internazionale (quelle economica ne fa parte e soprattutto, ma non solo). All’interno della comunità accademica, in qualunque campo, ma anche per la comunità stessa, senza “il pezzo di carta” semplicemente non sei nessuno, per cui non si viene pubblicati sui giornali, non si avviano dibattiti, non si ricevo inviti a Ballarò, niente. Insomma, senza il pezzo di carta quel che si dice apparentemente non vale, e dunque semplicemente non esiste. E questo non vale solo per gli economisti.

Senza voler offrire scusanti per una azione che non ne ha e senza certamente voler sottovalutare l’importanza di una buona formazione scolastica, l’impressione è che Giannino abbia mentito sul “pezzo di carta” al fine di acquisire quella visibilità necessaria a divulgare le sue idee. Da lì in poi il meccanismo si è auto-alimentato e i pezzi di carta da uno sono diventati due, tre, via via sempre più grandi fino allo scoppio della bolla. La cosa triste è che Giannino dice cose più sensate di tanti economisti con titolo Boccon-Harvardiano che si leggono sui giornali e che spiegano come sicumera certezza cosa fare per salvare il mondo e garantire sostenibilità all’economia (sostenibilità dei conti pubblici, l’ambiente non centra nulla). E no, personalmente non sono per nulla convinto che Giannino poteva fare a meno di dichiarare di possedere il “pezzo di carta” che non aveva, come sento dire da più parti. In una società che ha abbandonato il concetto di successo in favore di quello di popolarità, spesso autoreferenziata, dichiararsi un autodidatta con ogni probabilità sarebbe valso a Giannino solamente l’oblio preventivo, per lui e per le sue idee.

Orbene, si dirà, che c’entra Giannino con l’energia? C’entra, perchè lo stesso meccanismo si è potuto toccare con mano sull’economia dell’energia delle vernici fotovoltaiche, nell’editoriale strabico di Giavazzi e Alesina sul Corriere – il Corriere, non Micromega – discusso appena qualche giorno fa. Ciò che è chiaramente emerso dalla vicenda è come nella stampa mainstream passano messaggi ideologici e semplificatori al limite dell’ingenuo di chi ha “il pezzo di carta”, mentre le posizioni serie restano spesso confinate su blog o, nella migliore delle ipotesi, su testate online di limitata diffusione. Certo, tra limiti fisici e tecnologici, incentivi, curve di esperienza e il ruolo economico dello stato nello sviluppo delle rinnovabili di materiale per confutare le semplificazioni ingenue di Alesina e Giavazzi ce ne sarebbe – e in generale ce n’è – in abbondanza. Ma quanto tutto ciò incide nel senso comune?

update: di Giannino e delle necessità del pezzo di carta parla oggi anche Il Fatto Quotidiano.

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14 Responses to Economia e energia: un problema di laurea

  1. saurosecci says:

    Che dire su questo, davvero la valorizzazione dell’esperienza acquisita sul campo, unica cosa che ancora in queste benedette società consumistiche non si può comprare è bistrattata miseramente. Edoardo Bennato al culmine della sua creatività artistica aveva centrato il tema https://www.youtube.com/watch?v=ClkRulK0nSE

  2. Defcon70 says:

    L’analisi del blogger su “Il fatto quotidiano” mi pare la più corretta fra tutte quelle che ho letto e non son poche.
    La cosa più incredibile è che l’ha data a bere a tutti (o quasi) per 20 anni: evidentemente il pezzo di carta è richiesto ma mai verificato!
    E credo che lui – bruciato, ormai: chi mai più gli darà un incarico per una consulenza o in una Redazione? – si maledica per aver accettato controvoglia di esporsi quando era arrivato il momento di FARE.

    Non ho mai commesso l’errore di pensare che FiD fosse “il movimento di Giannino” e continuo a non pensarlo.

  3. domm says:

    La vita individuale è fatta di passione, hobby , bricolage e passatempi.
    La vita sociale, invece, è fatta di regole.
    Sapersi muovere in Società rispettando le regole che la Società vuole è la LEGALITA’.

    In Italia, tutti sanno, anche i non laureati che la Società, la Comunità, lo STATO esige e riconosce validità a uno che ha studiato e che ha dimostrato di aver imparato e quindi al suo titolo di studio o alla sua laurea.

    Non badare o non rispettare questa banalissima regola e millantare un prova, un esame, un test che uno non ha mai sostenuto, è da STUPIDI.
    E uno stupido non può fermare il declino degli altri se non è tanto sensibile da accorgersi di aver fatto, egli stesso, da artefice al suo di declino.

  4. mi dispiace ma non è vero: giannino non dice cose più sensate di tanti economisti, dice invece molto spesso delle castronerie grossolane (vedi le conferenze sulla “creazione giornaliera didebito pubblico”). è vero che ha saputo raccogliere attorno a sè gente capace, è vero che il suo programma ha dei punti molto interessanti ed è il più chiaro nel panoramaelettorale attuale, ma i limiti di competenza del personaggio rimangono e sono gravi, a prescindere dalle bugie da vanesio sui titoli di studio. conseguire un titolo accademico in sè può non essere importante, ma studiare è necessario: lo è quando si parla di energia e, se permettete, lo è anche quando si parla di economia

    • Probablmente hai molte ragioni. Pero’ mi devi spiegare perche’ se studiare e’ necessario per tutti accade che le banfe di Giavazzi e Alesina sull’energia fotovoltaica – cosa di cui i due economisti harvard-bocconiano conoscono evidentemente poco – finiscono poi in prima pagina sul Corriere, pure citate da altri economisti (sempre bocconiani) come “editoriale formidabile”.

      • enrico says:

        perchè evidentemente alesina e giavazzi non sono esenti da trombonate e superficialità e perchè il corriere, come peraltro tutti i quotidiani italiani, guarda più al presunto impatto degli articoli che alla loro sostanza. alesina e giavazzi farebbero bene a occuparsi con attenzione (e possibilmente con meno moralismo) di economia e a lasciare i giudizi sulle tecnologie solari a chi le comprende; viceversa, chi si occupa di energie solari farebbe bene a informarsi con scrupolo prima di parlare di economia e possibilmente a non lasciarsi andare ad affermazioni troppo drastiche. a me sembra un ragionamento di puro buon senso, dimmi tu se sbaglio

      • Mai parole furono piu’ sagge, Enrico.

  5. domm says:

    “E’ finita l’epoca in cui i mercati finanziari erano lo specchio degli indicatori economici fondamentali di una Società o di un Paese. L’utilizzo sempre più massiccio dell’informatica, di software sofisticatissimi sta condizionando pesantemente le quotazioni degli strumenti trattati: dalle valute ai bond passando dalle azioni e dalle materie prime.
    In gergo questo fenomeno si chiama trading algoritmico.Attravesrso l’utilizzo di formule viene deciso quando acquistare o vendere titoli. In questo modo, eliminando del tutto la componente irrazionale[…] si influenzano i mercati. ” [ Andrea Gennai – Il sole 24 ore]

    Attualmente in una borsa come quella di Wall Street, per esempio, il 70 % degli scambi giornalieri vengono effettuati dalla Finanza Algoritmica.

    Di conseguenza, la figura dell’Economista di “una volta” (Esperto di Economia Reale) non ha più l’importanza e l’incidenza che gli conferiva la sua preparazione, la conoscenza dei mercati e la sua intelligenza.
    Oggi gli Economisti di qualsiasi scuola sono un pò tutti dei “Maghi Otelma” della politica Economica.
    Possono prevedere qualsiasi boom economico o paventare qualsiasi tipo di baratro economico che nessuno Economista e NON economista riuscirà mai a dimostrare la NON validità della Previsione.

    CHIUNQUE, specialmente fra i politici- economisti , può oggi improvvisarsi Esperto di ECONOMIA.
    E anche fra i giornalisti ed in particolare fra gli EDITORIALISTI.

  6. enrico says:

    nonsense. ogni 6 mesi c’e’ un fesso che estrapola da qualche aspetto dei mercati finanziari i destini della scienza economica, senza avere la minima idea di quello che dice. l’economia è una scienza sociale che si occupa di fenomeni complicati, ha tra i suoi scopi anche quello di formulare previsioni, a livello e micro, ma non si occupa principalmente di quello, nè tantomeno degli strumenti algoritmici dei trader. se una scienza trovasse giustificazione solo nelle sue capacità previsive, geologia e meteorologia (per fare solo due esempi ovvi) avrebbero dovuto essere morte e sepolte da decenni. e certo, gli strumenti usati dai trader in un mercato influenzano l’andamento di quel mercato, ma in genere il nesso causale va in senso inverso (sono gli strumenti che si adeguano al modo di ragionare degli operatori, non viceversa). quanto all’idea che da un mercato possa essere eliminata del tutto la componente irrazionale, è una palese idiozia.
    post come quello qui sopra sono il miglior spot possibile per promuovere un serio studio dell’economia, anche da parte dei giornalisti.

    • fausto says:

      “…geologia e meteorologia (per fare solo due esempi ovvi) avrebbero dovuto essere morte e sepolte da decenni…”.

      La meteorologia non la conosco se non superficialmente; la geologia non ha mai sbagliato una previsione. Lo dico perché chi ci lavora si limita a predire che l’acqua va in basso, e che i sassi cascano in fondo ad un lago più in fretta del fango; o anche che i terremoti ogni tanto distruggono l’Italia meridionale. Ogni tanto….

      • enrico says:

        giusto. basta non pretendere che i geologi ci dicano con precisione ogni quanto. messa così anche gli economisti non hanno mai sbagliato una previsione, ogni tanto una crisi economica arriva, dopo un po’ passa

      • fausto says:

        Ogni tanto una crisi arriva, come il terremoto. Per il terremoto si pretende che il geologo abbia perimetrato bene aree e depositi superficiali a rischio, e che l’ingegnere abbia eseguito un corretto dimensionamento delle strutture. Se è così, ci si salva; altrimenti si finisce spiaccicati.

        Cosa si potrebbe pretendere di analogo da un esperto di economia? Non lo so, ma deve esistere l’analogo. Altrimenti potremmo raccontare che ogni modo di gestire un’azienda (o una nazione) è equivalente agli altri, e che è tutta colpa della mala sorte. Io ci credo poco, al malocchio…..

  7. domm says:

    A parte i pochissimi studiosi di Economia che vivono relegati in qualche remota Università legati alla scrivania, tutti gli altri, anche se riconosciuti legalmente perchè siam tutti certi che hanno frequentato una scuola, , in realtà sono degli esperti di Marketing.
    La tecnica più utilizzata da questi è quella di affermare l’indimostrabile tipo : “Il mio detersivo lava più bianco degli altri”, oppure quella di paventare un pericolo imminente ( il baratro, per es.)ovvero un pericolo che non è possibile dimostrare anteriormente se effettivamente potrà o non potrà avverarsi , oppure ancora ricorrere all’utilizzo del tempo , ovvero:: c’è sempre una scadenza oltre la quale non c’ è che da perdere.(promozioni per es.)

    Là dove riescono sempre bene e magnificamente è nelle analisi di ciò che è successo nel passato, e nel riuscire a spiegare il perchè si arriva a trovarsi in certe condizioni economiche.
    Ma ,dopo gli allenatori di calcio, quello dell’analista è un mestiere che sappiamo fare tutti quanti, oggi, in Italia.

    • Questa è una categorizzazione degli economisti che non sta in piedi. E’ vero che tra gli economisti ci sono anche i cialtroni, magari in buona fede eh, ma questo e’ vero per qualsiasi branca del sapere. A meno di non credere che tutto quello che scienziati ed esperti – gente laureata in scienze naturali, non economia – dissero durante il referendum sul nucleare fosse vero.

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