Decrescismi

Puntualmente, con il successo del Movimento 5 Stelle alle elezioni, il dibattito sulla decrescita si è ridestato. Altrettanto puntualmente, sul Fatto Quotidiano, Stefano Feltri e Maurizio Pallante riprendono il loro dialogo sui sistemi economici. Riassunto: per Feltri la decrescita non ha proprio senso come teoria economica, tanto che il programma economico di Grillo – se programma si può chiamare – sarebbe chiaramente di stampo keynesiano. Secondo Pallante, chi critica la decrescità è perchè non l’ha capita (sic!).

Questo blog sulla decrescita ha già dato e non ha intenzione di ripetersi. Val la pena però soffermarsi su quell’esperimento locale di decrescita che è Parma, guidata da nove mesi dal Sindaco grillino Pizzarotti, sostenitore delle teorie di Latouche e aiutato proprio da Pallante come consulente esterno. Per chiarire la situazione, ricordiamo che il Comune di Parma è travolto dai debiti per l’incuria delle precedenti gestioni.

Ora, un commento puntuale sulla gestione decrescita di Parma ad opera del sindaco Pizzarotti si trova su LaVoce, ad opera del bravo Paolo Scarpa.

Nei primi mesi la giunta ha rivolto l’attenzione in primo luogo alle misure per fronteggiare il debito del comune e delle aziende partecipate: 840 milioni, di cui circa 200 del comune e 640 delle partecipate.

Non è stata tentata una politica di contrattazione complessiva con le banche, né di rivalsa sui responsabili del debito. Le misure adottate sono costituite da un aumento ai livelli massimi della tassazione locale. [..] In campagna elettorale, Pizzarotti aveva promesso che avrebbe rivoluzionato il sistema distorto delle partecipate su cui grava la maggiore parte del debito, costruito dalla passata amministrazione per aggirare la legge di stabilità e i vincoli di controllo. Di fatto, però, è stato mantenuto il sistema preesistente. [..] Intanto, cresce il degrado complessivo dei luoghi pubblici, per carenza di cura e manutenzione. [..] I piccoli esercizi commerciali del centro storico vivono una crisi profonda: oltre 120 attività hanno chiuso i battenti nel corso degli ultimi mesi. Non sono previste politiche specifiche sulla sicurezza, né misure a difesa del commercio, mentre i negozianti lamentano di essere ulteriormente penalizzati da nuove norme restrittive.

La giunta Pizzarotti finora non ha dato corso anche ad altri “punti forti” proposti dal Movimento in campagna elettorale. Per esempio, al centro del programma c’era il “consumo zero di suolo”. Tuttavia, la giunta ha già approvato numerosi piani attuativi di espansione edilizia ereditati dalla precedente amministrazione, e non sono state avviate forme di pianificazione urbanistica alternativa. Gli sforamenti dei limiti massimi di concentrazione per polveri sottili (Pm10) dovuti a traffico automobilistico restano stabilmente al di sopra della norma. Il problema è stato finora affrontato solo con misure palliative dimostratesi inefficaci (alcuni blocchi del traffico), mentre non sono state poste allo studio politiche strutturali sulla mobilità.

Insomma, le misure attuative e concrete della decrescita fin qui sono il vuoto spinto. Ma non si equivochi. Questo non è dovuto a inefficienze o cialtronie di Pizzarotti e consulenti. Questo è invece niente altro che l’effetto della moneta a debito gravata da interesse.

Tralasciando per un attimo il fatto che il PIL rappresenti o meno un parametro affidabile, in caso di decrescita il PIL si riduce e questo comporta un proporzionale aumento percentuale del debito. Il Comune di Parma, così come l’Italia, è schiacciato da un debito gigantesco che si acuisce nelle fasi di decrescita. Ipotizzare una decrescita in un Paese indebitato fino al collo è semplicemente un suicidio, come si è reso conto Pizzarotti, che a suicidare economicamente Parma non ci pensa proprio. Con buona pace di Pallante, Latouche e i movimentisti della decrescita felice.

Finchè il sistema economico non cambierà alla radice – e ce ne vuole, a meno di non illudersi che per cambiare l’economia mondiale basti una assemblea condominiale – quelle sulla decrescita sono tutte chiacchere inutili. Peggio, così com’è la decrescita felice è essenzialmente una cosa da ricchi benestanti: chi è indebitato fino al collo e coi creditori addosso, ed è il caso del Comune di Parma e dell’Italia, semplicemente non può permettersi di decrescere. Gli altri, i ricchi benestanti, possono invece decrescere felicemente, cioè non lavorare e godersi il frutto del lavoro altrui.

Insomma, decrescita felice siam d’accordo. Felice per alcuni, per lo meno.

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4 Responses to Decrescismi

  1. saurosecci says:

    Credo che nel trafiletto di chiusura del post sia scritto tutto, e credo che comunque, in qualche modo bisogna pur iniziare, consapevole che si tratta di un processo travagliato e che potrà vedere momenti di grande criticità. Credo che seppure tangenzialmente avevo espresso su un mio post un aspetto importante che credo attenga anche ad un corretto percorso decrescitista http://figliodellafantasia.wordpress.com/2012/12/26/economia-verde-illusoria-sen-non-coniugata-ad-un-nuovo-modello-di-sviluppo/

  2. Defcon70 says:

    La signora Federica Daga era Capolista per il Lazio, quindi la dobbiamo in realtà chiamare Onorevole.

    Lei ci farà decrescere di sicuro.

  3. fausto says:

    Una trappola micidiale, quella dei debiti: ben detto. L’esperienza di Parma avrà valore per molti amministratori, che si dovranno confrontare con problemi sostanzialmente simili.

  4. enrico says:

    il programma di grillo non ha nulla (ma proprio nulla) di keynesiano. ci vorrebbe una tassa pesante per cita keynes a sproposito e di riporto, anche se figlio di noto giornalista

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