Caro petrolio: speculazione o esaurimento?

Il mio articolo per iMille-magazine, scritto a quattro mani con l’energisauro

5d4bcfad-ac5f-c8c8Oramai da due anni il prezzo si è assestato su un valore medio di circa 110 $/barile. Un prezzo molto più alto del passato ancora prossimo – nel 2009, subito dopo il crollo dei mercati finanziari, il petrolio arrivò a costare 40 $/barile – con tutti i problemi che ne conseguono per caro-benzina e dipendenza dal trasporto su gomma. Secondo alcuni il caro-petrolio sarebbe imputabile alla speculazione finanziaria operata dalle banche [1]. Secondo altri, siamo semplicemente prossimi all’esaurimento delle risorse. Per chiarire le cose è necessario distinguere i diversi meccanismi che concorrono e compongono le dinamiche del mercato del petrolio.

Non in tutti i mercati si scambiano barili di petrolio veri (i cosiddetti wet barrels). In alcuni mercati, non poco importanti, vengono infatti scambiati barili “di carta” (paper barrels) ovvero contratti finanziari che non implicano una consegna fisica della merce. Fatta questa distinzione preliminare, è possibile dividere il mercato del petrolio in tre parti ben distinte tra loro.

Mercato fisico (SPOT) – Si comprano e vendono barili veri (wet barrels) consegnati via nave. Solitamente i venditori sono i produttori di greggio, gli acquirenti i raffinatori e le compagnie di trading agiscono come intermediari. Esistono più di 200 tipi diversi di petrolio grezzo, ma il prezzo di vendita è generalmente legato ad un greggio di riferimento. Per l’area Europa-Africa, il riferimento è il Brent. Nel mercato spot non esiste una piattaforma di partecipazione comune per tutti gli operatori (una borsa, per capirci). Negli ultimi 30 anni, tuttavia, il Platts, agenzia specializzata e indipendente con sede a Londra controllata dal gruppo Mc Graw Hill, ha stabilito una piattaforma di scambio comune (la cosiddetta finestra del Platts) ove raccogliere gli scambi commerciali. Sul Platts viene elaborato un indice per il prezzo dei greggi di riferimento quali il Brent. Oggi, il 90% delle prime 250 compagnie energetiche mondiali utilizza l’indice Platts come riferimento per le proprie negoziazioni. Quello si legge ogni mattina sul giornale è infatti il prezzo spot del Brent elaborato dal Platts.

Mercato FORWARD – Questo mercato nasce per garantire una copertura al rischio di eccessiva volatilità del prezzo del petrolio. Un raffinatore può infatti bloccare un carico di petrolio consegnato solo nei mesi successivi (ad esempio Giugno) al prezzo odierno. Nel mercato forward come nel mercato spot si scambiano barili di petrolio reali (wet barrels) ed i partecipanti al mercato sono quasi esclusivamente produttori, raffinatori e compagnie di trading.

Mercato FUTURE – Qui si trattano derivati finanziari. Anche questo mercato nasce per garantire una copertura all’eccessiva volatilità dei prezzi, ma per utenti più piccoli. Mentre il contratto standard del mercato forward tratta consegne base di navi di greggio da 500.000 barili – ad un prezzo di 100 $/barile stiamo parlando di partite da 50 milioni di dollari – il contratto future corrisponde sempre a 1.000 barili e non implica una consegna fisica della merce. I future sono infatti titoli finanziari, quotati da una borsa acconcia e stipulati da due controparti che hanno una visione diversa del mercato. Ad esempio, una compagnia aerea che teme un incremento dei prezzi può firmare un contratto future con una controparte che invece pensa che il mercato possa scendere. Qualora la previsione della compagnia aerea si rivelasse corretta, le perdite sul prodotto fisico (il combustibile costerà di più e dunque la compagnia aereo dovrà pagare un prezzo superiore) verranno controbilanciate dal guadagno sul mercato dei future in cui la compagnia aerea ha scommesso correttamente, incassando denaro dalla controparte (che non ha avuto una corretta visione del mercato).

I derivati finanziari nel mercato dei future sono utilizzati non solo come copertura finanziaria contro le oscillazioni del prezzo e ma anche da chiunque desideri investire capitale a proprio rischio sul mercato del petrolio. Questi ultimi sono quelli che in genere vengono chiamati “speculatori”. Essi garantiscono al mercato una enorme liquidità e fanno in modo che ogni partecipante possa trovare facilmente una controparte.

Torniamo alla domanda di partenza: in che modo e in che misura gli speculatori possono influenzare il prezzo dei barili reali di petrolio (quelli del mercato spot, per intenderci)? Prima di tutto va notato che i volumi scambiati sul mercato future sono enormi. Essi ammontano infatti a circa 40 volte i volumi scambiati sul mercato fisico e forniscono un riferimento di prezzo per i contratti forward. Una ricerca condotta dall’Oxford Institute for Energy Studies [2] ha infatti evidenziato come la differenza media di prezzo nel periodo 2007-2011 dei barili di petrolio sul mercato forward e future sia stata di solo 1 dollaro, nonostante i mercati siano sostanzialmente diversi (barili reali contro barili di carta). Un risultato certamente sorprendente. Nella metodologia utilizzata dal Platts per la determinazione del prezzo fisico giornaliero – mercato spot – per l’elaborazione del prezzo giornaliero del barile di petrolio vengono considerate le negoziazioni tra le controparti (venditori e compratori) sia del mercato fisico, che del mercato forward. Altrimenti detto, le banche partecipano al mercato (enorme) dei future che influenza il mercato forward che a sua volta determina il prezzo dei barili di petrolio sul mercato spot, il mercato dei barili di petrolio reali.

Ora, considerato che il valore delle transazioni giornaliere sui greggi (barili di carta) nei mercati finanziari è circa 40 volte superiore a quello delle transazioni sui barili reali e che l’80 per cento dei future sui prodotti energetici sono posseduti da banche [1], è dunque facile capire come i prezzi del petrolio vero, quello fisico, siano assolutamente formati sul mercato finanziario attraverso le operazione sui barili di carta. Sugli effetti della massiccia presenza delle banche nella formazione dei prezzi il mondo è diviso in due [3]. Da una parte si ritiene sia eccessiva e stia provocando un sostanziale aumento dei prezzi, con il prezzo massimo del barile reale intorno a circa 80 $ [4, 5]. Ne conseguirebbe un differenziale di prezzo di 20-30 $ al barile di natura puramente speculativa. Dall’altra parte si pensa invece porti benefici, garantendo una liquidità di mercato che consente ai reali consumatori di trovare sempre una controparte per le proprie coperture [3, 5, 6]. Considerato che il gioco dei future è a somma zero – i guadagni di ogni speculatore sono sempre controbilanciati da una perdita della controparte che ha scommesso l’opposto – è difficile immaginare una speculazione folle ed incontrollata. E’ molto più probabile invece che nel lungo periodo i prezzi seguano i fondamentali fisici di domanda e offerta, mentre nel breve periodo si possono verificare eccessive reazioni dei mercati, influenzati da fragilità geopolitiche o dal miraggio di facili profitti, con tutte le bolle speculative che ne conseguono (si veda ad esempio quando accadde nel 2008, quando il costo del petrolio registrò una caduta da 140 a 40 $ al barile in pochissime settimane). Il prezzo del petrolio è stabile da ormai due anni a circa 110 $/barile e tra le prime dieci società al mondo per profitto annuo ben cinque sono compagnie petrolifere. Il nostro paese spende ogni anno quasi il 2% del PIL per importare un prodotto di cui non si può fare a meno ma di cui non si controlla in alcun modo i prezzi. Certamente, non una scelta lungimirante.

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Bibliografia:
[1] http://www.geopolitica-rivista.org/17084/dietro-laumento-del-prezzo-del-petrolio-picco-del-petrolio-o-speculazione-di-wall-street/
[2] http://www.oxfordenergy.org/wpcms/wp-content/uploads/2012/03/Brent-Prices-Impact-of-PRA-methodology-on-price-formation.pdf
[3] http://www.investorsinsight.com/blogs/forecasts_trends/archive/2008/07/08/are-quot-speculators-quot-controlling-oil-prices.aspx
[4] http://www.forbes.com/sites/robertlenzner/2012/02/27/speculation-in-crude-oil-adds-23-39-to-the-price-per-barrel/
[5] http://www.deccanherald.com/content/136650/speculation-not-fundamentals-driving-oil.html
[6] http://www-personal.umich.edu/~lkilian/milan030612.pdf

8 Responses to Caro petrolio: speculazione o esaurimento?

  1. domm scrive:

    Bella descrizione del “cosa c’è prima di arrivare a noi” del petrolio.

    Peccato che manca la risposta alla domanda contenuta nel titolo.

    • Filippo Zuliani scrive:

      nel lungo periodo i prezzi seguano i fondamentali fisici di domanda e offerta, mentre nel breve periodo si possono verificare eccessive reazioni dei mercati, [..] con tutte le bolle speculative che ne conseguono

      L’esaurimento e’ contenuto nei fondamentali di domanda e offerta.

      • domm scrive:

        Appunto, Filippo
        visto che da tre anni il prezzo del petrolio è fondamentalmente stabile , dovrebbe voler dire che attualmente, il mercato più libero del mondo, è perfettamente in equilibrio.: domanda costante e offerta costante.
        Il mio dubbio iniziale ma che persiste ancora è che, visto il petrolio opera in un mercato veramente libero, non c’è nè speculazione , nè è prossimo all’esaurimento.
        Da cosa avrebbero origine deduzioni diverse ?

  2. saurosecci scrive:

    Complimenti davvero, per la bellissima analisi, molto esaustiva e con una conclusione ancora più ricca di riflessioni

  3. energisauro scrive:

    Grazie Sauro.
    @domm – penso di interpretare anche il pensiero di Filippo – è verissimo, come dicevamo riuscire a dare una risposta secca, SI, NO c’è speculazione, è pressochè impossibile… migliaia di persone sarebbero disposte a giurare che ci sia, altre migliaia che non esista…In questo post volevamo solo dimostrare, cosa assolutamente non scontata, che le banche POSSONO giocare un ruolo importante nella formazione dei prezzi. La nostra visione è che una parte di speculazione ci sia, ma il prezzo elevato degli ultimi anni è sintomo di carenza di “easy oil” e le recenti produzioni ad alti costi di tight oil in USA, oil sands in Canada, deep offshore e le recenti esplorazioni nell’Artico lasciano intuire che nei prossimi anni, a meno di eventi extra-ordinari, i prezzi si manterranno alti.

    • saurosecci scrive:

      E proprio così, e lo dimostrano i voraci appetiti sulle assurde risorse non convenzionale, sabbie e scisti bituminosi e sulla assurde pratiche di fracking per il gas di scisto, con le attenzioni dei canadesi sull’Europa, in particolare sulla Polonia via Italia che ho trattato in questo post http://figliodellafantasia.wordpress.com/2013/03/14/la-follia-dei-giacimenti-di-gas-non-convenzionale-ci-provano-anche-in-europa/

    • Defcon70 scrive:

      Non ci dimentichiamo che è stata l’OPEC anni fa a stabilire a tavolino che 100$ è il prezzo giusto per l’inizio del terzo millennio. Sono soldi che gli servono per migliorare la condizione sociale in quei paesi, per il welfare. Quel cartello funziona: solo i sauditi pressati dagli USA hanno immesso per tutto il 2011 e parte del 2012 il massimo della loro produzione per calmierare, rischiando non poco in quell’organizzazione.

      Gli shale-oil e i bituminosi possono essere venduti fino a 60$ in questo momento mantenendo i margini minimi di sopravvivenza (contro gli 80 di pochi anni fa): pensate a quanto stanno aumentando i profitti. Inoltre, le eventuali perdite se le cose si mettessero male, sono state tutte coperte da derivati.

  4. domm scrive:

    OK. Grazie. energisauro, saurosecci e defcon70,
    Per me è QB; il quanto basta.

    Se non abbiamo quadrato il cerchio, sicuramente ne abbiamo fatto un trapezio.

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