Il fallimento della riduzione delle emissioni

successofallimentoLa tempesta politica che infuria in Italia ha fatto passare in ultimo piano i recenti sviluppi del programma europeo per la diminuzione delle emissioni, basato sul sistema ETS.

Il sistema di scambio di emissioni (ETS) è una delle pietre angolari della politica dell’Unione europea per ridurre le emissioni di gas serra industriali e combattere il cambiamento climatico. L’ETS è il primo e il più grande sistema internazionale di scambio delle quote di emissione di gas serra e, almeno da pochi giorni, probabilmente anche uno dei più grandi fallimenti politici dell’Unione Europea. Ma andiamo per gradi.

Primo. Le esternalità negative. Sulla necessità e metologia dell’Emission Trading System (ETS) si dibatte a lungo. L’argomento è complesso e verte sull’approccio economico per il trattamento ottimale delle citatissime, spesso a sproposito, esternalità negative. Le esternalità sono i costi o benefici discendenti dalla produzione di un bene o di un servizio non contabilizzati, né a vantaggio né a svantaggio, dei produttori e dei consumatori di tale bene o servizio. In linguaggio economico, l’esternalità consiste nell’assenza di un corrispettivo monetario tra il vantaggio o il danno procurati da un operatore a terzi. Altrimenti detto, le esternalità sono tali perché manca un mercato che le gestisca e, conseguentemente, una monetizzazione univoca delle stesse (il cosiddetto “valore di mercato”, per intenderci). Esistono poi esternalità positive e negative, ma le seconde sono di gran lunga più numerose delle prime e di quelle ci occuperemo qui.

Prendiamo il solito esempio del traffico automobilistico. Nonostamente i recenti aumenti del costo della benzina – dovuto comunque in gran parte alle tasse – sul piano economico l’auto a benzina è ancora mediamente più conveniente dei motori ibridi o elettrici. Le auto ibride o elettriche sono generalmente più care delle controparti a benzina, anche se consentono di ammortizzare il costo iniziale col risparmio sul carburante. Se le esternalità ambientali negative fossero internalizzate nel prezzo del combustibile, possedere un’auto a benzina diverrebbe probabilmente la scelta più onerosa. Scrivo probabilmente perchè, e penso sia chiaro a tutti, in assenza di un mercato e del suo valore ad esso relativo, stabilire il costo delle esternalità negative è una di quelle cose dove regna il disaccordo più totale. Qualcuno saprebbe davvero stimare con senno un valore monetario del danno provocato dalla perdita di tempo libero per gli ingorghi stradali?

Secondo. Il mercato delle esternalità. Il libero mercato come lo conosciamo si basa sull’esistenza di diritti di proprietà individuali sui beni. Beni comuni come la qualità dell’aria, dell’acqua, il verde, la biodiversità invece non appartengono però ad alcun singolo. Non si equivochi: questo non vuol dire che gli economisti sostenitori del libero mercato se ne siano dimenticati. La questione delle esternalità è infatti ben conosciuta in economia. In materia esistono due approcci: nel primo l’unica soluzione può arrivare solamente dallo Stato, tramite interventi sanzionatori o fiscali, mentre nel secondo il mercato avrebbe la capacità di risolvere il problema da solo, e si rende indi necessaria solamente la creazione di un mercato delle esternalità. Questa è la direzione presa dall’Europa per la riduzione delle emissioni, con il sistema dei certificati di emissione (ETS) creato col Protocollo di Kyoto. All’interno dell’ETS, le imprese ricevono quote di emissione commerciabili all’occorrenza. Si possono anche acquistare una quantità limitata di crediti internazionali generati da progetti di abbattimento delle emissioni in tutto il mondo. Il limite sul numero totale di quote disponibili sul mercato delle emissioni ne assicura il valore.

Terzo. l’Europa e la riduzione delle emissioni. I piani di Bruxelles per la riduzione delle emissioni tramite ETS erano in fin dei conti semplici: la quota di emissioni immesse ogni anno sul mercato ETS si sarebbe progressivamente ridotta entro il 2020. Questo avrebbe obbligato le aziende a investire in innovazione e tecnologia a più basse emissioni. Purtroppo le cose non sono andate come Bruxelles sperava. La crisi economica ha avuto come effetto una diminuzione della domanda rispetto ai valori tarati sulla produzione pre-crisi. Conseguentemente alla crisi, la produzione è diminuita e, con essa, è diminuita anche la richiesta di quote di emissione sul mercato ETS. La tabella sotto evidenzia il surplus creatosi dal 2008 ad oggi.

ETS_permits

Come sempre accade nei mercati, il surplus di offerta ha fatto precipitare il prezzo di mercato.
ETS_price

Bruxelles ha tentato di correre ai ripari proponendo un backloading dei permessi ETS, ovvero un ritiro antipicato e forzoso di un gran numero di permessi di emissione al fine di riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta. La discussione è stata di quelle difficili e prolungate e si è conclusa solo la scorsa settimana col voto del Parlamento Europeo: no al backloading, un colpo probabilmente mortale al mercato e ai propositi di riduzione delle emissioni, assieme a tutto ciò che ne gravita attorno.

Quarto. Considerazioni. I primi a cadere sono stati i finanziamenti ai progetti per i sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio (Carbon Capture and Storage, CCS). Largamente dipendenti dal prezzo di mercato degli ETS e in affanno per il persistente prezzo basso dei permessi, la maggior parte degli investimenti in CCS già da tempo si limitava a finanziamenti pubblici. Ora, con il prezzo degli ETS al minimo storico e pochissime speranze che le cose cambino da qui al 2020, il ritorno economico dei progetti CCS è collassato a quasi zero. Insomma, ovunque si legga di progetti di riduzione delle emissioni economicamente conveniente grazie al CCS, beh, ripassare dopo il 2020 grazie.

Da un’ottica più ad ampio respiro, sono le implicazioni di un mercato delle esternalità tutto europeo a traballare. Di fatto, le ragioni per il no del Parlamento Europeo al backloading dei permessi ETS sono riassumibili in una sola frase: l’aumento di valore degli ETS avrebbe fatto aumentare il prezzo dell’energia in Europa, portando ancora più in crisi l’industria pesante e le altre attività produttive energivore europee sul mercato globale. Hai voglia a dire che altri Paesi, come Cina, Australia e Stati Uniti, stanno cercando di imitare il modello europeo, implementando sistemi analoghi di contabilizzazione e scambio delle emissioni. Hai voglia perchè quegli stessi paesi continuano a rifiutare impegni concreti alle conferenze mondiali sul clima, da anni, spostando l’asticella sempre un po’ più in là.

In un sistema economico che funziona a colpi di produzione, globalizzazione e concorrenza, e dove le emissioni vengono effettivamente tassate solo in Europa, un sistema come quello degli ETS, una volta a regime, non può che condurre alla messa fuori mercato dell’industria pesante europea, convenientemente delocalizzabile nei paesi oltre confine europeo quali Turchi e Ucraina, dove gli ETS non esistono, in favore dello sviluppo un nuovo settore europeo per la riduzione delle emissioni, da esportare con profitto quando sarà chiaro che della riduzione delle emissioni non si può fare a meno. Appunto, quando?

Annunci

8 Responses to Il fallimento della riduzione delle emissioni

  1. energisauro says:

    Quando… a mio parere quando le catastrofi ambientali si faranno sempre più frequenti a livello globale ma soprattutto quando il legame causa effetto sarà testato e dimostrato scientificamente. Quello che mi preoccupa non sono solo le emissioni di CO2, tema di lungo periodo, ma la valutazione di esternalità per gas inquinanti (vedi dibattito centrali a carbone si o no o come dicevi giustamente auto diesel / auto elettriche)

  2. Emanuele says:

    Non sarebbe stato più corretto titolare qualcosa come “Il fallimento degli ETS”? La riduzione delle emissioni non è affatto “fallita” in Europa: semplicemente è stata realizzata prima e in maniera più diretta dalla crisi rendendo inutili i complessi meccanismi implementati da Bruxelles con gli ETS.

    Evito di rispondere all’ultima domanda perché di flame riguardanti i negazionisti del riscaldamento globale ce ne sono quanti se ne vogliono. Piuttosto sono sorpreso che in quella domanda sia implicitamente contenuto lo scetticismo negazionista sul riscaldamento globale che non avevo mai rilevato su questo blog (che leggo spesso e con interesse). Ho capito male? Sei un negazionista?

    • Ovviamente no. Il riscaldamento globale e’ cosa sotto gli occhi di tutti, solo un cieco non lo vedrebbe. La mia domanda era puramente economica: a sviluppare tecnologie emission-free si fa favore a chi quelle tecnologie pensa di usarle. Ecco, a parte l’Europa – oggi nemmeno piu’ – chi si preoccupa di abbattere le emissioni e anela quelle tecnologie? Sacrificarci sopra l’industria pesante europea e’ un gioco evidentemente in perdita. Capisco che un domani ci si dovra’ necessariamente passare, ma la crisi morde qui e oggi, e qui e oggi a quella crisi vanno date soluzioni.

  3. Defcon70 says:

    Con la crisi economica e la deindustrializzazione che imperversa in tutta Europa dal 2008 e che pare non avere fine (vedi la recente intervista di Squinzi al FT, secondo Confindustria bisogna cominciare a sperare nel 2014, non più al III trimestre 2013) e che per inciso sta abbassando le emissioni totali di climalteranti molto più di quanto ogni piano ben congegnato e immaginabile potesse fare, converrebbe a mia opinione sospendere ogni giudizio sulla bontà degli ETS (che sono entrati adesso nella fase vera, non più preparatoria)

    La crescita è il primo assioma di ogni mercato, anche regolato nelle esternalità (ossia, moderno): in mancanza di quella – o nella insufficienza di quella – tutto salta. Il backloading sarebbe stato il colpo mortale alle speranze di tornare a crescere a brevissimo, tutti han giudicato che non ce lo potevamo permettere. Ma gli ETS rimangono lì, pronti a fare il loro mestiere quando la congiuntura cambia.

    PS: gli investimenti per la CCS (parziale e sperimentale quanto si vuole) sulla centrale Enel a carbone di Porto Tolle in realtà proseguono. Non ho letto di ritardi previsti rispetto alla data fissata due anni fa (2015). Sono 7-8 i progetti europei di CCS, tutti sperimentali e co-finanziati dalla UE.

    PPS: gli ETS europei rimangono tuttora il meccanismo cap&trade più copiato nel mondo. L’ultimo a copiarcelo è stata l’Australia (che, ti rammento, è un grande produttore di carbone)

    • Defcon70 says:

      Correggo me stesso: non si sta a discutere di CCS sì o CCS no per Porto Tolle, Enel sta mettendo in discussione proprio il progetto di conversione a carbone.

      • Non e’ di crescita si’ o no che stiamo parlando, quanto della direzione della stessa. Il un mondo dal mercato globale dominato dal WTO, dove un tocco di ferro e’ un tocco di ferro ovunque venga prodotto, un sistema puramente europeo degli ETS non puo’ che finire a scambiare l’industria pesante europea con una nascitura industria delle emissioni. Purtroppo, ad oggi i prodotti della prima li esporti ovunque, i prodotti della seconda no. Almeno non finche’ il prezzo delle emissioni non diventa sostanzioso in tutto il mondo (e ne siamo assai lontani).

        PS: che i progetti CCS siano tutti co-finanziati dalla UE e’ proprio quello che ho scritto nell’articolo. Gli ETS sono stati pensati per attirare finanziamenti privati. Che non se ne veda uno e’ la dimostrazione plastica del fallimento degli ETS.

        PPS: gli ETS saranno il sistema piu’ copiato al mondo, peccato che alle conferenze del clima nessuno prenda in carico alcun obbiettivo vincolante e che le emissioni non accennino a diminuire. Questo dovrebbe rendere chiara la distanza che intercorre tra dichiarazioni politiche e fatti concreti.

        Addendum: la conversione a carbone e’ tanto piu’ conveniente quanto piu’ il prezzo degli ETS si inabissa. E’ probabile che ENEL abbia festeggiato a champagne il no del Parlamento Europeo.

  4. Pingback: Europa ed energia: fuori le idee o le industrie scappano via! | L'energisauro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...