Riscaldamento globale: l’opinione di Martin Wolf

Martin Wolf è un economista, ex-senior della World Bank, oggi scrive di economia per il Financial Times. Senza mezzi termini, Wolf scrive sul FT che la lotta al Global Warming è perduta. La soluzione a questa situazione è un ottalogo che potete leggere sul Sole 24 Ore e che riprongo qui sotto in forma stringata.

Uno: mettere in pratica le tasse sulle emissioni. [..] I proventi potrebbero essere usati deliberatamente per abbassare altre tasse, per esempio quelle sul lavoro.
Due: puntare sul nucleare.
Tre: imporre parametri stringenti sulle emissioni di automobili, elettrodomestici e altri macchinari.
Quattro: creare un sistema di scambio globale sicuro per i combustibili a basse emissioni. È un modo per convincere la Cina ad abbandonare il carbone.
Cinque: sviluppare metodi per finanziare il trasferimento a tutti Paesi del mondo delle migliori tecnologie disponibili per creare e soprattutto per risparmiare energia.
Sei: consentire ai Governi di investire in ricerca e innovazione di base.
Sette: investire nell’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici: questi adattamenti potrebbero comportare anche lo spostamento di grandi quantità di persone.
Otto: ragionare, per quanto possa sembrare estremo, sulla geoingegneria, la manipolazione su larga scala del pianeta per invertire i cambiamenti climatici.

Personalmente le soluzioni proposte da Wolf non mi sembrano particolarmente brillanti. In pratica, al netto di cose ovvie o che già si fanno come finanziare la ricerca di base e il trasferimento tecnologico, o di fantascienza come il punto 7, il nostro dice: 1) a casa nostra imponiamo la Carbon Tax. Lo possiamo fare, niente sistema delle emissioni ETS che non funziona, almeno per un’altra decade, come visto pochi giorni fa su questo blog; 2) il rincaro del prezzo dell’energia verrebbe controbilanciato da una diminuzione delle tasse sul lavoro; 3) si creerebbe così un robusto sistema basato su combustibili a basse emissioni, corposo abbastanza da convincere la Cina e entrare nella partita e abbandonare combustibili inquinanti come il carbone.

Ora, tassare l’energia – perchè di questo stiamo parlando – detassando il lavoro per controbilanciare sta in piedi forse per le imprese energivore, dove le spese per energia e lavoro grossomodo si equivalgono. Per le altre sarebbe una catastrofe. Il punto che mi lascia maggiormente perplesso tuttavia è l’ultimo dei tre sopra elencati. Perchè se l’Europa imponesse una Carbon Tax ma la Cina no, finisce che in Cina l’energia costa meno che da noi – il kWh da carbone è più economico del fotovoltaico – così come il lavoro. Ergo, se l’Europa impone una Carbon Tax finisce che l’OPEC vende volentieri alla Cina la sua produzione di petrolio – il Venezuela già lo fa – tutto a vantaggio della produzione cinese, e tanti saluti all’Europa dal mercato della competizione globale.

A me pare che non se ne esca se non applicando una tassa sulle emissioni basata sul ciclo di vita (LCA) come su blog già si scrisse a suo tempo. Mi rendo conto però che questo imponerrebbe un cambiamento nel sistema economico moderno, che oggi sono si basa su valutazioni di equilibrio quasi-statico – il marginalismo in primis – e che dovrebbe passare alla valutazione economica completa dei flussi (si veda il libro Keynes after Sraffa per la teoria completa).

Di fatto significherrebbe buttare all’aria la globalizzazione, il ruolo del WTO e un po’ tutto il mercato globale. Hai detto niente.

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