La politica industriale che non fu

In Italia l’industria soffre tanto.

Cosa si è visto al Motor Show di Francoforte

Prima di passare in rassegna le novità viste a Francorte – Audi Quattro, Opel Monza, auto ibride e iperconnesse – val la pena leggere il commento di Oscar Giannino sul mercato dell’auto europeo, FIAT inclusa, con qualche sorpresa.

Se guardiamo agli anni 2010-2012, i [profitti dei] produttori europei salgono a 116 miliardi di dollari rispetto ai 100 miliardi dei produttori asiatici, e ai 46 delle case statunitensi, in recupero dopo il grande salvataggio con 80 miliardi di dollari decisi da Obama e messi dal contribuente americano. In altre parole, tra 2010 e 2012, le case europee hanno guadagnato nel mondo più di quanto avessero fatto nell’intero decennio 1995-2004.

Ovviamente e purtroppo per noi mentre bene per loro, l’86% dei megaprofitti nel mondo dei costruttori europei si concentra nei tre soli giganti tedeschi: VW, BMW, Mercedes. Tutti gli altri, sono semplicemente in diversi tratti di un percorso di razionalizzazione della produzione e di riposizionamento su segmenti e mercati, di ottimizzazione delle catene finanziarie e distributive. Erano troppo esposti su mercato europeo che si è più contratto, erano in ritardo sul dislocare produzione in Cina e investire nella distribuzione locale, non avevano una copertura di segmenti che dal più alto – dove si guadagnano più margini – garantisse negli anni risorse per investire. La forza nell’auto di tedeschi era e resta quella, triplice. Dovunque nel mondo, completi di gamma e soprattutto forti in quella alta, e mai saltare un ciclo di profitti reinvestiti.

[continua su Chicago Blog, oggi]

Scienza, energia e commenti online

Questo blog è orgoglioso dei suoi lettori e dei loro commenti. Grazie a tutti, diciamo.

Shale gas e acciaio

Il progresso tecnologici delle tecnologie di perforazione ha reso possibile l’estrazione di gas e petrolio da rocce precedentemente improduttive, gli shale, processo che ha dato il via alla golden age del gas naturale nella quale ci troviamo ora. Fiumi di parole sono stati scritti su shale gas, cambiamenti geopolitici e sfide energetiche e ambientali nell’utilizzo della nuova fonte d’energia. Le sapete tutti.

Sono invece meno note le ripercussioni indirette dello shale gas sul resto dell’economia. Piu’ in specifico, vediamo l’impatto dello shale gas sulla produzione di acciaio.

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Eenrichtingsweg vuol dire senso unico

Domani ho l’esame teorico per la patente A. In olandese. Ancora un attimo di pazienza e si torna a bloggare.

La famiglia si allarga

Una Ducati Monster 620 i.e. dark, 60CV e 9500rpm come le facevano una volta.
ducati

Gas naturale: carburante per il futuro?

il mio articolo per iMille-magazine

La svolta più importante del settore energetico degli ultimi decenni è certamente la tecnica della fratturazione idraulica combinata con la perforazione orizzontale. Tale tecnica va oggi sotto il nome di “fracking” e ha reso possibile lo sfruttamento di larghissime quantità di gas dai giacimenti di scisti (shale gas). Come conseguenza, il prezzo spot del gas naturale di produzione nazionale è calato da un massimo di oltre 12 dollari per milione di British Thermal Units (mBTU, circa un gigajoule di energia) nel 2008 a meno di 2 dollari nel 2012, prima di stabilizzarsi oggi a circa 4 dollari.

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La coperta è corta

Oggi Quotidiano energia fa il punto sul Decreto Legge del Fare per l’energia. Sorpresa, il tentativo di abbassare i costi dell’energia in bolletta per gli italiani corre il rischio di scontrarsi con i probabile rincari sulle accise per i carburanti.

Nel DL Fare 2 ci dovrebbe essere un taglia-bollette con l’emissione di un bond spalma-incentivi fonti rinnovabili. [..] Da una parte, il variegato mondo delle rinnovabili si spacca tra fautori e contrari mentre c’è chi fa notare, semplicemente, che i mercati (compresi quelli obbligazionari) reclamano prioritariamente stabilità di regole. Cosa che sullo scenario Fer non pare proprio un “must”. Dall’altro, gli energivori addrizzano le antenne.

I carburanti e dintorni, si sa, sono sempre un intervento che “tira”. Soldi facili e di pronto incasso quando si cambiano le accise. Magari oggi un po’ meno (e la Ragioneria dello Stato ha messo sull’avviso) in tempi di crollo dei consumi. Comunque: nel DL beni culturali è stato messo il ritocco dei lubrificanti dal 1° gennaio 2014; nel DL Fare 1 c’è l’aumento delle accise carburanti (0,4 cent) sempre dalla stessa data per il cinema; ora la manovra Imu vive anche e soprattutto grazie alla clausola di salvaguardia di un altro caro accise entro novembre.

Il cittadino che va in auto rischia seriamente di perdere quanto ha guadagnato con l’attesa riduzione della bolletta. Lasciare l’auto a casa o non pagare la luce. Scelta, ci pare, obbligata. La coperta anche in questo caso è corta.

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